Sostegno alla natalità

Redazione Web

Rimini, 23 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato l’incontro dal titolo “Sostegno alla natalità: un impegno di tutti”, un appuntamento che ha visto convergere voci provenienti dal mondo accademico, economico, associativo e politico. Il tema della natalità, oggi tra le più urgenti sfide sociali ed economiche del Paese, è stato affrontato con dati, esperienze e testimonianze concrete. Come ha ricordato il moderatore Angelo Picariello, «dovrebbe essere il primo dei temi, ma è un argomento spesso trascurato e considerato di parte, quando invece riguarda la sopravvivenza stessa del nostro Paese».

La fotografia demografica italiana

 Il primo intervento è stato affidato a Mario Bolzan, studioso senior e già professore di Statistica Sociale all’Università di Padova, che ha offerto un quadro aggiornato sul declino demografico. «Negli ultimi vent’anni la natalità è crollata – ha spiegato – passando da 9,7 nati per mille abitanti a 6,3, con un numero medio di figli per donna sceso da 2,5 a 1,2». Bolzan ha sottolineato come la denatalità non sia un fenomeno isolato, ma collegato a variabili come la crescente urbanizzazione, l’innalzamento dell’età media al matrimonio e l’aumento delle famiglie monocomponenti. «In Italia – ha aggiunto – oggi oltre nove milioni di nuclei sono composti da una sola persona, e questo dato ci parla non solo di denatalità, ma anche di solitudine sociale».

Le cause e le prospettive europee

 Paesi tradizionalmente forti come la Francia o i Paesi scandinavi, un tempo modello di politiche familiari efficaci, hanno visto un calo progressivo. Secondo Matteo Rizzolli, professore di Politica Economica alla Lumsa, «siamo di fronte a una convergenza negativa: oggi nessun modello europeo sembra in grado di invertire la tendenza». Rizzolli ha proposto l’adozione di strumenti innovativi, come una legge annuale sulla famiglia e la valutazione di impatto generazionale per ogni nuova normativa. «Non basta ridurre il costo dei figli – ha affermato – serve riconoscere la famiglia come soggetto generativo e motore di sviluppo».

Il contributo del mondo associativo

 Domenico Menorello, coordinatore del network “Ditelo sui tetti”, ha posto l’accento sull’esperienza dei Centri di Aiuto alla Vita, che da cinquant’anni operano a fianco delle donne. «Sono 400 in tutta Italia – ha ricordato – e hanno sostenuto quasi 900 mila donne, aiutando a far nascere circa 300 mila bambini che altrimenti non sarebbero venuti alla luce». Per Menorello, la natalità non è solo questione di politiche o incentivi economici, ma «una grande questione antropologica che interpella l’idea stessa di umanità. Siamo chiamati a riscoprirci creature volute, non padroni assoluti del nostro destino».

La voce del Movimento per la Vita

 Marina Casini Bandini, presidente del Movimento per la Vita, ha ribadito il valore insostituibile del volontariato a sostegno della maternità: «Non ci scoraggiamo di fronte a nulla perché sappiamo che questa è una battaglia di lungo periodo. Per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità: la vita di ogni uomo è sacra». Casini ha portato anche una testimonianza raccolta nei Centri di Aiuto alla Vita: «Una giovane mamma ci ha detto: “Ho trovato persone sempre pronte ad ascoltarmi. Oggi guardo mio figlio e vedo in lui la prova che dire sì alla vita significa ritrovare la felicità più profonda”».

Il ruolo delle imprese

 Agostino Carloni, direttore comunicazione di Farmindustria, ha evidenziato il contributo del settore farmaceutico: «Nelle nostre imprese il 43% dei dipendenti sono donne e il 47% di loro ricopre ruoli apicali. Grazie al welfare aziendale, il tasso di fecondità nel nostro comparto è di 1,8 figli per donna, ben al di sopra della media nazionale». Tra le misure adottate dalle aziende figurano smart working, congedi più lunghi di quelli previsti dalla legge, programmi di medicina preventiva dedicata alla maternità e servizi di assistenza familiare. «La natalità – ha concluso – è un bene comune e richiede un patto sociale che coinvolga istituzioni, imprese e cittadini».

Una questione culturale oltre che economica

 Nel corso del dibattito, è emersa con forza la necessità di cambiare linguaggio e approccio. «Non parliamo più solo di tasso di fertilità per donna – ha affermato Bolzan – ma di figli per coppia, perché la natalità non è un problema esclusivo delle donne». Rizzolli ha aggiunto: «In Italia parliamo di famiglia sempre con timidezza, come se fosse un tema divisivo. Ma senza famiglia non esiste futuro». Marina Casini ha richiamato tutti al coraggio: «Abbiamo argomenti forti e universali.  Non possiamo relegare la natalità ai margini del dibattito politico e culturale».

Conclusione: un impegno condiviso

 L’incontro si è concluso con un appello corale. «Ognuno di noi – ha ricordato Menorello – può essere un movimento per la vita». Picariello ha sottolineato che «il sostegno alla natalità non è un tema confessionale o di parte, ma una questione di civiltà». Dal Meeting è emerso un messaggio chiaro: la natalità è una responsabilità collettiva, un impegno che riguarda istituzioni, imprese, associazioni e famiglie. È una sfida che chiede coraggio, creatività e speranza, per costruire davvero un futuro più umano e solidale.

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