Allenare per costruire: con lo sport si cresce

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Prosegue la serie di testimonianze dei grandi protagonisti dello sport al padiglione C7 del Meeting, offerte in collaborazione con Master Group Sport. Lo sport come piattaforma di amplificazione di tematiche etiche ed educative passa questa volta attraverso gli interventi degli "Allenatori che hanno fatto la storia dello sport", come recita il titolo dell'incontro coordinato da Giovanni Bruno, editorialista di Sky Sport, che ha visto la partecipazione di Massimo Barbolini, allenatore della Igor Gorgonzola Novara, Sandro Campagna, CT della nazionale italiana di pallanuoto, Flavio Roda, presidente della federazione italiana sport invernali, e Arrigo Sacchi, mister pluridecorato.
Dietro ai campioni e alle vittorie è imprescindibile il ruolo dell'allenatore, che gestisce ma soprattutto co-struisce il gruppo e la strada che porta al risultato. Il dono naturale non può fruttare se non guidato e mo-dellato dalle mani esperte di un maestro.


La prima provocazione è stata offerta a Sandro Campagna, che a partire da una riflessione sul rapporto tra vittoria e sconfitta ha costruito la recente vittoria mondiale del settebello azzurro: «Quando si commenta un risultato prestigioso non si può non ricordare da dove si è partiti. Nel 2009 il settebello con me in panchina ha raggiunto il peggior risultato della sua storia, arrivando undicesimo ai campionati mondiali di nuoto, mentre due anni dopo abbiamo vinto noi il mondiale. Dal confronto con allenatori e profili sportivi anche di altre discipline si era aperto uno spiraglio di idee per migliorare il gioco. Le sconfitte aiutano più delle vittorie a fare un salto di qualità».
Barbolini ha spiegato come sia stato possibile costruire quello che è oggi il fenomeno Italia nel volley fem-minile: «L'esperienza con la nazionale è stata bellissima: sentire l'inno del proprio paese da protagonista è indimenticabile. Nel 2006 fui chiamato quaranta giorni prima del mondiale ad allenare la nazionale, un tempo brevissimo. Raggiungemmo un quarto posto che dopo le precedenti vittorie fu considerato una sconfitta. Dal 2007 ho potuto costruire una mia nazionale, con giocatrici che avevano raggiunto la maturità, e abbiamo vinto. Oggi c'è la pretesa e l'errore di voler capire subito chi sarà un campione, attraverso la logica di scartare chi non rende subito».


«L'intelligenza è bene ma la pazienza è meglio – ha detto Sacchi citando Hesse - La pazienza però si sposa solo con la competenza». «Voler raggiungere l'obiettivo troppo in fretta fa bruciare tanti atleti - ha aggiunto Roda -. Toccare con mano il sacrificio dell’atleta attraverso l’esperienza da allenatore mi aiuta nella mia attività di gestione oggi».
Sacchi ha concluso ricordando lo stile che ha caratterizzato gli anni del grande Milan rimarcando come le grandi imprese nascano dal coraggio di cambiare e dal desiderio di porre in atto una bellezza intuita: «Io nella mia vita ho avuto solo una certezza, che si può fare di più e meglio. C’è una grandissima differenza tra tattica e strategia. Il tattico è quello che aspetta l'opportunità concessa dall'avversario, lo stratega è quello che l'opportunità la costruisce: costruire è più bello di distruggere e rende l’uomo protagonista».