Igor Stravinsky. Un maestro nel Novecento

 

La mostra, attraverso la figura carismatica e antieroica di Igor Stravinsky, mira ad esplorare i cambiamenti musicali, artistici e culturali del Novecento. Il grande cosmopolita russo ha attraversato tutto il secolo degli “ismi” artistici senza la problematicità di molta avanguardia, mai imprigionato da barriere ideologiche o preconcetti, quasi privo di quelle sovrastrutture intellettuali o sociali di cui molte personalità del secolo scorso hanno dovuto dotarsi per riuscire a far fronte alla violenza centrifuga di valori, idee, punti di riferimento affettivi, politici, religiosi, estetici.
Guidato – come lui stesso raccontava – “solo dal suo appetito sonoro”, da una vorace curiosità e da una tecnica sicura, talvolta tracciò, talvolta semplicemente seguì la strada di una musica ormai orfana delle certezze romantiche e costretta alla ricerca di nuove fonti, nuovi stimoli, linguaggi, idiomi, gerghi, soluzioni estetiche, grammaticali e sintattiche. Esule dalla sua amata Russia, continuò irrequieto a spostarsi tra Francia, Svizzera, Italia, Inghilterra, Stati Uniti, sempre schivando i territori nei quali via via si aprivano guerre, rivoluzioni, conflitti. A causa di questo fu accusato di individualismo, aristocratico distacco e debole senso di appartenenza culturale. Dopo l’intensa drammaticità dei brani giovanili, la sua musica conservò sempre una specie di apollinea letizia nutrita di ironia, humor e sincero godimento che lo distaccano nettamente da certe lugubri, dilaniate tendenze della sua generazione. Lo sosteneva una ragionevolezza mai sentimentale eppure commovente, da homo faber: così amava definirsi, sicuro com’era del proprio solido artigianato. Nelle testimonianze dirette di Stravinsky riconosciamo – meglio che in qualsiasi saggio enciclopedico – un deposito di conoscenza conciso ed efficace, umano e toccante riguardo a che cosa siano stati la musica sinfonica, il balletto, la poesia, lo spettacolo, il jazz, il neoclassicismo, l’avanguardia, l’opera, la ricerca artistica; la Russia, la Francia, l’America e i salotti europei nel Novecento. Un mosaico di aneddoti, spunti, riferimenti e didascalie si disegna negli incontri che compongono il suo viaggio umano, culturale e di studio.
Attraverso proiezioni multi-video con Dolby Surround, la mostra presenta un patchwork cangiante d’immagini in movimento a base di citazioni tratte da documentari e archivi storici; foto di artisti e opere d’arte di epoca, stile, autore, soggetto diverso ma sempre collegato al mondo stravinskiano; brevi interventi dei curatori della mostra sui temi trattati; stralci di partiture, schemi analitici, citazioni da, su e attorno a Stravinsky.
Fu ed è vero maestro, pur senza aver avuto allievi né scuole, attraversando semplicemente ogni aspetto del reale armato solo di un cuore vispo e una ragione acutissima, pronta a lasciarsi sfidare dalle evidenze emergenti negli accadimenti quotidiani, in paragone di verifica con la propria natura originaria e il proprio “gusto”, senza compromessi né inibizioni. Suo seguace non è perciò chi ne imita lo stile o le tecniche, bensì l’umanissimo metodo.

Data

20 Agosto 2006

Edizione

2006