Prima che si apra il sipario: dentro l’alveare del Pre-Meeting

Agosto 2026
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Alle nove del mattino, dopo la consueta recita delle lodi, la Fiera di Rimini è già animata da gruppi di ragazze e ragazzi che, in ordine sparso ma guidati da una precisa regia, si muovono ora in questo ora in quel padiglione lungo i vasti corridoi che collegano i 140mila metri quadrati della manifestazione. L’impressione è quella di un grande alveare dove all’apparenza tutto sembra casuale ed invece non c’è gesto che non si collochi in un ordine consapevole.

C’è chi dipinge e chi trasporta pannelli di legno, chi disegna planimetrie e chi avvita pannelli, chi spinge pesanti carrelli e chi pulisce i pavimenti, chi arreda locali e chi si occupa di impianti elettrici: se non fosse che tra pochi giorni questi stessi spazi saranno popolati da decine di migliaia di visitatori, uno potrebbe pensare di trovarsi in un set di un film di Fellini.

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Pre-Meeting, il periodo dedicato all’allestimento della manifestazione

Benvenuti al Pre-Meeting, il periodo iniziato il 12 e che finirà il 19 agosto dedicato all’allestimento della manifestazione e che vede protagonisti 500 volontari. «Ad essere precisi», chiosa Enrico Albani responsabile di questa parte dell’organizzazione, «si è già concluso anche un Pre-pre-Meeting di tre giorni a cui hanno partecipato una ottantina di professionisti che hanno preparato la logistica grazie alla quale si svolge il lavoro dei volontari». Quest’anno poi la visita del papa Leone rende tutto ancor più articolato.

L’ufficio di Albani è tra i più popolari della Fiera perché tra i pochi in cui funziona una macchinetta del caffè. Alle 14 la fila di ragazzi si allunga nella speranza di un conforto di caffeina alla fatica del caldo e del lavoro. Federico che studia musica a Milano racconta che è il sesto anno che partecipa al Pre Meeting. «All’inizio», spiega, «per l’invito di un amico, poi via via sempre più consapevole della bellezza del gesto».

La maggior parte dei volontari viene da Milano, Bologna, Ferrara dove frequenta per lo più architettura, ingegneria, design, Belle Arti. Le ragazze e i ragazzi si pagano da soli viaggio e alloggio anche se il Meeting cerca di aiutare indicando strutture come oratori o case religiose dove è ancora praticata l’ospitalità. Per essere accettati i volontari hanno dovuto seguire un corso sulla sicurezza di otto ore e devono rigorosamente calzare per il turno giornaliero scarpe antinfortunistiche. Si dividono in gruppi sotto la guida dei coordinatori adulti (molti gli artigiani in pensione) per una giornata che inizia come detto alle nove e termina alle 18. Ci sono tre serate di giudizio e condivisione guidate da don Ignazio, un sacerdote che pure lui è volontario del PreMeeting, oltre che dai responsabili del Meeting, un pellegrinaggio il 15 agosto alla Madonna di Bonora e l’ultimo giorno una serata di festa e canti davanti al Duomo di Rimini per invitare la popolazione a partecipare al Meeting.

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Molti di questi volontari non vedranno nemmeno l’esito della loro fatica

«Il lavoro manuale», sottolinea Elisa che studia all’Accademia di Brera, «non nascondiamoci, è duro. Ma qui scopro che c’è una fatica che ha nell’offerta il suo significato. Donarsi aiuta a crescere. Proprio come nella vita».

C’è infatti nel lavoro di questa pattuglia che precede i 3.000 volontari che entreranno in campo dal 21 al 26 agosto un aspetto paradossale: molti non vedranno nemmeno l’esito della loro fatica. «È vero», commenta Giulia, grafica, «non tutti hanno la possibilità di fermarsi poi anche al Meeting. Ma è un aspetto educativo in un lavoro bello di per sé. Non veniamo qui per il risultato». Aggiunge Elisa: «tutto l’anno nei nostri studi ci occupiamo di bellezza ma è come se fosse riservata solo a noi stessi. Qui invece è per il mondo».

Nel turno del pre Meeting passa di tutto: primari in pensione e falegnami, dirigenti e tecnici grafici, studenti e professori. Una architetto ed un elettricista si sono anche conosciuti e sposati. «È una esperienza davvero particolare», conclude Albani, «e che richiede anche una certa consapevolezza. Ma è bello rivedere i ragazzi tornare anno dopo anno. Molti di loro qui hanno imparato l’importanza di un lavoro ben fatto a prescindere dalle gratificazioni e hanno visto crescere tra di loro amicizie inaspettate».

Proprio un “dietro le quinte” senza del quale però non esisterebbero nemmeno le “luci del palco” riminese.

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