In ricordo di Americo Mazzotta

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Fu un grande amico del Meeting Americo Mazzotta, scomparso in questi giorni dopo una lunga malattia. Nato a Collecchio in Provincia di Parma nel 1941, mise in luce fin da giovane le sue doti artistiche. Dopo gli studi di architettura a Firenze, espose fin dal 1962. Partecipe a Firenze al tentativo di rinnovamento dell’università del Sessantotto, fu poi attivo come pittore tutta la vita: il Centro Pompidou di Parigi registra la documentazione di alcune sue opere. Di rilievo il suo contributo all’arte sacra: dipinse e collaborò all’edificazione di 36 chiese e cappelle in Italia, in Polonia e in Kenya. Nel 1993 aderì come socio fondatore all’associazione il Baglio, creata per attivare rapporti e conoscenze reciproche fra artigiani, artisti e architetti.  Nel 2014 espose oli, disegni e studi realizzati dal 1972 al 2005 con la scultrice Paola Ceccarelli a Castel Sismondo di Rimini nell’ambito della mostra “Di terra e di luce”.

Al Meeting partecipò per tre anni dal 1988 come pittore e decoratore al Meeting per l'Amicizia fra i Popoli di Rimini: «Un uomo fatto di passione per la bellezza, per la gente e certamente anche per il Meeting», lo ricorda Emilia Guarnieri», «lo connotava anche la passione a tirar su le persone, aveva quello che si potrebbe definire il profilo del maestro artista di bottega, dal quale imparare i segreti dell’arte».

Di lui si ricorda in particolare una scenografia che riproduceva il sito neolitico di Stonehenge per la mostra “Uomini e cieli” del 1988, con il dipinto del monumento megalitico che costituiva una scenografia di grandi dimensioni e di notevole impatto. «Coinvolse noi giovani, eravamo in cinque o sei appena usciti dall’Accademia a Firenze», ricorda Carla Angelini Larghetti. «Ci convocò a Rimini nel preMeeting, dormivamo in una pensioncina e di giorno lavoravamo con lui. Poi tentò anche di realizzare con noi uno studio associato nel settore dell’arte sacra, soprattutto per la decorazione delle chiese. Parlava in modo che ti affascinava, lo avresti ascoltato per ore a bocca aperta».

Di Mazzotta proponiamo un ricordo dell’architetto Maurizio Bellucci.

Tra i ricordi di Americo Mazzotta, pittore al Meeting per l’amicizia tra i popoli

Al Meeting, per prestare la sua opera, Americo fu chiamato nel 1988 da Carlo Cabassi, il progettista generale degli spazi della manifestazione per realizzare l’entrata a quel grande spazio dove un uomo primitivo, realisticamente rappresentato, si ergeva a contemplare la volta del cielo stellato sopra di lui. Americo doveva dipingere l’interno di Stonehenge in modo tale che il visitatore si potesse immedesimare in quel percorso che introduceva a “uomini e cieli”, sette mostre sul tema della mens simbolica dell’uomo

Americo veniva da Firenze ed era stato suggerito da Emanuela Ciocca che collaborava con Carlo all’allestimento, e fu quello un momento dove la bellezza della pittura contribuì a dare carattere agli spazi e a formare i luoghi significativi all’interno dei padiglioni fieristici.

Nell’89 ci fu la costruzione della “piazza della Maieutica” che dava ingresso a cinque mostre sul tema “educare a vedere la realtà”. Qui Americo rappresento in sanguigna i personaggi che “hanno fatto del Meeting un luogo di ricerca del Vero: Tarkovskij, Guitton, Ionesco ed altri ancora”. Fu una sorta di “Scuola di Atene” con i personaggi dipinti in nicchie collocate in un allestimento di colonne, palme ed altri elementi che ricostruivano e interpretavano uno spazio civico.

L’anno dopo realizzò un grande pannello esterno ai padiglioni della fiera che accompagnava l’ingresso dei visitatori interpretando pittoricamente il “cammino al rapporto con la realtà” che era suggerito dal titolo di quell’edizione: “L’ammiratore Einstein Thomas Becket”.

In queste circostanze Americo aveva dato vita ad una vera e propria “bottega” (il suo grande desiderio di “fare scuola”, di trasmettere una esperienza ai giovani che volevano intraprendere la strada dell’espressione artistica) e il Meeting valorizzò questa intuizione mettendo a disposizione degli artisti volontari una pensione dove, oltre all’alloggio, c’era un adeguato ambiente per un lavoro in comune.

L’allestimento scenografico a cui Americo ha collaborato durava una settimana: ora non ne resta più nulla. In realtà questo tempo di pre-meeting fu un momento di giudizio e di valorizzazione personale tale che ha accompagnato percorsi umani e artistici seguiti anche negli anni successivi, e la parola che molti evocano per ricordare Americo è la parola “paternità”.

(Maurizio Bellucci)