Toribio Alfonso de Mogrovejo (1538 - 1606): identità e multiculturalità in America Latina - Meeting di Rimini
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Toribio Alfonso de Mogrovejo (1538 – 1606): identità e multiculturalità in America Latina

 

«Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere e a invocare la cattiveria dei tempi. Egli taglio corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo. Egli salvò. Non incriminò il mondo. Egli salvò il mondo.» (C.Peguy, Veronique)

Queste parole di Charles Peguy convengono alla straordinaria figura di Toribio Alfonso de Mogrovejo (Mayorga, Spagna, 1538 –Zaña, Perù, 1606), secondo Vescovo di Lima, patrono dei Vescovi d’America Latina. Laureato in Diritto, è Giudice principale del Tribunale dell’Inquisizione di Granada, quando, nel 1579, viene proposto da Filippo II al Papa per diventare il nuovo vescovo di Lima. Ordinato in pochi mesi Diacono, Sacerdote e Vescovo, parte alla volta del Perù, dove dal 1581 inizia una avventura immensa e affascinante: essere pastore di una delle Diocesi piú vaste del mondo, i cui territori si estendevano dall’Oceano Pacifico alla foresta Amazzonica e alle valli inaccessibili delle Ande, in un mondo in trasformazione e pieno di contraddizioni.
L’Impero degli Icas era stato conquistato cinquant’anni prima, il Vicereame Spagnolo del Perù si era consolidato e l’evangelizzazione degli indigeni era in pieno sviluppo.
Toribio “non perse i suoi anni”: si mise all’opera costruendo la Chiesa. Il Terzo Concilio di Lima, Il Catechismo trilingue (Spagnolo, Quechua e Aimara), le visite pastorali nelle quali arrivó a ogni villaggio della sua smisurata Diocesi, percorrendo più di quarantamila chilometri a piedi, sono i pilastri di un’opera che pose le basi di una civiltá cristiana in cui le distanze tra le culture e le tradizioni trovarono nell’approfindimento della fede la via dell’unitá e di una nuova identitá. Come Francesco Saverio, come Carlo Borromeo, questo grande missionario indica che in un mondo multiculturale e multietnico la fede cristiana porta all’incontro e al dialogo, alla passione perché la veritá di Cristo sia conosciuta come la risposta all’esigenza di infinito che costituisce il cuore di ogni uomo. A causa di questo Toribio si fece servo di tutti.