DARING RAIDS - Meeting di Rimini
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DARING RAIDS

Presentazione del CD dei Greenwich con brani di musica folk ANGLO-americana. Con: Andrea Bergamaschi, Luisa Feroldi, Roberto Mento, Nicola Pasinetti, Paolo Salucci.

 

SIMONE ORIANI:
Buongiorno, buongiorno a tutti. Benvenuti in questo piccolo anfiteatro della sala A4 dove sono qui a presentarvi una serie di tre incontri, di tre spettacoli musicali, offerti dal Meeting – oggi, domani e dopodomani – e sono qui oggi a presentare un gruppo di artisti bresciani, direttamente da Brescia, i Greenwich. E sono qui a presentare il loro ultimo album, Daring Raids. Adesso vi lascio a loro. Vi dico solo che dietro il mixer potete andare, dopo lo spettacolo, dalla signora Emilia, abbiamo organizzato una prevendita del loro cd, Daring Raids. Buon ascolto a tutti.

ANDREA BERGAMASCHI:
Buon giorno a tutti. Allora, questa storia nasce nel ’94, quindi sono già passati 15 anni, ed è una storia di amicizia e di passione per la musica americana, in particolare, con la quale siamo un po’ cresciuti. Abbiamo preso il nome Greenwich dal famoso quartiere di Manhattan, a New York, Greenwich Village, che è poi il posto dove, tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, è nata e cresciuta la cultura della beat generation, grazie a scrittori, poeti, cantautori del calibro di Kerouac, Ginsberg, Dylan, e noi abbiamo provato a cantare le loro canzoni all’inizio. All’inizio ci siamo trovati noi tre – è per questo che siamo apparsi noi per primi, ma poi ce ne sono degli altri – Paul alla mia destra, Luisa, e io Andrea. Il primo pezzo che facciamo è degli inizi, è forse il primo che abbiamo imparato, forse anche quello che facciamo peggio, ed è inciso sul primo disco che abbiamo fatto che è quello che c’era prima, che si intitola The world is liberty, il titolo è Hammer song.

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LUISA FEROLDI:
Molte grazie. Vi dicevamo di questa amicizia che comunque permane, permane e si allarga, come potete vedere. In effetti è un vero miracolo, visto anche un po’ come siamo fatti. Un’amicizia, infatti, che nel tempo ha determinato cambiamenti di persone che sono state con noi. All’inizio hanno cantato con noi Federico e Ruben, che poi se ne sono andati per diverse ragioni, ma che comunque hanno dato un contributo sostanziale alla nostra storia musicale, soprattutto per l’arricchimento delle voci ecc.. Il secondo brano che vi proponiamo è tratto dal nostro secondo e ultimo cd.
E’ quello che tra altro ci ha permesso di venire qui al Meeting, ci auguriamo perché ascoltandolo è sembrato bello e allora, in questo secondo, il titolo del secondo cd è Daring raids, c’è Incursioni temerarie. In effetti abbiamo provato ad esplorare un terreno musicale per noi nuovo e anche difficile e con dei brani molto più complessi di quelli che eravamo abituati a fare, come il primo che avete sentito. Il brano si intitola Blind Willie Mctell ed è un out-take dall’album Infidels di Bob Dylan del 1983, si tratta di un blues, molto intenso e che sostanzialmente è una summa di luoghi classici della tradizione blues. Buon ascolto!

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LUISA FEROLDI:
Grazie, tornando all’amicizia che ci ha fatto suonare in questi anni, ad un certo punto nel ’98 ci siamo resi conto che la chitarra non bastava più e che sarebbe stato bello..
Anche se, si, ecco, pero ci voleva un basso, allora abbiamo detto a chi chiediamo di suonare il basso? Chiediamo a Roberto Mento. C’era solo un problema, non aveva mai suonato il basso prima e non stiamo mentendo, pero questo è uno dei, veramente dei miracoli che può fare la passione, l’amicizia, adesso è qui che suona con noi in effetti, e..

ROBERTO MENTO:
In effetti, il miracolo più grande sta dietro un retroscena che non sanno neanche loro e cioè, Ruben mi invita una domenica a giocare una partita di pallone, a calcetto. Finita la partita, negli spogliatoi mi dice però, giochi bene a pallone, dovresti venire a suonare con noi. Dopo 9 anni sto ancora cercando di capire quale fosse il nesso, pero è stato cosi, io in 9 anni praticamente ho sempre spinto loro per cercare di cantare, ma siccome siamo in tanti, siamo affollati, sono stato messo in disparte perché serviva il bassista e finalmente, l’anno scorso, in uno dei nostri tantissimi concerti che abbiamo fatto in tutti gli stadi del mondo, finalmente mi fanno cantare questo pezzo che adesso vi canterò e ad un certo punto accade una cosa incredibile, mentre sto cantando mi suona il cellulare e vi assicuro che è un grosso problema mentre uno canta se suona il cellulare.
Ecco, va bene, mi hanno cassato, mi hanno tenuto per un anno marginato e questa sera finalmente forse riesco a cantare per la prima volta.

LUISA FEROLDI:
Allora, in effetti, per l’occasione ha inforcato il basso Paul e Roberto vi canterà una canzone di Bob Dylan il cui titolo è it ain’t me, babe, ch’è una canzone classica di non amore, in cui l’autore Bob Dylan si è proprio divertito a scandalizzare il mondo della canzone commerciale, sdolcinata. it ain’t me, babe.

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ANDREA BERGAMASCHI:
Roberto da oggi in poi non canterà più.. Una delle esperienze più belle che ci è capitata è stata quando siamo andati a suonare a Venezia, una volta. Praticamente a Venezia fanno questo festival di musica in giro per i calli, ci sono un sacco di gruppi che suonano, acustici, ognuno fa le solite passeggiate per la città e si ritrova a sentire musica di diversi generi. Siamo andati a suonare lì, è stato bellissimo, sul canale passavano le barche, si fermavano, stavano lì poi se ne andavano, insomma una cosa bella. In quella occasione ci hanno accompagnato due nuovi amici, sempre quel discorso che questa è una amicizia che cresce, uno era Nicola, la nostra colonna centrale, che aveva sentito il disco, il primo disco, non questo, l’altro e gli era piaciuto e si era interessato e attraverso un amico è arrivato a noi e così è stato coinvolto ed è qua, è una sicurezza per noi. E insieme a Nicola c’era un altro nostro amico che si chiama Daniele che non c’entra niente con la musica, nel senso che non ha mai fatto parte del gruppo, ma è stata una persona straordinariamente significativa per noi, ugualmente. Era un collega di Roberto, perché poi Roberto che fa da catalizzatore a tutti gli incontri che facciamo e praticamente si è proprio affezionato in un modo incredibile; giovanissimo, vent’anni, ci seguiva, veniva, era di Bergamo, Seriate, veniva a Brescia due tre volte alla settimana pur di stare insieme a noi. Aveva incontrato l’esperienza del movimento a Bergamo e per lui questa cosa qua era diventata la cosa più importante della vita. Era disposto a fare qualsiasi cosa, anche a venire da noi tre volte alla settimana e stare insieme a noi, perché riteneva che fosse una cosa buona per lui e, purtroppo, Daniele è morto in un incidente stradale, però ci ha lasciato un’eredità di entusiasmo, di passione per quello che facciamo, perché l’abbiamo vista nei suoi occhi e quindi l’ho ringraziamo. L’album, questo nuovo album è dedicato a lui. Il pezzo che facciamo adesso è Know is a right to Freedom, che invece è un pezzo che è stato scritto da Peter, Paul and Mary negli anni ’80, è si rifà al discorso che Nelson Mandela fece nel ’53 contro la apartheid.

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LUISA FEROLDI:
Sempre grazie allo spirito vulcanico e coinvolgente di Roberto, a un certo punto abbiamo incontrato anche Libero. Libero ha suonato la tastiera con noi per un certo periodo e ha dato un grossissimo contributo, soprattutto agli arrangiamenti, ci ha fatto fare un passo importante verso brani complicati, anche più impegnativi. Il pezzo che facciamo adesso si intitola The trees they grow high, questa è una famosa ballata tradizionale inglese, che racconta la storia di una ragazza che è stata fatta sposare ad un uomo, molto giovane. Di questo si lamenta, soprattutto perché non potrà, il marito, non vedrà crescere i suoi figli. Il titolo diceva The trees they do grow high, può darsi che qualcuno riconosca la melodia nella canzone di Branduardi: Gli alberi sono alti.

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ANDREA BERGAMASCHI:
E si arriva al cd, appunto il cd Daring raids, che ha una storia un po’ complicata, nel senso che abbiamo iniziato nel 2007 e non è ancora finito; nel senso è finito, ma non ce l’abbiamo fatta, tant’è che dobbiamo fare le prenotazioni, si tratta di quindici giorni e praticamente due anni e mezzo, però è stato molto interessante, molto bello, perché ci siamo un po’ lanciati e abbiamo coinvolto tanta gente. Dobbiamo ringraziare, perché questa cosa è stata possibile letteralmente grazie a lei, innanzitutto Elena che è la moglie di Daniele, che ha permesso grazie alla sua generosità di fare la registrazione di questo cd. Io vi chiedo un applauso, perché è stata straordinaria. Come è stato straordinario, anche qua un fatto, veramente un miracolo di generosità, chi ha poi permesso la produzione delle copie che appunto non ci sono, ma che ci saranno tra poco, parlo di Remi di Bergamo. Anche qua un applauso, io credo che sia presente, lo spero. Cantiamo Hour. Hour è un pezzo, l’inno del movimento antinucleare, non so se avete presente il movimento anti-nucleare, adesso non vorrei che ci scambiaste per quello che non siamo. Allora ci interessava, era il discorso che ci sono dei movimenti che producono cultura, che producono con un grande entusiasmo. Insomma c’è gente che fa delle canzoni per le idee che ha, questo succede quasi solo tra noi e che esistesse nel mondo anche questa cosa qua a noi ci ha colpito. Vedrete che il testo è anche molto ingenuo, molto drammatico, però è fresco e entusiasta.

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ANDREA BERGAMASCHI:
D’altra parte per controbilanciare i testi che parrebbero tendere da una certa parte, abbiamo scelto la copertina che parrebbe tendere dall’altra.

LUISA FEROLDI:
Allora, sempre proseguendo con il coinvolgimento di persone, di amici, devo dire che per incidere l’ultimo cd abbiamo veramente coinvolto, stressato l’anima a un sacco di persone che abbiamo incontrato, tra queste ci teniamo a citare Alberto Buizica, che ha suonato la cornamusa in sala di incisioni con noi, Lavinia che ha suonato il violino e che è una mia collega, musicista, Emilio che è il fonico, il tecnico che ha suonato anche le percussioni sempre in sala di incisione. Il prossimo pezzo si intitola He was my brother ed è un pezzo scritto da Paul Simon nel 1963 e fu scritto in occasione dell’uccisione in Mississippi di Andrew Goodman, magari qualcuno ricorda, un militante che è stato ucciso durante una manifestazione nonviolenta per i diritti degli afro-americani e questo episodio è citato anche nel film Mississippi burning, il titolo della canzone è He was my brother.

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ANDREA BERGAMASCHI:
Grazie, la storia di coinvolgimenti prosegue perché, ad un certo punto, abbiamo coinvolto il nostro amico Mauro, alla chitarra, che aveva deciso di appendere ormai la chitarra al chiodo, perché insomma l’età è quella che è. Noi l’abbiamo convinto a toglierla e la moglie ringrazia, come le nostre mogli ringraziano da 15 anni peraltro. L’ultima serie di coinvolgimenti è quella che riguarda chi è qua oggi sul palco che non ho citato, vedete che alle tastiere c’è Paolo Gorin, anche Paolo è una promessa della musica classica internazionale e l’abbiamo corrotto per suonare con noi, però lui c’è stato, speriamo che ci stia a lungo, potrebbe essere peraltro il nostro figlio. E poi alla batteria, Fabio. Credevamo impossibile fare quello che abbiamo fatto questa sera, ma grazie a loro è stato possibile, perché un conto è suonare la chitarrina e cantare e basta, ma riuscire a fare qualcosa di più è solo grazie alla sessione ritmica e grazie a ciò che può dare un piano. Quindi un altro applauso. Il pezzo che voglio fare alla fine, è il penultimo che facciamo, è un pezzo del ’81 di Kate Wolf, una cantautrice americana, tanto per cambiare. Vi è una canzone in cui Kate Wolf esprime un disincanto per tutte le disillusioni della vita, ma c’è dentro un desiderio struggente, struggente di felicità che si ritiene impossibile.

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ANDREA BERGAMASCHI:
Grazie. Noi abbiamo finito, vi salutiamo con questo ultimo pezzo, volevo ringraziare tanto il Meeting per averci accolti, per me è stata una occasione veramente straordinaria, abbiamo suonato, cantato: Roberto Mento al basso, Mauro Benedetti alla chitarra, Paolo Salucci alla voce, Nicola Pasinetti alla voce, Paolo Gorin alle tastiere, Fabio Calabrese alla batteria, Luisa Feroldi alla voce.

LUISA FEROLDI:
Chitarra e voce: Andrea Berga.

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ANDREA BERGAMASCHI:
Grazie. Buona sera. Vi ricordiamo che chi vuole prenotare i cd che saranno pronti praticamente dopodomani, può farlo rivolgersi ad Emilia, vicino al banco della regia, grazie. Buona sera, grazie a tutti.

(Trascrizione non rivista dai relatori)

Data

25 Agosto 2009

Ora

15:00

Edizione

2009

Luogo

Sala A4
Categoria
Testi & Contesti