COSMOS. ODISSEA NELLO SPAZIO

In collaborazione con National Geographic Channel. Partecipa Paola Acquaviva, Programming Director dei Canali National Geographic. Introduce Ulisses Barres de Almeida, Astrofisico presso il Centro Brasiliano di Ricerca in Fisica (CBPF), Brasile.

 

ULISSES BARRES DE ALMEIDA:
Buonasera. Benvenuti a questo incontro dove sarà presentato l’episodio iniziale della serie Cosmos, prodotta da Fox per i Canali National Geographic di tutto il mondo. Siamo lieti di avere qui con noi Paola Acquaviva, Programming Director dei Canali National Geographic in Italia, che cura dal 2003. È un vero piacere, grazie Paola. Oggi è un giorno speciale per fare questa presentazione, perché proprio oggi celebriamo il secondo anniversario di uno dei più significativi avvenimenti di esplorazione dell’età moderna. Il 25 agosto 2012, la sonda spaziale Voyager 1, lanciata dalla NASA nel 1977, dopo aver percorso un itinerario di più di diciotto miliardi di chilometri in trentasei anni di viaggi, cioè circa centoventi volte la distanza Terra-Sole, è arrivata al confine del Sistema Solare. Voyager 1 è oggi l’oggetto prodotto dall’uomo più lontano dalla Terra e segna perciò l’estremo confine della presenza umana nel Cosmos. Ci provoca, quindi, come un elemento paradigmatico al tema del Meeting di quest’anno, l’invito ad andare alla periferia geografica e dell’esistenza. L’invisibile barriera attraversata dal Voyager, esattamente due anni fa, segna il limite dell’influenza solare nello spazio, la cosiddetta Eliosfera, al di là della quale si trova lo Spazio Interstellare, il mezzo vuoto della Via Lattea, lo spazio fra le stelle. La data di oggi è perciò molto significativa anche per il nostro incontro di stasera: la missione Voyager, seppure vecchia di quasi quarant’anni, rimane una delle imprese più affascinanti e caratteristiche della nostra età moderna, quella delle esplorazioni spaziali, proprio perché ha compiuto un viaggio inedito e molto difficile da ripetere. Attraverso tutta la sua storia, l’uomo è uscito dai suoi luoghi natali per andare oltre, verso l’inesplorato, verso le frontiere e le periferie caratteristiche del suo tempo. In questo movimento si è trovato spinto dalla curiosità e attratto dalla bellezza e dal fascino della realtà che si trovava davanti. E non solo da questa.
È stato motivato anche da una sorta di esperienza innata di nostalgia, che non possiamo ignorare, come se l’esplorazione fosse un tratto fondamentale della nostra natura umana e, direbbero anche certi protagonisti di questa esperienza, un imperativo. Penso che il documentario, che avremo il piacere di vedere stasera, ci arrivi come un invito a guardare e seguire i passi di questa singolare impresa umana, unica nelle sue forme affascinanti, ma comune a tutti per quello che riguarda l’esperienza umana che la accompagna. Il documentario Cosmos è, infatti, un remake della celebre serie televisiva creata e presentata, negli anni Ottanta da Carl Sagan, famoso astrofisico americano, che ho avuto la fortuna di poter vedere in tv quando ero ragazzo e che ha ispirato generazioni di ragazzi alla scienza e alla passione per l’universo. Il suo creatore è stato lui stesso parte del programma Voyager, che vedrete descritto nell’episodio di oggi e che potrete seguire più dettagliatamente anche nella mostra Explorers, curata dall’Associazione Euresis per il Meeting di quest’anno. Quando il Voyager è passato oltre l’orbita dei pianeti esterni, già miliardi di chilometri lontana dalla Terra, Sagan ha voluto che la sonda si girasse indietro, a guardare la Terra da quella posizione, dopo la quale sarebbe stata troppo distante per poter fotografare il nostro pianeta. La fotografia che ha fatto è diventata la più famosa di tutta la missione, forse perché si tratta della più significativa. Sagan l’ha chiamata “Pallido Punto Azzurro” e ha descritto la Terra, vista da quel punto lontano, come un granello di polvere sospeso in un raggio di sole.
Con questa fotografia, che potete vedere sia qui nel documentario sia alla mostra, riprodotta in grande scala, si può capire di più cosa voglia dire che la Terra è soltanto un piccolo punto nell’immensità del Cosmo, sul quale, però, si trovano radunati tutta la storia umana e tutto ciò che abbiamo di più caro. L’unico punto dell’Universo dove l’Universo stesso ha preso coscienza di esistere, della sua propria esistenza. Penso che il significato e il valore sia precisamente questo: permettere all’Uomo di fare esperienza della sua realtà di origine, e di se stesso, da un punto di vista nuovo e originale, con la potenzialità di uno sguardo più profondo sulla realtà. Cioè, andare lontano non per scappare dal luogo in cui siamo, per fuggire da qualcosa, ma per conoscere di più il punto di partenza, la periferia come punto privilegiato dal quale guardare la realtà. Come ha affermato Papa Francesco il 29 novembre 2013: “Si comprende la realtà solamente se la si guarda dalla periferia e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto”. Non voglio rubare altro tempo, quindi passo la parola a Paola.

PAOLA ACQUAVIVA:
Grazie. Come National Geographic, noi ci rispecchiamo in questo tema del convegno del Meeting, che è un tema molto complesso e articolato, in una sfaccettatura di questa articolazione che è la trasmissione di conoscenza, la divulgazione. La National Geographic Society, da ben centoventicinque anni, ha come missione principale la valorizzazione della ricerca, non solo scientifica, e la sua divulgazione attraverso i canali televisivi. Cosmos, di cui vedrete adesso il primo episodio, è un esempio perfetto dello spirito che ci anima nel nostro lavoro quotidiano. È un viaggio scientifico che dura tredici ore, è una serie e rappresenta appieno i valori del National Geographic. È un incredibile viaggio all’interno dell’esplorazione scientifica e della storia della scienza.
Come ha già detto Ulisses, è un remake di una serie che si chiama nello stesso modo, Cosmos, che in Italia non è mai uscita ma voi, magari in maniera inconsapevole, ne avrete visto qualche pezzo, su Quark, perché ne andavano in onda dei pezzettini. In America è stato un caso televisivo, perché è durata oltre trent’anni e perché ha forgiato la mente di tantissimi bambini, generazioni e generazioni di ragazzi che hanno sognato di diventare astronauti, astrofisici, grazie alle immagini di questa incredibile e coinvolgente serie televisiva. Il produttore, che si chiama Seth MacFarlane, è lo stesso produttore dei Griffin, non so quanti di voi li conoscano, ma immaginatevi i Simpsons un po’ più caustici e irriverenti. Ecco, lui è uno di questi ragazzi che è rimasto talmente colpito da questa serie che non ha fatto l’astrofisico ma ha fatto il disegnatore di serie di animazione e, appena ha potuto, ha tirato fuori questo sogno nel cassetto di riprodurla. Quindi, è una riedizione però con la tecnologia, gli effetti visivi e, soprattutto, con uno stile di narrazione televisiva, che aspira a parlare a una nuova generazione. Ma, soprattutto, ha un obiettivo se volete ancora più ambizioso, quello di parlare a persone che non sanno niente di scienza, che non guarderebbero mai un programma classico di scienza, perché ne racconta il tema con uno stile così avvincente, da evento televisivo, che riesce ad avvicinare anche i più scettici, rispondendo a interrogativi che non si pensava neanche di avere. Soprattutto, speriamo, stimolando nelle nuove generazioni domande, sogni, aspirazioni, in grado poi di costruire delle carriere o semplicemente avere uno spazio mentale che vaga ma che è importante approfondire.
Questo è lo spirito della serie Cosmos, incuriosire, generare domande, rispondere ad alcune, crearne delle altre. Il nostro gruppo editoriale ha creduto molto in questa serie e c’è stato un lancio di questo primo episodio, che voi vedrete, in ben duecentoventi canali, non solo National Geographic ma anche canali di intrattenimento e in ben centottanta Paesi. Il nostro obiettivo autentico, reale e costante nel tempo, continua a essere quello di valorizzare la ricerca e portarla nelle case di tutti quanti. Quindi spero che anche su di voi avrà questo effetto di colmare alcuni vuoti scientifici, ma anche farvi uscire con qualche ulteriore interrogativo. Grazie.

Video

ULISSES BARRES DE ALMEIDA:
Io penso che questo breve viaggio fino ai confini geografici, e della storia dell’evoluzione dell’Universo possa mostrare come guardare la realtà da lontano, dalla periferia, ha veramente la potenzialità di cambiare il nostro sguardo sul luogo in cui siamo. Spero che le meraviglie che abbiamo visto possano avervi ispirato per continuare a ricercare e, forse, poter vedere gli altri episodi del documentario. Buona serata e grazie.

Data

25 Agosto 2014

Ora

21:45

Edizione

2014

Luogo

Sala Neri CONAI