Di ogni cosa buon giudice è il tempo. La concezione della storia nel mondo antico fra progresso e caduta - Meeting di Rimini

Di ogni cosa buon giudice è il tempo. La concezione della storia nel mondo antico fra progresso e caduta

 

a cura della Rivista Zetesis. Coordinamento generale di Giulia Regoliosi e Moreno Morani.

Da tempo svolgiamo, insieme con parecchi amici di tutta Italia, un lavoro di riflessione sulla cultura greco-romana, nel tentativo di verificare come si è posta nei confronti delle domande ultime dell’uomo una civiltà che ha preceduto il Cristianesimo e che ha saputo esprimere i propri valori e i propri dubbi in una serie di testi letterari e filosofici e di produzioni artistiche che ancora oggi, a distanza di millenni, affascinano e coinvolgono. Da alcuni anni a questa parte abbiamo deciso di inserire tra gli stimoli per la nostra riflessione e per il nostro lavoro la frase che fa da tema al Meeting. Da questo è nato negli ultimi anni il desiderio di proporre agli organizzatori del Meeting una serie di mostre e di iniziative coerenti col titolo generale della manifestazione.
Il titolo di quest’anno ci ha indotto a lavorare su un tema ampio e delicato: il tema del progresso e della storia. L’idea di storia è una caratteristica essenziale della cultura occidentale: mentre altre civiltà della cultura mondiale si sono limitate alla pura registrazione degli avvenimenti o si sono addirittura disinteressate al mantenimento della memoria, la Grecia ci ha proposto un ideale di storia che non si limita alla semplice elencazione dei fatti, ma si pone in un rapporto di continuità con un passato visto come oggetto di riflessione e di stimolo per le generazioni successive: la storia non come ricordo di fatti irrimediabilmente passati, ma come “patrimonio per sempre” (per usare la definizione sintetica di Tucidide). Questa idea di storia apre naturalmente all’uomo antico una serie di domande che hanno avuto risposte diversificate e varie secondo le epoche e i diversi autori: esiste un progresso? e il progresso tecnico oltre all’elevarsi del grado di civiltà materiale ha una corrispondenza anche dal punto di vista morale? e verso che cosa è indirizzato il progresso dell’uomo, e quindi a che cosa serve il suo lavoro e il suo affaticarsi? Domande tutte a cui l’uomo antico cerca di dare una risposta, rimanendo però in ultima analisi privo di una soluzione definitiva, perché, a differenza della cultura ebraica e cristiana, che vede lo sforzo dell’uomo indirizzato in maniera precisa verso un fine che gli è stato rivelato (i nuovi cieli e la nuova terra di cui parla il libro dell’Apocalisse), la cultura greca non ha avuto il sostegno di una rivelazione e di una guida che l’abbia sostenuta nel suo sforzo di ricerca. Per questo le sue risposte, o meglio i suoi tentativi di risposta, da una parte mostrano la grandezza (anche se destinata alla sconfitta) della ragione umana che s’interroga e dibatte le ragioni ultime del nostro vivere, dall’altra mostra come la risposta del cristianesimo corrisponda sempre alle istanze e alle domande più profonde dell’essere umano.
La preparazione di questa mostra comporta un lavoro attento di reperimento e di selezione dei testi antichi (sia letterari sia artistici) e di redazione dei pannelli, operata da un gruppo di lavoro in cui persone di diverse competenze (specialisti di storia, di letteratura, di linguistica, di arte, di archeologia) e di diverse età e professione (professori universitari, professori di liceo, studenti universitari) armonicamente collaborano (alcuni avendo alle spalle già decenni di collaborazione, altri aggiunti da poco tempo) alla luce delle loro diverse capacità di lavoro, personalità, prospettive di lettura e di interpretazione.

Data

22 Agosto 2004

Edizione

2004

Luogo

Agorà C1 (Area CdO)