Istituzioni europee e sviluppo del territorio

Redazione Web

Rimini, 25 agosto 2025 – L’Europa e i territori: un rapporto complesso, a volte controverso, ma decisivo per il futuro economico e sociale del continente. È stato questo il cuore dell’incontro “Istituzioni europee e sviluppo del territorio”, andato in scena nella quarta giornata del Meeting di Rimini. Sul palco, moderati dal direttore della Fondazione Meeting Emmanuele Forlani, si sono confrontati Pina Picierno e Antonella Sberna, vicepresidenti del Parlamento europeo, Massimiliano Salini, vicepresidente del Gruppo PPE, Guido Guidesi, assessore allo sviluppo economico della Regione Lombardia, Roberta Frisoni, assessora al turismo, commercio e sport della Regione Emilia-Romagna, e Giuseppe Catalano, capo di gabinetto della Regione Puglia. Un parterre istituzionale di alto livello che ha discusso il futuro delle politiche di coesione, il ruolo delle regioni, le prospettive del bilancio UE e le sfide della demografia, offrendo al pubblico uno spaccato ricco e articolato di riflessione.

PINA PICIERNO: “SUPERARE IL CENTRALISMO, RAFFORZARE LE AUTONOMIE”

Ad aprire il dibattito, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che ha proposto “tre flash” come chiavi di lettura. Il primo: rivedere la politica di coesione alla luce del successo di Next Generation EU, considerato “un esperimento riuscito bene, con una messa a terra equilibrata e un ruolo decisivo dei Comuni”. Il secondo: aggiornare gli strumenti di incentivazione alle imprese, virando verso “meccanismi automatici e semplificati, capaci di favorire concorrenza e libero mercato, evitando arbitri politici o amministrativi che in passato hanno frenato lo sviluppo”. Infine, la sfida più delicata: ridisegnare le autonomie locali. “Bocciare una cattiva riforma non significa rinunciare a riformare. Superiamo il neocentralismo regionale e ridiamo slancio agli enti locali, in un’ottica sussidiaria e orizzontale”, ha affermato, criticando la scarsa attenzione ai temi istituzionali nel dibattito pubblico.

GUIDO GUIDESI: “NO AL COMMISSARIAMENTO, RIPARTIRE DALLE COMUNITÀ”

Di segno diverso l’intervento dell’assessore lombardo Guido Guidesi, che ha contestato l’idea di un’Europa centralizzata: “Non vogliamo essere commissariati, né da Bruxelles né da Roma. Le regioni sono il motore dello sviluppo, perché conoscono le loro filiere produttive e possono costruire politiche economiche adeguate alle specificità”. Guidesi ha denunciato il rischio di omologazione: “Se Lombardia ed Emilia-Romagna adottassero lo stesso strumento di incentivazione, uno dei due sbaglierebbe. La forza dell’Europa sta nelle differenze, non nell’appiattimento. Oggi invece le regole sono impositive e dirigiste, frenano l’innovazione e rallentano gli obiettivi ambientali”. La sua proposta è chiara: “Ripartire dalle comunità, dall’ascolto dei territori e dalla capacità delle Regioni di coordinarsi, anche attraverso reti europee settoriali”.

ROBERTA FRISONI: “DAL LOCALE ALL’EUROPA, UNA RETE DI COMUNITÀ”

Con un doppio sguardo, prima da assessora comunale e ora da assessora regionale, Roberta Frisoni ha evidenziato l’importanza dell’Europa nel rafforzare la consapevolezza dei territori: “L’UE ha fatto crescere reti di comunità e di regioni, favorendo dialogo e collaborazione. Non si tratta di scegliere tra Comuni o Regioni, ma di usare il meglio di entrambi i livelli”. Frisoni ha ricordato i limiti emersi nell’attuazione del PNRR, “dove i Comuni hanno corso l’uno contro l’altro per accedere ai fondi, penalizzando i più piccoli”. Da qui l’importanza del ruolo delle Regioni come coordinamento strategico, senza però perdere “il tanto di buono che la politica di coesione europea ha costruito”. “Le sfide del turismo, della sostenibilità e della concorrenza – ha concluso – richiedono che i territori siano ascoltati, perché un cittadino percepisce l’Europa come lontana quando non vede risposte ai suoi bisogni quotidiani”.

MASSIMILIANO SALINI: “IL PARLAMENTO EUROPEO È LA CASA DI TUTTI”

L’eurodeputato Massimiliano Salini ha riportato il dibattito al cuore istituzionale: “Perché serve un Parlamento europeo se ogni Paese ha già il suo? Perché è l’unica istituzione al mondo in cui rappresentanti nazionali si siedono non per difendere solo i propri territori, ma per costruire un bene comune comunitario. È la casa di tutti, senza divisioni”. Salini ha ammonito contro una visione riduttiva dell’UE come “bancomat”: “Se il rapporto con l’Europa è solo per chiedere soldi, fallisce. Serve un rapporto propositivo, capace di portare le best practices locali a beneficio di tutti. Difendere l’interesse generale conviene anche ai territori”. E ha aggiunto: “Il Parlamento europeo è lo strumento per rafforzare la sovranità dei cittadini. Senza una dimensione comunitaria, i singoli Stati sono troppo deboli per affrontare le sfide globali”.

GIUSEPPE CATALANO: “LA CHIAVE È LA SUSSIDIARIETÀ”

Da Giuseppe Catalano, capo di gabinetto della Regione Puglia, è arrivata la testimonianza di chi conosce la macchina amministrativa sia centrale che regionale: “Il principio di sussidiarietà deve guidare le politiche. Alcuni investimenti richiedono scala nazionale o europea, ma altri vanno governati dalle Regioni, che conoscono meglio i bisogni”. Catalano ha portato l’esempio della Puglia, che ha creato un’agenzia regionale di progettazione per aiutare i Comuni più piccoli a intercettare fondi europei. E ha avvertito: “La proposta di bilancio 2028-2034 della Commissione è insoddisfacente perché ignora la sussidiarietà. Non possiamo accentrare tutto a un’autorità nazionale di gestione: così si rischia di soffocare la capacità dei territori”.

ANTONELLA SBERNA: “UN FAMILY DEAL PER L’EUROPA”

Infine Antonella Sberna ha sottolineato il peso concreto dei fondi UE: “Sette euro su dieci degli investimenti pubblici in Italia derivano da risorse europee. Il tema non è se ci sono, ma come spenderle e con quali regole”. Dopo aver ricordato la revisione di medio termine della politica di coesione, che introduce nuove priorità come acqua, energia, housing e sicurezza, Sberna ha posto la questione demografica: “Se l’Europa continua a perdere popolazione, tutte le politiche economiche saranno inefficaci. Serve un grande piano europeo per sostenere natalità e famiglie: un family deal come driver di sviluppo economico e sociale”.

UN SECONDO GIRO: EUROPA PIÙ VICINA AI CITTADINI

Nel secondo giro di interventi, i relatori hanno ribadito alcuni concetti chiave: Picierno ha rilanciato l’idea di un’Europa più parlamentare, come unica via per dare voce ai cittadini. Guidesi ha chiesto di evitare ulteriori centralizzazioni e di mettere le Regioni “nelle condizioni di agire e innovare”. Frisoni ha invocato un’Europa capace di leggere i bisogni locali, dalle città alle aree interne. Salini ha ammonito: “Il bilancio UE è oggi meno di un quarto di quello italiano. Se vogliamo incidere, serve avere il coraggio di investire di più a livello comunitario”. Catalano ha ricordato che senza Europa “la Puglia non avrebbe raggiunto i risultati di crescita registrati negli ultimi anni”. Sberna ha concluso ribadendo che “i mattoni dell’Europa sono i cittadini: senza invertire la tendenza demografica, non ci sarà futuro”. L’incontro si è chiuso con le parole del moderatore Forlani: “Il Meeting di quest’anno parla di costruire nel deserto con mattoni nuovi. Oggi abbiamo visto che anche in un campo complesso e a volte arido come quello delle istituzioni europee, si possono individuare mattoni nuovi: la sussidiarietà, l’ascolto dei territori, l’investimento sui giovani e sulle famiglie”. Un messaggio chiaro: l’Europa non è un’entità lontana, ma un cantiere vivo, dove Regioni, Comuni, imprese e cittadini possono contribuire a costruire un futuro di sviluppo e coesione.

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