MICRO CREDITO PER LO SVILUPPO: IL PROGETTO PETROLEUM - Meeting di Rimini

MICRO CREDITO PER LO SVILUPPO: IL PROGETTO PETROLEUM

Microcredito per lo sviluppo: il progetto Petroleum

Micro credito per lo sviluppo: il progetto Petroleum

Partecipano: Mauro Lusetti, Presidente Nazionale di Legacoop; Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Introduce Alessandro Ramazza, Presidente di Obiettivo Lavoro.

 

ALESSANDRO RAMAZZA:
Buongiorno a tutti, benvenuti a questo incontro che la Fondazione per la Sussidiarietà, la Fondazione Barberini, la Fondazione Obiettivo Lavoro hanno organizzato per presentare il progetto Petroleum e per annunciare la costituzione di un fondo di microcredito per la creazione di imprese da parte di giovani nel settore culturale, del turismo e dell’agroalimentare. Qui con me ci sono Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e della Fondazione Obiettivo Lavoro, e Mauro Lusetti, che è Presidente da poco tempo della Lega Nazionale delle Cooperative. Io incomincio illustrando quelli che sono i contenuti del progetto Petroleum. Per chi c’era al dibattito che abbiamo avuto ieri mattina con il Ministro Poletti, abbiamo illustrato alcuni elementi fondamentali. Intanto è un lavoro che abbiamo realizzato con la progettazione della società BPI Italia. Vorrei ricordare che non abbiamo nessun copyright, non abbiamo nessuna proprietà di questo progetto, anzi, è stato pensato esattamente con la logica del dono. E cioè, il gruppo Obiettivo Lavoro si occupa di lavoro, di fare incontrare domanda e offerta di lavoro, noi non creiamo lavoro. Però osserviamo quello che avviene sul mercato del lavoro, ed essendo che la situazione è drammatica abbiamo ritenuto di fare qualcosa in più, e cioè di mettere insieme un po’ di idee che già circolano da tempo, di dare loro sistematizzazione e di avanzare questa proposta progettuale che è a disposizione di chi la voglia utilizzare. Ci siamo soffermati su quello che abbiamo considerato il petrolio dell’Italia e cioè il settore dell’arte, della cultura, del turismo, dell’enogastronomia. E riteniamo che ci siano ampie possibilità di creare innumerevoli posti di lavoro e tante nuove imprese soprattutto da parte di giovani.
Abbiamo messo insieme elementi fondamentali. Qui, vedete, ci sono il grano, l’acqua, il fuoco, il sale, il pomodoro: se lasciati da soli, ognuno vale quello che è. Ma se ben combinati, fanno qualche cosa di particolarmente originale, di studiato nel mondo, in questo caso per esempio un piatto di spaghetti al pomodoro. Combinare vari elementi di un sistema, i vari beni naturali, patrimoni che abbiamo nel Paese, a nostro modo di vedere, può produrre eccezionali risultati. Vediamo di cosa stiamo parlando: l’Italia è il Paese nel mondo con il maggior numero di siti UNESCO. L’Italia è il Paese nel mondo, fatta eccezione per gli Stati Uniti, che ha il maggior numero di musei, e i musei catalogati come tali in America sono soprattutto collezioni artistiche private di mecenati. Siamo il Paese nel mondo che ha più eventi spettacolari e manifestazioni musicali, siamo il Paese nel mondo che ha il maggior numero di parchi nazionali e regionali. Inoltre, siamo il Paese nel mondo con la più grande biodiversità, sia per quanto riguarda i prodotti agricoli in quanto tali, dalle zone mediterranee a quelle continentali a quelle alpine, sia della loro trasformazione enologica e gastronomica. È un patrimonio straordinario, con caratteristiche che non ha nessun altro patrimonio. Per esempio, non è delocalizzabile. Una realtà industriale manifatturiera può essere delocalizzata in altri Paesi. E non è neanche esauribile: giacimenti di materie prime, prima o poi arrivano ad esaurimento. Firenze non può essere spostata da nessun’altra parte, Paestum non si esaurisce a meno che non ci buttino la bomba atomica sopra. Sono quindi caratteristiche permanenti, caratteristiche lunghe nel tempo, caratteristiche su cui vale la pena di investire. Nel senso che il rischio dell’investimento è anche legato alla velocità dei cambiamenti, al fatto che una materia prima o un certo tipo di manifattura potrebbe in un arco breve di tempo non essere più utilizzata.
Questo patrimonio artistico, culturale, archeologico, agroalimentare non è esauribile e non è delocalizzabile. Si può fare un investimento di lungo periodo e di ampio respiro. Investire nel turismo, nella cultura e nell’educazione paga. Teniamo conto che un euro di finanziamento pubblico investito in questo settore ne genera più di venti. Un miliardo investito in cultura – abbiamo usato in questo caso dei moltiplicatori che si trovano correntemente negli studi di varie università – produce circa 20 miliardi di PIL e 200.000 occupati. Teniamo conto, quindi, usando questi moltiplicatori, anche se noi non ci teniamo particolarmente a far circolare questi numeri, che con un investimento, attingendo ai fondi strutturali europei cioè al Fondo Sociale Europeo e al FES di 7 miliardi da qui al 2018, si potrebbero – uso il condizionale perché ovviamente non c’è alcuna certezza – produrre 140 miliardi di PIL alla fine del quinquennio e un milione e mezzo di occupati. Anche assumendo che queste cifre siano imprecise, nel senso che sono sbagliate per eccesso, noi stessi supponiamo che nell’arco di 5 anni probabilmente non si riesca ad arrivare a compimento di questo. Ma pensate anche a dimezzare queste cifre, che cosa significherebbe avere un incremento di 600.000 occupati e di 70 miliardi del PIL. Teniamo conto che il PIL generato dal settore metalmeccanico è di 120 miliardi di euro generato nel nostro Paese. Stiamo parlando quindi di qualcosa di enorme, commisurato alla situazione “normale”, di crisi, che stiamo attraversando. Inoltre, questi settori sono ad alta intensità di lavoro ed a bassa intensità di capitale. Nel settore della cultura e del turismo se per produrre un posto di lavoro bisogna investire 1, nel settore manifatturiero per produrre un posto di lavoro bisogna investire 8. Inoltre, non c’è solo un aspetto quantitativo ma anche un aspetto temporale: nel settore del turismo e della cultura la realizzazione di un posto di lavoro è assolutamente rapida rispetto al momento in cui si decide di investire. Nel settore manifatturiero occorre comunque scontare il lasso di tempo che occorre per realizzare materialmente l’investimento.
Ora, io vorrei sottolineare ancora un aspetto: non è che siamo poco legati all’idea che l’Italia sia un Paese industriale. Io penso che l’Italia sia un paese essenzialmente industriale e che il nostro sistema industriale sia la vera spina dorsale dell’economia italiana e del mercato del lavoro e dell’occupazione. È altrettanto vero che non si può lasciare lì tutto il ben di Dio rappresentato da questo patrimonio culturale e turistico, non sfruttarlo. Teniamo conto che oggi l’Italia è il secondo Paese in Europa per afflusso turistico, Roma è la terza capitale in Europa per afflusso turistico. Mentre il nostro Paese è assolutamente al vertice tra l’altro, dei desiderata di visita da parte di coloro che non sono, in particolare, europei. Ora, questo progetto, questa proposta progettuale, sottolinea in modo particolare il fatto che in questi settori nuove imprese possano essere principalmente, in larga misura, imprese a forma cooperativa. Non diciamo questo solo perché proveniamo dal mondo cooperativo, riteniamo che l’espressione cooperativa sia un’espressione di autodeterminazione delle persone e di un popolo, ma anche perché in questi settori ad oggi non ci sono grandi operatori italiani. Tenete conto che in Italia non c’è una grande catena alberghiera italiana, non c’è un grande tour operator in Italia dedicato all’incoming. Non parliamo di career, o di compagnia nazionale di bandiera: Alitalia ha scommesso negli ultimi dieci anni sulla tratta Milano-Roma e oggi è una tratta destituita di fondamento, sulla quale tra l’altro aveva una condizione di monopolio e rischia di fallire. E questo è un cortocircuito non da poco, di solito i monopolisti non falliscono. Oltretutto, la tratta Milano-Roma era la tratta più cara in Europa tra le tratte aeree per chilometro percorso. Quindi, è altrettanto vero che ci sia bisogno di un grande respiro. Prima abbiamo incontrato il commissario straordinario dell’ENIT, abbiamo presentato queste proposte al Ministro Franceschini, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Repubblica e tutti ci hanno sostenuto in questo percorso. Ma è altrettanto vero che noi insistiamo sul fatto che vengano utilizzati quei fondi europei, gran parte dei quali fino ad oggi sono stati utilizzati male e addirittura non sono stati utilizzati, in particolare nelle Regioni del sud che, sotto questo punto di vista, sono quelle più dotate del patrimonio archeologico, naturalistico e di potenziale turistico.
E d’altra parte, non ci sono grandi soggetti privati investitori in questo campo. In realtà, se prendiamo per esempio il mondo agricolo, il mondo della trasformazione agroalimentare, i campioni nazionali sono realtà cooperative. Se prendiamo il settore della cultura, i più grandi operatori culturali in Italia o le principali aggregazioni culturali sono a carattere cooperativo. Inoltre, questo nostro progetto ha focalizzato i settori e gli ambiti produttivi. Perché quando si parla di investimenti nel settore della cultura non si parla soltanto del fatto di investire nella produzione culturale, c’è anche un’ampia gamma di indotto. Qui vedete un lungo elenco di ambiti produttivi, dal museale al monumentale, archeologico, religioso, naturalistico, ricettivo, dell’artigianato. Ed infine sotto quello dei media, ma potremmo aggiungere anche quello del marketing, della valorizzazione nel mondo del turismo italiano, del trasferimento attraverso il web di contenuti e dei contenuti culturali italiani. In questa sala, ieri pomeriggio, il vicepresidente di Federarredo ha fatto vedere un bellissimo video che parlava del settore della produzione del mobile e del design in Italia, 80% del video era dedicato alle bellezze artistiche e architettoniche del nostro Paese e si concludeva dicendo: “Da qui noi costruiamo i più bei mobili del mondo”. Ed è così, valorizzare la bellezza, valorizzare l’ambiente naturale, valorizzare la nostra storia è il modo migliore per alimentare la capacità di costruire la Ferrari, di fare Armani, di fare Eataly. Inoltre questo progetto si rivolge a tutte le fasce di popolazione giovanile. Vorrei ricordare per esempio che il settore della ristorazione e alberghiero è un settore particolarmente vocato, verso il quale orientare i drop out, cioè i ragazzi che interrompono il proprio percorso scolastico. Inoltre, tutto il settore culturale, per esempio delle guide, per esempio dell’interpretariato, è assolutamente vocato per essere destinazione occupazionale di coloro che hanno svolto percorsi di carattere umanistico e linguistico, la gran parte dei quali sono ragazze. E questa categoria delle ragazze laureate in discipline umanistiche è, per esempio, la categoria tra i laureati con meno chances occupazionali. Quindi, non solo dà possibilità occupazionali ma le dà a coloro che oggi ne avrebbero molto poche e valorizza un patrimonio educativo, formativo che noi abbiamo. I profili professionali sono innumerevoli, i nostri progettisti ne hanno individuati 250. Quando ce li hanno fatti vedere, abbiamo detto basta così, non c’è bisogno di andare avanti, perché sostenevano fosse possibile identificarne ancora tanti. E ci sono tra questi anche quelli più innovativi, che usano strumenti e nuove tecnologie di particolare valore. Arrivo, dopo aver illustrato questo progetto, all’annuncio che facciamo questo pomeriggio. Noi vogliamo sottolineare un aspetto: qui non parliamo di assistenzialismo, qui non parliamo di utilizzo di fondi pubblici per creare fittiziamente dei posti di lavoro. Qui parliamo di un investimento del Paese, attraverso il migliore utilizzo di finanziamenti europei. Soldi quindi che comunque sono destinati ad essere spesi, ma che noi riteniamo che, se indirizzati in questo settore, possano avere un impatto occupazionale e sul prodotto interno lordo straordinario e molto rapido.
Pensiamo anche – perché, dopo le prime volte che abbiamo presentato in diverse città questo progetto, ci è stato chiesto: “E voi cosa intendete poi fare?” – di fare la nostra parte. La Fondazione Obiettivo Lavoro ha quindi deciso nel suo ultimo consiglio di amministrazione di dare vita ad un fondo di microcredito che sosterrà finanziariamente progetti di costituzione di imprese, in particolare di imprese cooperative, da parte dei giovani nei settori che sono oggetto del progetto Petroleum, cioè nel settore del turismo, della cultura, dell’agroalimentare. Stiamo selezionando un partner finanziario che possa gestirci tutta la parte finanziaria, e tra l’altro proporremo anche ad altre realtà che hanno questo medesimo obiettivo, cioè sostenere e promuovere la creazione di nuove imprese, in particolare di nuove imprese cooperative, di lavorare eventualmente assieme per fare maggiore massa critica per sostenere la nascita di nuove imprese. Facciamo questo anche perché il sistema finanziario e creditizio oggi non è che sia tanto generoso nei confronti delle nuove aziende, men che meno nei confronti delle nuove aziende create da giovani. Vi ho raccontato a grandi linee il progetto Petroleum, vi ho annunciato la creazione di questo fondo di microcredito, ed ora passerei la parola al Presidente della Lega delle Cooperative Mauro Luisetti, in modo da sentire la sua opinione a riguardo. In modo particolare, e non solo in generale, sul progetto, ma riguardo al fatto di come, creando anche nuove imprese, si può contrastare questa difficile condizione di disoccupazione giovanile.

MAURO LUSETTI:
Innanzitutto ringrazio il Meeting per aver dato questa opportunità di parlare di un progetto così importante come quello di Petroleum, di aver ospitato Lega delle Cooperative, ma in questa veste anche come Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, di aver dato la possibilità di esprimere un’opinione su un argomento così delicato e così pregnante, così condizionante anche la quotidianità di molti dei nostri concittadini. Io credo che non si possa non partire, nella valutazione del progetto Petroleum, da una considerazione di carattere qualitativo. Chi ha la possibilità di scaricare il progetto da Internet – e giustamente il Presidente Ramazza diceva “non c’è copyright”, quindi è a disposizione di tutti – e ha la disponibilità e la voglia di spendere un’oretta per leggerlo, può rendersi conto della qualità e dello spessore scientifico che il progetto contiene. Nel senso che non è una dichiarazione di carattere generale o d’intenti. È un’analisi estremamente approfondita della società italiana, della realtà specifica della disoccupazione giovanile, è un’attenta analisi di quelle che possono essere le potenzialità di nuovi progetti di sviluppo del nostro Paese. Credo che nella lettura del progetto ci si possa rendere conto che in esso non c’è una visione totalizzante per cui c’è anche la consapevolezza dei limiti che un progetto di questa natura si porta dietro. Lo stesso Ramazza diceva: “Non solo cultura, non solo enogastronomia, noi siamo il secondo Paese manifatturiero dell’Europa e tale rimaniamo”. Però c’è un filo rosso che unisce questa vocazione industriale, con i contenuti profondi di questo progetto: noi abbiamo una grande possibilità di uscire da queste situazione se valorizziamo quello che è il bene assoluto che abbiamo, che sono le bellezze del nostro Paese, in senso generale, parlando di territorio, parlando di cultura che si porta dietro un elemento di turismo, che si porta dietro tutto un tema legato all’enogastronomia. Noi abbiamo la condizione che su questo filone si possano riposizionare in maniera importante parti fondamentali della nostra economia. Faccio un esempio molto semplice: noi stiamo assistendo ad una vera e propria crisi, per certi versi drammatica, del settore edile. Se noi pensiamo di uscire da questa situazione attraverso due dichiarazioni, l’internazionalizzazione, che oggi viene usata per tutti i mali, oppure in una logica tradizionale di ripresa degli investimenti nel consumo del territorio, non andiamo da nessuna parte. Se noi invece pensiamo ad una situazione dove al centro dell’attenzione si mette il riuso dell’esistente e la messa in sicurezza del nostro territorio, vediamo che lì ci sono notevoli spazi di crescita, dal punto di vista dell’attività economica delle imprese del settore, notevole possibilità di essere coerenti, di fare qualche cosa rispetto alla bellezza del nostro Paese.
Ora noi investiamo miliardi in emergenza: terremoti, alluvioni, trombe d’aria. Questa Regione, e la mia Provincia in particolare, negli ultimi anni ne hanno subite di tutti colori, ma su questo versante, se riuscissimo ad invertire la tendenza ed investire molto di più in chiave di prevenzione, probabilmente riusciremmo ad avere un’opportunità di sviluppo ulteriore che non sia il consumo del territori. È finita quella epoca. Noi non possiamo pensare nel settore edilizio di ragionare in questi termini. Mi fermo perché il tema della bellezza, della valorizzazione del nostro Paese è un tema che non solo si presta a nuove imprese, a nuove attività, a nuove figure professionali ma si presta anche alla riconversione dei settori cosiddetti tradizionali o consolidati. Dobbiamo smettere di pensare di costruire case, dobbiamo imparare a fare manutenzione di quello che abbiamo, mettere in sicurezza i fiumi, creare situazioni che dal punto di vista tecnologico mettano nelle condizioni le zone ad alto rischio sismico di essere più sicure di quello che sono oggi. Come vedete, c’è questo tema della bellezza che si può tradurre e declinare anche in settori oggi per noi fondamentali e che nel passato hanno creato la ricchezza, una parte importante della ricchezza del nostro Paese. C’è quindi nel progetto questa attenzione che credo vada sottolineata perché ne fa un progetto estremamente realistico, grande spessore dal punto di vista delle analisi scientifiche, delle analisi macroeconomiche, grande spessore dal punto di vista delle proposte. Ora, chi ha la possibilità di andare a vedere su Internet il progetto, si potrà rendere conto di come su tutta una serie di elementi che riguardano le caratteristiche fondamentali della disoccupazione giovanile, Petroleum colpisce nelle risposte in chiave di puntualità e non soltanto in chiave di analisi. L’unica difficoltà che ho trovato nella lettura del progetto è quella legata al passaggio alla fase due.
Noi, lo diceva Ramazza, abbiamo passato gli ultimi mesi a presentare il progetto e abbiamo acquisito solo consensi. Il progetto prevede una cabina di regia nazionale all’interno della quale la istituzione principale, quindi il Governo, in questo caso addirittura la Presidenza del Consiglio, si assuma la responsabilità e la paternità del progetto. Ora credo che da questo punto di vista si debba fare uno sforzo per comprendere e capire come il progetto possa diventare un elemento che rientra nel dibattito nazionale. Quindi non più soltanto una proposta, un contributo, importantissimo e determinate della Fondazione Obiettivo Lavoro, ma un elemento concreto di lavoro, di acquisizione in chiave progettuale da parte delle istituzioni. Questo è un momento estremamente delicato della vita del Paese, la ripresa dell’attività pubblica ci presenta una serie di scadenze, sono oggi o domani, c’è il Consiglio dei Ministri che dovrebbe varare il decreto “sblocca Italia”. Voglio dire, quale momento più opportuno per inserire un elemento di questa natura come un decreto che si propone un obiettivo così ambizioso, di sbloccare un Paese che sembra ingessato, ripiegato su se stesso? All’interno del protetto Petroleum, noi ritroviamo tutta una serie di elementi che fanno leva su valori fondamentali, cose positive del nostro Paese, non soltanto l’utilizzo di risorse già esistenti, in questo caso i fondi europei, ma fa leva anche sulla responsabilità delle persone. Non è un progetto che si limita a dichiarare o a denunciare una situazione che, per la sua drammaticità, è evidente agli occhi di tutti. Non solo, io credo che in questa sala non ci sia persona che non abbia un parente stretto che è in cassa integrazione, o un licenziato, o un figlio che ha finito di studiare e non trova un posto di lavoro. Credo che non abbiamo bisogno di persone che ci dicano che la situazione è drammatica, la viviamo quotidianamente tutti quanti noi, e quindi ne siamo perfettamente consapevoli. Abbiamo bisogno da qualche parte di cominciare a svoltare, di cominciare a cambiare questa situazione. Progetto Petroleum è un tentativo serio che va in quella direzione. Io voglio aggiungere alcuni altri elementi. Petroleum si concentra su questo settore che è il filone che riguarda la bellezza, che riguarda la cultura, che riguarda il turismo, che riguarda le tematiche legate alla enogastronomia. Io credo che accanto a questi ci siano altri spazi, altre possibilità, dove è possibile individuare nuove imprese e sviluppare nuova imprenditoria, in modo particolare cooperativa. Io dico in modo particolare cooperativa perché, almeno sul nostro punto di vista, di un giudizio di carattere generale, è finito un ventennio nel quale questa crisi economica che ci sta colpendo dal 2008 ha dimostrato che l’impresa convenzionale ha forti limiti, perché l’origine di questa crisi non è nelle condizioni di portarci fuori dalla crisi. Questo ventennio fa emergere, nell’ambito di una società che ha perso una quantità incredibile di legami, il bisogno soprattutto da parte delle giovani generazioni di solidarietà, di socialità, di affrontare il futuro non da soli ma assieme. Io credo che l’impresa cooperativa, evidentemente non da sola e non solo essa, possa offrire questa grande opportunità ai giovani di affrontare un percorso di autoimprenditorialità insieme ad altri coetanei, rendendo così più facile e meno complicato l’approccio di tipo imprenditoriale, mettendo nelle condizioni questi giovani di avviare un percorso di tipo professionale che li può portare ad affrontare uno dei loro problemi fondamentali che è proprio l’occupazione.
Credo che il contributo concreto che può venire, accanto a quello già definito della Fondazione Obiettivo Lavoro, che è quello della costituzione di questo fondo di microcredito, sia quello che quotidianamente noi facciamo per dare supporto a start-up, spesso e volentieri e in gran parte di giovani, in un ambito che non è solo quello dei servizi o del turismo, come quello che viene indicato. Qua nel progetto c’è un elemento che a me piace sottolineare, non si parte da zero, si cerca di valorizzare anche le esperienze esistenti in questo settore. In una logica di partenariato, in una logica di approccio, in una logica di valorizzazione delle buone pratiche che già esistono ma che sono in una qualche misura non così evidenti come il potenziale mercato potrebbe offrire. E quindi, su questo versante credo che le strutture della alleanza delle cooperative italiane, Lega Coop, Confcoperative e AGC, oggi siano e debbano essere a disposizione di chiunque ha voglia di misurarsi con una iniziativa di auto imprenditorialità. Sono innumerevoli le imprese che oggi nascono e che fanno riferimento a questo bisogno, a questa necessità. A me su questo versante piace sottolineare un aspetto: così come tutti ci auguriamo che il progetto Petroleum abbia successo, nei prossimi mesi, nei prossimi anni avremo la nascita di una quantità incredibile di esperienze cooperative. Dobbiamo augurarci che sia così, esattamente come lo è stato nell’area dei servizi dove, in una logica di ritiro dello Stato su tutta una serie di attività, e quindi di approccio diverso, in una logica di sussidiarietà da parte di numerosi soggetti in gran parte cooperativi, noi stiamo assistendo ad una sorta di nuova proliferazione di nuove imprese. Sappiamo anche – ne dobbiamo essere consapevoli perché dobbiamo comportarci di conseguenza – che questa quantità incredibile di aziende spesso cooperative che nascono in questi settori nuovi della sussidiarietà, piuttosto che in questo circuito cultura-turismo-enogastronomia, produrrà anche un’inevitabile selezione della specie. Perché essere giovani, avere un’idea non vuol dire essere o avere una capacità imprenditoriale, è una roba diversa. Tra avere un’idea e saperla trasformare in un’impresa, c’è di mezzo un’attività che è fondamentale: di formazione, di erogazione dei servizi, di capacità di governo di situazioni complesse nella gestione dell’idea stessa. E quindi in questi settori noi assisteremo a questi due fenomeni: la nascita di una grande quantità di cooperative nuove e, accanto a queste, una inevitabile, quasi darwiniana selezione della specie. Perché se la porta dietro, non ci dobbiamo stupire, per fortuna ci saranno molte imprese. Noi dobbiamo metterci nell’ottica che i soggetti che vogliono impegnarsi a far sì che questo fenomeno diventi duraturo e positivo per il Paese, devono impegnarsi a far sì che questa selezione sia la meno dura possibile, la meno dolorosa possibile. Quindi, bisogna fare un’attività forte di scouting iniziale, di formazione, di selezione, di accompagno. Su questo versante – credo che il progetto lo abbia definito come elemento -, il compito che le organizzazioni che vogliono misurarsi con questo importante tema dovranno riuscire ad esprimere in chiave organizzativa e gestionale. Perché è quello che probabilmente si aspettano da noi quei giovani che si mettono insieme per realizzare un servizio nell’ambito turistico, per realizzare un servizio nella gestione di un’area museale o quant’altro di questa natura. Se non delle idee, c’è la necessità di avere dei finanziamenti – e fin qui siamo relativamente a posto -, c’è la necessità di seguirli e accompagnarli perché altrimenti la selezione della specie sarà più drammatica di quello che può e deve essere.

ALESSANDRO RAMAZZA:
Grazie, speriamo ci siano tante nuove cooperative di giovani, ci impegniamo anche in questo. Voglio ricordare che in Italia l’ultima legge per l’occupazione giovanile e la costituzione di cooperative di giovani risale alla fine degli anni ’70, quando il tasso di disoccupazione giovanile era il 18%: oggi il tasso di disoccupazione giovanile è al 42%. Tra l’altro, in termini assoluti il numero dei giovani disoccupati di oggi è addirittura maggiore di allora, malgrado il cluster demografico di oggi sia sostanzialmente la metà di quello dei ventenni della fine degli anni Settanta. Quindi, se chi governava allora ritenne di dover fare dei provvedimenti straordinari per favorire l’occupazione giovanile, oggi la situazione è assai peggiore di allora. Occorre quindi prendere provvedimenti rapidi e secondo il principio di sussidiarietà: Vittadini, se non lo fa chi ha il compito di governo, noi non stiamo mica fermi, no?

GIORGIO VITTADINI:
Ma io dico l’esperienza di questi giorni al Meeting per inquadrare quello che è stato detto e si è poi concretizzato ieri col ministro Poletti. Il tema della riforma del lavoro è stato presente – se ne è parlato con il Ministro Giannini, con Poletti – in discussioni e dibattiti. Ma secondo me si fa molto parlare del tema giusto – figuriamoci, poi Ramazza è Presidente di una società di lavoro interinale tra le più importanti -, delle leggi, ma si parla poco del tema della creazione, delle possibilità per cui le leggi possono essere utilizzate. Cioè, il governo o chi per esso può fare qualunque legge che migliora le condizioni di assunzione ma se il lavoro non c’è, anche con queste leggi non si va da nessuna parte. E il lavoro – penso anche al dibattito fatto con imprenditori come Snaidero, come Modiano, come Filippetti – si può creare in due modi. Uno: il lavoro pesante, imprese fortemente tecnologiche, fortemente innovative, capaci di aggredire il mercato estero, di diventare competitive, non è che mancano. E’ un quadro strano, quello italiano, tale per cui anche in questi giorni abbiamo visto che ci sono imprese che vanno e imprese che non vanno, un mondo diviso nettamente in due, che mostra le sue possibilità ma non basta. Non basta perché, quantitativamente, l’incremento di export e, in questo caso, l’aumento del PIL non sono in grado di assorbire il mondo che diminuisce. Secondo, paradossalmente questo aumento di export non è detto che sia uno sviluppo con aumento di occupazione: quando ti confronti col mondo internazionale, devi risparmiare occupazione e non aumentarla. E allora, fermo restando che questo sviluppo non è abbastanza, hai uno sviluppo che può essere senza occupazione o con una diminuzione dell’occupazione. Quando si studiava alle elementari, alle medie, si parlava di un Paese con poche pianure e molte colline e montagne.
Per dirla in termini di Comuni, voi sapete che ci sono ottomila comuni e, pur avendo visto nel dibattito dei sindaci che la maggior parte della popolazione è nei centri urbani, abbiamo una situazione molto diffusa dove queste imprese evidentemente innovative non possono coprire questo territorio, quindi lasciano, anche quando nascono fasce sempre più importanti del territorio che sono scoperte. Secondo dato, questa possibilità di sviluppo non è nettamente occupazione, ma se è occupazione non è dappertutto: evidentemente, questa occupazione di cui stiamo parlando è un’occupazione forte, di gente nel pieno del mercato del lavoro. Noi possiamo dividere il mercato del lavoro in tre parti: la fascia giovanile, che abbiamo detto essere in crisi; la fascia dai cinquanta ai sessantacinque, che è argomento continuo di discussione perché è il momento dell’espulsione; e la fascia forte, diciamo un’occupazione maschile dai trenta, trentacinque ai cinquant’anni. Se c’è una occupazione che cresce in queste imprese, è in questa fascia: le altre due fasce rimangono scoperte, gente che viene espulsa e non possiamo mandarla in pensione. Da qui vengono tutti i temi, Fornero, non Fornero, esodati e così via, gente che non riesce a entrare. E ancora, terzo tipo di segmentazione: abbiamo detto in tutte le salse in questo Meeting – è venuto il Presidente, è venuta la Giannini, abbiamo parlato di formazione professionale, è venuto il responsabile per la educazione superiore della World Bank – che è fondamentale l’investimento in istruzione. L’istruzione è quel tipo di occupazione di cui parlavo sopra ma non è che tutti sono istruiti: abbiamo due milioni e duecentomila NEET, abbiamo gente che comunque non puoi assorbire, nel quadro di una generazione o due, in termini di occupazione, gente che non vive nei grandi centri urbani, gente che è in fasce di età in genere non favorite, gente che non è istruita. Noi rischiamo, anche con tutto questo parlare di rilancio, di lasciare fasce sempre più grandi di popolazione fuori dall’occupazione, anche se ci fosse lo sviluppo. Allora qui andiamo a quello che stiamo dicendo con Petroleum, perché stiamo parlando di queste risorse che sono diffuse dappertutto. E’ stato detto prima da Ramazza che non sono beni delocalizzabili, ma il vantaggio non è che noi abbiamo gli Uffizi, abbiamo il David di Michelangelo, abbiamo San Pietro, abbiamo il cenacolo di Leonardo, punto. Non siamo un Paese come la Francia che, pur essendo diffusa, ha gran parte delle sue ricchezze artistiche a Parigi, o Londra. In qualunque paesino in cui voi andate, dell’Italia, potrete trovare delle ricchezze culturali altissime.
Qualche anno fa sono andato con mio papà in vacanza – è una persona anziana -, da un amico che era sul monte Amiata, un posto molto distante dalle linee fondamentali dello sviluppo, collina e montagna. Ci spostiamo un po’ e ci troviamo in un paesino, entriamo in una chiesa e c’era un Luca della Robbia, lì, in questo paesino vicino al monte Amiata, capite? E questo avviene un po’ dappertutto, vai a Trescore Balneario e hai il Lorenzo Lotto, per dire una cosa che mi viene in mente al volo, cioè un pittore di prima scelta che ha dipinto lì. Abbiamo diffuso sul territorio – perché l’Italia è un Paese né regionale né provinciale, dalle cento città – una ricchezza culturale, artistica enorme. Secondo: abbiamo una ricchezza naturalistica enorme, perché proprio il fatto che l’Italia sia un Paese di poche pianure e molte colline e montagne, vuol dire che i paesaggi sono variabilissimi, non abbiamo la foresta tropicale ma se andate in una foresta del Trentino oppure – cosa che scoprii un po’ di anni fa – in provincia di Avellino, trovate delle cose impressionanti, vi sembra di essere ancora sulle Alpi per il tipo di patrimonio boschivo che c’è, un territorio naturalistico interessantissimo. E’ venuto Farinetti al Meeting: avete un patrimonio eno-gastronomico interessantissimo, ogni Paese è diverso dall’altro. Questo tipo di bene è diffuso sul territorio. Questo ha bisogno certamente di una fascia di popolazione istruita e forte, ma non solo: se istituisci musei o fai delle guide, puoi avere anche persone di una certa età, anzi, meglio, che non si trasferiscono in città, che con una istruzione piccola imparano e possono fare le guide, aiutare il turismo, ecc. Quindi, possiamo avere gente che non è in città, anche in fasce deboli, che non è necessariamente istruita e che, insieme ad altre fasce più forti, si inserisce e risponde a questo bisogno e quindi trova occupazione. Allora, capite che mentre noi dobbiamo incrementare l’impresa tout court forte, dobbiamo trovare delle possibilità perché ci sia questa risposta: quello che stiamo dicendo in Petroleum è esattamente questo. In più, non stiamo andando a rosicchiare altre cose, perché tante volte lo sviluppo è un rosicchiamento di altre questioni, che sposto dall’agricoltura all’industria e ai servizi. Stiamo andando a prendere una risorsa che per anni non abbiamo usato: quante persone in più potrebbero venire in Italia nel momento in cui avessero un’offerta che non è concentrata su grandi centri o grandi possibilità ma viene articolata in vacanze che possono anche essere low cost, perché stiamo parlando di posti più economici? In contemporanea c’è l’incontro dell’EXPO e l’Italia va forte dal punto di vista della bellezza, quanto è debole come economia. Agli esteri piace venire, certo devi fare qualcosa per cui uno non arriva all’aeroporto, si perde e non sa cosa fare. Mi ricordo che un po’ di anni fa andai a Val d’Isère e fui impressionato dalla differenza che c’era tra la Val d’Aosta e la Savoia dal punto di vista dei servizi: arrivi lì e ti trovi in un posto del genere, se vuoi fare rafting, se vuoi fare l’escursione, se vuoi fare trekking, se vuoi andare con una mountain bike, se vuoi andare a vedere le cose. Dall’altra parte è tutto un fai da te che costa moltissimo.
Allora, voi capite che qui stiamo parlando di dare un’occupazione e di attrezzare un’Italia che, in una logica molto consumistica e capitalista, neoliberista, è stata l’Italia dei grandi centri, della grande occupazione, anche dell’industrializzazione, che però ci ha lasciato la coperta corta, ha lasciato tutta una serie di cose che noi possiamo recuperare. E, ultima cosa che voglio dire, con che forma? Anche con forme diverse. Venerdì abbiamo avuto una bellissima cena con Lusetti e dicevamo: guardate che la cooperativa non è quella del dopoguerra, del passato, sociale, ma può essere la forma del futuro. Più che l’imprenditore che nel paesino fa l’impresa profit per la sua famiglia, stiamo parlando di cooperative, di realtà ad alta imprenditoria ma a basso tenore capitalista, che organizzano questi servizi. Possiamo anche trovare delle forme che sono imprenditoria sociale ma non l’imprenditoria sociale intesa di solito, che è un’imprenditoria dell’assistenza. Questo nuovo punto è facilmente organizzabile, perché non è che potete chiedere a uno di diventare imprenditore, trovare i capitali in banca, ecc. Su queste cose, i costi sono bassi ma permettono di dare lavoro, di remunerare la gente che ci lavora. Per cui, concludendo, stiamo parlando di qualcosa che aumenta senza diminuire e che chiaramente chiede – e qui il discorso della sussidiarietà – una collaborazione perché una cosa del genere vuol dire che vai su un paese, su una provincia, su un gruppo di paesi e dici: ci possiamo organizzare su quello che c’è? Possiamo valorizzare quello che c’è? Anche perché, al di là degli esteri, anche gli italiani hanno bisogno di vacanze povere, non possono più spendere quello che spendevano prima e quindi, se vogliamo evitare che poi facciano la settimana semplicemente in Nord Africa, per risparmiare e così via, dobbiamo dargli un’alternativa che costi poco, che sia qui e sia interessante. La mattina vanno al mare, al pomeriggio vanno a vedere i nuraghi che sono in Sardegna, e alla sera partecipano a manifestazioni culturali. Allora, in una settimana, da una vacanza alternativa, che non è nei grandi centri, uno porta a casa un valore aggiunto, magari a livello di famiglia, che è interessante. Uno dei segreti del Meeting è che non è il posto per intellettuali che vogliono avere i dibattiti ma le famiglie si divertono spendendo poco. Il primo giorno è venuto un mio collega italiano che è a Cambridge, aveva tre figli piccoli con la moglie, aveva paura di venire qua: come faccio a portare i bambini? E alla sera? Alla fine mi ha detto: guarda, semplicemente ci siamo divertiti con i bambini, siamo andati al Villaggio dei Ragazzi, lì dove c’è la roba della Coca-Cola, dove giocano, il posto dove tirano al pallone. Allora noi stiamo parlando di vacanze organizzate per famiglie che hanno questo problema, che hanno tanta gente, magari i figli, che vogliono organizzare dei servizi semplici. Dobbiamo quindi metterci insieme per queste cose perché capite che lo sviluppo non è solo il PIL. Anche il dibattito, quando è tutto concentrato su un tipo di argomento, dimentica questa complessità delle cose e, dimenticandola, rischia di lasciare fuori tanta gente, tante possibilità, tanti sviluppi. Visto che stiamo dibattendo dell’EXPO, spero che lo usino per pensare a queste cose, sarebbe una grave pecca fare venire in Italia tanta gente senza cominciare a sperimentare un modello come questo.

ALESSANDRO RAMAZZA:
Grazie Vittadini, grazie Lusetti, noi continueremo a divulgare questo progetto e questa idea, la Fondazione Obiettivo Lavoro lo farà direttamente anche con le singole Regioni. Vi ricordo che, alla fine del 2013, dei settanta miliardi di euro del settennato 2007/2013, ventitré non sono stati spesi dal nostro Paese; quindi c’è uno spreco, un patrimonio, un potenziale straordinario con esiti occupazionali e di incremento della ricchezza del nostro Paese inimmaginabili. Cercheremo anche per quanto ci riguarda di promuovere questa attività regione per regione, in particolare nelle regioni del Sud che sono particolarmente dotate sia di fondi sia di beni naturalistici, artistici e architettonici. E ci piacerebbe l’anno prossimo magari tornare qua e non parlare noi ma fare parlare magari qualche ragazza, qualche ragazzo che, anche con il nostro sostegno, ha costituito nuove cooperative di giovani proprio in questi settori. Grazie a tutti, buonasera.

Data

29 Agosto 2014

Ora

15:00

Edizione

2014

Luogo

Sala Tiglio A6
Categoria