Accettare la sfida del cambiamento per crescere

Redazione Web

Accettare la sfida del cambiamento per crescere

Rimini, 21 agosto 2023 – L’evoluzione del mondo del lavoro, l’intelligenza artificiale, il contesto
inflazionistico e le guerre in corso sono delle sfide globali che richiedono una capacità di cambiamento per
adattarsi e continuare a crescere. Tali trasformazioni sono complesse e impattano fortemente il mondo
industriale e la nostra società. Un esempio emblematico è la Twin Transition o doppia transizione, che fa
riferimento alla possibili sinergie tra la transizione digitale e quella ambientale. Il dibattito “Accettare la
sfida del cambiamento per crescere”, in collaborazione con Cdo, vuole approfondire con alcuni protagonisti
del mondo del lavoro l’ampiezza di tali sfide e comprendere come siano state affrontate.
Guido Bardelli, presidente Compagnia delle Opere, nell’introdurre ricorda che «la sfida del cambiamento è
un tema caro alla CdO, e può essere vissuto dalle imprese come un’opportunità o una maledizione. Tre
sono i punti principali di approfondimento: il lavoro, l’intelligenza artificiale e l’inflazione».
Francesco Seghezzi, presidente Fondazione Adapt, segnala che «la struttura occupazionale sta cambiando:
negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso 750mila lavoratori, l’eta media degli occupati é passata da 38 a 44
anni, i lavoratori con meno di 35 anni sono diminuiti di 3,5 milioni. In sintesi, più lavoro ma meno lavoratori.
I giovani sono una merce rarissima, ma chi perde un giovane perde la possibilità di innovare». Seghezzi
insiste sul fatto che «attrarre e trattenere i giovani è il tema del futuro. Quindi il punto fondamentale è
ascoltare, capire le esigenze dei giovani, interessarsi alle loro prospettive, alla formazione, all’equilibrio vita
personale-lavoro».
Roberta Cocco, membro del Consiglio di Amministrazione de Il Sole 24 ORE, esperta di trasformazione
digitale ed empowerment femminile, sottolinea che «l’intelligenza artificiale non è un demonio, ma una
serie di algoritmi che hanno l’obiettivo di migliorare un processo o un sistema. Le aziende si devono
preparare, imparando a decodificare le evoluzioni. Come si può fare? Servono le competenze!». Cocco
affonda sul tema dicendo che «in Italia c’è una drammatica mancanza di competenze tecnologiche: in
Europa siamo al penultimo posto. Sta entrando nel mondo del lavoro la generazione Z, i nativi digitali, che
non hanno mai visto un telefono col filo. Questi giovani hanno una enorme capacità di fruire della
tecnologia, sanno utilizzarla, ne hanno fiducia. Serve un patto intergenerazionale».
Antonio Gozzi, presidente Duferco e presidente Federacciai, evidenzia che «tre avvenimenti sono
assolutamente inediti per le nuove generazioni: la pandemia, la guerra in Europa e l’inflazione». La
siderurgia in Italia «è per l’80% decarbonata perché nell’Italia post-bellica si è cominciato a sfruttare
l’energia idroelettrica e a riciclare i rottami ferrosi. Gli italiani hanno una capacità di rimettersi in gioco
unica, ma certe politiche europee estremiste da un punto di vista ambientale rischiano di mettere in un
angolo la nostra industria».
Per quel che riguarda la collaborazione pubblico-privato, Bernardo Mattarella, amministratore delegato
Invitalia, segnala che «il sistema delle imprese si adatta al contesto per innovare e continuare a crescere.
Nel 2022 Invitalia ha sostenuto 100mila imprese con 18 miliardi di euro di investimenti attivati tramite
agevolazioni, creando 5000 nuove aziende e 34mila nuovi posti di lavoro. Le imprese hanno bisogno di un
sistema che esca dall’emergenza, di un quadro di insieme stabile e programmabile: è fondamentale dare
supporto all’impreditorialità giovanile».
Marco Hannappel, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia e presidente Europa Sud-
Occidentale di Philip Morris International, sottolinea che la sua azienda festeggia il sessantesimo
anniversario della presenza in Italia sostituendo il prodotto classico, la sigaretta, «immutabile dai tempi di Humphrey Bogart». Il nuovo stabilimento di Bologna, che produce il tabacco riscaldato, ha richiesto un investimento di 1,2 miliardi di euro e impiega oltre 1600 persone. La filiera integrata, dal seme al consumatore, dà lavoro a 30mila persone e coinvolge 7000 imprese. Il prodotto è esportato in tutto il mondo e supera in termini di fatturato l’esportazione dell’olio, dei formaggi stagionati e dei motorini.
Inoltre è stato creato il nuovo centro per l’eccellenza industriale, una fabbrica che fa fabbriche, che occupa
8000 persone lungo la filiera con un piano di investimenti di oltre 600 milioni di euro. Philip Morris è leader
nella formazione delle competenze e nella sostenibilità ambientale».
Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, in un intervento appassionato e ricco di dettagli,
mette in evidenza il fatto che «l’anno scorso veniva prefigurato, prima delle elezioni, un crollo del sistema
Paese in funzione dei risultati elettorali. Scongiurati questi rischi, il sistema Paese si é rimesso in moto con
tutte le specificità e la sua capacità di produzione, che ci vede secondi in Europa nell’agricoltura dopo la
Francia e secondi nella produzione manifatturiera dopo la Germania. Purtroppo solo al quarto posto nel
turismo e su questo bisogna lavorare. Cosa manca: i giovani e le competenze». Il ministro ricorda che «il
governo incentiva la natalità perché ci siano più giovani che entrano nel mondo del lavoro, promuove lo
sviluppo delle competenze», sottolinea citando il liceo del made in Italy, «e inoltre lavora al taglio del cuneo
fiscale per incrementare i salari soprattutto dei giovani». Per quanto corcerne la crisi pandemica, il ministro
sottolinea che le democrazie occidentali hanno reagito meglio ad essa e cita le difficoltà economiche della
Cina. «L’Europa deve essere autonoma in termini di materie prime: in Italia possiamo riaprire le miniere di
cobalto», dice Urso e afferma che «possiamo diventare una potenza economica» e cita due esempi virtuosi:
la ST Microelectrocis e la fabbrica di pannelli solari di Enel di Catania.
Nel concludere il moderatore sottolinea l’importanta di un reciproco ascolto tra mondo della politica e della
società civile.
(G.P.)

 

 

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