Rasetti Mario

Mario Rasetti nasce a Torino il 23 luglio 1941 e da Torino ha inizio la sua carriera scientifica. Si laurea al Politenico di Torino in Ingegneria Nucleare nel 1967 e nell’ anno successivo ottiene una laurea in Matematica all’Università di Torino. Poi consegue il PhD in Fisica Teorica in Svezia, a Göteborg. Subito dopo verrà chiamato prima a Yale e successivamente a Coral Gables a Miami, dal premio Nobel Lars Onsager, con cui inizia una lunga, profonda e strettissima collaborazione, sviluppando una ricerca su un nuovo modello di magnetismo. Onsager muore prima di terminare il lavoro che verrà generalizzato e completato da Rasetti, il quale aprirà così un nuovo filone di ricerca con la prima soluzione veramente tridimensionale del modello detto di Ising (soluzione che, in qualche modo apre la strada alla scoperta del fullerene, che avverrà quasi vent’anni dopo).
Data la risonanza ottenuta dal risultato di questa ricerca, Rasetti verrà chiamato a Princeton all’Institute for Advanced Study, dove manterrà la sua collaborazione per circa nove anni e produrrà fra le altre cose un lavoro sui vortici quantistici nei superfluidi, che oggi viene utilizzato dai fisici delle stringhe (che parlano di una ‘Rasetti-Regge Lagrangian’ per definire il funzionale energia della loro teoria, forse non consapevoli di citare tre torinesi in un colpo!). In quegli anni direttore dell’Institute è Carl Kaysen e proprio in quegli stessi anni Rasetti matura l’idea di fondare in Italia un Istituto di ricerca che si ispira al modello princetoniano. Non accetterà quindi di diventare membro permanente della faculty di Princeton ma tornerà in Italia, dove fonderà insieme ad un piccolo gruppo di professori torinesi e con la stretta partecipazione di Kasen, Enrico Bombieri (Princeton), Slvatore Luria e Thomas Kuhn (MIT), la Fondazione ISI.
Lo studio svolto a Princeton sui vortici, induce a Rasetti ad aprire la sua ricerca alla dinamica non lineare e al ‘chaos’, in cui introduce per la prima volta metodi topologici e di teoria dei linguaggi formali. In questo modo otterrà risultati nella teoria dei nodi, che saranno applicati con successo alla soluzione delle equazioni di Yang-Baxter.
Rasetti è un fisico in qualche modo anomalo, interessato alle idee fondamentali e alle strutture concettuali, che non indugia sui risultati ottenuti ma si muove sempre in avanti, spinto dalla curiosità. Questa lo porta a una continua concatenazione dei lavori svolti in orizzonti teorici nuovi, legati in uno schema globale unitario, e a cercare le applicazioni non solo nelle aree ‘naturali’, ma anche in aree diverse della fisica e spesso anche diverse dalla fisica. Ciò gli è di stimolo per seguire un percorso di vera esplorazione su ciò che comunemente chiamiamo ‘what’s next’. Infatti dapprima mette in relazione la teoria del chaos con quella di Gödel, poi sviluppa una nuova teoria delle transizioni di fase, basata su strumenti sofisticati di algebra e topologia, nota come rottura spontanea delle super-simmetrie. Nell’Istituto italiano intanto, la Fondazione ISI, viene studiata la super-conduttività ad alta temperatura critica e per alcuni anni si confrontano diversi approcci metodologici. Una delle teorie vincenti sarà proprio basata sulla rottura spontanea della super-simmetria. Parteciperà alla ricerca anche Alex Müller, che rientrato in patria vincerà il premio Nobel per la fisica.
Inizia intanto in parallelo un nuovo programma di ricerca che verrà denominato Chaos and Complexity che porterà a Torino numerosi scienziati di grande valore. Rasetti riscontra in questo settore problemi in cui la complessità dinamica si intreccia sia con quella algoritmica sia con quella statistica e combinatoria.
Nella straordinaria concatenazione della sua ricerca che continua a percorrere nella profonda convinzione che pur studiando problemi apparentemente diversi tali problemi abbiano in realtà sempre profonde correlazioni, Rasetti approfondisce il suo studio sui vortici quantistici e la complessità algoritmica e questo lo porta ad un incontro ‘storico’ ad Oxford con fisici, matematici e filosofi. Nel confronto di quell’incontro, cui parteciparono Roger Penrose, David Deutsch, Artur Eckert, David Albert, Charlie Bennett e altri, nascono le basi per una nuova ricerca che si chiamerà Quantum Computation. La ricerca verrà iniziata a Torino ed in pochi anni sarà oggetto di studio in tutto il mondo. In quell’ambito, con un gruppo di collaboratori Rasetti produce fra l’altro un algoritmo quantistico per la classificazione dei nodi, problema irrisolto della topologia combinatoria, che connette i vortici, la complessità algoritmica, la topologia.
La complessità è quindi sempre presente anche nella ricerca che Rasetti conduce in prima persona ed è proprio questa continua presenza che lo induce ad ampliare e approfondire il concetto di complessità, chiamando in Istituto una delle menti più autorevoli in quel settore, che darà vita infatti allo studio delle reti complesse con tecniche estremamente avanzate. Rasetti comprende che lo studio iniziato con la ‘quantum computation’, con la sua relazione con la complessità algoritmica, gli dovrebbe permettere di proporre di estendere il concetto di reti complesse a situazioni quantistiche. Inoltre, poiché le sue tecniche di natura topologica possono essere applicate ai grandi insiemi di dati, affronta la ‘Data Science’ avviando il tentativo di realizzare una vera e propria teoria topologica dei campi sullo spazio dei dati che consenta di affrontare in modo nuovo il problema dei Big Data.
È indubbio che la visionarietà di Rasetti attraverso gli anni, questo suo non soffermarsi mai su un singolo risultato anche se di per sé rivoluzionario, ma cercare di ‘intuire’ i legami che diverse leggi della natura celano nel loro complesso disegno e andare oltre, svela la vita di questo scienziato non convenzionale, la cui vera ricerca in realtà è la ricerca della comprensione di un disegno più ampio, universale.
Oggi, convinto che tutto possa essere spiegato e concatenato nella descrizione dell’esistente, sta utilizzando tutte le tecniche finora definite per una costruzione teorica che permetta di distinguere nei meccanismi fisici profondi la materia vivente da quella inerte.
Nella sua lunga carriera, Rasetti è stato insignito della medaglia Volta, per i suoi contributi alla fisica generale con l’introduzione di tecniche di tipo algebrico, e della medaglia Majorana per i suoi contributi alla ‘Quantum Field Theory’.
Nel 2009, dopo anni di impegno come direttore scientifico della Fondazione ISI, viene eletto Presidente. E si può dire che Freedom, Being, Curiosity (Libertà, Coscienza di sé, Curiosità), che sono i veri valori di Mario Rasetti, siano oggi diventati i veri valori della Fondazione ISI.

Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2015  
 

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