IL MARTIRIO DELLA NIGERIA: “ABBIAMO BISOGNO DEL MIRACOLO DI DIO” - Meeting di Rimini

IL MARTIRIO DELLA NIGERIA: “ABBIAMO BISOGNO DEL MIRACOLO DI DIO”

IL MARTIRIO DELLA NIGERIA: “ABBIAMO BISOGNO DEL MIRACOLO DI DIO”

IL MARTIRIO DELLA NIGERIA: “ABBIAMO BISOGNO DEL MIRACOLO DI DIO”

Incontro con S.Ecc. Mons. Ignatius Kaigama, Arcivescovo di Jos e Presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria. Introduce Davide Perillo, Direttore di Tracce.

 

Titolo incontro
IL MARTIRIO DELLA NIGERIA: “ABBIAMO BISOGNO DEL MIRACOLO DI DIO”

Data
Domenica, 19 Agosto 2012

Ora
Ore: 12,30

Partecipa
S.Ecc.Mons.Ignatius Kaigama, Arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria.

Moderatore:
Davide Perillo, Direttore di Tracce

MODERATORE:
Allora. Buongiorno a tutti e benvenuti a questo Meeting. E diamu un benvenuto bello caloroso al nostro primo ospite Sua Eccellenza Monsignor Ignatius Kaigama che è arrivato da pochissimo tra noi dopo un viaggio anche abbastanza avventuroso. Adesso l’abbiamo tra noi e l’abbiamo invitato per raccontarci di quello che sta succedendo nel suo Paese, che è un grande Paese: 160 milioni di abitanti, 36 stati raccolti in una federazione, 250 almeno tra etnie e tribù che convivono nello stesso luogo. E’ un Paese chiave, è un colosso, è un gigante. Un gigante ferito, martoriato da tante cose compreso quello che sta accadendo in questi ultimi mesi. Avete letto o abbiamo letto di bombe nelle chiese, di attentati, di operazioni terroristiche. I morti sono almeno 800 solo dall’inizio di quest’anno e molte di queste vittime, moltissime sono cristiani. Tra i carnefici ci sono gruppi di fondamentalisti islamici. Allora questa ferita che sta travagliando questo Paese pone una domanda, tante domande a noi ma ne pone una legata a quello che ci ricordava il Santo Padre poco fa. Cosa vuol dire vivere lì, in questa situazione, il rapporto con l’infinito che ci costituisce? Che cosa vuol dire che ogni cosa, ogni rapporto, ogni difficoltà trova la sua ragione nell’ essere in rapporto con l’infinito, cosa vuol dire in una situazione come questa dove un popolo rischia il martirio e perché solo questo rapporto con l’infinito invece permette di tenere acceso e aperto il dialogo, permette di tenere in mano il filo della pace. Ecco, Monsignor Kaigama è uno dei protagonisti di questo dialogo. Allora a lui chiediamo di raccontarci che cosa sta succedendo veramente in Nigeria, come vive lui, come vive il suo popolo questa situazione e che cosa possiamo fare e che cosa possiamo fare noi per aiutarli.

S.ECC.MONS.IGNATIUS KAIGAMA:

Grazie, grazie a Davide Perillo per queste parole di benvenuto veramente calorose. Sono veramente lieto di essere qui e vedermi davanti un pubblico così vivace, così dinamico, un gruppo di fedeli provenienti da comunità di diversi parti dal mondo, veramente una cosa stupenda. Quando sono entrato in questa sala mi sono ricordato della frase “Il signore è grande” perche riesce a realizzare così tante cose, quindi sono davvero lieto di essere qui. Nonostante tanti ostacoli il Signore mi ha reso possibile venire qui e condividere con voi così tante cose. Questo meeting in quest’ anno particolare è ispirato da una necessità, cioè la necessità dell’amicizia, amicizia tra tutti i popoli. E vorrei proprio ringraziare e congratularmi con gli organizzatori del meeting di quest’anno perché è proprio una manifestazione molto concreta del fatto che l’amore e la condivisione possono rappresentare una panacea, una panacea per guarire le ferite, per superare le situazioni di odio e anche quelle di inutile violenza, riuscendo anche a colmare quelli che sono i divari sociali. La terribile esplosione delle Torri Gemelle a New York l’11 Settembre del 2001 è ancora un vivido ricordo nella nostra mente. Ricordiamo anche i tanti attacchi non provocati in Nigeria su innocenti fedeli, su uomini, donne, e anche bambini, la cui unica colpa era il fatto che si sono trovati sul luogo quando chi ha compiuti gli attacchi, questi attacchi così malvagi, ha deciso di compiere questi nefandi atti. E’ mia profonda convinzione che la violenza, le guerre, il genocidio, il terrorismo, la povertà, la fame e tutti questi nefandi aspetti possono essere minimizzati e anche essere portati a termine se tutti quanti coltiviamo e pratichiamo un’amicizia globale, quella che si chiama in tedesco “freundschaft”, “amitié” in francese. Papa Paolo VI nell’enciclica Populorum Progressio del 1967 ha proprio sostenuto questo rapporto di interazione sociale che deve servire a colmare il divario che esiste tra tutti gli essere umani di tutto il mondo. Una signore piuttosto perplessa una volta mi ha chiesto questa cosa “perché gli esser umani non possono godere della diversità? Perché un essere umano magari può godere del fare soffrire gli altri? Perché un gruppo religioso, etnico o politico può riuscire ad alienare, emarginare, demolizzare e infliggere inaudite violenze sugli innocenti?”. E’ proprio con lo stesso sconcerto che si potrebbe mettere in questione il principio razionale che sta dietro le campagne aggressive e violente della Nigeria, quelle condotte da Boko Haram che ha giurato che i cristiani non conosceranno di nuovo la pace se non accettano l’Islam. Il loro portavoce Habu Kakar recentemente ha lanciato un avvertimento dicendo che avrebbero ucciso funzionari di governo, agenti di sicurezza dei cristiani e chiunque finge di essere un musulmano ma in realtà aiuta gli agenti di sicurezza per farli arrestare. “Noi uccideremo gli infedeli” ha detto questa persona. Quindi praticamente vogliono minacciare di uccidere tutti coloro che non sono d’accordo con loro. Ma l’Hannah Abubakar Shekau che viene nominato Imam dalla setta, recentemente ha fatto appello al Presidente nigeriano Goodluck Jhonatan, che è cristiano, di abbracciare l’Islam o di dimettersi dalla propria carica. Il Presidente anche lui è stato proprio minacciato di morte. Va notata una cosa, cioè che la maggior parte dei musulmani ed i cristiani in Nigeria del Nord,hanno vissuto in pace il desiderio di essere buoni vicini malgrado i casi di tensione e di crisi generati nel passato da problematiche tipo il Concorso di Miss Mondo oppure l’applicazione della Shari’a oppure l’ingresso della Nigeria nell’organizzazione della Conferenza Islamica e anche da tutte le controversie di finanza islamica molte altre. Tra l’altro tante crisi ci sono state in Nigeria interpretate come religiose anche se derivano da cause che sono completamente diverse dalla religione. Nella Nigeria Meridionale ma anche nel Nord si possono trovare all’interno della stessa famiglia sia dei musulmani che dei cristiani. E ci sono anche tanti casi di matrimoni tra musulmani e cristiani che risultano essere sani e andare avanti in pace. Il problema è quello di alcuni movimenti puritani fondamentalisti per esempio quello di May Tazime negli anni ’80, e anche quello più recente cioè quello di Boko Haram, il cui unico desiderio è quello di vedere una conversione massiccia totale nei confronti dell’Islam. Non è un segreto il fatto che sia stato desiderio di alcuni leader musulmani prominenti quello di fare il possibile per immergere il Corano nell’Oceano Atlantico. Vale a dire praticamente che dal Sokoto, parte nord della Nigeria, fino a Lagos, nel profondo sud della Nigeria, secondo loro l’islam deve riuscire a dominare il paese. Questo è stato il movente della jihad di Usman dan Fodio nel 1804, la persona che ha diffuso l’Islam il più possibile in Nigeria. Inoltre l’introduzione della Shari’a in alcune parti del nord da parte dei loro governatori è stato un tentativo di diffondere l’lslam e rendere la Nigeria uno stato islamico. Nessuno ha da ridire su un’aspirazione così legittima se vogliamo, in generale ogni religione vorrebbe espandersi e vorrebbe ampliare il numero dei propri seguaci. I cristiani per esempio parlano di Cristo per il mondo. Alcuni paesi per esempio si definiscono paesi cristiani. Anche nello stato di Plateau in Nigeria dove la capitale è Jos, questo nome viene interpretato nelle sue iniziali come “jesus our savior” cioè Gesù nostro salvatore. Nessuno ha da ridire sull’aspirazione dei musulmani o dei cristiani in Nigeria che desiderano dominare una regione particolare con le loro credenze religiose o cercano addetti. Questo tuttavia deve essere fatto in via pacifica e civile, con modalità tipo persuasione discreta e testimonianza religiosa capace di attrarre la conversione e non terrorismo scaturato da un fondamentalismo religioso. Limito la mia relazione al Nord della Nigeria, non perché la Nigeria nel suo complesso non sia colpita da questa crescente violenza ma perché l’impatto è più avvertito nel nord della Nigeria. La parte a sud della Nigeria è colpita nel senso che quando vengono uccisi dei cristiani per esempio a Maiduguri, da Maduru, Kano, Yola, Jos, Kaduna, si vede che la maggior parte di questi cristiani sono di origine del Sud della Nigeria. Quando i loro cadaveri vengono riportati nel sud, questo genera della rabbia, tantissima rabbia, però per adesso la rabbia viene tenuta repressa. La cosa di cui ho paura è che presto tutta questa rabbia repressa scoppi e ci siano degli attacchi di rappresaglie terribili. Boko Haram certamente è un allettante invito alla guerra per la Nigeria, e getta il Nord, in gran parte musulmano, contro il Sud, che invece ha una forte popolazione di matrice cristiana. Questo potrebbe accadere se non vengono prese delle misure decisive. Vi posso dire che la situazione veramente risulterà essere orribile se non vengono presi dei provvedimenti. Potrebbe succedere che gli abitanti del Nord, che risiedono altrove nel paese, anche se non sono musulmani e potrebbero non avere delle affinità con i gruppi culturali da cui è emerso Boko Haram, semplicemente per il fatto che solitamente vengono chiamati Hausas da parte dei meridionali, saranno presi di mira per l’eliminazione. Quando questo comincerà ad accadere ci saranno sempre più attacchi nel Nord, sia sui cristiani del Nord che sui cristiani del Sud, e questo creerà una situazione dovrà ci potrà essere un conflitto civile-religioso prolungato e molto violento e Dio non voglia che questo accada. La Nigeria è stata colonizzata dalla gran Bretagna e ha acquisito la propria indipendenza nel ’60. il paese è diviso in sei zone geo-politiche con una popolazione che supera i centosessanta milioni di abitanti. Dio ci ha dotato di immense risorse naturali eppure il nostro tasso di povertà è allarmante, è molto preoccupante, per via di una corruzione che prende sempre più piede. La corruzione effettivamente dà luogo a tante agitazioni e crisi. E abbiamo visto delle crisi che hanno coinvolto le comunità per la proprietà terriera e anche per via di una cosiddetta immaginazione da parte degli abitanti del Nord, del Sud, dell’Ovest, dell’Est. E per esempio i militanti del delta del Niger hanno combattuto contro il sottosviluppo, il degrado ambientale, l distribuzione iniqua delle ricchezze. Avrete sentito parlare del movimento per la creazione dello Stato Sovrano del Biafra, stanno prorpio lottando per questo. Avrete sentito parlare del Congresso del popolo di Odiah, vengono dall’ovest e dicono di essere emarginati dal punto di vista politico e rivendicano tutto questo. Nel nord abbiamo delle crisi di ogni genere, nell’Occidente, nel nostro paese, abbiamo pure delle crisi, crisi che non sembrano avere assolutamente una fine. Le insurrezioni che seguono a queste crisi sono dovute al fatto che le aspirazioni pacifiche e autentiche della gente vengono trascurate, sono state trascurate troppo a lungo. La cosa veramente preoccupante è che oggi nel nostro paese e in Nigeria, il gruppo che viene denominato
Boko Haram e i suoi sostenitori attaccano la gente in maniera indiscriminata. Seminano il terrore sui cittadini innocenti soprattutto nel Nord del paese. Questa è una situazione che ha generato tanta tensione e tanta paura. Il Nord comprende diciannove stati in Nigeria incluso il territorio della capitale federale. In tanti di questi stati si vede una violenza continua, ci sono dei kamikaze, degli attentatori suicidi che attaccano le chiese, le moschee e anche i posti di sicurezza. Uccidono dei cittadini innocenti e anche dei non-residenti. Boko Haram ha attaccato diverse chiese, non le devo menzionare perché appunto non le conoscerete però appunto hanno attaccato tantissime chiese per esempio nello stato di Borno, Bauchi,…,mekannon, Niger, Kaduna, tutti questi stati. Hanno attaccato veramente tante località. Woko Aram ha attaccato anche gli edifici delle nazioni Unite ed ha ucciso delle persone lì. Hanno attaccato la polizia, i militari e continuano ad attaccare e sferrare degli attacchi. Anche all’università, l’Università di Kano, è stat attaccata anch’essa da woko aram e tanti sono stati i morti. Recentemente per esempio c’è stato un attentato alla moschea di Borno dove un leader musulmano, molto importante era responsabile della moschea, ed è stata poi attaccata anche la sede del Califfato Sokoto, continuano ad attaccare a kaduna, a Kano. Recentemente la polizia ha scoperto un totale di novecentosessantatre ordigni esplosivi improvvisati, a partire dal venti gennaio fino ad adesso. Quindi capite che Boko haram è bene coordinato come gruppo e sono pronti prorpio a sferrare degli attacchi terribili sugli innocenti cittadini e seminare terrore. Non c’è modo di fermare questa crudeltà negli Stati di Plateau, da cui provengo tra l’altro, e di Kaduna. In genere sono in situazioni dove ci sono tanti attacchi perché sono nella linea di demarcazione tra la parte musulmana e la parte cristiana. I musulmani vorrebbero controllare anche questi stati però la popolazione locale cerca di resistere e quindi molto spesso sentite parlare degli stati di Plateau, degli stati di Kaduna, come sedi di tantissima violenza e distruzione. Quando ho portato i vescovi cattolici della Nigeria a visitare il nostro presidente recentemente abbiamo appunto espresso il nostro dispiacere per la situazione di Boko haram. Abbiamo detto che la criminalità e il terrorismo non possono essere negoziati anche se il governo rispetta pur sempre le opinioni di tutti. Abbiamo anche sensibilizzato il presidente Jhonatan Goodluck sulla vera e propria negazione ai cristiani del Nord dell’accesso alla proprietà terriera e relativamente anche alla revoca dei diritti di occupazione delle terre acquisite dalle chiese. Effettivamente c’è spesso distruzione di queste proprietà terriere durante la notte e praticamente è molto difficile riuscire ad avere delle proprietà terriere per costruire una chiesa non si riceverà mai il certificato di occupazione di queste terre. In alcuni d questi stati praticamente c’è proprio il rifiuto di insegnare la religione cristiana nelle scuole primarie o secondarie, mentre invece la religione islamica viene insegnata. In alcuni di questi stati si rifiutano anche di trasmettere le notizie i telegiornali cristiani o i programmi cristiani su i media nazionali o di stato e non vogliono nemmeno utilizzare i media per dare per esempio delle notizie sulle attività condotte dai cristiani. Si rifiutano per esempio di dare terreni per costruire le chiese, però i musulmani hanno le proprie moschee e possono praticare il loro culto liberamente. Noi al presidente abbiamo detto tutte queste cose: abbiamo detto che c’è qualcosa che non va perché la Nigeria è di tutti noi invece noi ci sentiamo emarginati. Si va a Sokoto si va a Kano si a Bornu e nnon si può acquisire della proprietà terriera e non ci si sente liberi di praticare la propria religione. Questo è una cosa molto pericolosa invece le stesse persone che vengono da Kano a Sokoto vanno a Kaduna, vogliono andare a Jos, possono costruire la propria moschea e possono praticare il proprio culto e hanno questo diritto; perché invece i cristiani non lo possono fare nei loro stati? Io non sono d’accordo con coloro che sostengono che il terrore scatenato da Boko Haram è un crimini contro l’umanità e più nello specifico è una macroscopica violazione dei diritti dei nigeriani innocenti. L’economia del nord della Nigeria sta diventando sempre più debole e cresce molto meno del resto del paese e i cittadini che hanno fatto investimenti li spostano in zone più sicure. Tra l’altro si può intravedere un forte movente politico nelle attività di Boko Haram e dei loro sostenitori. Non accettano infatti la questione di avere un cristiano come presidente della Nigeria. Non è un segreto lo hanno dichiarato pubblicamente, hanno detto che se un cristiano è presidente ci saranno soltanto dei problemi. Perciò pensiamo che Boko Haram venga utilizzato da alcuni leader politici che sono molto tristi per il fatto che il nord ha perso potere e vengono utilizzati per creare confusione per cercare di abbattere il governo del presidente Goodluck Jonathan. Sono contento perché la comunità internazionale sta monitorando con attenzione la situazione in Nigeria. Anche voi qui presenti, mi è stato detto, siete interessati a conoscere di più quella che è la situazione della Nigeria, proprio perché ne sentite parlare così tanto. Ieri quando sono arrivato a Londra e ho perso l’aereo ero veramente molto triste e ho detto alla signora al banco dei voli: “ mi dia qualsiasi biglietto possibile perché a Rimini ci devo andare necessariamente.” Mi dice che tutti i voli sono prenotati, allora le ho risposto: “anche seduto sul pavimento dell’aereo, mi trova un posto e io ci parto”. Sono contento che malgrado tutte le difficoltà sono qui. Perciò, il vostro interesse per quanto riguarda la situazione in Nigeria è una cosa che mi consola molto. Questo alla fine mobiliterà tutti quanti verso una strategia di intervento ben chiara per eliminare il gruppo che semina terrore e causa così tanta distruzione nel paese. Il congresso degli Stati Uniti recentemente ha fatto proprio una sessione speciale sul terrorismo e le attività di Boko Haram in Nigeria e anche loro hanno espresso una opinione simile cioè che le persone di tutte le fedi e di buona volontà devono intraprendere una azione contro Boko Haram, quindi tutti quanti dobbiamo unirci nella lotta al trrorismo. La mia visita in Italia all’inizio del mese scorso per ricevere il premio colombe d’oro per la pace internazionale dell’archivio disarmo è stato un riconoscimento molto utile nei confronti di tutta quella violenza che viene causata nel nome della religione e anche riconoscimento della necessità di una risposta da parte della Comunità Internazionale. Quando sono stato ricevuto dal vicepresidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Maurizio Lupi, sono stato informato che stavano sponsorizzando una campagna on-line contro le attività di Boko Haram in Nigeria e sono stato anche informato della necessità di una concentrazione degli sforzi da parte della Comunità Internazionale per garantire la libertà religiosa in Nigeria. Il ministro mi ha detto che la campagna on-line già aveva raccolto trentamila firme. Abbiamo notato e apprezzato l’interesse e la preoccupazione del governo italiano nei nostri confronti, da parte dei politici e ella gente in generale per quanto riguarda il tema della libertà religiosa in Nigeria, libertà limitata notevolmente da Boko Haram. Secondo quello che ho sentito quando mi è stato conferito il premio in Italia , gli italiano stanno cercando di galvanizzare l’opinione pubblica europea Internazionale contro la negazione della libertà religiosa e il terrorismo in Nigeria. Abbiamo bisogno di più collaborazione non soltanto per sconfiggere Boko Haram ma anche per affrontare la criminalità a livello internazionale e transnazionale. Per esempio la tratta delle donne, il riciclaggio del denaro, la droga, i crimini informatici, gli imbrogli finanziari e la prostituzione. Il governo e il popolo italiano sicuramente sono interessati alla Nigeria, io sono sicuro che questo interesse potrà diffondersi ad altri paesi europei in modo che insieme tutti quanti voi riusciate ad aiutare il mio paese, la Nigeria. So che i missionari che lavorano in Nigeria anche di Comunione e Liberazione sono particolarmente attivi nel lavorare per garantire una armonia religiosa, per alleviare la povertà e risolvere tante altre problematiche di carattere sociale. Conosco per esempio sorella Caterina Dolci che negli ultimi ventisette anni ha lavorato nel villaggio dove sono nato. Ha lavorato con i poveri e anche quando vengono perpetrati questi attacchi terroristici lei è sempre rimasta con noi ed effettivamente come ho già detto ad altri ci sono Barbara e tutto il suo gruppo che cercano di aiutarci per costruire una Nigeria migliore. Vi invito tutti a pregare per noi. Ho sentito preghiere in inglese, italiano, spagnolo, francese. Tutti voi quando tornate a casa fate pressione sul vostro governo perché se ci lasciano da soli la Nigeria verrà distrutta e così lo saranno tutti gli altri paesi africani, perché la Nigeria è una nazione forte, se se ne va lei se ne andranno anche tutti gli altri paesi. Quindi, aiutate la Nigeria in modo che garantiamo la sopravvivenza di tutta l’Africa. Io vorrei parlarvi della mi esperienza a Jos. Sono diventato vescovo nel 1995 e ho incominciato una nuova diocesi a Jalingo. Da quando sono diventato vescovo di questa diocesi ci sono state una crisi dopo l’altra. Io ho passato tutto il tempo a cercare di negoziare a pace e ad incoraggiare la gente a vivere in armonia tra loro. Non è stato facile perché si trovano dei fratelli e delle sorelle che si uccidono reciprocamente anche cristiani che vanno nella stessa Chiesa: se c’è un disaccordo sulla proprietà terriera si uccidono tra di loro. La maggior parte del mio episcopato è stata dedicata a risolvere le crisi. Effettivamente io sono stato chiamato Ayau Kani, mio padre mi ha dato questo nome che significa qualcuno che è nato nel periodo di crisi. Sono stato trasferito da Jalingo come arcivescovo a Jos nel 2000 e nel 2001 sono iniziate tantissime crisi a Jos e da allora non si sono mai arrestate. Ogni anno abbiamo davanti crisi etniche, religiose, di qualsiasi tipo. Mi sento un assistente sociale in un certo qual modo proprio perché cerco di mettere la pace tra la gente, di aggirarmi tra la gente e fornire loro un certo sollievo perché in una crisi ci sono case, le famiglie, ci sono morti e io devo avviare delle iniziative per garantire a queste persone di ritornare di stare abbastanza bene, come prima. Il governo fa poco, diciamo che anche la Chiesa non ha tante risorse, tuttavia cerca di utilizzarle per aiutare la gente. Io vado alla radice, e passo fine settimana nei villaggi con la gente per conoscere quelli che sono i loro problemi. Invece, i funzionari di governo rimangono negli uffici con l’aria condizionata e certamente non sono a contatto con la popolazione. Quindi, io mi vedo non soltanto come leader spirituale ma proprio come un assistente sociale: devo fornire educazione, servizi sanitari, acqua potabile perché la gente posso abbeverarsi e altri servizi di carattere sociale. Nel mezzo di tutto questo le crisi continuano a verificarsi e si arriva ad un punto in cui la gente è stanca e frustrata. Anche i giovani in Nigeria, soprattutto a Jos sono molto frustrati. In una delle crisi i giovani si sono riuniti e hanno marciato in direzione della mia casa e hanno chiesto a me di mettere loro a disposizione certe quantità di denaro per avere le armi per combattere i musulmani. Io li ho portati in Chiesa e gli ho spiegato che non è quello che insegna la nostra religione però loro mi hanno detto: “ogni giorno loro ci ammazzano siamo stanchi, non possiamo fare niente. I musulmani arrivano con armi sofisticate e sparano a noi, alle nostre partner, ai nostri figli.” Io ho detto: “No, il cristianesimo non riguarda la guerra ma riguarda la pace.” Io sono stato presidente dei cristiani nello stato di Plateau e c’è stato un punto che mi sentivo talmente frustrato che non ce la facevo più perché anche i leader cristiani di tutte le Chiese sia pentecostale che protestanti venivano da me e mi facevano pressione perché potessi fare qualcosa, dicevano che dovevo essere un militante, qualcuno ha detto addirittura che dovevo trovare dei soldi per comprare delle armi e combattere i musulmani. A quel punto gli ho detto io non sono qui per essere un guerriero, ma il mio compito è quello di promuovere la pace e non di lottare e uccidere gli altri. Però vedete che oggi ci sono tante persone che si sentono male, sono frustrate e vogliono armi per continuare a combattere, restituendo fuoco al fuoco, bombe alle bombe. Quindi, tra i leader cristiani, i giovani e anche esponenti della Chiesa cattolica ci sono soggetti che sostengono la violenza e l’azione militare. Alle volte mi sento molto solo, una voce solitaria parlando di dialogo, di contattare i musulmani con amicizia, incoraggiando un dialogo. Molti hanno inteso questo come compromesso, mi hanno accusato di non difendere la fede cristiana. Tante volte sono andato a casa dei musulmani, ho mangiato da loro e abbiamo fatto amicizia. Però sono stato accusato di aver abbassato la fede cristiana ed essere giunto ad un compromesso. Tre giorni fa sono andato alla moschea di Jos proprio perché i giovani musulmani ci avevano invitato a interrompere il digiuno e volevano che i giovani cristiani si unissero a loro per festeggiare. Io ho invitato altri a venire con me dicendo: “venite con me, dobbiamo rompere le barriere”. Vedete, questo fatto che i musulmani abbiano invitato i cristiani a mangiare con loro è stato una cosa meravigliosa. Io sono andato assieme ad altri, erano stati invitati i leader di molte chiese ma loro si sono rifiutati di andarci. Vedete la rabbia e la frustrazione che le crisi hanno creato tra di noi. Dimentichiamo addirittura il messaggio cristiano, di amore, di riconciliazione, di perdono e anche di una coesistenza pacifica e tranquilla. Queste crisi hanno portato dei problemi non soltanto perché c’è stato un attacco sui cristiani ma anche perché hanno provocato una crisi della fede cristiana tra i cristiani, perché non è facile parlare di amore e perdono adesso. Però la battaglia continua, noi dobbiamo continuare a incoraggiare la popolazione perché l’unico modo di risolvere questo problema è attraverso il dialogo. Se viene attaccata la chiesa, se vengono uccise delle perone è anche difficile dire: “ti abbraccio, ti perdono”. È veramente difficile ed è lì che il mio ministero comincia ad affrontare delle sfide. Vedo persone che attaccano e uccidono la mia gente, eppure devo dire loro “questi sono i vostri fratelli, le vostre sorelle”. Effettivamente anche la mia chiesa è stata bruciata, tutti i nostri veicoli sono stati bruciati, sono andati a fuoco. Hanno, però, per fortuna, soltanto bruciato parte della cattedrale. Ecco, la gente voleva a quel punto che io mobilitassi cristiani per una lotta. Ho detto: “no, questa non è la mia missione”. Davanti a provocazioni di questo genere non si sa che cosa fare, ecco perché vi dico talvolta mi sento veramente da solo perché parlo di pace, parlo di dialogo e la gente però mi dice: “no, il dialogo, la pace, non funzionano, prendiamo le armi dobbiamo combattere fino alla fine”. Perciò continuiamo la lotta per costruire un rapporto veramente autentico tra cristiani e mussulmani e per cercare di costruire fiducia. Inoltre incoraggiamo il governo, incoraggiamo la popolazione a capire quelle che sono le ragioni di questa crisi perché non è sempre vero che tutte le crisi siano crisi di stampo religioso perché c’è tanta povertà nel nostro Paese, c’è anche tanta corruzione c’è tanta ingiustizia. È facile per la gente pensare che appunto la crisi sia di carattere religioso, invece molto spesso è per via dell’assenza dei diritti basilari. Non dobbiamo dare la colpa alla religione, tutti dicono “è la religione che è responsabile della crisi”: no. Ci sono delle problematiche sociali politiche, etniche, economiche, legali, sono tutti problemi che vanno tenuti in considerazione, se queste tematiche, se questi temi non vengono affrontati, avremo un circolo vizioso di violenza, che continuerà ad essere perpetrata. Alle volte noi agiamo come lo struzzo; sapete che quando lo struzzo avverte un problema seppellisce la testa nella sabbia nell’idea di essere coperto e protetto, ma è una cosa appunto assolutamente assurda perché il corpo rimane fuori e molto spesso noi, quando c’è una crisi, parliamo di conflitto mussulmano-cristiano, non andiamo invece alle radici di questa crisi per vedere quali sono le cause vere e proprie a livello etnico, politico ed economico, anche quando ci sono delle commissioni. Per esempio io sono stato membro per una commissione di inchiesta per il presidente, abbiamo lavorato per sei mesi, abbiamo emesso un rapporto con soluzioni che potevano minimizzare la crisi, ma non è stato fatto niente, il nostro lavoro è andato a finire nel nulla perché nessuno ha implementato quello che abbiamo suggerito di implementare per evitare tutte quelle morti di cui siamo stati testimoni nei tempi più recenti. Quindi queste sono le sfide ed effettivamente nel lottare contro tutto questo mi sento solo. Vado a letto con la preoccupazione della mia popolazione perché mi sveglio la mattina, mi chiamano e mi dicono: “hanno attaccato questo o quest’altro villaggio”, “sono morti in tot”, mi dicono che i miei catechisti sono morti, che sono morte persone che conosco. E se magari voglio mangiare, alle volte non ho assolutamente appetito perché la situazione è veramente preoccupante. Parlo col governo e non fanno tanto, parlo con i militari non mi danno protezione, così come la polizia. E’ una battaglia che stiamo combattendo e anche tra noi vescovi non tutti riteniamo che dovremmo utilizzare il dialogo per risolvere questa problematica. Alcuni dicono: “siamo stanchi, siamo sotto la pressione della guerra, dobbiamo far vedere a questi nostri nemici che anche noi sappiamo lottare”. Quando uno gli parla di dialogo, di pace è da solo in questa campagna. Però vi posso dire che nella mia carriera di sacerdote diciassette anni come vescovo ho sempre pensato che pace e dialogo siano gli ingredienti essenziali della convivenza sociale. Sono stato nominato vescovo di Jalingo e sono stato subito coinvolto nella crisi di Jukun. Poi sono arrivato a Jos e ho trovato subito delle crisi, ormai sono dodici anni che sono vescovo di Jos e ogni anno ho due o tre crisi da risolvere e questo richiede tantissima energia, ti drena l’energia e ti distoglie da tante alte cose. Però, anche se sono solo e sono sottoposto a sfide e attacchi da parte di coloro che dovrebbero capire, la grazia del Signore è sempre con me. Perciò, penso che seguire la giustizia, la pace e la riconciliazione sia sempre la strada giusta. Io sono stato amico del povero emiro di Wase; andavo a casa sua, dormivo e mangiavo lì e anche lui veniva da me, mangiavamo e bevevamo insieme. Però la gente diceva: “ no, questo non va bene, perché sei così vicino a questi musulmani”. A questo punto ho detto: “per amicizia, per amitié, per friendship, in tutte le lingue. Sono riuscito a far vedere che pure tra leader potevamo essere veri amici pur essendo divisi nelle nostre credenze religiose. Ecco perché volevo sottolineare questo concetto bellissimo di amicizia. L’amicizia riesce a guarire tutte le ferite, gli odi, le violenze e riesce a porre rimedio a tutte le cose terribili che vediamo nel mondo. Quando ci si abbraccia l’uno con l’altro, io credo che in questo atto la metà dei problemi vengano già risolti. Due dei libri che ho scritto riguardano proprio il dialogo nella vita, poi ne ho scritto un altro sulla pace e non la guerra. Questa è la via per risolvere i problemi, l’amicizia. Io ho fatto una tesi di dottorato sulla spiritualità della comunione. E’ quello che ci può mettere insieme, è morto così Gesù sulla croce, con questa apertura delle braccia vuole abbracciare tutto il mondo, tutta l’umanità. Non è morto con le braccia incrociate, è sulla croce con le braccia aperte per abbracciare tutta l’umanità. E’ questa la cosa che ci curerà e ci porterà sulla giusta strada. Ci sono state delle uccisioni a Natale, ci sono persone che sono state uccise per esempio in momenti di culto religioso. Però tutto questo ci deve arrestare dal fare quello che il nostro Signore Gesù ci ha detto di fare, continuiamo ad esplorare tutte le strade per portare speranza alla Nigeria, ai cristiani e ai musulmani di Nigeria. Io dico sempre che anziché attraversare il buio bisogna accendere una piccola candela, se tutti quanti noi accendessimo una piccola candela indipendentemente da quanto sia buio l’ambiente, questa luce illuminerà tutto. La cosa importante per noi è sconfiggere il terrorismo, sconfiggere la violenza e tutti quanti noi dobbiamo accendere la nostra candelina della pace. Accendete la vostra candelina della pace e riusciremo a superare terrorismo e violenza, ecco perché abbiamo aperto un centro di formazione professionale per musulmani e cristiani. Sono giovani che per due anni imparano a fare gli elettricisti, i falegnami in modo da avere delle competenze per la vita. Per due anni vivono insieme e quando finiscono la scuola vanno a casa e speriamo possano diventare attori di pace e coinvolgersi nel dialogo quando vedono delle differenze. Ho avviato io questa scuola a Jos e quando l’ho fatto la gente mi diceva: “ma sei pazzo? Come puoi aprire una scuola di questo genere e mettere insieme cristiani e musulmani gratuitamente”. Sono giovani svantaggiati che preleviamo dai villaggi, li teniamo insieme per due anni speriamo che acquisiscano delle competenze e riescano a risolvere i problemi in maniera civile. Sono stato accusato per aver avviato questa scuola, però pensavo di avere questa missione, ho insistito ed oggi effettivamente i primi ventidue musulmani e cristiani hanno ricevuto il diploma e adesso sono tornati a casa e speriamo diventino agenti di pace. Tra l’altro sto per costruire quello che io chiamo il centro per la pace e il dialogo perché abbiamo scoperto che sempre siamo chiamati a mediare tra gruppi religiosi, etnici e sempre tutti vengono da me, a casa mia, per questa mediazione. Alle volte non ho nemmeno tempo di svolgere i miei compiti ufficiali: quando Perillo mi manda delle mail non riesco a rispondere perché sono in un villaggio a risolvere delle controversie o chissà dove, magari loro si chiedono perché l’arcivescovo non ha risposto. Però continuo a lavorare per la pace e il dialogo e spero che questo centro della pace e del dialogo riesca a unire le persone in maniera proattiva in modo da risolvere i conflitti senza la violenza, quindi c’è speranza. Io dico sempre questo: “siamo stati attaccati, siamo stati uccisi ma la speranza rimane”. L’undici marzo la nostra chiesa, la chiesa cattolica St Finbar a Jos era stata appena allargata, ricostruita e praticamente la domenica mattina c’era la Messa ed ad un certo punto un kamikaze aveva intenzione di entrare con un auto in chiesa farsi esplodere ed uccidere tutti. Però praticamente c’era un ragazzino di dodici anni al cancello che lo ha fermato e gli ha fatto delle domande. C’è stato quindi un ritardo e la bomba è esplosa. Anche se era lontano dalla chiesa l’impatto è stato talmente potente che quindici persone sono rimaste comunque uccise in chiesa, ci sono stati altri feriti e la chiesa stessa è stata distrutta. Vi parlo dal punto di vista di una persona che ha sperimentato su di se questi atti tremendi di terrorismo. Sono andato in questa chiesa, ho incontrato tanti giovani arrabbiati ed erano pronti a combattere con pietre ed altro e volevano qualcuno che li guidasse in questa lotta e non volevano assoggettarsi a nessuna disposizione, non ascoltavano la polizia, non ascoltavano i funzionari di governo. Soltanto quando sono comparso io sono stati ad ascoltarmi e quando ho visto il corpo infuocato del kamikaze, tutti i vari brandelli del suo corpo e ho visto questa distruzione, sono entrato in chiesa, mi sono inginocchiato, tutto era distrutto, ho pregato, pregato e non sapevo bene cosa dire a questi giovani arrabbiati. Effettivamente volevano rifarsi anche su di me erano anche cattivi con me avevano colpito addirittura dei funzionari di governo quando gli dicevano di calmarsi. Quando ho visto questi centinaia di giovani ho detto: “che cosa faccio adesso?”. Mi sono quindi inginocchiato davanti alle immagini sacre che ancora rimanevano e ho detto: “ Dio fammi dire qualcosa a questi giovani”. Dopo cinque minuti c’è stato silenzio, mi sono alzato e ho detto a questi giovani: “ sono arrabbiato anche io e sono arrabbiato anche più di tutti voi però fate sì che prevalga l’irrazionalità verrano uccise ancora più persone. Ho ricordato: “ è meglio fermarci qui piuttosto che andare avanti nella violenza, vi prego nel nome di Dio andatevene a casa. So che è successa una cosa tremenda, vedete fratelli e sorelle a terra morti, ma andatevene a casa”. Io penso che il Signore sia stato dalla mia parte, è stato come un miracolo: questi giovani se ne sono andati via senza protestare, senza altre violenze, per me è stato come un miracolo di Dio. Continueremo a sperare che si verifichino cose migliori. Abbiamo avviato diversi progetti nella speranza di mettere insieme i due gruppi e continuiamo a dire che conosciamo qual è l’obbiettivo di Boko Haram: vogliono distruggere la fede cristiana, vogliono che tutta la Nigeria diventi uno stato islamico e vogliono uccidere tutti coloro che non credono nell’Islam e Boko Haram sta sfidando le autorità, le ridicolizza perché non vengono arrestati. Questi sono i problemi e Boko Haram effettivamente pensa che la cultura occidentale sia male e che la Chiesa sia un prodotto di questa cultura, quindi sono pronti a distruggere la Chiesa perché questo significherebbe distruggere la cultura occidentale. Vogliono sostituire la costituzione della Nigeria con la shari’a o con il Corano. Quel che voglio dire è che anche se tutto questo succede adesso solo in Nigeria, potrebbe diffondersi altrove. Boko Haram potrebbe anche comparire nei vostri paesi anche con nomi diversi. Io penso che tante nostre nazioni che si dicono cristiane non pratichino la fede cristiana come dovrebbe essere. Quando sono entrato qui e ho visto questo gruppo di giovani da tutto il mondo mi sono detto: “Ecco, qui c’è speranza perché in alcune nazioni il cristianesimo viene visto come nemico”. Anche il dono dei figli non è valorizzato. I musulmani accettano i figli come dono di Dio e sono esaltati nella pratica della fede islamica invece noi, nell’ovest, nell’occidente, siamo i più duri critici del cristianesimo. Quindi c’è qualcosa che non va in tutto questo. Quando si parla di matrimoni tra persone dello stesso sesso in paesi occidentali, questo sicuramente peserà sull’equazione demografica e quindi dobbiamo stare attenti anche in questo senso. La comunità musulmana visto che accetta i bambini più che noi alla fine sarà superiore dal punto di vista demografico nel mondo. Dobbiamo stare attenti quindi a non perdere i valori della nostra religione cristiana. L’impatto di Boko Haram sul cristianesimo nel nord ha comportato anche un minor numero di persone che frequentano le chiese perché hanno paura. Dal punto di vista economico la Chiesa soffre perche dipendiamo appunto da quello che raccogliamo dalla gente. I sacerdoti non vengono pagati in Nigeria; tutto dipende dai soldi che vengono dati dalla gente in chiesa alla domenica: se non vengono, non c’è da mangiare. La gente invece non viene più in chiesa perché ha paura; questo è l’impatto negativo di tutto questo. La gente scappa via, non vuole essere coinvolta in attività religiosa perché ha paura di attacchi e anche dal punto di vista economico le nostre chiese hanno dei problemi. Si crea una cultura di resistenza tra i giovani senza ascoltare il messaggio d’amore. Ci sono 22 milioni di giovani disoccupati in Nigeria e proprio è per via della mancanza di occupazione che questi giovani sono pronti ad azioni violente, ad uccidere in qualsiasi modo. Se arrestiamo la violenza, allora possiamo dare altre prospettive a questi giovani, un’occupazione, un’educazione migliore. Molto spesso i giovani hanno perso l’orientamento, uccidono, commettono atti di violenza senza secondi pensieri. Vi chiedo quindi, vi chiedo di lavorare per aiutarci: per aiutarci a superare quella che è la minaccia di Boko Haram. Vi dico chiaramente una cosa. Come aveva detto san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi:”Siamo tribolati da ogni parte, non vediamo risposta, siamo perseguitati e abbattuti”. Sicuramente se i vostri Paesi riescono ad aiutarci per formare meglio i nostri agenti di sicurezza, per prevedere moderni sistemi di sicurezza, se i vostri Paesi riescono a, per esempio, favorirci nello sviluppare un servizio di intelligence, questo favorirà la capacità della Nigeria ad infliggere il colpo fatale su Boko Haram in modo che i cristiani, tutti i nigeriani possano avere la libertà di culto ed evitare la tanto temuta guerra perché adesso in Nigeria se non si arrestano tutte queste crisi ci sarà una guerre, una terribile guerra, e noi non vogliamo che questo si verifichi. Quindi, cari amici, pensiamo che le preghiere di tutti voi qui riuniti a questo Meeting di Rimini, voi che siete qui in centinaia di migliaia, riusciranno le preghiere, le vostre preghiere a squarciare i cieli facendo scendere una pioggia di pace divina non solo sulla Nigeria ma su tutto il mondo, mondo afflitto da violenza di proporzioni multidimensionali. Io credo che attraverso le vostre preghiere si possano avverare dei miracoli. Sparirà il terrorismo, il fondamentalismo e tutta la violenza dalla Nigeria. Quindi vi chiedo il vostro aiuto attraverso la preghiera. Attraverso la preghiera si avvererà un miracolo: verrà sconfitto Boko Haram e riuscirà a sopravvivere la Nigeria come nazione unita. Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di condividere la mia storia. Dio ci benedica tutti col suo amore e con la pace.

MODERATORE:
Ci è stato chiesto prima di questo Meeting:”Ma perché vi occupate del rapporto con l’infinito? Ma non è astratto? In un momento di crisi così profonda, così grande non è astratto dire che l’uomo è rapporto con l’infinito?”. Be’, credo che abbiamo avuto la prima testimonianza oggi che è il contrario dell’astrazione, che il rapporto con l’infinito è quello che permette di vivere. Come si fa a vivere in questa crisi perenne come quella che ci ha raccontato Sua Eccellenza dove molto, quasi tutto divide la tribù, l’economia, anche la religione usata a pretesto, tutto, quasi tutto divide, come si fa a vivere, a resistere, come si fa a riprendere il filo del dialogo se non si ha la percezione che esiste qualcosa che ci fa che è oltre questi vincoli, che è più grande di questi vincoli, che noi siamo rapporto con l’infinito, siamo questo rapporto. Come si fa a vivere questo rapporto se è solo immaginato, che l’infinito non diventi una compagnia, come ci ricordava il Santo Padre nel suo messaggio. Ecco, se l’infinito diventa carne, come ci ha ricordato il papa, se entra nella storia, genera uomini così, permette che nascano uomini così, un’umanità così. Permette che nascano uomini che sono capaci non solo di non rispondere alla violenza con la violenza, ma di usare la ragione fino in fondo, come abbiamo sentito testimoniare. Di abbracciare chi ti odia, di ricercare il filo del dialogo, di accogliere gratuitamente come quegli studenti musulmani di cui ci raccontava prima. Se l’infinito entra nella storia facendosi carne, allora possono nascere uomini liberi così, testimoni, e noi abbiamo bisogno di questi testimoni, abbiamo bisogno del miracolo di Dio, cioè che Dio entri nella storia e ci si faccia compagno e abbiamo bisogno di testimoni così, di uomini così. E ne abbiamo bisogno tutti, non in Nigeria, non solo in Nigeria: ne abbiamo bisogno qui. Forse non ci sarà chiesto di dare la vita per Cristo in un istante andando a messa la domenica come capita ai nostri fratelli a Jos o ad Abuja però possiamo dargliela istante per istante dentro il posto e la quotidianità, la giornata che viviamo ogni giorno. E per questo che li sentiamo ancora più fratelli, è per questo che è vitale aiutarli in tutt6o e con tutte le possibilità che abbiamo iniziando dalla preghiera come ci ha chiesto come ci ha chiesto più volte, perché è vero che la preghiera fa miracoli, e prendendo tutte le iniziative che possono sostener la loro vita e la loro fede cominciando magari a sottoscrivere la petizione di cui parlava. La trovate su Internet: “fermiamo la strage dei cristiani.it”. Pregando per loro, prendendo tutte le iniziative che potremo fare, sostenendo tutte le iniziative che vedremo fare a chi ha la possibilità di farne, ma soprattutto desiderando e testimoniando che un incontro come quello di oggi sia soltanto l’inizio dell’amicizia con il popolo nigeriano e con i pastori che lo guidano come Sua Eccellenza Monsignor Kaigama. Grazie ancora a Sua Eccellenza, grazie a voi tutti e buon Meeting a tutti.
Trascrizione non rivista dai relatori

Data

19 Agosto 2012

Ora

12:30

Edizione

2012

Luogo

Auditorium B7
Categoria
Incontri