La presenza della comunità cristiana in Siria e la libertà religiosa

Redazione Web

Rimini, 24 agosto 2025 – Il Meeting di Rimini ha ospitato un incontro di forte attualità dal titolo “La presenza della comunità cristiana in Siria e la libertà religiosa”. Introdotto da Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS, con il saluto di Luca Beccari, segretario di Stato per gli Affari Esteri della Repubblica di San Marino, il dibattito ha visto la partecipazione di S.E. Mons. Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, e di Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. A moderare l’incontro è stato Andrea Avveduto, giornalista e responsabile comunicazione di Pro Terra Sancta. Scholz ha aperto sottolineando la necessità di guardare alla Siria non solo come teatro di conflitti ma anche come terra di antica convivenza religiosa: «Siamo uniti da una grande speranza che la Siria possa ritrovare la sua vocazione a essere un Paese caratterizzato dalla convivenza tra comunità religiose e culture diverse».

San Marino e l’impegno per il dialogo interreligioso

Il saluto istituzionale è arrivato da Luca Beccari, che ha ricordato l’impegno della Repubblica di San Marino: «Abbiamo sempre fatto del dialogo interreligioso un pilastro della nostra azione di politica estera. Già vent’anni fa, durante la nostra presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, abbiamo posto questo tema al centro del dibattito internazionale». Beccari ha richiamato l’urgenza di una riflessione collettiva: «Oggi molti teatri di conflitto sono caratterizzati da contrapposizioni religiose. Non sono slogan, ma realtà che richiedono a ciascuno di noi di dare un contributo concreto».

La testimonianza di Mons. Jallouf: fede tra persecuzione e dialogo

Al centro dell’incontro la lunga e drammatica testimonianza di Mons. Hanna Jallouf, che ha ripercorso le vicende vissute nella provincia di Idlib. «All’inizio della guerra eravamo 10.000 cristiani in 11 parrocchie. Siamo rimasti in 700. I preti sono andati via, le suore hanno lasciato i loro posti, siamo rimasti in due frati francescani», ha raccontato. Jallouf ha ricordato i rapporti con i miliziani dell’Isis e di Jabhat al-Nusra, segnati da intimidazioni e minacce ma anche da inattese aperture: «Un capo dell’Isis mi disse che avremmo dovuto togliere croci e campane. Io risposi: “Le nostre donne non si coprono, si vestono degnamente. Più di così no”. Dopo pochi giorni mi restituì un uomo rapito, dicendo: “Sono stato fedele alla mia parola”. Così nacque un’amicizia sui generis».

Le difficoltà non mancarono: «Siamo stati imprigionati, accusati di collaborare con il governo, trattati come infedeli. Ma non abbiamo mai rinunciato a testimoniare la nostra fede. Ho capito che il Signore scrive dritto sulle righe storte», ha affermato il vicario apostolico, ricordando come la sua comunità abbia resistito nonostante persecuzioni e minacce di morte.

Coraggio e amore: il segno della comunità cristiana

La narrazione di Mons. Jallouf ha colpito per il coraggio con cui ha difeso la dignità dei fedeli: «Quando mi minacciarono di morte, risposi: la gente sa quello che ho fatto, domani vedrà quello che tu farai. Non ho mai abbassato la testa. Essere cristiano significa anche questo». Ha raccontato di episodi di solidarietà con musulmani locali, come l’intervento per far passare una donna al blocco militare in gravi condizioni di salute: «Non era collaborazione politica, era umanità. Ho aperto quel blocco con la mia parola». Per il vescovo, la sfida attuale è mantenere viva la presenza: «I cristiani non devono fuggire. Nel loro Paese sono parte integrante della storia e della cultura. Aiutateli a restare, a riscoprire la loro dignità e a contribuire alla costruzione di una Siria nuova».

Il ruolo dell’Italia e l’impegno per la libertà religiosa

Il ministro Antonio Tajani ha raccontato i recenti colloqui con le nuove autorità siriane: «Ho incontrato al-Shara e sono rimasto colpito dal suo livello culturale e politico. Mi ha detto che non esistono siriani cristiani o musulmani, ma solo siriani». Tajani ha sottolineato la posizione italiana: «Abbiamo voluto dare fiducia per preservare l’unità territoriale della Siria, essenziale per la stabilità del Medio Oriente. L’Italia è pronta a favorire investimenti e a sostenere la ricostruzione». Il ministro ha poi richiamato la necessità di difendere la libertà religiosa in tutto il mondo: «Cancellare la presenza cristiana in Medio Oriente significa fare un danno alla pace. I cristiani rappresentano un elemento di stabilità e di dialogo».

Il coraggio della fede come strumento di pace

Tajani ha insistito sull’importanza di non rinnegare la propria identità: «Noi dobbiamo avere il coraggio di dire chi siamo. Se ci vergogniamo della nostra fede, non saremo rispettati. La forza morale è più grande della violenza». Ricordando episodi storici e familiari, ha aggiunto: «Cancellare Dio dalla storia significa cancellare l’uomo. Le grandi dittature del Novecento lo dimostrano. Difendere i cristiani significa difendere l’umanesimo».

Educazione e ricostruzione: basi per il futuro

Nelle conclusioni, Avveduto ha posto l’accento sull’urgenza dell’educazione: «I cristiani di Gaza chiedono scuole per i loro figli. Lì si costruisce la pace. Anche in Siria serve investire su cultura e formazione per impedire che l’ignoranza diventi terreno fertile per gli estremismi».

Mons. Jallouf ha condiviso lo stesso appello: «Aiutateci a costruire non solo chiese, ma case, scuole, infrastrutture. I cristiani hanno un compito: testimoniare speranza. La Siria ha 6.000 anni di cultura, non può essere lasciata all’oblio».

Una testimonianza di speranza

L’incontro si è chiuso con un messaggio di fiducia, nonostante le difficoltà. «Il coraggio dell’amore e della carità è la vera forza dei cristiani», ha sottolineato Avveduto. La presenza della comunità cristiana in Siria, pur numericamente ridotta, resta così segno di speranza e fattore di pace in un Medio Oriente lacerato.

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