SVILUPPO E SOSTENIBILITA’ – Attenti alla decrescita infelice

Sofia Bronzetti Non categorizzato

Abbandonare l’idea della decrescita felice e sostituirla con quella di sviluppo sostenibile. “Questa è la grande sfida del Meeting 2020” ha ricordato Giorgio Vittadini introducendo il dibattito “Sviluppo, sostenibilità e sussidiarietà: rendere possibile un futuro diverso”-

Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali ha concordato:  “Sviluppo, sostenibilità e sussidiarietà sono i tre vertici di un triangolo magico, ma non sono parole nate oggi. La sussidiarietà, per esempio, nasce nel 1200 dalla scuola francescana. Poi era stata abbandonata anche per le responsabilità di una scienza economica che ha sancito l’equivalenza tra sviluppo e crescita. Ma questo è un errore gravissimo. Non si può prendere in giro la gente”. Sviluppo, ha spiegato l’economista, vuole dire “togliere i viluppi, per cui ama lo sviluppo che ama la libertà. Se non si ama la libertà ci si limita a crescere come le piante e gli animali. Di questa idea la sussidiarietà è il cardine”.

“Ci sono due approcci al tema della sostenibilità - ha ricordato ancorta Zamagni -. Quello dell’ottimizzazione e dello sviluppo umano integrale. E allora bisogna decidere da che parte si sta. Chi punta sull’ottimizzazione ragiona così. Fino a oggi siamo andati avanti con  la produzione lineare. Quindi la sostenibilità viene vista come elemento della funzione vincolante non come elemento della funzione obiettivo. In altre parole le risorse vengono meno e dobbiamo farne l’uso migliore”.

Tutt’altro ragionamento quello svolto dai propugnatori dello sviluppo umano integrale.

“La sostenibilità è per l’uomo – ha concluso Zamagni -, per garantire la sua pienezza e soprattutto la sua fioritura. Dobbiamo seguire la Laudato sii quando afferma che la sostenibilità è tale solo quando assicura la pace interiore delle persone. Quindi la sostenibilità deve mettere in campo anche la dimensione antropologica. Se su questo non si apre un dibattito di grande livello, il rischio è che qualcuno riproponga la decrescita felice che per me sarebbe infelice”.

Perché, nonostante antiche radici storiche, sussidiarietà e sostenibilità non hanno funzionato. “Nel 1944 - ha raccontato Enrico Giovannini, Portavoce di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) nel corso del dibattito - gli Stati uniti chiamarono gli economisti che si occupavano di contabilità nazionale. Li chiusero in una stanza e li fecero uscire solo quando raggiunsero l’accordo su come calcolare il Pil. La strada fu quella della massimizzazione della produzione. Uno sviluppo è vero se fa crescere la produzione”.

Una scelta che nascondeva, in realtà, un obiettivo politico: “Mostrare al comunismo che il capitalismo era in grado di produrre più roba”. Giovannini ha lanciato su questo punto la sua sfida: “perché non rimettiamo indietro le lancette dell’orologio e prendiamo oggi l’impegno di riscrivere i conti nazionali su una idea di sviluppo diversa per avere una crescita continua nella logica non della produzione ma dello sviluppo umano?”.

Un’utopia? “No - ha concluso Giovannini -. Queste regole si possono riscrivere. Serve una rifondazione profonda del sistema e questo è il momento giusto per farlo”.