16. Desiderio e desideri

Press Meeting

Introducendo l’incontro “Desiderio e desideri” (alle ore 19, nella Sala A1), Carmine Di Martino, docente di Propedeutica filosofica all’Università degli Studi di Milano, ha ricordato un’affermazione di don Julián Carrón: “Confondiamo il desiderio di totalità coi desideri e così soccombiamo alla loro dittatura”. “Si desidera di tutto – ha proseguito il moderatore – si pretende la trasformazione di tutto in diritto, ma si fanno sempre meno i conti con la profondità del desiderio umano”.
Stanley Hauerwas, docente di Etica teologica alla Duke University del Nord Carolina, ha accostato l’argomento di fondo dell’incontro incentrando il suo intervento sul tema della cura, della malattia e della morte. Dopo aver ricordato che “le persone nel Medio Evo volevano ciò che la gente dei nostri tempi teme, ovvero una morte lenta” e non improvvisa (perché volevano potersi riconciliare con i familiari, con la Chiesa e con Dio), il relatore ha evidenziato fondamentali contraddizioni del nostro sistema sanitario. “La medicina crea un mondo bizzarro – ha affermato Hauerwas – in cui alcuni riceveranno trapianti di cuore, mentre altri moriranno di polmonite”; il professore della Duke University ha poi evidenziato l’odierna esasperazione del desiderio di sopravvivenza che si diffonde nelle aree sviluppate. Al fondo di queste contraddizioni, ha affermato il relatore, “i nostri problemi sono di natura teologica. Il problema è semplicemente che la medicina è stata messa al servizio di chi vuole ingannare la morte, da un popolo che non crede più che la morte possa avere un qualche significato”. Invece “la medicina non è giustificata dalla sua capacità di guarigione, ma dal rifiuto ad abbandonare coloro che soffrono, anche quando è poco quello che si può fare oltre che essere presenti”.
È intervenuto quindi Carter Snead, fellow all’Ethics and Pubblic Policy Center e professore associato di Legge all’Università di Notre Dame dell’Indiana, che ha preso in considerazione i problemi connessi ai progressi delle biotecnologie e delle scienze biomediche. “Spesso si dice – ha rilevato Snead – che la scienza moderna è l’unica guida per risolvere i nostri problemi; ma c’è una incommensurabilità immensa tra gli aspetti umanistici e la scienza moderna”. Quest’ultima, ha sottolineato il relatore, diversamente dalla scienza antica, ha sviluppato una sua visione “più ristretta, ma anche più produttiva” per cui è incompetente a riguardo di questioni specificamente umane: ad esempio, “il concetto di persona, di per sé, non è oggetto di questa conoscenza scientifica”. Tornando al tema del desiderio, Snead ha affermato tra l’altro che “il desiderio è orientato al fine. Il nostro compito è imparare a riconoscere il bene”.
Noi non intediamo, ha concluso Carmine Di Martino, “opporre desiderio a desideri. Mi pare che si tratti invece di riscoprire la profondità dei desideri, mettendo in discussione le immagini codificate dei desideri stabilite dal Potere – come diceva Pasolini.La battaglia va vinta sul terreno del desiderio, non della privazione. Ciò che convince è solo un di più. Bisogna che accadano figure di umanità in cui si vede all’opera tutta la statura del desiderio”.
(V.C.)
Rimini, 24 agosto 2008