Trent'anni fa cadeva il muro di Berlino, un fatto che ha attraversato il Meeting

Filomena Armentano Home, News

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I giorni che precedettero il 9 novembre 1989 furono caratterizzati da disordini pubblici nelle piazze di Berlino, poi arrivò la svolta inattesa: il governo della Germania est annunciò che le visite a ovest sarebbero state permesse. Dai tumulti alla festa il passo fu breve, o meglio il salto al di là del muro. Alla notizia, infatti, in molti vi si arrampicarono sopra e lo superarono per raggiungere i concittadini dall’altro lato. Soprattutto, i berlinesi (insieme) iniziarono a demolirlo, prima portandone singolarmente via piccole parti, anche come souvenir, poi arrivarono le gru per abbatterlo definitivamente.

Il crollo del muro di Berlino, iniziato il 9 novembre 1989 e terminato in meno di un mese, segna un passaggio fondamentale della storia mondiale ed europea, con un significato che ibrida la storia collettiva con tante storie personali, politica con religione (fondamentale fu la figura di Giovanni Paolo II), ragioni economiche e ragioni ideali. Come tema di libertà e diritti ha incontrato più volte il Meeting negli anni. In vista della ricorrenza dei trent’anni, lo scorso 20 agosto, per esempio, nell’Arena internazionale, Giovanni De Luna, docente di Storia alla Scuola di Studi Superiori, Ferdinando Rossi dell’Università degli Studi di Torino e Agostino Giovagnoli, docente di Storia Contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si sono confrontati su cosa siano oggi i muri, le divisioni, tra i Paesi del globo, per scoprire che gli steccati sono addirittura aumentati.

La mostra del #meeting19 ‘Freedom aNATOmy. La NATO e 70 anni di libertà’, a cura della Fondazione De Gasperi, ha raccontato, tra l’altro di come l’organizzazione stranscontinentale durante la Guerra Fredda abbia avuto il compito di fronteggiare l’aggressività sovietica e di ostacolare il rinascere dei nazionalismi militari. Lo scorso agosto a Rimini, inoltre, abbiamo avuto la conferma, se ne avessimo avuto bisogno, di come papa Giovanni Paolo II durante la pacifica trasformazione del 1989 in Europa orientale abbia dato «un contributo determinante alla caduta del muro di Berlino e del comunismo». La citazione è di Ivan Jurkovič, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, tra i relatori del convegno “Libertà di, libertà per. Le fedi e la polis”.

Del muro di Belino, en passant, si è parlato anche nell’incontro dedicato ai 50 anni dell’allunaggio, di come la guerra fredda fosse ai massimi livelli nel ’61, quando il muro di Berlino viene costruito. «Stiamo parlando di un mondo in totale conflitto per il controllo, con armi di distruzione di massa» (Roberto Battiston).

«Il muro di Berlino è finito quando la gente ha perso la paura», ha sottolineato il venezuelano Alejandro Marius nel 2017, durante l’incontro ‘Al di là dei muri’ moderato da Monica Maggioni

«Con il 1989 la politica, così come la religione, si devono ridefinire in rapporto a dei cambiamenti che vengono da un’altra matrice» (Mauro Magatti, Meeting 2016),

«Se subito dopo la caduta del muro di Berlino noi abbiamo pensato per un momento con degli illustri storici, con degli illustri analisti e politologi che il mondo sarebbe diventato più semplice o più piatto, evidentemente ci sbagliavamo, perché il mondo non è diventato più piatto, non è affatto diventato più coeso, è un mondo nel quale, viceversa, gli attriti, le tensioni, e purtroppo anche le guerre si sono moltiplicate”» (Michele Valensise, Meeting 2016)

«Da allora sono successe solo cose impossibili», ha detto al Meeting 2014 Giacomo Vaciago, nel 25esimo anniversario. Suo figli. raccontò, parti per partecipare al “crollo” del muro, così fecero centinaia di altri giovani europei