Siamo davvero liberi

Redazione Web

Rimini, 24 agosto 2025 – L’incontro “Siamo davvero liberi: il libero arbitrio fra condizioni e nuovi inizi”, svoltosi il 24 agosto 2024 al Meeting di Rimini, ha visto la partecipazione di Mario De Caro, professore di Filosofia morale all’Università di Roma Tre, e di Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze cognitive presso l’Università di Trento. A introdurre e moderare il dialogo è stato Costantino Esposito, docente di Storia della filosofia presso l’Università di Bari. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto interdisciplinare su un tema cruciale e sempre controverso: la libertà dell’uomo e la possibilità di esercitare realmente il libero arbitrio.

Come ha introdotto Esposito, la libertà è oggi il valore più rivendicato nelle società occidentali: viene considerata il bene supremo, la condizione indispensabile per una vita felice e compiuta. Tuttavia, proprio mentre cresce l’esigenza di libertà, negli ambienti scientifici e filosofici più autorevoli essa viene messa in discussione. «Secondo alcuni studiosi», ha ricordato Esposito, «la libertà non sarebbe altro che un’illusione, un prodotto della nostra coscienza incapace di incidere sulle determinazioni causali che ci condizionano». L’uomo, in questa prospettiva, sarebbe il risultato di processi neurobiologici e ambientali che non lasciano alcuno spazio a un’autentica autonomia.

Il filosofo Mario De Caro ha ricordato come il dibattito sul libero arbitrio sia tra i più antichi della filosofia e della scienza. «David Hume scrisse che si tratta del problema più difficile della filosofia», ha osservato. Per molti neuroscienziati e psicologi contemporanei, l’essere umano non sarebbe libero nelle sue decisioni, ma totalmente condizionato. De Caro ha citato il biologo Robert Sapolsky, autore del volume “Determined”, secondo cui il libero arbitrio non esiste. Tuttavia, ha ribattuto il filosofo, questa conclusione è eccessiva: «Gli esperimenti mostrano che siamo più condizionati di quanto crediamo, ma non provano che non siamo mai liberi». De Caro ha portato esempi concreti, ricordando studi sperimentali in cui i soggetti giustificavano scelte che in realtà non avevano compiuto, dimostrando la presenza di forti condizionamenti inconsapevoli. «Ma quando riflettiamo consapevolmente, valutiamo le alternative e ci assumiamo la responsabilità delle nostre scelte, allora esercitiamo effettivamente il libero arbitrio», ha concluso.

Il neuroscienziato Giorgio Vallortigara ha richiamato uno degli esperimenti più discussi: quello di Benjamin Libet, condotto negli anni Ottanta. Attraverso la registrazione dell’attività cerebrale, Libet aveva rilevato un segnale neuronale che precedeva di centinaia di millisecondi la decisione cosciente di compiere un’azione semplice, come muovere un polso. Molti hanno interpretato questo dato come la prova che la volontà cosciente è un’illusione. Vallortigara ha chiarito che le cose sono più complesse: «In realtà quell’esperimento misura un’attività cerebrale che può anche essere interpretata come un rumore di fondo, non come la decisione vera e propria». E ha aggiunto: «Non è corretto ridurre la libertà a un singolo istante osservabile: la libertà è un processo che si estende nel tempo». Per questo, secondo Vallortigara, «non possiamo dire che il libero arbitrio sia stato smentito dalle neuroscienze».

De Caro ha sottolineato che il cuore della questione non è tanto capire se esistono condizionamenti – perché è evidente che esistono –, ma se la coscienza e la volontà abbiano un ruolo causale nelle nostre decisioni. «Il libero arbitrio è reale quando ci identifichiamo con le scelte che facciamo, quando esse riflettono il nostro io più profondo e il nostro progetto di vita». Ha fatto l’esempio dell’alcolista che, pur volendo smettere, continua a bere: «In quel caso non esercita la libertà, perché non si identifica con l’azione che compie». Il libero arbitrio, ha concluso, «non significa assenza di condizionamenti, ma capacità di decidere in accordo con ciò che vogliamo davvero diventare».

Vallortigara ha poi portato la discussione sul piano evolutivo, mostrando come i vincoli biologici non siano una negazione della libertà, bensì la condizione che la rende possibile. Ha citato i suoi studi sui pulcini: anche senza esperienza, appena nati sono capaci di riconoscere un volto umano stilizzato. «Quello che può sembrare una prigione – ha spiegato – è in realtà ciò che consente l’apprendimento. È grazie a questi vincoli che possiamo riconoscere, comunicare, crescere». In questo senso, la libertà non è assenza di limiti, ma capacità di muoversi all’interno di essi, trasformandoli in possibilità.

Una parte importante del dibattito si è concentrata sull’impatto dell’intelligenza artificiale. De Caro ha ricordato che per alcuni studiosi essa potrebbe arrivare a sviluppare forme di comprensione analoghe a quelle umane. «Non possiamo escludere a priori che macchine basate su sistemi diversi dai nostri possano avere forme di intelligenza», ha detto. Vallortigara ha invece richiamato la necessità di distinguere tra capacità di calcolo e significato: «Le macchine possono produrre testi coerenti, ma manca loro l’esperienza corporea che fonda il senso delle nostre parole». Entrambi hanno comunque riconosciuto che l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida decisiva per l’uomo contemporaneo: da un lato può potenziare le possibilità umane, dall’altro rischia di ridurre gli spazi di libertà.

Nella parte conclusiva, il moderatore Costantino Esposito ha osservato che la libertà non può essere definita soltanto in astratto, ma deve essere sperimentata. «Sappiamo di essere liberi quando ci accorgiamo di respirare in un contesto che sembrava una prigione», ha affermato. La libertà non coincide con l’assenza di vincoli, ma con la possibilità di dare un significato nuovo alle condizioni in cui viviamo. «Non c’è coscienza senza libertà e non c’è libertà senza coscienza», ha aggiunto Esposito, «ed è proprio questa unità che ci permette di intravedere sempre nuovi inizi».

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