SULLA VIA DELL’INNOVAZIONE: ENTI LOCALI E IMPRESE, DA SPETTATORI A PROTAGONISTI - Meeting di Rimini
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SULLA VIA DELL’INNOVAZIONE: ENTI LOCALI E IMPRESE, DA SPETTATORI A PROTAGONISTI

Workshop in collaborazione con la Provincia di Brescia. Partecipano: Alberto Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia; Sergio Esposito, Senior Sales Director PS and HC Oracle Italia; Corrado Ghirardelli, Assessore all’Innovazione della Provincia di Brescia; Vartan Manoukian, Amministratore Delegato ESRI Italia; Giuliano Noci, Presidente Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano-Polo Regionale di Como; Davide Rota, Amministratore Delegato Linkem SpA. Introduce Sergio Luciano, Direttore di Economy.

 

MODERATORE:
Cominciamo senz’altro, buona sera a tutti, grazie di essere qui, mi presento, sono Sergio Luciano, il direttore di Economy, ringrazio gli organizzatori di avermi, di aver pensato a me per moderare quest’incontro. Credo che il tema di quest’incontro, che è un tema, come si suol dire, serio, impegnativo, sia però straordinariamente cen-trale rispetto a due parametri. Uno è l’attualità, l’attualità del rapporto tra enti locali e stato centrale, in tutti i campi della gestione della cosa pubblica, quindi sicura-mente lo sviluppo di una nazione, e oggi ne parleremo nell’approccio più interes-sante, per capire dove sta andando il sistema Italia, cioè illuminando il rapporto tra enti locali ed impresa, enti locali e privati. E l’altra, l’altra componente di grande at-tualità è il concetto di sussidiarietà. Lo sapete, è una parola che aleggia virtuosa-mente in queste sale, sussidiarietà, cioè come aiutarsi sostanzialmente a vicenda tra stato ed enti locali, tra impresa cittadini senza pestarsi i calli, dove è giusto che uno arrivi e l’altro prenda il testimone e proceda, e prosegua. La sussidiarietà che questo movimento, che questo mondo sostiene e propugna, è quella che vede lo stato intervenire quando è proprio necessario e senza sostituirsi in maniera discre-zionale, tanto meno autoritaria, negli ambiti in cui gli enti locali da una parte, i privati dall’altra possono essere autonomi. Questa è un’interpretazione, una visione, se ne può parlare, ma comunque è sicuramente uno dei temi centrali. Presento rapidis-simamente i nostri ospiti e poi cedo la parola ai due interventi introduttivi. Abbiamo il presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli, alla mia sinistra, che intro-durrà il tema nel senso più ampio, e l’assessore all’innovazione della Provincia di Brescia, Corrado Ghirardelli, che approfondirà in maniera più verticale il tema del rapporto con le imprese sul territorio e l’innovazione. Poi abbiamo le imprese. Ab-biamo tre imprese, la ESRI Italia, che è la divisione italiana del gruppo leader mon-diale nell’informatizzazione dei servizi informatici territoriali, nella georefertazione, rappresentata dal suo amministratore delegato per l’Italia, che è Vartan Manoukian, poi abbiamo il Senior Sales Director della Oracle Italia, Sergio Esposito. Oracle è un nome che non vuol dire solo coppa America, ma soprattutto software, ricordiamolo, l’ordine è prima il software e poi la coppa america; poi abbiamo Davide Rota, amministratore delegato Linkem S.p.A., mondo delle telecomunicazione. Infine, last but not the least, Giuliano Noci, Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria Ge-stionale al Politecnico di Milano, Polo Regionale di Como. Quindi abbiamo l’università, che è un modo per essere tipicamente tra privato e pubblico, perché l’università mette a disposizione, a volte nel caso delle università pubbliche con de-naro del contribuente, nel caso di quelle private con denari privati, il meglio dell’intelletto, che per definizione è un bene indisponibile, è un bene collettivo, un bene pubblico per definizione. Benissimo, do la parola senz’altro ad Alberto Cavalli per la sua relazione. Prego presidente.

ALBERTO CAVALLI:
Grazie, un grazie al direttore, oggi nostro moderatore, anche per il taglio che ha da-to agli interventi, che a partire dal mio si susseguiranno, un taglio che tocca anche un tema istituzionale di grande attualità appunto, com’è l’allocazione corretta, la migliore insomma, delle competenze all’interno dei vari livelli della pubblica ammi-nistrazione, e qual è un rapporto armonioso, fecondo e non contraddittorio tra que-sti diversi livelli di governo. E un grazie particolare anche al pubblico, che devo dire molto generosamente è qui. Noi sappiamo bene di trovarci in concorrenze con figu-re di straordinario rilievo, Andreotti, Tremonti, Enrico Letta, Profumo e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, che abbiate scelto questa occasione di incontro, merita un sentito grazie e speriamo di non annoiarvi. Da parte mia un rapido excursus sulle ragioni per cui siamo qui e su quanto la Provincia, non da sola, ha fatto in questi anni, per sottoli-neare che questo evento non è occasionale, non è estemporaneo. Noi abbiamo già tenuto al Meeting lo scorso anno una tavola rotonda tra i principali partner accade-mici e imprenditoriali della Provincia sui nostri principali progetti. Abbiamo qui uno stand nel quale ogni giorno si tengono incontri diversi durante la giornata, per chiunque voglia approfondirli e conoscerli, sui progetti più rilevanti per la pubblica amministrazione, e non solo per la pubblica amministrazione. Certo questo conve-gno è il punto più alto della nostra presenza al Meeting di quest’anno, una espe-rienza che speriamo di poter consolidare, se il Meeting continuerà a darci fiducia. Perché l’innovazione tecnologica? Quanto può essere utile e quanto viene utilizzata nella pubblica amministrazione e nella comunità, non solo in quella economica? Questi temi costituiscono sempre più una ragione di approfondimento anche al Meeting e del Meeting forse un arricchimento. L’iniziale comportamento della pub-blica amministrazione, quando si è trattato di cogliere i benefici delle nuove tecno-logie, è stato certamente quello di migliorare, di rendere più efficienti i propri servizi, e questa linea è anche quella che ha scelto fin dall’inizio la Provincia di Brescia. Ad esempio, la rete bibliotecaria bresciana, che lega più di 200 comuni, in larga misura bresciani, ma anche cremonesi e una serie di biblioteche speciali, grazie alle nuove tecnologie hanno una unica catalogazione, evidentemente un’unica gestione, la formazione presso uno specifico centro, e si tratta, come capite bene, di risorse im-portanti, patrimoni importanti, due milioni e mezzo, tre milioni di volumi, e si tratta di servizi che così possono essere messi in campo. Penso alla possibilità per chiun-que di ricevere nella sua biblioteca comunale, nella sua biblioteca speciale, anche beni che sono in altre biblioteche e lontane territorialmente. O ancora, quella che all’inizio era la rete scolastica bresciana, e poi, grazie anche alla nostra partecipa-zione ai bandi dell’allora ministro Stanca, è diventata e-scuola. Stamattina il mini-stro Gelmini utilmente richiamava un po’, non dico questa esperienza, ma dico questa vocazione, sottolineando che le nuove tecnologie possono essere anche un’occasione per far colloquiare le scuole con le scuole, i professori con gli studen-ti, tutte le scuole con le famiglie. E’ un’esperienza che noi coltiviamo da alcuni an-ni, per la verità, e che dimostra anche di poter essere una felice occasione di ri-sparmio. Proprio un paio d’anni fa, nella gestione online delle supplenze, il ministe-ro ebbe a riconoscere che noi avevamo consentito tra risparmi di raccomandate, di telefonate, di tempo dedicato da impiegati, un risparmio di circa 500.000 euro. Ri-sorsa non disprezzabile, se sommata a quelle che potrebbero realizzasi in altri ter-ritori della Repubblica. Da questa prima impostazione, tuttavia, è stato facile, anche se non del tutto scontato, passare a quella che è l’interpretazione contemporanea delle nuove tecnologie, che la pubblica amministrazione può davvero utilizzare co-me motore di crescita di sviluppo sociale ed economico, di miglioramento di qualità, qualità della vita, qualità dell’ambiente, qualità anche dello sviluppo. E mai credo il tema è stato così attuale, perché ci troviamo oggi, e voi lo sapete tutti benissimo, al centro di una speranza, oltre che di una necessità: quella di rilanciare la crescita, di rilanciarla in tempi brevi e di rilanciarla con forza. D’altronde è su questa linea che la pubblica amministrazione, la Provincia in questo caso, può essere stimolo, può essere appunto un motore della crescita, e questo ruolo ci è stato riconosciuto in questi anni fino a fare dell’ente, ma non da solo, come ripeterò tra un po’, un punto di eccellenza, un centro di eccellenza a livello nazionale e internazionale. Alcuni progetti, vorrei brevemente ricordare, progetti che sono in larga misura realizzazio-ni. Il nostro è un territorio di più di 200 comuni, per due terzi montano, per sua natu-ra, dunque, periferico e difficile da raggiungere con le tradizionali reti che portano internet. Noi abbiamo ritenuto da subito di cogliere i benefici di internet senza fili, abbiamo realizzato una rete di banda larga di circa 120 comuni, quando l’abbiamo realizzata era la più estesa d’Europa. Ciò che più ci interessa è sottolineare che, ri-spetto ad un investimento modestissimo, 2 milioni di euro, Sisko Sistem, che ne ha fatto un caso di studio, ha verificato, o meglio ha valutato, che le ricadute positive economiche per il territorio, tra risparmi e benefici, siano di 139 milioni di euro in sei anni. E’ la dimostrazione plastica di come le nuove tecnologie possano essere strumento di crescita e peraltro è anche la dimostrazione che il Digital Divide divide davvero. Internet è uno strumento abilitante per chiunque, per l’impresa, ma anche per lo studente, per la famiglia. Chi ne è privo perde queste opportunità di crescita e si vede negato anche un modo di partecipare alla comunità. Un altro progetto che vorrei qui sottolineare, che è in realtà solamente all’inizio, è Bresciagov, un unico ambiente per portali, per servizi, per siti on-line della Pubblica Amministrazione, della Provincia sì, ma anche di quasi 200 comuni del territorio, peraltro in una logi-ca della struttura che noi chiamiamo federata: ognuno mantiene la sua identità, ognuno porta dentro quello che può, non insomma un vestito taglia unica, come si usava dire qualche anno fa. Qui si affronta una delle sfide della pubblica ammini-strazione, che il federalismo evoca e che cerca di risolvere e cioè quello di una pubblica amministrazione che si presenti come una unità e non come una serie di soggetti diversi che non sono in grado di dialogare tra loro e che non dialogano con il cittadino. E poi terzo progetto che voglio ricordare e sul quale concludo, è quello del servizio informativo territoriale, che è ben rappresentato da quel tavolo interatti-vo che abbiamo, grazie al nostro partner che ne è proprietario, presso lo stand, un tavolo nel quale emerge, da chiunque voglia lavorarci intorno, una ricchissima ban-ca dati, fatta di vincoli paesistici piuttosto che di piani regolatori, di cave piuttosto che discariche, di siti inquinati piuttosto che di strade o di linee di trasporto, di pla-nimetrie catastali le relative rendite. Tutta quella serie di dati che i vari soggetti della pubblica amministrazione sono in grado di mettere insieme, consentendo eviden-temente una ricchissima capacità di informarsi e anche dunque una capacità di de-cidere meglio e di decidere più in fretta. Di questi ed altri progetti l’ente Provincia è stato motivo di coordinamento e in molti casi anche stimolo, proposta di novità, co-me compete, a mio giudizio, a un livello di governo che non è né troppo piccolo, il singolo comune, né troppo grande come la Regione Lombardia, che come sapete bene ha 9 milioni di abitanti, 1500 comuni, cioè è più grande di molti stati dell’Unione Europea. Mi permetto di concludere sottolineando che questi risultati non si raggiungono mai da soli, li possiamo raggiungere e coltivare grazie a partner d’eccellenza, che sono autentici leader a livello globale dei settori dei quali si occu-pano e che poi prenderanno la parola. È grazie a loro anche che si è stata aperta la porta delle partnership internazionali e di qualche riconoscimento. Abbiamo creato con la contea inglese di Hillingdon e con Sixto Systems un club internazionale che si chiama il Leaders Forum, al quale partecipano 60 soggetti qualificati della pubbli-ca amministrazione, soprattutto europea; penso alla nostra partecipazione al nu-cleo direttivo di Ento, che è una struttura di formazione collegata, anzi organo stru-mentale del Consiglio di Europa, che tra poco terrà proprio nel bresciano la sua as-semblea annuale e, visto che siamo in clima olimpico, non posso qui dimenticare quella medaglia d’oro che ci ha dato la Fondazione Computer World pochi mesi fa, unico soggetto italiano tra 200 premiati e, poiché nel nostro pacchetto, il gover-ment, cioè la pubblica amministrazione, c’erano l’FBI, l’esercito degli Stati Uniti, più qualche altra cosetta di questa dimensione, vuol dire che i nostri partner ci hanno davvero aiutato a crescere. Vogliamo continuare a crescere, anche con fondi nostri: circa 20 milioni di euro negli ultimi due anni sono stati messi a disposizione dalla Provincia, dalla Regione, dai comuni, da tanti soggetti; vorremmo che lo Stato ri-prendesse a promuovere la crescita anche con fondi statali. Da tempo, chi ne è a conoscenza lo sa, da tempo sono bloccati circa 75 milioni di euro su bandi che so-no stati aperti e mai conclusi, sarebbe ora di metterli a disposizione dei progetti mi-gliori e poi io francamente credo che se la pubblica amministrazione non fosse, di-ciamo così, sempre in attesa di risorse incerte, ma potesse contare su una sorta di fondo, anche ruotativo, che annualmente lo Stato mettesse a disposizione, credo che i passi avanti diventerebbero se non più significativi, almeno più continui. Que-sto è quanto per introdurre il tema, ma tutti a questo tavolo ne sanno più di me, perché, come potete ben comprendere, i presidenti fanno finta di conoscere le que-stioni che gli devono essere spiegate prima, ma soprattutto dopo, e questa è l’occasione per ascoltare le cose dai veri protagonisti. Grazie.

MODERATORE:
E allora avviciniamoci al livello del merito delle cose e delle tecnologie di cui parla-va il presidente, con l’assessore all’innovazione della Provincia di Brescia, con Cor-rado Ghirardelli. Assessore prego.

CORRADO GHIRARDELLI:
Grazie e buona sera a tutti. Io vorrei soprattutto ringraziare i partner presenti per la loro disponibilità a raggiungere con noi questo obiettivo, di cui il presidente Cavalli parlava prima, ma soprattutto la loro disponibilità a presenziare a questo convegno, che vuole essere un convegno per lanciare un sasso, un tema, un forte tema, che riguarda gli enti locali e le imprese, ma soprattutto lo stato centrale. La Provincia di Brescia, come diceva bene prima il presidente, ha iniziato circa 10 anni fa da una piccola stanzettina per gli addetti ai lavori. Tutti sanno cos’è un CED, un centro ela-borazione dati, sono quelle piccole stanzettine in cui si comincia con qualche com-puter a cercare di portare avanti un tipo di elaborazione dei dati che vengono forniti all’interno della pubblica amministrazione. Beh noi da lì siamo partiti e abbiamo fat-to un percorso difficile, supportati però da partner che hanno creduto nella Provin-cia di Brescia, esattamente come noi abbiamo creduto che loro potessero portarci qua dove siamo arrivati. E tutto questo non è stato fatto, per la verità, per arrivare a un risultato concreto, a un obiettivo importante solamente con le imprese, è stato fatto per cercare di dare delle risposte certe, concrete, con i fatti, a quello di cui i cit-tadini hanno bisogno. Gli enti locali sono sempre di più in difficoltà per quanto ri-guarda gli aspetti economici, lo leggiamo tutti i giorni sui giornali, per quanto riguar-da la fiscalità. Il tema dell’innovazione è un tema che viene dibattuto molto, è un tema difficile, un tema ostico, ma un tema che può, come abbiamo visto in questi anni noi, dare dei grandi risultati e dare delle grandi soddisfazioni anche in termini economici, per tutti coloro che in questo credono e in questo investono. Noi lo ab-biamo fatto, lo abbiamo fatto con tutti i soggetti presenti sul territorio, lo abbiamo fatto con chi, come il Politecnico, come l’Università, hanno creduto in questo per-corso e abbiamo cercato di fare sistema. L’abbiamo fatto partendo dal progetto del-la banda larga: realizzare questa strada informatica o autostrada informatica, era assolutamente fondamentale, importante. Su questa autostrada informatica pote-vamo far viaggiare tutti i servizi che poi avremmo potuto dare ai cittadini, per cui la base importante era realizzare questo percorso. Un percorso che è stato difficile, un percorso che è stato realizzato con un’entità minima, come è stato detto in pre-cedenza, ma che ha portato e porterà e porta dei grandissimi risultati. Un progetto che ci ha permesso di entrare a livello nazionale e internazionale in un sistema che veramente ci poteva permettere, così, di avere nuove conoscenze, di aprire un per-corso nuovo, un futuro nuovo per la Provincia di Brescia, in un mondo più grande che era non solo a livello italiano, ma a livello europeo e addirittura a livello mondia-le. Abbiamo fatto, abbiamo creato questa strada telematica e da qui abbiamo inizia-to a costruire insieme agli enti locali presenti sul territorio, a tutti i comuni, alle co-munità montane, ai bacini imbriferi, ma anche con l’Università, come dicevo prima, anche con gli ospedali, con l’ASL, con la Camera di Commercio, questi progetti, che hanno potuto far sì che oggi i cittadini possano beneficiare di tutta una serie di servizi, e questi servizi sono semplicemente un passo importante per dei risparmi di spesa notevole per l’ente locale e per fa sì che la vita dei cittadini migliori soprattut-to in una provincia come la nostra, che ha una vastità territoriale importante, che ha un territorio molto disomogeneo, la montagna, il lago, la pianura, la collina, ci man-ca solo il mare, poi abbiamo tutto. Questo rende ancora più difficile creare un pro-getto così importante come quello della rete a banda larga e dare delle risposte concrete ai cittadini. Lo si è fatto anche per cercare di eliminare quelle che sono le difficoltà, non solo date dal Digital Divide, ma soprattutto date anche dalle distanze, che nella nostra provincia sono estremamente importanti. La difficoltà che abbiamo trovato, nonostante che ci siano state delle risposte per certi aspetti anche positive a livello centrale, la difficoltà viene appunto dal fatto che enti locali come la Provin-cia di Brescia, che è una delle 100 province italiane, che è sicuramente una provin-cia importante dal punto di vista economico, dal punto di vista imprenditoriale, ma che è una delle province, insieme alle imprese che operano sul territorio, insieme ai partner che è riuscita veramente a trainare il territorio insieme agli altri soggetti, mentre invece l’amministrazione centrale, non dico che ha frenato, però è stata un momentino in difficoltà su questo tema. Per cui quello che è il messaggio e la pro-vocazione che volevamo lanciare da questo convegno, era proprio questo, cioè gli enti locali e le imprese non sono semplicemente spettatori, ma sono stati, sono pro-tagonisti, la Provincia di Brescia ne è un esempio. Noi volevamo capire se il Gover-no centrale, lo Stato centrale, l’Amministrazione, in questo caso qui centrale, voleva e poteva fare la sua parte. Quello che viene chiesto è, secondo noi, quanto meno un coordinamento a livello nazionale, che sta diventando sempre più indispensabile e importante. Quello che viene richiesto è che l’Amministrazione centrale dia delle risposte concrete, cercando di non lasciar perdere tutte quelle realtà che operano sui vari territori e che possono rilanciare il futuro di un territorio ma anche del no-stro paese. Per cui con i partner l’obiettivo era proprio questo, capire se c’è anche da parte dei nostri partner, da parte loro, la condivisione in questo tipo di messag-gio che noi volevamo lanciare a livello di stato centrale. Grazie.

MODERATORE:
Ecco se c’è un criterio sacrosanto nel federalismo, è quello di avvicinare al centro di costo il centro decisionale sulla spesa, quindi dove si pagano le tasse, lì si deci-de come vengono spese queste entrate fiscali. Questo è il criterio su cui poi alla fi-ne siamo tutti d’accordo, una cosa che quattro secoli fa in Inghilterra è stata sinte-tizzata con la formuletta: “non c’è tassazione se non c’è rappresentanza”. Bene, ci vorrà però del tempo perché gli elettori, noi elettori, si diventi consapevoli e bravi nel misurare politicamente l’efficacia della gestione locale delle tasse, anche per-ché ci sarà una lunga transizione. Qual è il tipo di elettorato che già oggi dà il suo voto, e come lo dà, alle amministrazioni locali? Sono le imprese, perché investendo o non investendo, le imprese, soprattutto quelle multinazionali, possono dire con molta chiarezza se gli va o non gli va di lavorare in provincia di Brescia, in provincia di Catanzaro, in provincia di Gorizia e via discorrendo. Ed è quello che succede in tanti casi positivi e negativi. Gli investimenti esteri in Italia non sono andati bene negli ultimi dieci anni, sono diminuiti, però stanno qua e là riprendendosi e segnano delle controtendenze interessanti. Questa sera, con queste tre partnership, abbia-mo la possibilità di misurare, di chiedere a degli elettori economici come si sono trovati, perché hanno lavorato in questo territorio e con questa partnership pubbli-ca, e anche, visto che diamo tutti per scontato che c’è una positività, altrimenti non saremmo qui, anche cosa va migliorato, anche qual è il pannicello sporco che, co-me ogni famiglia, può darsi che questa partnership abbia creato, parlandone in-somma. Allora cominciamo la carrellata delle tre testimonianze, cominciamo da Vartàn Manoukian, amministratore delegato della ESRI Italia.

VARTAN MANOUKIAN:
Grazie. Siccome prima lei mi provocato quando mi ha nominato, dicendo spero di averlo detto bene, citato correttamente, allora dico no, l’ha citato sbagliato, nel sen-so che il nome è Vartàn Manoukian, ma va bene, c’è solo una differenza di accen-to, per il resto molto bene. Siccome nella relazione del Presidente e dell’Assessore si sono, in un paio di occasioni o anche ripetutamente, fatti dei complimenti alle aziende, raccogliendo anche la provocazione del moderatore, io vorrei iniziare rin-graziando l’assessore e il presidente perché la nostra esperienza in questo caso è stata un’esperienza molto positiva. Cerco di fare un intervento breve, perché il tem-po è poco e so che poi c’è anche il desiderio di fare magari qualche battuta in un secondo momento. Vorrei raccontarvi ed inquadrare due aspetti principalmente: chi è ESRI, cosa fa ESRI e la nostra esperienza con la Provincia di Brescia. ESRI è una società americana, opera a livello mondiale in più di 100 paesi, nata all’inizio degli anni ’80, è leader nel mercato dell’informazione geografica, geographic infor-mation, dove il GIS, Geographic Information System, in quanto tecnologia, linguag-gio e intelligenza è una realtà abilitante. A noi piace parlare proprio di questa logica del linguaggio, perché in qualche modo si è parlato del federalismo, si è parlato di questa capacità di mettere in relazione tante realtà comunali, di fare sistema, ecco, dalla nostra esperienza in questo progetto, risulta che la tecnologia GIS è stata an-che una realtà che ha permesso di mettersi in comunicazione, di dialogare, di scambiare informazioni. Ma cos’è un GIS? Un GIS di fatto è un sistema informativo, in cui c’è una componente di software, c’è sicuramente dell’hardware, ci sono delle procedure, dati e poi delle risorse umane che operano perché tutto questo si realiz-zi. È un sistema che serve per raccogliere, immagazzinare, gestire e analizzare dati a valenza territoriale. Questo è quello che fa ESRI a livello internazionale e opera principalmente con la pubblica amministrazione, è una delle realtà con la quale opera maggiormente la pubblica amministrazione centrale e la pubblica am-ministrazione locale, perché sono quelle che hanno la maggiore responsabilità di gestione del territorio. Però poi ha come importante cliente anche tutto il mercato della difesa, che opera sul territorio, il mercato delle utilities, quindi distribuzione dell’energia, luce, acqua, gas, petrolio. Un grosso mercato. Un grosso cliente è la realtà del mondo della ricerca, dell’università e della ricerca, le telecomunicazioni e in questi ultimi anni sempre di più anche il mondo del privato, nella logica della bu-siness intelligence, la dimensione del territorio come quarta dimensione per l’operatività economica. Di fatto che cosa offre ESRI? Offre software, dati, consu-lenza specialistica, assistenza tecnica, formazione e, come nel caso di Brescia, an-che la progettualità e l’operatività per realizzare soluzioni applicative.
ESRI in Italia opera attraverso la realtà ESRI Italia, che ha 18 anni di vita, ha una sede a Roma; poi sul territorio nazionale operiamo con una forte collaborazione con una quarantina di partner, nel caso della realtà bresciana, dell’operatività su Brescia, abbiamo lavorato con il nostro business partner, la società GLOBO, che ci permette una maggiore vicinanza ai clienti e una maggiore qualità nel rapporto, ap-punto, di fornitura dei nostri servizi.
Due idee su come ESRI opera a livello internazionale, sono alcune strategie che porta avanti da sempre. Il mercato di information technology è un mercato a forte sviluppo, innovazione, in continuo cambiamento. ESRI quindi ha fatto una scelta fin dall’inizio di fare forti investimenti nella ricerca e sviluppo e ogni anno investe il 20% dei suoi ricavi per rinnovare e continuare a mantenere aggiornate le sue tecnologie e soprattutto che siano tecnologie standard, quindi interoperabili, quindi scalabili, che possano in qualche modo continuare ad essere aggiornate secondo quelli che sono gli sviluppi tecnologici. Poi un forte gioco di alleanze: Microsoft, Google, Sas, IBM, Teleatlas sono alcuni tra i partner che a livello internazionale operano, e come operano a livello centrale, queste alleanze si ripercuotono poi sul territorio naziona-le dove operiamo. E poi, e questo è il caso per esempio con Brescia, come con tan-te altre realtà, c’è un forte impegno per creare un’ampia community degli utilizzatori di tecnologia. C’è un continuo interscambio ed un imparare reciprocamente, cioè ESRI porta una sua competenza, però poi avvia un forte dialogo con un partner e con tutta la rete dei partner, con tutti gli utilizzatori finali, perché ci sia questa capa-cità di continuo miglioramento. Ad esempio, agli inizi di agosto, a San Diego, si è svolta la 27° Conferenza annuale internazionale, dove sono stati presenti più di 13mila utilizzatori delle tecnologie provenienti da 108 paesi a livello internazionale. E questa se vogliamo è anche una forza nella partnership, nella collaborazione che si riesce a realizzare, perché si possono affrontare problemi e andare a cercare ec-cellenze a livello internazionale o come nel caso appunto del lavoro che si è fatto con la Provincia di Brescia, trasferire poi esperienze vincenti su altri mercati, là do-ve questa capacità di condivisione delle qualità può essere un’operatività continua. Nel caso di Brescia si è ripetuto, l’ha detto l’assessore, si è ripetuto all’inizio. Di fat-to il nostro contributo è stato quello forte per la progettualità, la creazione e l’integrazione e visualizzazione di banche dati, che già erano presenti a livello pro-vinciale; miglioramento là dove era necessario e trasferimento su tecnologie enter-prise, affinché queste fossero poi disponibili per la protezione civile, il trasporto pubblico, i piani territoriali di coordinamento, il catasto. Certamente tutto questo si è potuto realizzare ed è stato possibile perché quello che abbiamo trovato è un intel-ligente gioco di squadra, laddove la regia operata dalla Provincia ha messo in cam-po attori che, integrandosi e lavorando insieme, potessero in qualche modo portare poi un valore aggiunto e quindi un risultato vincente per tutti. Sicuramente il fatto di avere una banda larga, distribuita sul territorio, ha fatto sì che poi le tecnologie ESRI, che devono far dialogare varie realtà, potessero essere utilizzate. Il fatto di avere tecnologie per la gestione di importanti archivi, è un altro strumento importan-te. La presenza dell’Università, e quindi di una costante ricerca innovativa e quindi di una parte anche di studio sicuramente aiuta. Ecco, per terminare il mio interven-to, posso dire che sicuramente oggi l’esperienza che abbiamo avuto in questo con-testo, dal nostro punto di vista, è un’esperienza sicuramente di eccellenza. Cioè si è trovato un interlocutore, degli interlocutori dal punto di vista pubblico e degli altri interlocutori sul mercato aziendale privato, con i quali effettivamente poter fare un corretto gioco di squadra.

MODERATORE:
Andiamo avanti con la nostra tavola rotonda con la seconda testimonianza impren-ditoriale, con Sergio Esposito di Oracle Italia. Prego

SERGIO ESPOSITO:
Grazie a tutti. Anch’io sono stato provocato sulla vela, ma evito battute. La Oracle Corporation, è inutile che ve lo dica, è un’azienda tra le più grandi produttrici di software a livello mondiale; non vi dico i numeri, anche perché siamo in continua evoluzione, continuiamo ad acquisire aziende e continuiamo a crescere in maniera mostruosa, quindi rischierei sicuramente di dare qualche dato sbagliato, però con-siderate che stiamo parlando di aziende che hanno dei fatturati sul software che si aggirano attorno ai 15-16 biliondollar, miliardi di dollari, quindi convertiteli negli euro eccetera, eccetera, e vi renderete conto di quanto sia importante per un’azienda come la nostra portare avanti, al di là dei fatturati, che sono sicuramente alla nostra statura, il discorso dell’innovazione. Le domande che facevate prima sono pratica-mente quelle che mi faccio da anni quotidianamente, cioè decidere a chi dare il vo-to di innovation, con chi fare il partner e come muoversi sul mercato, e come si fa a scegliere quale è il partner giusto, e dove andare ad investire. Molto spesso quello che noi facciamo è tener dietro ad un concetto fondamentale: numero uno, il part-ner deve essere qualcuno che ha un’idea e che la condivide con noi e soprattutto ha la serietà per portarla avanti. Noi abbiamo una grande capacità di strumenti tec-nologici per portare e per risolvere problemi e per portare avanti le idee, ma il pro-blema è che se dall’altro lato qualcuno non ha la giusta gestione, il giusto modo di comunicare, di portare avanti i modelli che ci sono dietro le idee, difficilmente si ar-riva da qualche parte. Ed è con questo criterio che noi facciamo le scelte su chi in-vestire. Nel caso di Brescia, vi posso dire che al di là dell’idea che c’era sul tavolo e che noi condividevamo e in cui noi abbiamo operato come soluzione tecnologica a supporto per la riuscita del progetto, c’è stato dietro il fatto che un progetto del ge-nere richiede una forte infrastruttura tecnologica, anche a livello di rete. Senza di quella io non riesco a erogare i servizi verso i cittadini, se poi dopo non ho uno strumento. Sembra una cosa banale ma io ne ho visti centinaia di progetti di gov, che partivano con delle basi su cui la rete non esisteva e che quindi alla fine sareb-bero piombati in una rete che collassava su se stessa, perché non era in grado di erogare il servizio a una pletora di cittadini. Per cui quella è una cosa che noi ab-biamo visto subito. Abbiamo visto che dietro a Brescia c’era un concetto, un model-lo da portare avanti su come erogare questi servizi, quali erano quelli che i cittadini volevano, i piani di comunicazione, per poi dopo portare a conoscenza dei cittadini quello che era stato fatto, che rientrava tutto in uno schema che noi pensavamo fosse corretto. Ecco perché abbiamo scelto Brescia e abbiamo dato il nostro voto e l’investimento, anche perché poi un’azienda come la nostra non ha capacità di in-vestire in maniera infinita. Gli investimenti che noi possiamo fare sono di un certo tipo e lo facciamo nelle varie aree. Sul lato E-gov, sicuramente la nostra scelta penso sia stata corretta, anche a giudicare dai risultati. Vi potrei raccontare, magari lo faccio in seguito, un altro paio di investimenti che abbiamo fatto, anche per di-mostrare che poi in Italia si parla tanto di innovazione, ma in Italia le idee ci sono eccome, perché ogni volta che mettiamo in piedi questi progetti e ci andiamo a con-frontare con l’estero, vi assicuro che non siamo dietro a nessuno. Cioè le idee ci sono, forse molto spesso manca la capacità di rendere tutti, portare tutti a cono-scenza di quello che si è fatto. In questo fanno scuola gli americani. Gli americani sono capaci, da una cosa banalissima, di farla diventare una cosa essenziale, di cui tutti hanno bisogno; noi in Italia non siamo molto bravi in questo, però vi assicuro che dal punto dell’innovazione idee ce ne sono, eccome. Tornando a noi, direi quali sono, oltre alle ragioni, quali sono i mezzi per cui, una volta fatto l’investimento, si possano avere dei ritorni, perché poi alla fine dei conti noi, come azienda, lavoriamo su questo. Ecco. Il piano da parte del Governo, dedicato al riu-so delle soluzioni, era per noi uno strumento molto forte, perché noi pensavano che una volta che fossero stati attivati dei servizi nella maniera corretta, all’avanguardia e che fossero fatti secondo le regole della pubblica amministrazione locale, degli enti locali e avessero successo, fosse in automatico, da parte del Governo centrale, cercare di sfruttare queste eccellenze e portarle in altre aree. Non è proprio così banale, lo abbiamo vissuto anche sulla nostra pelle, ma non solo per il problema legato allo Stato centrale, che non è capace di portare avanti le cose, bisogna dire che anche la realtà locale molto spesso è talmente frammentata, è talmente fatta di contese – l’hai fatto tu, ma forse io lo so fare e lo faccio anche meglio – che diventa molto, molto difficile portare avanti un progetto in questo senso sugli enti locali di-stribuiti sul territorio nazionale. Probabilmente la crescita va fatta in modo diverso. Crescendo così come sta facendo la provincia tra i comuni limitrofi, allargandosi man mano alle province vicine e poi allargandosi alla regione, viene vissuto quasi come un’invasione, come un’ammissione di non esser stati capaci di fare quello che è stato fatto a Brescia. Per cui diciamo che, sostanzialmente, da questo punto noi anche ci aspettiamo che il Governo faccia delle azioni a beneficio di questo modo di operare, anche per non riscrivere centinaia di volte le stesse cose, magari anche in un’ottica dispersiva, perché alla fine si finisce che se io ho 25 servizi per dei pagamenti specifici, dovrebbero essere tutti uguali. Non riesco a capire una volta che ho definito un processo e un modello per quale motivo qualcuno non deve seguire quell’iter. Terzo punto. L’aspetto, che poi è fondamentale da parte nostra, è stato quello di portar avanti questo piano di comunicazione, cosa che sta facendo in questo momento la Provincia di Brescia all’interno del suo territorio, ma che an-che noi vogliamo diffondere come partner. Cioè noi stiamo cercando di far cono-scere alle altre realtà locali i successi che ci sono stati fatti in varie realtà regionali, provinciali e comunali, proprio per agevolare questo processo del riuso, come vi di-cevo, trovando però qualche problemino. Parlando di innovazione, vi sottolineavo qualche progetto interessante che abbiamo fatto. Giusto per dirvene uno, ne ab-biamo fatto uno sulla componente dei trasporti locali nella regione Lazio. È un pro-getto altamente innovativo, perché tiene sotto controllo e traccia tutto il movimento dei veicoli della Cotral, la struttura dei trasporti laziali. E facendo questo progetto i signori di Cotral hanno inventato un protocollo per far dialogare tutti i vari autobus. Anche questa sembra una cosa banale, non ci ha mai pensato nessuno. Se io co-me amministratore locale devo scegliere dei bus, devo avere che tutti questi bus possano dialogare secondo una certa logica. Se ne scelgo uno solo, vado contro la legge, perché sto agevolando un fornitore, ma se io invece invento un protocollo, e lo metto a disposizione di tutti, in modo tale che tutti possano dialogare e diffondere i dati su come si muovono sul territorio gli autobus e da questo derivarne grandi vantaggi, vi assicuro, ma questo non è il momento per parlarne, vi assicuro che questa è un’idea che, per esempio, presentata a livello europeo, ha suscitato degli interessi dalla struttura dell’ARRIVA, che è la società che gestisce il trasporto lon-dinese, che è la più grande d’Europa, che è venuta in Italia a vedere come avevano fatto i signori di Cotral questo progetto. Quindi idee ce ne sono, la volontà a portarla avanti c’è. Un altro progetto in cui stiamo spingendo molto è un progetto di demo-cracy, che è fatto attraverso l’analisi del linguaggio semantico in cui i cittadini si ri-volgono all’Amministrazione. Ve la faccio rapida. Gli amministratori producono, giu-sto per poter essere valutati, in tempo reale, quali sono i loro piani di sviluppo sul territorio. Io come cittadino posso intervenire e fare i miei commenti, attraverso gli strumenti che ci sono a disposizione, dal blog, all’invio di un semplice test non strut-turato, come un file qualsiasi di Word; l’analizzatore lessicale legge il linguaggio ed è capace di capire il sentimento di chi ha risposto, in modo tale che ad un certo punto ci sono dei fattori che mi danno visibilità di chi si sta muovendo in maniera corretta o meno. Vi assicuro che questo è un altro progetto di grande importanza, molto, molto complesso in termini di tecnologie, ma su cui tantissimi sono molto in-dietro, in tutta Europa, e lo stanno guardando con molta attenzione. Anche questo è un progetto altamente replicabile. Secondo me, dal punto di vista dell’innovazione, c’è tanto da fare e ci sono delle realtà pronte ad avere delle idee e a portarle a compimento. Tutto sta, noi come fornitori di tecnologia, a saperli aiutare e loro a poterci supportare nel portare avanti questi progetti. Grazie.

MODERATORE:
Il dottore Esposito, oltre ad avere il mio stesso nome di battesimo, è anche napole-tano come me, quindi posso rivolgergli una domanda cruciale. Dopo aver detto tut-te queste cose che avete fatto con la Provincia di Brescia, con una provincia meri-dionale siamo sicuri che avrebbe funzionato allo stesso modo?

SERGIO ESPOSITO:
Allora, il progetto di democracy di cui parlavo prima è fatto a Bari. E devo dire la ve-rità, sì ce ne sono, è un po’ più indietro il Sud, confermo.

MODERATORE:
Dolorosamente conferma.

SERGIO ESPOSITO:
Esatto, però essendo il responsabile della pubblica amministrazione del Sud, io cerco di spingere anche da quella parte, non si preoccupi.

MODERATORE:
Bene, andiamo avanti. C’è uno spunto importante, che secondo me, magari mi sbaglio, ma ricorrerà nella testimonianza di Davide Rota, che è Amministratore De-legato di Linkem, uno spunto importante nell’ultima relazione di Esposito, cioè le gelosie, le rivalità, gli antagonismi, perché il particolarismo si nutre anche di questo. Il localismo si nutre di capacità di essere vicini alla realtà, e questo è virtuoso, ma si nutre anche di incapacità di dialogare tra un paese e l’altro. L’Italia è piena di que-sto, c’è addirittura dell’aneddotica e dei luoghi comuni millenari su questo. Voi ave-te lavorato con la provincia in 120 comuni. Questo è stato un campo, un cimento sicuro per voi, cioè come mettere d’accordo tutti, perché poi le autorizzazioni per installare il router piuttosto che la borchia, piuttosto che, eh, insomma. Come vi sie-te trovati?

DAVIDE ROTA:
Ma, sicuramente lo spunto è interessante. Innanzitutto mi chiamo Davide Rota, e sono Amministratore Delegato di Linkem. Spendo una parola, un minuto sulla no-stra azienda. La nostra azienda è l’azienda ad oggi leader nell’erogazione dei ser-vizi su reti wireless, copriamo circa 500 comuni in circa una quarantina di province in giro per l’Italia, tra le altre cose siamo una delle aziende che ha licenza nazionale per la nuova tecnologia che si chiama Wi-max, che dovrebbe essere una delle tec-nologie del futuro per le reti wireless. Entrando subito nello spunto fornitomi dal no-stro moderatore, allora cosa abbiamo fatto a Brescia? A Brescia abbiamo costruito una rete, una rete di telecomunicazioni wireless, che è di proprietà della provincia e copre circa 120 comuni. Come diceva il Presidente all’inizio, la provincia soffriva strutturalmente di una mancanza di banda larga, sostanzialmente per motivi oro-grafici: per come è costruita la Provincia di Brescia, era molto difficile portare con-nettività utilizzando strumenti tradizionali, e quindi ha deciso di farsi carico di questo investimento andando a cercare un partner che gli costruisse e gli prendesse in ge-stione per un periodo pluriennale una rete. È riuscita in questo progetto non solo a risolvere un problema tecnico, cioè la mancanza di banda, ma anche un problema economico, cioè ha preteso da chi poi prendeva in gestione questa rete, riuscisse a far pagare una cifra ragionevole all’utente finale. Sono punti da non sottovalutare, perché in Italia si parla sempre della mancanza della rete, senza ricordarsi che poi la gente spesso non ha i soldi per comprarla. Allora, ancor oggi è una delle più grandi reti wireless d’Europa, era la più grande, alcuni francesi adesso accampano di essere loro i più grandi su una rete, però, è sotto discussione. Sicuramente è una rete che ad oggi ha risolto in modo strutturale il problema della banda larga in quel-la zona, si stima di avere circa 20.000 utenze in quattro anni su quella rete, c’è vo-luto un anno per costruirla, quindi nel macrosistema nemmeno moltissimo e in ter-mini di volano positivo che ha creato, arrivo poi alla domanda sui comuni, eh, non sto cercando di svincolare, in termini di volano positivo ha creato sicuramente una serie di volani positivi. Il primo è che ha obbligato anche altri operatori a fare degli investimenti in loco, cioè ci sono dei comuni dove inizialmente non c’era nessuna rete e oggi ce ne sono tre. E se non fosse stata fatta la prima, con i soldi della pro-vincia, con l’aiuto della provincia, non sarebbero state fatte neanche le altre due. Ha messo in condizione, poi, anche gli altri, alcuni operatori, noi in primis, di conti-nuare a investire in quell’area. Noi abbiamo vinto la licenza Wi-max praticamente per tutta l’Italia, quattro mesi fa l’abbiamo vinta, e la prima provincia che copriamo nella quasi sua interezza è la Provincia di Brescia, spendendo circa 10-12 milioni di euro. Probabilmente non l’avremmo fatto, se non avessimo avuto questa rete e non avessimo avuto questo tipo di progetto in essere. Sicuramente riesce a creare quel-lo che si chiama effetto valanga, ha dato una spintarella e adesso sta creando tutta una frana interessante. Nel merito, allora io credo di essere l’unica azienda romana a questo tavolo, tra l’altro, quindi l’unica imposizione di dire dove finisce, dal punto di vista dell’efficacia, le responsabilità tra il Governo centrale e quello periferico. Al-lora, se guardo al caso di Brescia personalmente non ho dubbi da questo punto di vista. Vedo molto difficile che qualcuno a Roma possa capire cosa serve a Breno, e quindi mi viene da pensare che chi sta a Brescia lo conosce molto meglio. Anche ammesso, anche ammesso che quello a Roma lo sappia, tendo a pensare che quello a Brescia spende di meno una volta che hanno la stessa informazione.
Quindi se voglio guardare sia all’efficacia del raggiungimento di un certo tipo di ri-sultato, che all’efficienza di quanto si spende, personalmente non avrei grossissimi dubbi, da questo punto di vista. Alcuni li ha citati lei all’inizio, ma ci sono una serie di progetti per risolvere strutturalmente il problema del Digital Divide in Italia, che strutturalmente falliscono da vent’anni a livello centrale. E non è una sorpresa, cioè è difficile pensare che uno possa sapere cosa funziona in Provincia di Siracusa stando a Roma. Bisogna però aggiungere uno spunto, secondo me, che è uno spunto che penso possa essere interessante. Noi, come dicevo, abbiamo circa una quarantina di province su cui abbiamo reti nostre di vario tipo. Lo spunto è che cre-do che per far fruttare localmente queste cose, serva un certo tipo di substrato, se manca quello, rischia di essere addirittura peggio l’investimento locale. Mi spiego meglio. Questa cosa a Brescia funziona perché a Brescia è evidente che c’è stato un investimento importante sia in termini di persone sia in termini di mezzi, cioè io vedo, ho visitato la rete di circa una settantina di province, di sedi provinciali in Ita-lia, e c’è tutto il paradigma di quello che non ha neanche l’e-mail, e poi la Provincia di Brescia, cioè in mezzo, c’è un po’ di tutto. Oltre ai mezzi, secondo me, è anche uno spunto importante di forza di volontà. In molte province d’Italia, in molte aree d’Italia, c’è la tendenza a non fare nulla, perché se non si fa nulla, per definizione non si sbaglia mai. Quando uno copre 120 comuni come questi della Provincia di Brescia, è evidente che non è che funziona tutto al cento per cento dopo un ora, , allora ci deve essere una fortissima forza di volontà di chi sviluppa questo progetto, perché se non funziona la mia rete che ho in Provincia di Lodi, tendenzialmente il consumatore si arrabbia per cinque minuti e poi gli passa, se non funziona la rete in Provincia di Brescia improvvisa il lamento che non funziona la rete della provincia. Allora chi fa questa scelta deve avere la decisione di cominciare a farla con le spal-le grosse. Gli investimenti devi farli prima, perché se non hai un team che capisce cosa serve, difficilmente poi potrà spendere questi due milioni in modo giusto, devi avere poi il desiderio di tenere duro, perché all’inizio un po’ di fatica ci vuole per fa-re queste cose. Riassumo quindi dicendo che personalmente penso che il progetto che abbiamo fatto a Brescia sia l’esempio di come, spendendo risorse a livello lo-cale sia, si raggiungano risultati che non si possono fare altrimenti. Poi, volendo, se avete qualche domanda, qualche curiosità sulla rete possiamo entrare nel merito. Bisognerebbe riuscire a trovare un sistema per cui il Governo centrale riesca a premiare delle progettualità locali, perché spingendo la progettualità locale allora sì che si riescono a fare trenta province di Brescia. Se d’improvviso il Governo centra-le dà due milioni di euro a tutte le province, tendo a pensare che non troviamo cen-to province di Brescia, alla fine, questo almeno, questa è la sensazione a pelle. Al-lora se si riuscisse a trovare un sistema per cui tutte le risorse venissero coordinate a livello centrale ed erogate su una base di progettualità importante forse, forse, potrebbe essere la soluzione.

MODERATORE:
Bene.

DAVIDE ROTA:
Ah, non ho risposto alla domanda dei comuni.

MODERATORE:
Si.

DAVIDE ROTA:
Ah, scusi, sennò sembrava che volevo scappare. No, in realtà non è stato un gran-de problema, nel senso che quando si sviluppa un progetto come questo, accade il contrario, cioè se si fosse aspettato ancora a portargli la rete, sarebbe stato il co-mune ad andare in provincia. È il comune quello che ha bisogno di questa cosa, quindi l’ultimo suo pensiero è: oddio, mi devono mettere un router. Anzi, è lui che spinge, quindi da questo punto di vista non abbiamo incontrato problemi.

MODERATORE:
Buon segno, fa sperare. Dunque, uno spunto importante è su questa necessità di meritocrazia. Bisognerebbe che qualcuno, il Governo centrale diceva il dottor Rota, valuti sul territorio, nella realtà, chi sa muoversi, chi sa agire, chi sa gestire, e lo ad-diti, lo proponga come modello replicabile dove le cose non funzionano altrettanto bene. Gestionalità, sostanzialmente. Allora mi fa piacere che ci sia il professore Giulano Noci, Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale al Politecni-co di Milano, perché il tema della gestionalità nel pubblico è quello, in fondo, di cui stiamo parlando qui. Ed è abbastanza stupefacente che, mentre nel privato, anche in Italia, forse per quelle mode manageriali che ogni tanto contagiano tutto l’occidente, abbondano le matrici gestionali, le metodologie, i criteri, con quel tanto di esemplificativo che c’è in questa visione, perché le banche americane fallite negli ultimi sei mesi avevano tutte dentro fior di progetti di matrice gestionale, evidente-mente però, senza uno a guidarle e ad applicarle, non sono bastate, nel pubblico si tende a dare troppo spesso per scontato che sia facile gestire. Questo perché, pur-troppo, c’è una componente fisiologica nello spoil system, per cui se vince un parti-to nomina i suoi nelle ASL, eccetera, e questa componente fisiologica della demo-crazia, però, a volte cozza con la disponibilità di competenza. E’ capitato a parec-chi partiti nel nostro paese, sia a livello nazionale che a livello locale, di avere più poltrone da occupare che deretani con cui occuparle, e quindi hanno reclutato tec-nici. Allora la gestionalità del pubblico, l’esperienza di Brescia, quello che lei ha vi-sto tra Brescia, Como e Milano, nella sua realtà scientifica. Prego.

GIULIANO NOCI:
Grazie, ringrazio tutti di avere pazientato fino a quest’ora, io poi cerco di essere molto breve. Ma in realtà posso portare anche l’esperienza romana, legata alle ul-time tre legislature, dove lavoro a supporto del Ministro dell’Interno. Il tema della gestione nella Provincia di Brescia e nei processi di ammodernamento della pubbli-ca amministrazione, io direi che è il tema cruciale, nel senso che quanto io ho visto nei differenti territori dove abbiamo operato, è che in larga misura quando si parla di government, in larga misura quando si parla di processo di ammodernamento della pubblica amministrazione, tende, non so per quale motivo, forse per un di-scorso di sudditanza psicologica del nostro paese e dei suoi enti, tende a prevalere una dimensione tecnologica. Quindi l’innovazione è tecnologia, l’innovazione è hardware, l’innovazione è software. Bene, la prospettiva che secondo me è estre-mamente importante, che molto opportunamente lei coglieva, e che è ben rappresentata dall’esperienza di Brescia, è che la tecnologia ha un ruolo fondamentale, ma diventa elemento abilitante di un processo di cambiamento in cui la dimensione umana, la dimensione dei processi gestionali è il vero obiettivo. Quindi in Brescia, quello che io ho trovato, è che si è presa coscienza che si doveva partire dai pro-cessi, si doveva partire dalle risorse, per poi, attraverso la tecnologia, arrivare ad un risultato. Allora, se mi è permesso, io vorrei molto brevemente articolare questo mio breve intervento in alcuni punti: cioè alla fine a Brescia che cosa si è fatto? Ce lo chiediamo? Due, qual è il ruolo che Brescia ha, e che una provincia, più in gene-rale, può avere in questi processi di innovazione? Infine, che cosa è lecito aspettar-si per il futuro? A Brescia, avete colto che è stato portato avanti un progetto che ha, a tutti gli effetti, le caratteristiche di sistema. Si è intervenuto a livello di infrastruttu-re di rete, si è intervenuto in differenti ambiti sul discorso software. Per cosa? Per andare ad impattare su due dimensioni fondamentali, che sono l’efficacia e l’efficienza, adesso non ho tempo di approfondire questo tema, tenete presente l’importanza del binomio. Più volte ho sentito evocare a questo tavolo il tema dell’efficienza, la riduzione dei costi, disperatamente, però, il tema dell’efficacia è un balzello che penalizza fortemente la competitività dei nostri territori, e sui cui at-tori, come la provincia, devono andare ad agire le pubbliche amministrazioni. Fa-cendo che cosa? Realizzando un architettura, poi traducibile in una sorta di portale, una sorta di cancello virtuale, che rende possibile ai differenti utenti, cittadini, im-prese ed altre amministrazioni, di godere di tutta una serie di servizi in via digitale. Servizi, attenzione, che non sono solo quelli informativi ma sono soprattutto quelli più interattivi, che permettono la sostituzione, in parte o in toto, del canale fisico con il canale on-line, in una prospettiva estremamente interessante. Quale? La prospet-tiva, ancora una volta, e torniamo alla dimensione gestionale umana, la prospettiva in cui al centro mettiamo l’utente. Quindi i servizi sono stati concepiti nell’ottica marketing, andando a capire quelle che erano le aspettative degli utilizzatori, an-dando a strutturare l’informazione, con motori di ricerca che tenessero conto di dif-ferenti fabbisogni informativi. Quindi c’è la possibilità di andare a ricercare informa-zioni o servizi per tipologia di output certificato o altro per tipologia di contenuto, per tipologia di settore, partendo quindi dalle esigenze degli utenti e questo è un primo elemento. Il secondo elemento fondamentale che io direi, è stato, dove compare fortemente il tema gestionale e l’innovazione di sistema, la capacità dell’ente pro-vincia di farsi carico di un coordinamento interistituzionale, che inevitabilmente de-ve avvenire. Questo portale è un portale che vuole raggruppare servizi, non soltan-to della provincia ma degli enti locali, dei comuni, che usufruiscono dei servizi della piattaforma, realizzata dalla provincia, nella prospettiva di agire, di incorporare, ri-spettando le autonomie, quelle che sono le possibilità di interazione con gli enti na-zionali che hanno dei mandamenti territoriali o enti regionali. Anche in questo trovo un elemento estremamente rilevante. Terzo elemento: questi servizi sono stati strutturati in modo da cercare di sfruttare l’economia di scala, di scopo. Nel senso che il modello è un modello, come io dico, federal-cooperativo. E’ federale, perché federa un insieme di soggetti, ma è cooperativo, nell’ottica che ciascuno dei sog-getti aderenti alla piattaforma ha la possibilità di contribuire ai contenuti, di essere individuato come soggetto pivot alla luce delle competenze chiave che dispone, alla luce delle caratteristiche del sistema socioeconomico locale e quindi avendo que-sto soggetto maggiori competenze rispetto agli altri. Gli altri possono beneficiare di una logica master, di quelli che sono gli aggiornamenti introdotti dall’ente prioritario. E’ un modello che è innovativo, perché va’ nell’ottica della piena trasparenza, nel senso che gli utenti, ai differenti livelli, sono consapevoli dello stato di sviluppo at-tuale e anche dell’obiettivo a tendere. Stiamo parlando di un cantiere, non ancora di un risultato finale. La piattaforma del riuso, tanto auspicata, finalmente porterà ad un risultato. Noi però siamo in grado di dare agli utenti la possibilità di dire: “il tra-guardo è questo. Sappi che si va’ in questa direzione”. Infine mi piace citare, poi vado alle conclusioni, il fatto che, per la prima volta, il caso della provincia di Bre-scia è un caso interessante di adesione ad un sistema di autenticazione regionale. Tutti noi abbiamo sperimentato quanto antipatico sia continuamente autenticarsi per avere la possibilità poi di accedere a servizi avanzati. Bene, in questo caso, grazie al lavoro fatto dalla Regione Lombardia, la Provincia di Brescia in modo pio-nieristico ha deciso di attingere a questo sistema di autenticazione integrato, grazie al quale l’utente si autentica una sola volta e ha la possibilità di adire, di utilizzare servizi innovativi in tutti quelli che sono i portali che sono della piattaforma Brescia gov, e in tutti, e auspichiamo tanti, i portali di servizi di tutti quegli Enti che aderi-ranno a questa struttura federata. Bene, in tutto questo perché io reputo che il ruolo della Provincia sia cruciale? Il ruolo della Provincia è cruciale perché è soggetto in-termedio tra una Regione che, per certi versi, ha troppa disomogeneità per dare un impulso vero dal punto di vista esecutivo e in piena coerenza con la propria missio-ne istituzionale si fa carico di coordinare i piccoli enti locali e i comuni. In questo senso io credo che la Provincia abbia un ruolo centrale nella parte dell’innovazione, dell’innovazione a supporto degli enti locali, ma anche a supporto delle imprese. E qui vengo ancora ad una esperienza di Brescia. Il caso della fatturazione elettroni-ca. Che cosa è stato fatto? Si è detto: il processo di fatturazione passiva è un pro-cesso che va’ ad impattare pesantemente il consumo di risorse non a valore ag-giunto dell’ente. Che cosa facciamo? Lavoriamo con i privati, con le imprese, per digitalizzare il flusso di ciclo passivo della fatturazione. Questo ha avuto un benefi-cio evidentemente importante nell’ottica dell’efficienza ma quello che mi preme sot-tolineare in questo consesso, ha determinato un fattore molto rilevante nel sistema industriale locale, perché si è costretto un sistema di imprese italiano, tendenzial-mente impermeabile all’innovazione e alle tecnologie informatiche, a spingersi in una certa direzione. Quindi un ente pubblico che attraverso l’innovazione, tra virgo-lette, interna, induce uno sviluppo e una innovazione nel sistema industriale. Ve ne sono tanti di esempi, purtroppo però, l’ora è tarda e il mio tempo limitato. Chiudo dicendo che quello che credo, è che nella sfida provocatoria lanciata da questo convegno, il rapporto centro-periferia è un rapporto fondamentale. E’ un rapporto in cui ciascuno deve saper giocare il proprio ruolo. Il centro, e lo ha già detto chi mi ha preceduto, deve lavorare da due punti di vista. Si è detto il coordinamento; io direi: diamo delle linee guide chiare. Io più volte sento enti pubblici che invocano, chie-dono linee guida. Ma come? Facendo quell’indispensabile analisi di marketing, do-ve si vanno ad individuare le migliori pratiche. A regioni e province, a differenti livel-li, spetta, poi, un ruolo esecutivo, quel ruolo che abbiamo detto essere centrale nel processo di ammodernamento del nostro paese. Chiudo dicendo: ricordiamoci che qualsiasi statistica vogliano prendere, il nostro paese è agli ultimi posti. La dimen-sione più negativa è la bassa qualità della pubblica amministrazione, bassa qualità della pubblica amministrazione che va ad impattare pesantemente sul sistema delle imprese, va ad impattare sul cittadino: 5.500,00 euro è il costo per individuo della burocrazia italiana. Quindi ricordiamoci che stiamo parlando di un obiettivo cruciale per il futuro del nostro paese. Il nostro paese riacquisterà un ruolo vero da G7 se, e solo se, cavalcherà il ruolo dell’innovazione della pubblica amministrazione, un ruo-lo che deve essere cooperativo e in questo senso il caso della Provincia di Brescia, caro Direttore, caro Presidente, è certamente un caso, dal mio punto di vista ancil-lare, estremamente interessante. Grazie.

MODERATORE:
Molto interessante, molto importante il contributo su un tema chiave del dibattito del federalismo costituente: cioè la misurazione della qualità e la definizione degli standard qualitativi. Avete visto, avete letto tutti quanti che si passerà presto da un criterio di misurazione della spesa degli enti locali in base ai costi storici, cioè quello che si è sempre fatto, al criterio dei costi standard. Ma sulla determinazione di que-sti standard la bozza Calderoli sul federalismo è ancora una bozza. E’ ancora sinte-tica. Come misurare gli standard di spesa pubblica ai quali le regioni dovranno uni-formarsi per non essere penalizzate o per essere sostenute dal fondo di perequa-zione? Ecco, nella valutazione di questi standard subentrano i criteri di meritocrazia e capacità valutativa gestionale di cui parlava il professore, l’esperienza degli enti locali virtuosi, che oggi, come ricordava Esposito, non sempre sono imitati, non sempre sono utilizzati. Non basta essere stati bravi a fare una determinata cosa, non basta essere stati premiati magari dal tale o talaltro consesso scientifico per l’eccellenza di una prestazione, per vedere riflessa, replicata questa prestazione in altri ambiti. Perché il localismo si frappone in una maniera viziosa e non virtuosa. Allora io, su questo, qualche contributo flash, non dobbiamo abusare ma altri cin-que minuti su questo terreno, credo che siano interessanti. Presidente, come si può sperare che basti l’innovazione della pubblica amministrazione, che l’effervescente ministro Brunetta sta portando cominciando dal basso, dal tema dell’efficienza spicciola del personale, che è un tema importantissimo, a farci sperare che questi standard qualitativi vengano man mano implementati nel sistema Italia e che si ar-rivi ad un modo condiviso di copiare quelli che ce la fanno, insomma di copiare dal primo della classe? Questo è un paese che incredibilmente spesso copia dall’ultimo della classe.

ALBERTO CAVALLI:
Noi ci siamo giovati, devo dirlo, delle iniziative che assunse l’allora ministro Stanca all’innovazione tecnologica, perché alcuni dei nostri progetti si sono orientati ad una ricerca di eccellenza proprio grazie a quella strategia, che è stata anche evocata negli interventi che mi hanno preceduto e che allora il Governo introdusse. E’ cioè la strategia di premiare i progetti migliori e contando di passare ad una seconda fase, che per la verità non è ancora realizzata, di diffusione dei progetti migliori sull’intero contesto nazionale. E’ una logica di imitazione delle positività, che certo è tutta una sfida per la Pubblica Amministrazione, la quale deve trovare la forza per comportarsi come una unità. La scelta federalista, nella quale io francamente cre-do, è una scelta che deve tendere a collocare le scelte più vicine al territorio, cioè più vicino alle imprese o ai cittadini che esprimono dei bisogni, è una scelta che de-ve garantire maggiore efficienza, maggiore rapidità, minori costi. Tutto questo è vero ma è anche vero che poi serve cha la P.A. ne tragga motivo per presentarsi co-me un’unica realtà. Il cittadino deve poter ottenere, anche attraverso una architettu-ra federalista dei servizi migliori a dei costi inferiori e tuttavia ha il diritto, a cui non si è mai dato risposta, di considerare il settore pubblico come un settore unico. Questi che noi oggi abbiamo presentato, sono i primi passi di una realtà che per di-chiararsi compiuta deve cominciare a portare al suo interno non solamente provin-ce, non solamente comuni, non solamente regioni, ma anche gli organi decentrati dello Stato, perché certo, finché non si potrà accedere attraverso il medesimo por-tale, non solamente al catasto comunale ma anche ai permessi dei vigili del fuoco e ad altre articolazioni dello stato, noi non saremo riusciti a compiere quel salto di qualità al quale venivamo richiamati prima. Anche se io di qualche statistica e di qualche classifica diffido, consapevole di recitare oggi la parte di pubblico ammini-stratore, io non riesco a vedere nel mondo quarantasei paesi che abbiano tutti una pubblica amministrazione migliore della nostra. Ne vedo dieci, ne vedo venti, forse ne vedo trenta, quarantasei mi sembrano tanti. Insomma c’è qualche classifica di livello internazionale nella quale noi potremmo utilmente diffidare e magari farci iniettare un po’ di ottimismo da quelle riflessioni che faceva Esposito, quando dice-va che tutto sommato anche da chi, come le società multinazionali, anche da chi guarda un panorama molto vasto, l’Italia non sembra un deserto di idee, e neanche un deserto di operatività concreta, ma è in grado spesso di esprimersi ad un livello addirittura migliore di altri paesi, che in qualche classifica stanno molti posti davanti a noi.

MODERATORE:
Grazie, Presidente. C’è qualcun altro che vuole….

CORRADO GHIRARDELLI:
Una battuta velocissima, vista l’ora tarda. Si citava prima il ministro Brunetta, che ovviamente in queste settimane si è dato molto da fare nel sottolineare continua-mente come gestire l’inefficienza della pubblica amministrazione ed additando co-stantemente i fannulloni e anche cercando di dire che però vanno premiati quelli che sono più meritevoli. Io credo che bisogna aggiungere un altro elemento: le pubbliche amministrazioni sono oggi gestite soprattutto dalla parte politica, per cui bisogna che ci sia una ricerca della professionalità per quanto riguarda la classe politica e degli amministratori. Altrimenti continueremo a fare degli investimenti spot. Cercare di fare degli investimenti diversi l’uno dall’altro, credo sia indispensa-bile a questo punto, anche all’interno del paese, non solo per la formazione del personale della pubblica amministrazione ma per la formazione e l’alta professiona-lità della parte politica, perché è la parte politica che poi alla fine guida gli enti locali.

MODERATORE:
Un pensiero finale. Allora il pensiero è questo: la crisi economica è globale, perché anche i quattro grandi treni dell’economia mondiale, Brasile, Russia, India e Cina hanno i loro problemi. Non di crescita, quella ce l’hanno, ma di modalità di crescita. La crisi economica globale penso possa cacciare dal bosco il lupo della cattiva amministrazione, probabilmente per la strada del federalismo, che è una strada nuova per noi italiani, una strada accidentata, tutta da illuminare, ma una strada che sicuramente porta fuori da quel bosco. La scommessa si vince o si perde molto in base a quello che noi sapremo fare personalmente: da elettori, da politici, da im-prenditori o manager e da giornalisti, per quel poco o tanto che ci compete. E’ im-portante quello che faccio con Economy, nel suo piccolo un tentativo di applicazio-ne del principio che è importante individuare la qualità, i germi di qualità, di valore, di positività e proporli, raccontarli, perché l’emulazione è una delle grandi idee dell’umanità. E quindi in attesa che l’amministrazione centrale trovi dei metodi, dei criteri per selezionare, e che il federalismo funzioni, in attesa di tante cose, comin-ciamo a ricordarci che si può fare meglio e allora se si può, si deve. Quindi grazie alla Provincia di Brescia che sa fare, che ci ha provato, grazie a tutti voi che avete avuto la pazienza di ascoltarci e continuiamo a fare, a seguire questo Meeting inte-ressantissimo che ci ha ospitati oggi. Grazie

Data

27 Agosto 2008

Ora

19:00

Edizione

2008

Luogo

Sala Mimosa B6
Categoria
Incontri