
È poco più grande del palmo di una mano, ha due facce, era pensato per essere tenuto tra le mani e accompagnare il suo proprietario nella vita quotidiana. Cinque secoli prima dell'arrivo degli schermi portatili, al Meeting c'è quello che, con una provocazione, si potrebbe definire il "primo tablet" della storia. Solo che al posto dei pixel ci sono olio e legno e la sua firma è quella di Antonello da Messina.
È l'Ecce Homo, presenza eccezionale dell'edizione 2026 del Meeting e protagonista di una mostra promossa dal Ministero della Cultura. Una piccola tavola rinascimentale che racchiude un valore enorme, artistico ma anche economico: lo scorso febbraio il Ministero della Cultura l'ha acquistata a un'asta di Sotheby's a New York per 14,9 milioni di dollari.
Un oggetto di devozione privata, non un quadro da parete
A rendere particolare l'opera sono innanzitutto le sue dimensioni e la sua funzione. Non nasce per essere appesa alla parete di un grande palazzo o osservata a distanza, ma come oggetto intimo di devozione privata, probabilmente utilizzato dallo stesso committente per pregare. Un "santino" del Rinascimento da prendere tra le mani, guardare e persino baciare.
E proprio come un moderno dispositivo ha due "facce". La tavola è infatti opistografa: da una parte c'è l'Ecce Homo, dall'altra san Girolamo penitente nel deserto.
Sul fronte, Cristo emerge dal fondo scuro a mezzo busto. Antonello lo rappresenta nel momento più umano della Passione e soprattutto lo fa guardare direttamente verso chi si trova davanti al dipinto. È uno degli elementi che ancora oggi rendono l'opera sorprendentemente moderna: non c'è soltanto qualcosa da osservare, ma uno sguardo che sembra ricambiare quello dello spettatore.
Dall'Aquila a Rimini: l'arte fuori dal museo
Dopo l'acquisto e il restauro, l'Ecce Homo ha trovato la sua nuova casa al Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila. La presenza a Rimini risponde però anche a una precisa scelta: portare l'arte fuori da una "musealizzazione statica" e avvicinarla alle persone, in quella che viene definita una «democratizzazione della bellezza».
E così, tra padiglioni, incontri e mostre del Meeting, uno degli oggetti più preziosi è anche uno dei più piccoli. Una tavoletta di legno da 14,9 milioni di dollari, consumata dalle mani e dai baci di chi l'ha posseduta: un "tablet" del Quattrocento che, dopo oltre cinque secoli, continua ancora a chiedere di essere guardato.









