Il Meeting in Egitto: il racconto

Eugenio Andreatta News

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Un filo rosso che dura da quarant’anni quello che lega il Meeting per l’amicizia fra i popoli e i paesi arabi, in particolare l’Egitto. Un rapporto di amicizia e collaborazione che ha conosciuto una nuova, importante tappa a fine ottobre 2018, quando una delegazione del Meeting si è recata ad Alessandria d’Egitto, dove lunedì 22 ottobre si è svolto l’evento “Il dono della differenza: il pluralismo che costruisce l’io” e a Il Cairo, dove martedì 23 ottobre si è tenuto l’incontro Il pluralismo religioso, base della convivenza”. Mercoledì 24 ottobre inoltre la delegazione ha incontrato il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed el-Tayeb, massima autorità religiosa del mondo sunnita.

Non è la prima volta che il Meeting sbarca nel paese delle Piramidi. Nel 2010 e nel 2012 si tenne “Meeting Cairo”, manifestazione-sorella dell’evento riminese a cui parteciparono esponenti di rilievo della vita culturale, religiosa e sociale del Paese. Oggi come allora il trait d’union tra Egitto e l’Italia è Wael Farouq, docente di Letteratura araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ma altri due nomi che si sono aggiunti negli ultimi anni, e che hanno rafforzato di molto il legame, sono quelli di Mustafa El Feki, direttore della Biblioteca, oltre che figura di spicco della vita culturale e politica egiziana, e Sayed Mahmoud Aly, direttore editoriale di Al-Ahram, già vice direttore del settimanale Al-Kahera.

Ecco la cronaca delle tre giornate.

Alessandria d’Egitto, lunedì 22 ottobre

Una giornata intera nella più prestigiosa istituzione culturale dell’Egitto e del continente africano per parlare di differenza, di capacità di dialogare tra realtà diverse, di amicizia e collaborazione. Temi molto cari al Meeting di Rimini.

La giornata ha preso le mosse dall’incontro “L’estetica della differenza: il modello del Meeting di Rimini”. «Se guardiamo a come è nato l’incontro di oggi», ha affermato la presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri, «vediamo che all’inizio c’è stata una amicizia tra noi e Wael Farouq, un’amicizia carica di fiducia reciproca, di stima per le differenze, di desiderio di costruire luoghi dove anche altri potessero fare la stessa esperienza. Questo ha arricchito il Meeting di Rimini e poi, imprevedibilmente, ha dato origine al Meeting del Cairo nel 2010. A Rimini quest’anno è intervenuto Khaled Azab, direttore della comunicazione della Biblioteca di Alessandria, ma già nel 2017 avevamo ascoltato il direttore Mostafa El Feki. Proprio in occasione di quella visita lui aveva lanciato l’idea di realizzare un “Meeting” in Egitto. Quel pomeriggio dell’agosto 2017 questa possibilità mi era parsa affascinante quanto lontana. Oggi, con gratitudine ed emozione, la vediamo realizzata».

«Possiamo trovare la differenza come valore positivo nell’Islam?», ha fatto eco Farouq. «Sì, perché è basato sulla tolleranza, anche se non amo il modo con cui questa parola è usata, troppo spesso sottende un odio da parte di chi tollera. Ma questo principio è presente è in tutte le religioni abramitiche che si basano sulla testimonianza. Nell’altro noi troviamo una parte della nostra identità. L’espressione “Mi manchi” in arabo deriva da un termine che indica la fame, la povertà. Abbiamo bisogno degli altri, sono parte di noi stessi».

Subito di seguito, il secondo momento della giornata, “La differenza, una base della conoscenza”, incontro aperto da Marco Bersanelli, ordinario di Astronomia e Astrofisica all’Università Statale di Milano. Bersanelli ha riproposto alcune tappe di storia della cosmologia, mettendo in luce il ruolo degli astronomi egizi, capaci di misurare con estrema precisione la posizione degli astri, e poi proseguendo con gli astronomi greci, il sistema tolemaico, le concezioni medievali fino all’oggi, per concludere con un versetto del Corano “il cielo lo abbiamo costruito magistralmente e noi ne allarghiamo di continuo gli spazi”, che sembra prefigurare l’universo in espansione, accompagnato dal Salmo «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra».

Salah Fadl, linguista di fama internazionale, coinvolto anche nella stesura della Costituzione egiziana, ha sottolineato che non si cresce nonostante le differenze ma grazie alle differenze. «In arabo la radice della parola “differenza” significa generazione, l’eredità, l’avere dei figli». La differenza è feconda quindi, perché «tutte le arti si appoggiano sul concetto di armonia delle differenze, non possiamo con un solo colore dipingere un quadro o con una sola nota comporre un’armonia». Khaled Azab, direttore della comunicazione alla Biblioteca di Alessandria, ha messo in evidenza l’apertura tipica del popolo egiziano, che storicamente ha sempre accolto gli stranieri, integrandone anche aspetti linguistici e culturali. Un approccio che trova espressione anche nel nuovo Museo delle religioni nato di recente al Cairo.

Nel pomeriggio poi l’incontro “Vogliamo tutto: il Sessantotto in Italia e in Egitto” aperto da Ahmed Bahaa el-Din Shaaban, segretario generale del Partito Socialista Egiziano, che visse in prima persona il 68 egiziano. «La nostra condivisione delle lotte di tutto il mondo aveva anche un altro risvolto, la protesta contro l’invasione israeliana dell’anno precedente», ha ricordato el-Din Shaaban, «per quanto isolati dal resto del mondo, anche noi cercavamo una liberazione, eravamo tutti insieme a prescindere da razze e religioni, eravamo una generazione capace di sperare in un futuro migliore».

Al ‘68 egiziano si è richiamata anche Emilia Guarnieri, che ne ha messo in risalto alcuni aspetti anche letterari. «Loro, come noi italiani, seguendo Marcuse volevamo lottare contro il consumismo che riduceva l’uomo a una dimensione unica; in quel momento la domanda “io chi sono?” veniva fisicamente messa in piazza, e inoltre eravamo la prima vera generazione globalizzata, ci si concepiva in nesso con il mondo». Un tentativo di costruire il mondo nuovo eliminando ogni ostacolo, basandosi sull’utopia, che ben presto ha generato anche esiti violenti. «Ciò che oggi resta come eredità viva e attuale di quella stagione di lotte, di desideri e di utopie, è una domanda acuta sul cambiamento del mondo, perché, come diceva Paolo VI, “In questa insoddisfazione giovanile c’è un segreto bisogno di valori trascendenti”».

Durante la giornata c’è stato tempo anche per una visita alla grandiosa biblioteca, realizzata nel 2002 grazie al contributo dell’Unesco, e anche alla promozione del territorio in cui il Meeting si svolge, con la visione di video di Destinazione Romagna e l’invito ai presenti alla quarantesima edizione del Meeting, che si svolgerà dal 18 al 24 agosto 2019.

Il Cairo, martedì 23 ottobre

«Ero presente all’incontro di papa Francesco con il presidente Al Sisi e anche alla visita del papa in Egitto, e oggi faccio mie le parole che avete detto “Io sono l’altro”, “Tu sei un bene per me”». Ossama Al-Azhari è consigliere del Presidente della Repubblica Egiziana per gli affari religiosi. Nella cornice straordinaria di Bayt Al-Sinnari, dimora storica oggi gestita come centro culturale dalla Biblioteca di Alessandria, Al-Azhari ha appena ascoltato l’intervento di Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e Liberazione e componente della delegazione del Meeting di Rimini al Cairo. Sono presenti anche il nunzio apostolico in Egitto monsignor Bruno Musarò e il consigliere dell’ambasciata italiana Andrea Benzo. Il tema dell’incontro è “Il pluralismo religioso, base della convivenza” e i punti in comune sono molti.

«Come evitare fondamentalismo e relativismo?» si era interrogato il giornalista italiano. «Occorre impegnarsi a costruire il pluralismo, che si fonda sul concetto non scontato della libertà religiosa come diritto della persona. Altrettanto importante poi è il concetto di cittadinanza, che troviamo anche nella dichiarazione di Marrakech del 2016, una cittadinanza universale, rispettosa e promotrice delle differenza». La sfida, ha aggiunto Fontolan, è mostrare che «l’esperienza religiosa non mortifica ma esalta la libertà umana».

Al-Azhari ha accantonato l’intervento già preparato per riprendere e commentare le parole di Fontolan. «Dobbiamo approfondire insieme queste cose», ha detto il consigliere del presidente egiziano, «per nuotare insieme in acque più calme, lontani dal fondamentalismo, dal relativismo e dall’ateismo. A volte si fa un uso distruttivo delle parole della religione e noi dobbiamo lottare contro questo uso ripristinando i significati autentici. È da distorsioni del genere che nasce un “io” demoniaco che cancella il senso religioso, rende troppo grande l’uomo, lo chiude in se stesso e lo porta alla morte. Occorre invece creare un “io” illuminato che renda capace di dire “io sono l’altro”, “io sono al tuo servizio”, un “io” capace di accettazione. E poi questo “io” deve diventare una cultura condivisa». Fontolan ha poi invitato lo studioso di Al-Azhar a prendere parte come relatore al Meeting 2019.

E a proposito della manifestazione riminese, anche Mostafa El-Feki, direttore della Biblioteca di Alessandria, oltre che personalità di primo piano della vita politica e sociale egiziana, ha portato il suo saluto, dichiarando che «la collaborazione tra la Biblioteca e il Meeting è destinata a durare molti anni e a incrementarsi nel tempo». Sameh Fawzy, direttore del Center for Development Studies ha poi approfondito il legame che intercorre tra il pluralismo, la libertà religiosa e lo sviluppo sociale: «Molti studi dimostrano che le società pluraliste nelle quali c’è un buon grado di sviluppo sociale», ha ricordato, «sono quelle in cui c’è un minor tasso di violenza».

La parola conclusiva è andata a Wael Farouq, docente di Lingua e letteratura araba all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Farouq ha ricordato la vicenda di un piccolo paese egiziano nel quale in una famiglia si trovavano figli con nomi cristiani e con nomi mussulmani, perché a loro venivano attribuiti i nomi dei martiri, a qualsiasi religione appartenessero, degli attacchi terroristici. «Ci sarebbero tantissime storie meravigliose di convivenza e fraternità da raccontare», ha affermato il docente egiziano, principale promotore dell’incontro tra il Meeting e le istituzioni culturali del paese arabo, «il pluralismo e la libertà religiosa non nascono mai da un programma astratto elaborato a tavolino». Il lavoro più grande per promuovere pluralismo e diversità religiosa, ha aggiunto, «è riscoprire la loro presenza nella nostra realtà. La storia dell’Egitto, in cui la convivenza tra religioni e culture da secoli nasce da rapporti umani tra le persone, lo dimostra. Gli intellettuali non devono inventare nulla: basta che riscoprano e riconoscano quello che c’è, partendo dalla realtà e cambiando il loro sguardo».

Si è conclusa così con una cena comune nel cortile interno di Bayt Al-Sinnari la seconda giornata della visita in Egitto promossa dal Meeting di Rimini.

Il Cairo, mercoledì 24 ottobre

La missione di tre giorni del Meeting di Rimini in Egitto si è conclusa mercoledì 24 ottobre con l’incontro con il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed el-Tayeb, la maggiore autorità dell’intero mondo islamico sunnita. Un incontro a cui hanno partecipato anche alcuni rappresentanti della Biblioteca di Alessandria, il partner con cui è stata realizzata la trasferta egiziana del Meeting.

Pace, dialogo, amicizia tra i popoli, lotta al fondamentalismo, senso religioso i temi dell’incontro. Non identificati astrattamente, ma vissuti nel concreto, come concretissima è l’esperienza di quarant’anni di Meeting. È stato Wael Farouq in apertura dell’incontro a presentare il Meeting e la sua storia. Il Grande Imam ha ascoltato con attenzione sottolineando il valore dell’esperienza del Meeting, che «semina speranza nelle nostre anime» e aiuta le persone a vivere degnamente in un mondo caratterizzato da crisi e crescente povertà.

L’incontro di Al-Azhar, ha ricordato Emilia Guarnieri, nasce sull’onda dell’emozione per il recentissimo abbraccio tra il Grande Imam e papa Francesco, «un episodio che ci riempie di commozione» e che mostra come l’amicizia tra uomini veramente religiosi possa costruire la pace. El-Tayeb da parte sua ha definito l’incontro con papa Francesco «un dono di Dio, assolutamente non programmato».

«Nell’incontrarla portiamo tutti nel cuore la memoria di don Luigi Giussani», ha poi affermato Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e liberazione, «che ci ha insegnato un’esperienza viva della fede come risposta ai bisogni dell’uomo. Senza di lui oggi non saremo qui».

Molto belle le parole finali del grande Imam che si è soffermato sul «linguaggio dei cuori, che rende più sensibili ai bisogni del prossimo». «Sono stata colpita dalla personalità e dalla religiosità profonda del nostro interlocutore», ha commentato al termine Emilia Guarnieri, «ho percepito una sintonia profonda. Quando c’è il riconoscimento tra i cuori tutto il resto viene di conseguenza».

Gli sviluppi

I semi gettati in terreno egiziano a fine ottobre 2018 dono destinati a fiorire. Molte delle personalità incontrate ad Alessandria e a Il Cairo le ritroveremo nei padiglioni della Fiera di Rimini durante la 40ma edizione del Meeting dal 18 al 24 agosto 2019.

Ma anche se l’organizzazione non si deve al Meeting, uno sviluppo che è nato certamente dagli stessi rapporti e amicizia è stata la presentazione alla Biblioteca di Alessandria della traduzione araba de “La bellezza disarmata” che si è tenuta il 26 dicembre 2018. Con l’autore Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, c’erano il traduttore Hussein Mahmoud, la vicepresidente della Corte costituzionale italiana, Marta Cartabia, e molti intellettuali egiziani, con la presenza di Wael Farouq in qualità di moderatore.

Leggi la cronaca della presentazione del 26 dicembre a questo link.