Giorello: lo stupore, la conoscenza e le domande “ingenue”

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Ci ha lasciati il filosofo Giulio Giorello, più volte relatore al Meeting. Nel 2000 con le sue parole ha descritto lo stupore come molla per la rinascita, e non solo. Parole così in sintonia con il tema di quest’anno, ‘Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime’.

«È lo stupore che muove la conoscenza, le domande più ingenue, come il domandarsi perché fa buio di notte; rispondere a questa domanda ha portato addirittura a teorizzare un universo in espansione e quindi a costruire modelli sempre più elaborati dello sviluppo del cosmo. Lo stupore muove verso la ricerca; ma anche quando si raggiunge una soluzione interessante, si costruisce una bella teoria, si vede che la nostra teoria si adatta bene ai dati sperimentali, non per questo lo stupore finisce. Lo stupore resta, è la molla per andare ancora avanti, anche quando ci rendiamo conto che questo andare avanti può essere fortemente limitato dai successi che abbiamo conseguito».

Nel 1988, Giorello approdò al Meeting per la prima volta, intervenendo in un incontro dedicato all’analisi del rapporto tra ragione e fede. «I matematici hanno tentato di lavorare con l'Infinito, e hanno fatto cose egregie come l'analisi infinitesimale, ma io penso che nemmeno questa sarebbe stata prodotta se non ci fosse stato un bisogno d'Infinito più forte, più profondo che animava i matematici come Kant e Newton o i poeti come Milton, cioè il bisogno di riconoscere nel nodo della storia, una presenza dell'Infinito, come qualcosa di concentrato dentro un punto», ci ricordò


Giulio Giorello (Milano, 14 maggio 1945 - 15 giugno 2020)