Volti che costruiscono… Giovanni

23 Agosto 2026
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Se ci fosse una laurea in “Harry Potterologia”, forse potrei avvicinarmi». Giovanni Minghetti ha 36 anni, insegna religione alle scuole medie e al liceo, da venticinque anni legge e rilegge le pagine scritte da J.K. Rowling 

Da almeno sei o sette anni, però, non si limita a leggerle: le studia, le scava, cerca di capirne il senso profondo e il motivo per cui continuano a parlare in modo così potente alla sua generazione, quella nata tra gli anni Ottanta e Novanta.  

Questo suo lavoro di ricerca, quasi per caso, lo scorso giugno si è incrociato con la strada del Meeting. Ed è nata un’idea ambiziosa: trasformare la saga letteraria in una grande mostra per l’edizione di quest’anno, intitolata “Avrà un potere a lui sconosciuto. Rimanere con Harry fino alla fine”.  

Per Giovanni, che al Meeting ci va da sempre e che ha già fatto la guida volontaria per le mostre sulla Costituzione e su Tolkien, mettersi in gioco in prima persona per costruire questo nuovo tassello è stato un passo naturale, ma carico di scoperte. «L’importanza del Meeting è proprio andare a pescare le cose che hanno qualcosa da dire, le storie, i libri, le vicende che hanno qualcosa da raccontare.  E Harry Potter ci sembrava una di quelle».

Lavorare alla mostra ha significato per lui fare un grande esercizio di umiltà: azzerare ciò che pensava di sapere e riaffrontare il testo insieme a decine di altre persone.  


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Ma perché portare la magia di Hogwarts al Meeting? E, soprattutto, cosa c’entra con i drammi del nostro tempo? Secondo Giovanni, la risposta è radicale. «Io spero in realtà che la gente capisca che Harry Potter c’entra con la guerra in Medio Oriente, che c’entra veramente con tutte le grandi tematiche che noi stiamo affrontando». Tutto ruota attorno al tema del Meeting di quest’anno e al titolo stesso della mostra. 

Al centro della saga c’è una profezia che parla di un potere sconosciuto, e questo potere è l’amore. «Silente dice a Harry: guarda tu hai questo potere che è l’amore. Harry fu tentato di dire: “Bell’affare”».

 È la stessa reazione cinica che spesso abbiamo noi oggi: «Noi ci diciamo: ma guarda che davanti alla guerra in Ucraina, alla guerra in Medio Oriente, alle guerre africane... c’è questo amore. Tutti pensiamo a questo “bell’affare”, e noi in una stanza della mostra andiamo in profondità, andiamo a cercare di capire perché Harry a un certo punto si convince che quest’amore non è una fregatura». 

E allora, quando gli si chiede perché sia fondamentale sostenere economicamente il Meeting, la risposta di Giovanni è tanto diretta quanto innamorata del suo progetto: «Perché sostenere il Meeting? Per costruire la nostra mostra!», dice ridendo, ma con assoluta convinzione. 

Dietro questa battuta c’è tutto il desiderio di chi sta donando il proprio tempo e le proprie energie per creare qualcosa di bello per tutti. Sostenere il Meeting, in fondo, significa esattamente questo: permettere a intuizioni come questa di nascere, di svilupparsi in un’opera compiuta, di viaggiare e di continuare a educare il cuore di chi le incontra.