Ballin: «Ho trovato nei cristiani e nei musulmani dei fratelli»

Aprile 2020
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È venuto a mancare nel giorno di Pasqua a Roma monsignor Camillo Ballin. Esperto dei Paesi arabi e professore di Liturgia orientale presso l’Istituto di Teologia del Cairo negli anni Ottanta, nel 2005 papa Benedetto XVI lo nominò vescovo del Kuwait, Paese del quale pochi mesi dopo diventà vicario apostolico. Nel 2011 sempre Joseph Ratzinger lo nominò vescovo di Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita, con il titolo di Vicario Apostolico dell’Arabia settentrionale. Dal 1997 al 2000, monsignor Ballin studiò per conseguire il dottotato in Storia della Chiesa in Sudan con specializzazione nel periodo “Mahdiyyah” (1881-1898), durante il quale la pratica di qualsiasi altra religione, eccetto l’islam Mahdist era severamente proibita. La ricerca di Ballin si concentrò su come i cristiani e gli ebrei vissero in quegli anni.

Al Meeting partecipò nel 2016, ‘Tu sei un bene per me’ il tema. Lo intervistò il direttore di Tracce Davide Perillo nell’incontro ‘Vivere da cristiani’. «Se dopo 47 anni sono ancora nel mondo arabo è perché ho trovato nei cristiani e nei musulmani dei fratelli che mi accompagnano nella mia vita», spiegò monsignor Ballin a Perillo. «Non ho mai avuto nessun problema personale con i musulmani, anzi, ho trovato tra di essi degli amici sinceri e fedelissimi. Dopo 47 anni posso dire che è infinitamente più quello che ho ricevuto dal mondo arabo di quanto io abbia dato finora. Sono profondamente convinto e lieto di poter dire con tutta sincerità a qualsiasi fratello, arabo o non arabo: tu sei un bene per me, lo sei stato per 47 anni e lo sarai ancora, per tutta la mia vita!».

L’Islam, sottolineò Ballin, «è sorto nel Golfo, in Arabia Saudita. Come rendere presente, e in un certo senso visibile, l’amore di Dio per noi cristiani rivelatosi pienamente in Gesù Cristo, proprio nel cuore dell’Islam? E’ una mia interpretazione che i nostri fedeli siano stati mandati da Dio per essere la presenza del suo amore nel cuore dell’Islam. Certamente loro non ne sono coscienti e vengono nel Golfo per cercare condizioni migliori di vita per la loro famiglia, ma io vedo dietro a questa enorme massa di cristiani nel Golfo un piano di Dio che vuole far vedere il suo volto amorevole di Padre attraverso la vita di questi cristiani. Perciò la nostra missione è sì in una zona di transito ma è anche in una terra dove, attraverso i cristiani, l’amore di Dio è offerto continuamente a tutti, indistintamente, realizzando così quella fratellanza universale che era l’ideale di Charles de Foucauld. In questo modo noi cristiani collaboriamo attivamente per la formazione di una società sempre più umana nel Golfo. Non possiamo occuparci di tanti problemi sociali, né, tanto meno, entrare in politica, ma siamo parte integrante di quel processo di pace e di convivenza fraterna che si riflette nello stesso tessuto sociale e politico. Il Vicariato Apostolico di Arabia del Nord è dedicato e affidato alla protezione di Nostra Signora di Arabia; che Ella ci aiuti ad essere il cuore di Dio nel Golfo e in tutto il mondo arabo».