LA CHIESA IN UN CAMBIAMENTO D’EPOCA - Meeting di Rimini

LA CHIESA IN UN CAMBIAMENTO D’EPOCA

La Chiesa in un cambiamento d’epoca

Partecipano: S. Em. Card. Luis Antonio Gokim Tagle, Arcivescovo Metropolita di Manila e Presidente di Caritas Internationalis; Philip Jenkins, Storico delle Religioni, Professore di Storia alla Baylor University. Introduce Roberto Fontolan, Direttore Centro Internazionale di Comunione e Liberazione.

 

Ore: 15.00 Salone Intesa Sanpaolo A3
LA CHIESA IN UN CAMBIAMENTO D’EPOCA

Partecipano: S. Em. Card. Luis Antonio Gokim Tagle, Arcivescovo Metropolita di Manila e Presidente di Caritas Internationalis; Philip Jenkins, Storico delle Religioni, Professore di Storia alla Baylor University. Introduce Roberto Fontolan, Direttore Centro Internazionale di Comunione e Liberazione.

ROBERTO FONTOLAN
Benvenuti, buon pomeriggio, il card. Tagle racconta che una volta, celebrando una messa a Milano, si è trovato davanti a 20 mila filippini, e un sacerdote gli ha detto: «Ecco il futuro della chiesa di Milano», e lui ha risposto: «Mi dispiace, ma questi non sono il futuro, sono il presente della Chiesa». Da diverso tempo desideravamo avere qui al Meeting il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e figura fra le più autorevoli e innovative, permettetemi di usare questa parola, della Chiesa cattolica mondiale. Nonché, devo dire anche il prof. Philip Jenkins, americano che insegna in Texas, storico e demografo delle Religioni, una persona di vastissima cultura. I suoi studi e i suoi libri, come dicevo a lui prima, hanno il merito di aprire prospettive sempre nuove e sorprendenti. Non si è occupato solo del futuro del cristianesimo ma anche del passato, infatti è un grande storico. Un suo libro in particolare, Il mondo perduto, è veramente un eccezionale scavo in una storia pochissimo conosciuta, almeno qui da noi, nei nostri Paesi, come quella del cristianesimo in Oriente. C’è il volume Dio dell’ Europa – mi piace fare pubblicità ai libri – e questa breve raccolta di interventi sulla stampa che si chiama Chiesa globale, la nuova mappa – Il cristianesimo sfidato dalle periferie, che troverete alla libreria del Meeting, così come anche i testi del cardinale Tagle, pubblicati meritoriamente dalla EMI. Allora, abbiamo atteso, abbiamo desiderato da tanto tempo di poter interloquire, di poter avere nostri ospiti qui queste due eminenti figure: il cardinale Tagle è arcivescovo di Manila dal 2011, è presidente di Caritas internazionale, ed è l’espressione di una Chiesa giovane, dinamica, vivace come è la Chiesa filippina, una Chiesa che qui conosciamo poco, forse perché siamo troppo preoccupati e piegati su noi stessi, sulle nostre fatiche, sulla fatica dell’Occidente per guardare altrove. Però, io credo che oggi qui, in questo nostro incontro, in questo nostro dialogo, cambieremo punto di vista, conosceremo attraverso i nostri due illustri relatori realtà e dati nuovi. Alimenteremo la nostra consapevolezza di ciò che davvero accade alla nostra vita, al nostro ambiente, alla nostra cultura, alla nostra tradizione. Come vive la cristianità in questa epoca è il tema che ci siamo posti, la domanda fondamentale da cui vogliamo partire: cosa e come sarà la Chiesa nei prossimi 20 anni, che non sono così lontani da noi, sono gli anni in cui i nostri figli, parlo per la mia generazione, diventeranno adulti, in parte lo sono già, e responsabili, toccherà a loro guidare qualcosa e farsi carico della storia. Bene, è un po’ questo l’orizzonte nel quale oggi vogliamo collocare questo nostro incontro: vorrei chiedere a sua Eminenza il Card. Tagle di cominciare a rispondere a queste domande, su questi temi. È da molto tempo che cercavamo di averlo qui al Meeting e lo abbiamo strappato alle sue cose perché è una persona che ha una vita, non si può dire infernale, nel caso di un cardinale, ma certamente molto intensa e molto complicata. Tra l’altro, diceva che in partenza da Manila ci sono stati dei problemi all’aeroporto, per cui il suo volo è stato ritardato di 12 ore. Da qui deve correre a Dublino, veramente è una persona che ci fa un grande regalo ed è un onore averlo qui al nostro Meeting.
LUIS ANTONIO GOKIM TAGLE
Buongiorno a tutti, è un privilegio e una gioia per me essere presente al Meeting di Rimini, edizione 2018, e porto a voi i cari saluti dalle Filippine, dalla Diocesi di Manila. Vorrei dare un contributo all’argomento “La chiesa di fronte al cambiamento d’epoca, non solo un epoca di cambiamento”. Il cambiamento è uno degli aspetti più ordinari o normali della vita umana, dalla mattina alla sera noi iniziamo un cambiamento o reagiamo ad un cambiamento. Le famiglie, la società, le nazioni sono in continuo moto di cambiamento, e possiamo dire la stessa cosa della comunità internazionale e anche delle forze della natura. Ma anche se il cambiamento è costantemente presente nelle nostre vite, in realtà non vi siamo molto abituati. Alcuni di questi cambiamenti ci causano insicurezza e un certo senso di malessere, vorremmo che alcuni cambiamenti non avvenissero. Vi sono, invece, cambiamenti che noi consideriamo benedizioni. Il cambiamento è un’esperienza di transizione da una condizione di vita ad un’altra. Ogni transizione presenta rischi, così come opportunità di crescita: la nascita, il primo giorno di scuola, il diventare adolescenti, andare all’università, cercare il lavoro, sposarsi, diventare prete o religiosa, andare in pensione, diventare vecchi o ammalarsi. Queste sono esperienze di cambiamento che definiscono la vita umana. Vi sono diversi tipi di cambiamento, così come vi sono diverse cause o contesti di cambiamento: alcuni cambi sono inaspettati, come la morte di una persona cara o la perdita di un lavoro, la venuta di un ladro nella notte oppure un terremoto, che causa distruzione. Alcuni cambiamenti vengono scelti, deliberatamente pianificati, altri cambiamenti sono conseguenze di decisioni e di azioni sia nostre che di altre persone; ma aldilà del tipo di cambiamento che si trova davanti a noi, il cambiamento chiede una risposta. Il mondo è diventato un piccolo villaggio globale, a causa delle comunicazioni sociali, delle realtà economiche, dell’accesso al viaggiare. I popoli e le nazioni si contaminano l’un l’altro, in una maniera profonda e rapida, così come mai prima è avvenuto nella storia umana. Il cambiamento a tutti i livelli della vita umana arriva in una modalità cosi veloce che noi siamo incapaci di rispondergli, sia come individui sia come comunità. Papa Francesco ha sottolineato alcuni dei cambiamenti posti da questo momento di svolta nella storia (Evangelii Gaudium, paragrafo 52). La maggior parte dei cambiamenti sono ambivalenti dal momento che possono avere elementi sia positivi che negativi. Per esempio, la creazione di benessere e di produttività, ma anche la crescente ineguaglianza, così come l’esclusione e la corruzione, un costante richiamo al lavoro per il bene comune e anche il rifiuto dell’etica, l’invito ad una sicurezza globale ma pure una crescente aggressione e violenza. Noi assistiamo anche a cambiamenti di carattere culturale, sociale, politico e religioso che si configurano come attacchi alla libertà religiosa: il fondamentalismo l’individualismo, il secolarismo, l’indifferenza, il relativismo, la disillusione, il ritorno del totalitarismo, l’imperialismo culturale e cosi via. Non è affatto sorprendente se ci sentiamo sopraffatti da tutto questo. Voglio accennare alla mancanza di accoglienza ai migranti forzati, ai profughi: in un mondo che vuole essere globale, troviamo altre barriere e muri. Però la Chiesa è chiamata per essere il segno e lo strumento, o il sacramento, della nuova umanità in Gesù Cristo, il nostro capo sacramento di comunione. Ma come lo facciamo? Con la grazia di Dio, certamente. Ma dobbiamo rispondere ad un mondo che non accoglie gli altri, un mondo che vede negli altri una minaccia, non un fratello, una sorella, un prossimo. Io vengo dalle Filippine, dall’Asia, noi usiamo immagini piuttosto che semplici ragionamenti, per illustrare una Chiesa che fa fronte al cambiamento o al rinnovamento voluto da Gesù. Tre immagini: prima, la porta di una casa. La porta unisce il fuori con il dentro, ma allo stesso modo è il punto di distinzione fra il fuori e il dentro. La Chiesa rinnovata prende sul serio la sua porta, è una porta attraverso la porta, la grazia della fede cristiana, del culto e del servizio si diffonde nel mondo. Ma attraverso la porta, il mistero della presenza dello spirito nel mondo viene portato nella Chiesa specialmente dai fedeli. Noi raccontiamo la storia di Gesù al mondo, con le nostre narrazioni, mentre ascoltiamo le storie del mondo con la porta compassionevole del cuore di Gesù. Una storia. Una signora che lavora per la Caritas in Libano, impegnata con migranti illegali detenuti, mi ha raccontato un’esperienza avuta quando è andata in Siria per una conferenza. Ha preso un taxi per arrivare a destinazione, ha chiesto al tassista quanto avrebbe dovuto pagare. Il conducente ha risposto che non doveva farlo. Lei ha replicato dicendo che aveva denaro, ma il guidatore le ha risposto: «Io non prendo soldi dalla Caritas». Sorpresa, la signora ha chiesto come avesse capito che lei era della Caritas. Il tassista rispose: «Tre anni fa venni imprigionato in Libano, in quanto immigrato illegale. Fu lì che ti vidi: una notte ero ammalato ma le guardie si rifiutavano di darmi delle medicine. In quel momento sei passata tu. Io ho chiesto una medicina e tu me l’hai data. Quella notte dormii bene. Ti ho sempre pensata così». Per tre anni il volto di quella donna della Caritas era rimasto impresso nella memoria di quell’uomo. La Chiesa è cambiata, è rinnovata quando il vangelo e le grida del mondo s’incontrano alla sua porta. Seconda immagine, sedere a tavola. Gli asiatici amano mangiare, come gli italiani. Mangiare non è solo una questione di cibo ma è riunirsi in una comunità, in una famiglia; la tavola è completa quando c’è cibo e ci sono storie umane che nutrono l’amicizia e la solidarietà. Una Chiesa rinnovata può essere paragonata a una grande tavola che ha posto per tutti: è una tavola dove i beni e le risorse della terra devono essere condivisi specialmente con i poveri, una tavola dove la gente che non ha niente da mangiare e non ha nessuno con cui mangiare può sedersi con dignità. Intorno alla tavola, la Chiesa è cambiata, è rinnovata dallo spirito di reciproca accettazione, partecipazione, interdipendenza e corresponsabilità. Un giorno, sulla macchina di un amico, siamo andati a visitare un luogo nella zona di Metro Manila. Lungo la strada il semaforo è diventato rosso, ci ha costretto a fermarci. Immediatamente sono sbucati, infilandosi tra le vetture, i venditori ambulanti di fiori, biscotti, caramelle, ecc. Il nostro autista ha detto ai venditori ambulanti che noi non avevamo nulla da comprare, così sono passati ai veicoli dietro di noi. Improvvisamente, uno di loro, che vendeva biscotti, tornò correndo verso la nostra auto mentre mi chiamava: «Cardinale, cardinale!». L’autista e il mio amico gli dissero che non volevamo comprare nulla ma il venditore continuava a chiamarmi, mostrandomi i suoi biscotti. Senza l’autorizzazione del mio amico, padrone dell’autoveicolo, abbassai il vetro del finestrino e salutai l’uomo. Il nostro autista gentilmente gli disse ancora che non avevamo nulla da comprare. E il venditore: «Non li vendo, voglio offrirli al cardinale come dono!». Questo povero, che aveva bisogno di ogni singolo centesimo per vivere, era disposto a rinunciare al suo profitto per offrire al vescovo il suo semplice dono! Una nuova Chiesa è esplosa davanti ai miei occhi, mostrandomi il potere dei feriti, degli ultimi, nell’offrire la buona novella di comunione e inclusione. L’ultima immagine: costruiamo una nuova vita. Diverse culture dell’Asia hanno una lunga tradizione nel vegliare e seppellire i morti. Il tempo prolungato usato per il procedimento del lutto ci aiuta a dire “arrivederci” in maniera lenta e a far fronte di nuovo alla vita: il lutto ci aiuta a staccarci da qualcuno così che la vita possa riprendere la sua strada. Il meglio del passato viene portato nel presente e nel futuro. La Chiesa vive tramite la tradizione dal vangelo, il vangelo è eterno perché Cristo è eterno, ma Cristo è la sorgente della novità, il vangelo non è un segno del passato ma la vita che sostiene la Chiesa in ogni momento storico, in ogni luogo o cultura. «Stare fermi su forme sociologiche o culturali di un altro tempo e di un altro luogo, come se fossero uguali al vangelo eterno, potrebbe essere una scelta che indebolisce piuttosto che rinnovare la Chiesa, con il vangelo e lo Spirito Santo come nostre guide. Lasciamo coraggiosamente da parte idee e progetti che spesso confondiamo con il vangelo e diventiamo aperti alle sorprese, alla poesia e alle storie che Dio ha in serbo per la Chiesa» (Evangelii Gaudium, 22). L’ultima storia: in un campo estivo per i giovani, ho tenuto una conferenza di trenta minuti sul trovare il proprio scopo nella vita e poi li ho invitati a fare delle domande. La prima domanda viene da una giovane ragazza: «Vescovo, canterebbe per noi?». Ho risposto subito: «Fai delle domande sensate e poi canterò per voi e per te!». Molte domande seguirono, poi un giovane chiese: «Adesso vuoi cantare per noi?». Allora li ho invitati a cantare una canzone popolare con me. Dopo il canto sono venuti a chiedere una benedizione per toccarmi, per chiedere una foto, un selfie, un autografo sui libri e sulle magliette. Quell’evento è stato un mistero per me! Cosa stava succedendo? Mi sono comportato bene come vescovo? Che cosa pensano queste giovani di me? Che sono un attore, un vescovo o che cosa? Un anno dopo mi è arrivata la risposta. In un simile campo estivo, un giovane mi si è avvicinato dicendo: «L’anno scorso tu hai firmato la mia maglietta, da allora non l’ho più lavata». Un anno! «Ogni notte la piego e la pongo sotto il mio cuscino. Non vedo mio padre ormai da molti anni, con quella maglietta sotto il mio cuscino so di avere nella Chiesa una famiglia e in te un padre!». Quanti giovani cercano un padre, una madre, il vangelo eterno è annunciato nella forma di una maglietta firmata da un vescovo per un ragazzo desideroso di una famiglia e di un padre, un volto sorprendente ma genuino di una Chiesa rinnovata! Grazie a voi! Grazie!

ROBERTO FONTOLAN
Il professor Philip Jenkins insegna in Texas, nell’università di Baylor, come dicevo è uno storico e studioso delle Religioni, demografo: applica dei criteri per sviluppare una conoscenza più approfondita delle religioni, del loro sviluppo, delle loro dimensioni, del loro futuro. Ha scritto numerosi volumi, alcuni dei quali sono stati tradotti anche in italiano dalla Emi. Lo aspettavamo da molto tempo in questo Meeting perché i suoi lavori sono veramente illuminanti su quello che sarà la Chiesa: e quando pensiamo a quello che sarà, in fondo riflettiamo su ciò che siamo adesso. Grazie, professore, prego.

PHILIP JENKINS
Mi scuso perché parlerò in inglese. Tutte le ere sono ere di trasformazione e di cambiamento. Oggi viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, dopo la riforma protestante. Ma c’è qualcosa che rimane uguale: le persone continuano a profetizzare la fine e la rovina del cristianesimo, soprattutto in Europa! Il cristianesimo stava per finire nel 1800, il cristianesimo stava per finire anche nel 1640, al tempo delle grandi guerre di religione: a quell’epoca, san Vincenzo dÈ Paoli ha detto qualcosa di molto importante: «Le persone pensano che il cristianesimo finirà, ma no, non è così!». Gesù ha detto: «Questa Chiesa durerà fino alla fine dei secoli», non ha mai parlato di Europa. Ha detto: «La Chiesa del futuro sarà la Chiesa della Cina, del Giappone, dell’Africa e dell’America Latina». È una profezia che si è avverata nella nostra epoca. Viviamo in un’era di grandi trasformazioni storiche: alcuni anni fa, una società americana ha elencato i Paesi che non avrebbero avuto più nessuna forma di religione, citando ad esempio l’Australia, il Canada, l’Austria, l’Irlanda. L’Irlanda, pensate! Sembrano essere tempi spaventosi, abominevoli, ma se guardiamo il mondo vediamo ovunque una crescita del cristianesimo. Ovviamente la Chiesa sta cambiando, si sta evolvendo, ma è questo quello che rende l’uomo un essere umano che cresce, che è dinamico, che respira: è quello che stiamo vedendo. Non voglio darvi troppe cifre, oggi, però ci sono alcuni numeri che non possiamo evitare di conoscere: mi concentrerò quindi su quello che oggi credo sia l’aspetto più interessante della storia del cristianesimo, e cioè l’Africa. Nel 1900 c’erano dieci milioni di cristiani di tutti i tipi in Africa, oggi ce ne sono 500 milioni, mezzo miliardo di persone, di cristiani. Nel 2050, ci saranno un miliardo di cristiani che vivranno in Africa, il numero più elevato, il cambiamento più radicale che ci sarà mai stato nella storia della religione. Ed è una cosa che stiamo vivendo oggi. Vi racconterò la storia del cristianesimo: il cristianesimo è una religione che è nata in alcune parti dell’Asia e dell’Africa e nelle nostre vite, questa religione ha deciso di tornare a casa: nel 1900, più dell’80 per cento dei cristiani vivevano in Europa e nel Nord America, nel 2050 questo numero sarà del 27 per cento: il 27 per cento vivranno in Europa. Il cristianesimo è diventato la religione più grande al mondo, parlo di cristianesimo in generale. Ma adesso voglio parlare della Chiesa cattolica. La storia cattolica è ancora più drammatica rispetto alla storia cristiana: nel 1900 l’Africa aveva meno di due milioni di cristiani, oggi ce ne sono più di 200 milioni, nel 2050 ce ne saranno 460 milioni. 460 milioni di cattolici che vivranno in Africa! Nel 2030 ci saranno più cattolici in Africa che in Europa, forse vi chiederete in che modo, se queste cifre, questi numeri sono affidabili. In alcuni casi non sono affidabili, e vi spiegherò il perché: nella mia università abbiamo delle persone che fanno ricerche e chiedono alle persone: di che religione sei? Nei Paesi africani, c’è qualcosa di molto coerente, di straordinario che succede. Il numero delle persone che sostengono di essere cattoliche e che si descrivono come cattoliche è molto più elevato del numero ufficiale delle persone registrate dalle autorità ecclesiastiche. La Chiesa cattolica sta sottostimando almeno del 20% il numero dei cristiani cattolici in Africa. Ma perché? Perché sono troppo occupati a battezzare le persone, per contarle! È questo che intendo per “cambiamento”! Questa non è tutta la storia, c’è molto di più! Nel mondo, il cristianesimo sta passando dall’Europa e si sta spostando in Africa, in Asia e in America Latina. Se guardiamo alla Chiesa cattolica, nel 1900 il 66% dei cattolici vivevano in Europa. Nel 2050 il numero passerà dal 66% al 16%, però i cattolici europei includeranno molte persone di origine africana, di origine latino-americana. Viviamo in una Chiesa globale e per me questo è il cambiamento più grande del cristianesimo, a parte la riforma protestante. Volete capire come sarà il mondo cattolico nel 2050? Il Brasile, il Messico, le Filippine, e ci saranno anche due Paesi europei, la Francia e l’Italia; ma altrimenti tutta l’espansione sarà in Africa, nella Nigeria, in Congo, in Uganda, una Chiesa composta da tutte le razze e da tutte le persone, in una sorta di visione biblica. Possiamo vedere la storia sotto molti punti di vista, possiamo vederla in termini di conversione, e ci sono molte conversioni, ma gran parte della lezione è legata alla frase che mi ha portato qui e che è la frase del Meeting: “Le forze che muovono la storia”. Quali sono le forze che muovono la storia? Sono quelle che rendono felici le persone, cioè la famiglia, l’amore, i bambini. Quando gli scienziati hanno studiato questo fenomeno, lo hanno chiamato studio della demografia: la demografia della popolazione, questo è l’aspetto più importante del mondo di oggi, è la storia più importante del mondo religioso e laico di oggi. Le persone nel Nord del mondo, in Europa, hanno sempre meno bambini. Le persone nel Sud del mondo, in Africa, in Asia, hanno molti più bambini rispetto al Nord. Questi tassi e questi cambiamenti sono strettamente legati all’impegno che le persone hanno nei confronti della religione. Credo che questa sia una lezione molto importante che forse non tutti riescono a capire. In molte società, studiamo il numero dei bambini per donna: si chiama tasso di fertilità. Se il tasso è di 2,1, quindi 2,1 bambini per donna, allora c’è una popolazione stabile. Se è molto più alto, c’è una popolazione crescente e anche una popolazione molto religiosa. Se invece c’è un tasso più basso del 2,1%, allora la società diventa più laica, meno religiosa. Nel 1600, l’Europa ha avuto determinati fenomeni, nel 1960 c’è stato una riduzione dei tassi di fertilità in tutta Europa. In Spagna e in Italia le società hanno cominciato ad invecchiare. Paesi come, ad esempio, la Danimarca, che hanno 1,3 bambini per donna, hanno seguito questo trend, una diminuzione del tasso di fertilità. Ma perché tutto questo è legato al fatto di essere meno religiosi? Non sono molto sicuro ma forse, quando si dimenticano i bambini, ci sono meno modi per legarsi alla Chiesa e alla società. Perché magari non si mandano i figli al catechismo, non si dà loro più un’educazione religiosa. Non sono sicuro, ma se mi chiedete qual è il tasso di fertilità all’interno della società, vi posso esattamente spiegare che tutto questo è legato al fenomeno della religione e della laicizzazione, anche al matrimonio e a fenomeni come l’aborto. Forse è una sorta di magia sociologica un po’ strana, però funziona. E poi c’è un altro aspetto importante che poche persone sanno: questi tassi di fertilità si riducono molto rapidamente in molti Paesi del mondo. Sapete quali sono i Paesi dove c’è una riduzione più elevata? Non in Europa, ma in Paesi come l’India, l’Iran, l’Algeria, il Marocco, la Tunisia. La laicizzazione è un fenomeno che colpirà molti Paesi del mondo, e non si è ancora pensato alle conseguenze. Immaginatevi un momento, un’epoca, in cui l’Iran diventerà un Paese laico, proprio come un Paese europeo. Alcuni Paesi del mondo però stanno crescendo molto rapidamente, hanno tassi di fertilità molto elevati: sono i Paesi più religiosi al mondo. Non voglio torturare i traduttori ma vi farò qualche esempio. Guardiamo ad esempio un Paese come la Nigeria, che sarà presto uno dei Paesi più cristiani. Nel 1900, c’erano 180 mila cristiani, su una popolazione di 16 milioni di persone. Nel 2050 ci saranno 400 milioni di nigeriani e 180 milioni saranno cristiani. Quando parlo alle persone della crescita della Chiesa, dico: «Guardiamo all’esempio dell’Africa, studiamo l’Africa e vedrete degli standard di crescita molto elevati. L’Etiopia, ad esempio, 12 milioni di persone nel 1900, 200 milioni nel 2050. Il numero di cristiani in Etiopia crescerà da 6 milioni di persone a 100 milioni di persone. Dove vivranno queste persone? La risposta è che molti di loro andranno nelle società dell’invecchiamento, le società dove non ci sono abbastanza persone per lavorare e pagare le tasse. Verranno quindi in Europa, verranno negli Stati Uniti. Ci saranno musulmani e ci saranno cristiani tra i migranti, ci saranno decine di milioni di nuovi cristiani, molto appassionati, molto sinceri. E questo è uno dei cambiamenti più importanti nella storia del cristianesimo di oggi. E potrei parlare di molti altri Paesi al mondo, riferendomi al fenomeno dell’emigrazione. Pensiamo ad esempio al Golfo Arabo, Paesi come il Kuwait, il Bahrein, Paesi che tradizionalmente sono musulmani. Adesso hanno una grande popolazione cristiana, proprio grazie alla migrazione. Non hanno scelto di erigere dei muri contro i migranti e adesso questi Paesi hanno una popolazione cristiana pari almeno al 10 o al 15 per cento. Quindi, quali sono le forze che muovono la storia e rendono l’uomo felice? La famiglia, l’amore, i figli, quello che chiamiamo demografia. La demografia è un elemento fondamentale per un cambiamento senza precedenti su una scala senza precedenti. E se guardiamo a tutto questo, se ci sono delle persone che dicono che il cristianesimo sta morendo, sta fallendo, non è vero. Uno scienziato sociale riderebbe a questa affermazione, dicendo: «No, qui non si fa attenzione alle cifre». Perché alcuni Paesi saranno più laici, questo sì, il Giappone, ad esempio, sarà un Paese molto laico. Alcuni Paesi musulmani potrebbero diventare laici ma il mondo cristiano è un mondo, una creatura in fortissima espansione. Non è l’unica cosa che posso dire ma credo che sia uno degli aspetti più notevoli della storia del cristianesimo. E potrei farvi molti altri esempi di diverse Chiese, ma vi farò un esempio perché può risolvere uno dei grandi miti storici. Se guardiamo l’Ucraina, ad esempio, c’è un leader cristiano che si chiama Sunday Adelaja. È di origine nigeriana, nel 1992 è venuto in Unione Sovietica e ha costruito una Chiesa. Originariamente, aveva una piccola comunità di fedeli. Questa Chiesa è cresciuta molto rapidamente, aveva dei leader nigeriani ma principalmente europei, bianchi, come seguaci, come fedeli. Oggi probabilmente ci sono centomila fedeli in quella Chiesa, che è una delle più grandi in Europa. E forse vi potreste fare una domanda: in che modo una chiesa può contenere centomila persone? Dove le metti le centomila persone? C’è una risposta molto semplice: per molti anni l’Ucraina ha fatto parte dell’Unione Sovietica, è un Paese comunista e ha costruito grandissimi edifici per gli eventi del Partito comunista. Quindi, se vi chiederete mai qual è la funzione storica del comunismo, è stata proprio quella di costruire chiese abbastanza grandi da contenere i fedeli della Chiesa africana pentecostale. Se avete viaggiato in Europa, avete visto delle chiese così, se siete stati a Londra, a Parigi, sicuramente avrete visto delle chiese nigeriane. Io stesso ho un amico nigeriano che mi ha detto che, quando la prima navicella spaziale americana è stata lanciata, c’erano dei nigeriani che aspettavano che scendesse sulla terra per vendergli una chiesa nigeriana. Vorrei semplicemente fare una piccola citazione, se me lo permettete. Alcune persone sanno leggere molto bene, io scrivo e poi perdo tutti i fogli: quindi, perdonatemi. Se guardiamo le tendenze religiose, l’idea che la Chiesa cristiana stia morendo è totalmente sbagliata. Non è la prima volta che lo si dice. Mark Twain, lo scrittore, a suo tempo aveva detto: «In questo mondo abbiamo visto morire il potere romano cattolico per molti e molti secoli. Molte volte ci siamo preparati al funerale e poi lo abbiamo posticipato, forse perché era brutto tempo. Una delle cose più incerte al mondo è la morte di una religione». Quindi, sicuramente possiamo organizzarci per incontrarci al cimitero e alla tomba della Chiesa ma dovremo aspettare ancora molto a lungo. Grazie.

ROBERTO FONTOLAN
Grazie, professore. Avevo detto che da questo dialogo sarebbero emerse nuove cose, conoscenze nuove, dati nuovi, cambiamenti di punti di vista. Quando, qualche tempo fa, ho iniziato a leggere i suoi studi, sono rimasto sorpreso perché tante cose che noi diamo per scontate non lo sono affatto. Vorrei chiedere adesso a Sua Eminenza: che cosa ci portano queste nuove cristianità? Diceva il professore che il cristianesimo torna a casa, in un certo senso, perché è nato in Asia o in Africa. Lei in un suo libro parla del volto asiatico di Gesù. Che cos’è, qual è il volto di questa nuova cristianità, di questa Chiesa cattolica che sta cambiando così rapidamente? Abbiamo sentito che tra pochi anni in Africa ci sarà quasi mezzo miliardo di cattolici.

LUIS ANTONIO GOKIM TAGLE
Durante il sinodo dei vescovi per l’Asia, nel 1998, convocato dal Papa Giovanni Paolo II ero un semplice prete, non ero vescovo, partecipavo come membro del Segretariato generale del sinodo. Un giorno, papa Giovanni Paolo II, dopo la preghiera, si è alzato e, fissando con gli occhi i vescovi asiatici, ha dichiarato: «Il Signore Gesù Cristo è nato in Asia, la chiesa è nata in Asia e dall’Asia è uscita per andare in tutte le parti del mondo». Cioè, che il volto del Signore Gesù Cristo è asiatico, non è un argomento astratto. Quando leggiamo, ad esempio, il vangelo, il modo di parlare di Gesù Cristo, non tramite concetti ma tramite storie, parabole, è molto asiatico. Per radunare i discepoli, non usa un seminario o un colloquio ma una festa in cui c’è da mangiare. Da noi, nelle parrocchie, quando abbiamo lo scopo di radunare i giovani, non invitiamo ad un seminario ma ad un pranzo e vengono ventimila persone! E durante il pranzo, durante la cena, pian piano, non solo condividiamo il cibo ma anche le storie di vita e la storia di Gesù Cristo. Questo è il semplice volto: pian piano, i cristiani dall’Africa, dall’Asia, dal Sud America portano le espressioni culturali, sociali, nazionali, ma è lo stesso vangelo! Quando ero in Nigeria, io non capivo la lingua liturgica però sapevo che era la stessa eucarestia e lo stesso vangelo, ma pronunciato in maniera africana. Per esempio: nel rito romano, il diacono porta il vangelo con solennità; a Nairobi, in Kenya o ad Abuja, in Nigeria, non è il diacono ma una laica, una suora, con il libro del vangelo sopra la testa. E non cammina con solennità ma danza con gioia. È la stessa processione, però con un volto africano. Il mio semplice messaggio è: sì, c’è un contenuto concettuale, però per capire i vari volti della Chiesa, nell’unica Chiesa, nell’unico vangelo, dobbiamo sperimentare di persona questi volti per vedere, per ascoltare. C’è un collegamento profondo solo nella grazia dello Spirito Santo, nella comunione e nella solidarietà.

ROBERTO FONTOLAN
Professore, puntiamo un attimo i riflettori sull’Europa e sull’Italia, perché ci ha raccontato queste visioni, queste prospettive dell’Africa, dell’Asia, però noi restiamo comunque sempre un po’ preoccupati. Forse siamo troppo preoccupati, siamo un po’ ripiegati su noi stessi. Però, lo stesso allora cardinale Ratzinger, anni fa, prima di diventare Papa, diceva: «Verrà un tempo in cui non avremo abbastanza persone per riempire le meravigliose cattedrali che abbiamo costruito in Europa». Un po’ il contrario di quello che sta avvenendo con i capannoni comunisti oggi riempiti dalle chiese nigeriane… Va bene, diciamo che il mondo è veramente caleidoscopico e così variopinto e meraviglioso anche per questo.
Come legge lei questo fenomeno della perdita, della riduzione del cristianesimo in questo continente, che ne è stato tutto sommato una culla storica?

PHILIP JENKINS
Alcuni anni fa ho scritto un libro Il Continente di Dio in Europa. E quando ho detto alle persone che stavo scrivendo un libro sulla religione in Europa tutti hanno detto che doveva essere un libro molto breve. Ho detto subito: «No, le cose stanno cambiando, c’è un cristianesimo di migrazione ma c’è anche un cristianesimo della vecchia popolazione europea sotto nuove forme!». L’Europa non vive più nella vecchia società rurale, dove tutte le persone vivevano in un villaggio e andavano in chiesa tutte le settimane. Le città sono diventate più grandi, la società è diventata più complessa e quindi le strutture sono cambiate, la struttura è cambiata: il cuore però è rimasto, anche se le sue strutture sono cambiate nel corso del tempo. Sarebbe straordinario se non fosse stato così. Quello che ho visto in molte Chiese negli ultimi anni è che si sono adattate alle nuove società. Quello su cui ho scritto è proprio un nuovo movimento ecclesiale, la Chiesa cattolica. Ho scritto della tendenza in corso nella Chiesa di Inghilterra, dove si parla a una società con un’idea molto diversa del lavoro e della famiglia. Tra dieci o vent’anni ci potrà essere qui una chiesa nigeriana e vicino ci sarà una chiesa tradizionale europea che vivranno in pace, in carità, che lavoreranno insieme, condivideranno molte cose ma saranno comunque cristiane e completamente cattoliche. Una cosa che mi stupisce dell’Europa è questa forza di credenza spirituale, anche se non è legata alla Chiesa istituzionale. La popolarità dei pellegrinaggi, ad esempio: la crescita dei nuovi pellegrinaggi in Europa credo sia uno degli strumenti più potenti di fede, una fede che non sta morendo ma, al contrario, sta crescendo. Quindi io uso questi termini, crescita ed evoluzione. Se un fenomeno non cresce, non si evolve, è morto, e il cristianesimo europeo non sta morendo, sta evolvendo, sta cambiando, è diverso. Per me questa è una lezione molto positiva per tutti, positiva per la Chiesa e positiva anche per noi che abbiamo la possibilità di scrivere e di esprimerci.

ROBERTO FONTOLAN
Scusi, torno ancora da lei per arrivare in conclusione di nuovo su Eminenza. C’è un libro che mi ha molto colpito, La Storia Perduta del Cristianesimo. Il Millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia, un libro veramente straordinario, ve lo raccomando perché è la scoperta di una storia quasi completamente sconosciuta. È la storia dell’espansione del cristianesimo, della grande diffusione del cristianesimo nei secoli tra il V° e il XV° verso l’Asia. C’era addirittura una struttura delle Chiese orientali che avevano trecento, cinquecento diocesi, più grandi di quelle che avevamo in Europa, in alcuni secoli. Quindi, una storia completa, però una storia perduta. Lei ha intitolato il libro in questo modo e dice una cosa molto preoccupante e molto dura: le civiltà, le religioni possono essere cancellate. Questo mi ha molto colpito: quindi non siamo immuni, non siamo al di fuori di questo rischio nella storia concreta, viviamo anche con grande senso di dramma, di partecipazione quello che succede per esempio a tante comunità cristiane del Medio Oriente. Lì non è una questione di demografia ma di geopolitica, di conflitto: viviamo anche con questo senso di dramma, di urgenza la realtà di alcuni luoghi del mondo dove, per autoestinzione o per conflitto, il cristianesimo rischia di scomparire. Oppure siamo noi che abbiamo questa percezione?

PHILIP JENKINS
Sì, sicuramente il cristianesimo può scomparire in alcune parti del mondo. Ma è una religione che muore sempre e rinasce sempre, e questa è una verità fondamentale, la vediamo nella resurrezione. La resurrezione fa parte della storia del cristianesimo, questa è la mia risposta. Non è solamente una dottrina teologica, è un fatto storico che si può salvare: il cristianesimo muore, viene riformato, rinasce, ma forse le persone che vedono il sole sorgere non sono le stesse che vedono il sole tramontare. Bisogna ragionare veramente a lungo termine. Guardiamo quante volte il cristianesimo è stato distrutto, ad esempio in Cina, cinque volte è stato distrutto in Cina fino ad adesso. Oggi il cristianesimo è molto più forte in Cina di quanto sia mai stato in passato. È morto quattro volte e adesso è risorto ancora una volta. Se vivessi fino a mille anni, forse potrei rispondere alla sua domanda.

ROBERTO FONTOLAN
Lo spererei, perché così i suoi libri ci aiuterebbero a continuare questa nostra storia e questa nostra vita. Mi colpisce sempre molto quello che dice, le cose che ho letto di lei e le sue interviste, anche perché, in quell’altro libretto che ho citato, lei diceva che forse nel 2050 il Paese più cristiano del mondo, come popolazione cristiana, sarà proprio la Cina, un’altra cosa che mi ha veramente stupefatto. Uno non pensa mai a queste cose e invece lei ci aiuta a cambiare un po’ punto di vista, ad avere forse più consapevolezza. Quello che ha detto è una cosa veramente fondamentale: la morte è seguita dalla resurrezione, cioè una trasformazione continua, e questo è un indice di vitalità, è un segno della grande vita-vita. Eminenza, per chiudere questo nostro incontro torno un po’ a questo tema. Come vede lei questo tema? Noi diciamo in Europa, in Italia, “culla del cristianesimo”: siamo abituati a vivere come se fossimo in una specie di parabola un po’ discendente in termini di cultura, di costume, di leggi. In tante occasioni parliamo di evidenze che hanno retto la vita sociale per tanto tempo e stanno dissolvendosi. Come lei ha detto, per esempio, uno dei grandi temi è l’accoglienza, la fatica che tante società europee di radice cristiana stanno facendo su questo tema, il tema dell’accoglienza, dell’integrazione. Ecco, lei come vede questa parabola del cristianesimo europeo e come la giudica dal suo punto di vista, da uomo che viene da una Chiesa che invece è in crescita?

LUIS ANTONIO GOKIM TAGLE
Non sono esperto della storia e della situazione della Chiesa in Europa, ma vorrei dire che in questi tre, quattro anni sento sempre questa espressione: la Chiesa in Italia è diventata vecchia, stanca. Vorrei domandarvi: stanca, di che? Perché quando un popolo ripete come slogan «siamo vecchi, siamo stanchi», questa ripetizione diventa una realtà, mettiamo in atto la cosa che pensiamo. Da un punto di vista, forse c’è un pezzo di verità in questa osservazione, che la Chiesa in Europa è invecchiata, perché la situazione di anni fa non esiste più. Però mi sembra che dobbiamo anche vedere i segni della giovinezza. Per esempio, una messa domenicale a Milano alla quale il cardinal Scola mi ha invitato, con ventimila filippini: la Chiesa non è vecchia, la chiesa non è stanca, la Chiesa vive, però dove si trova? Nei migranti. La domanda è: i migranti sono inclusi nella visione della Chiesa? Se sono inclusi, la Chiesa non è stanca, è molto giovane. Però, quando loro sono esclusi la Chiesa è vecchia, è stanca. Un altro esempio: in Australia, il parroco di una parrocchia vicino a Melbourne mi ha detto: «Io apprezzo molto la comunità filippina nella mia parrocchia, sono attivi nel coro liturgico, nei movimenti carismatici, ecc. Ma
un’osservazione, Eminenza: voi filippini non avete il senso dell’Avvento liturgico». Domando: «Perché?». «Perché il coro filippino comincia a cantare canzoni di Natale il primo giorno di Avvento. Subito Natale, senza Avvento!». «Ma è perché nelle Filippine il Natale comincia il primo giorno di settembre, con le stelle e gli sconti nello shopping. E la gente porta dappertutto questo atteggiamento sul Natale molto in fretta, non vogliamo aspettare, subito Natale!». Piano piano la Chiesa in Australia è filippinizzata! Per me la storia continua, il mio nonno materno è nato in Cina, un migrante per ragioni di povertà. Un migrante nelle Filippine, cresciuto nelle Filippine, convertito dal buddhismo al cristianesimo nelle Filippine, ha trovato mia nonna e hanno avuto nove figli, il terzo è la mia mamma. Lui non aveva una concezione del sacerdozio. Appena entrato in seminario, parlai con lui: «Nonno, voglio diventare prete». «Prete? Che significa prete? Non ho mai immaginato di avere un nipote prete seminarista». Io ero tristissimo di non ricevere la benedizione del nonno, però lui concluse così il dialogo: «Se vuoi diventare prete, voglio un prete buono. Non capisco questo stato di vita, però voglio un nipote prete buono». Ecco come un migrante povero dalla Cina ha contribuito non solo alle Filippine ma alla Chiesa: un prete e adesso un Cardinale, purtroppo!

ROBERTO FONTOLAN
Bene, vorrei chiudere questo incontro con questa speranza, che sia Lei, Eminenza, che il professor Jenkins possiate tornare qui l’anno prossimo a riaprirci il cuore e la mente con nuove prospettive e punti di vista, perché abbiamo bisogno di sentire queste cose, abbiamo bisogno di guardare il mondo con occhi nuovi. Penso che oggi, grazie a voi, abbiamo potuto sperimentare questo sguardo nuovo. Raccomandandovi di nuovo, se fate un salto in libreria, di cercare questi testi molto interessanti, io ringrazio Sua Eminenza, strappato, come ho detto, a voli e impegni di ogni tipo, se riuscirà a tornare l’anno prossimo troveremo il modo di farle fare un viaggio meno complicato e difficile. Lo stesso dicasi per il professor Jenkins che ringrazio molto e che continuerà un incontro per chi fosse interessato a proseguire questo dialogo alle 19.00 allo Spazio Cammini. Bene, chiudo questo incontro – tra poco qui ci sarà un altro evento molto importante – ricordandovi che è stato possibile grazie alla gratuità totale del Meeting. Sapete che ci sono varie postazioni per sostenere questo nostro sforzo. Vi prego di ringraziare molto questi due ospiti.

Trascrizione non rivista dai relatori

Data

20 Agosto 2018

Ora

15:00

Edizione

2018

Luogo

Salone Intesa Sanpaolo A3
Categoria