Megalopoli e baracche - Meeting di Rimini

Megalopoli e baracche

 

‘I paesi dell’America latina hanno vissuto negli ultimi cinquant’anni un processo di sviluppo urbano abnorme, legato a fenomeni socioeconomici apparentemente chiari ma in realtà assai complessi. Risulta infatti ormai evidente il meccanismo di sviluppo delle metropoli latino-americane, nella duplice dinamica di crescita demografica interna e di flussi migratori campagna-città. Questo secondo aspetto, di gran lunga il più importante nel determinare l’accrescimento, acquista sempre però la valenza di indice sia della capacità di attrazione esercitata dalla città, sia della forza di espulsione della popolazione dalle zone rurali. Oggi l’emigrazione interna risulta così rapida e massiccia da sfuggire ad ogni eventuale (anche se improbabile) disegno urbanistico. Evidentemente, le esigenze di inurbamento dei poveri anticipano e sconvolgono i disegni di sviluppo della città. In queste condizioni, il problema dell’abitazione si colloca tra i primi problemi da affrontare per la popolazione immigrata, assieme a quello dell’alimentazione. Come risultato, sono sorti nelle grandi città agglomerati di baracche (le “favelas”, in Brasile) che hanno illegalmente occupato terreni sulle alture o nelle periferie, in generale nelle aree di scarto urbano, non utilizzate dai proprietari. La costante dell’occupazione spontanea è sempre quella di realizzare il massimo di vicinanza col luogo del possibile lavoro. Ma la città, che pur vive di questa concentrazione umana, si difende periodicamente dal congestionamento prodottosi per questa occupazione delle aree centrali ancora disponibili, e tende ad espellere questa popolazione, già socialmente emarginata, rimettendo ordine nella propria fisionomia geometrica e speculativa. E’ la tecnica del “desfavelamento” che, all’insegna di un obbiettivo “di razionalizzazione e di risanamento della città per i cittadini”, sconvolge, assieme ad una struttura urbana nata spontaneamente, disordinata ma vitale, quelle che sono aggregazioni sociali di gruppi nuovi, già insediati e formati all’insegna di una umana solidarietà. La mostra, che raccoglie materiale grafico e fotografico, intende documentare, in alternativa a questa tecnica di intervento, l’esistenza di forme di partecipazione preoccupate di rispettare al massimo livello possibile le caratteristiche e le esigenze delle comunità insediate, forme attuate in collaborazione con la struttura pubblica, che stanno ottenendo risultati, per quanto embrionali, interessanti. Dalla compagnia realizzata (fra gli altri, da don Pigi Bernareggi e da varie forme di presenza cristiana, dai volontari dell’A.V.S.I., ecc.) con gli abitanti di decine di queste “favelas”, e dall’osservazione ottenuta dei valori urbanistici e culturali connessi a queste ‘porzioni di città’, sono stati infatti proposti interventi di recupero urbano, con la preoccupazione di seguire attentamente l’inserimento di queste aree marginalizzate e di creare così alternative valide alla loro espulsione. In quest’ottica, si segnala anche l’operato del “Predeon” (Programa de Desenvolvimento de Comunidades, 1979), un organismo creato dal governo di stato del Minas Gerais, che ha adottato una proposta di “pianificazione partecipata” come alternativa al modello convenzionale di pianificazione centralizzata.’

Data

25 Agosto 1984

Edizione

1984

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