LA CIFRA DELLA VITA - Meeting di Rimini

LA CIFRA DELLA VITA

Presentazione del libro di Gregory Katz, Docente di Bioetica e Innovazione Terapeutica all’ESSEC, Parigi (Ed. Cantagalli). Incontro con l’Autore. Introduce Maurizio Vitali, Giornalista.

 

MODERATORE:
Gregory Katz, è giovane, ha 37 anni, se non sbaglio, ma, benché giovane, è certamente una delle punte avanzate della riflessione, della ricerca scientifica oggi in Europa e nel mondo sui temi della bioetica. Si è laureato sia in filosofia che nelle scienze farmacologiche e biologiche, biochimiche ed è docente di bioetica e di innovazione terapeutica alla scuola superiore di Parigi ESSEC, che è anche una business school internazionale, con sede anche a Singapore, inoltre è vicepresidente dell’Eurocord. L’Eurocord è una rete di scambio scientifico, di ricerca scientifica sul cordone ombelicale. Quindi si tratta di un personaggio un po’ insolito. Noi siamo pieni di tecnici scienziati che non hanno molta capacità di riflessione sul senso della loro tecnica e della loro scienza, o filosofi che hanno capacità di riflessione magari su materie che non conoscono bene: lui ha entrambe queste competenze. Una cosa importante da dire: recentissimamente ha ricevuto il premio “San Benedetto” per meriti nella promozione della vita e della famiglia, e per dirvi che cos’è questo premio “San Benedetto” vi dirò che quattro anni fa, è stato assegnato anche a un signore che si chiama Joseph Ratzinger. Uscirà prossimamente nelle librerie italiane il suo volume molto importante che si chiama “La cifra della vita”, che è anche il tema di questa sera. Io non voglio rubare più spazio, ma semplicemente segnalare quello che mi ha colpito delle cose che ho letto del professor Katz, perché forse possono aiutarci a seguire poi quello che lui avrà da dirci e da spiegarci. Io ho avuto l’impressione d’aver incontrato realmente un protagonista, per stare al titolo del nostro Meeting, della riflessione del nostro Meeting. Ieri sera Giancarlo Cesana parlando al gruppo dei volontari diceva che il protagonista è un uomo che tiene aperta una domanda, che si costituisce per una domanda e che non accetta di ridurre questa domanda a quello che gli fanno credere, pensare ed eseguire. Quindi non è schiavo delle circostanze. Bene, io ho trovato in quello che ho letto, non sono un tecnico o uno scienziato di queste materie, ma insomma…, in quello che ho letto, in quello che lui dice e spiega, proprio la libertà di porre dentro la ricerca scientifica, dentro il lavoro sulla biochimica, sulla bioetica, nelle ricerche a riguardo delle cellule staminali, del cordone ombelicale piuttosto che delle cellule adulte, una domanda che è contro i tabù imposti, normalmente imposti da chi pratica questi mestieri, da chi fa il biochimico, insomma dall’accademia e dall’establishment di queste materie. Ed è la domanda su che cosa è veramente la vita, cioè che cosa è veramente la persona; e la filosofia che lui conosce, mi è parso che lo aiuti a strumentare in maniera seria e rigorosa lo sviluppo, di queste domande, fino ad allargare la ragione, perché la frontiera delle ricerche sul DNA, sul codice genetico, porta di fronte uno scenario in cui, lui dice, il metodo di conoscenza fisico-matematico, che è valso per la scienza in tutti questi secoli, con dei rapporti di causa-effetto tra elementi materiali, qui non funziona più. Infatti qui si apre un nuovo scenario, in cui il linguaggio, il programma, che sono ciò che costituiscono la dinamica del codice genetico, porta una domanda sul significato, perché un programma, un linguaggio o ha un significato o non esiste. Quindi queste sono frontiere affascinanti e tutte le altre cose che lui dirà, che a me personalmente han fatto venir voglia di tornare a studiare, mi hanno persuaso d’avere veramente di fronte un protagonista, nel senso che il nostro Meeting vuole, come dire, mostrare, esaltare ed indicare come esempio. Prego Professore.

GREGORY KATZ:
Grazie di questa introduzione, io non ho nulla da aggiungere, ma vorrei però ringraziare le persone che mi hanno invitato, per me è veramente un estremo, un grande onore poter parlare al Meeting. In modo semplice vorrei esprimere e vorrei chiarirvi come questo intervento rientra nella logica del Meeting, si parlerà di protagonisti, in tutte le sale, appunto, qui del Meeting. Io parlerei soprattutto di persone, il termine, il termine persona significa al contempo l’attore e il ruolo, l’attore e il ruolo nel teatro romano dell’antichità, ma anche la maschera di questo attore, e la maschera dell’attore mostra al contempo la duplicità del suo ruolo, esprime al contempo il suo ritiro, ma anche la sua presenza nell’azione. Gli detta l’ordine e la sequenza delle azioni che ci si aspetta da lui, in altri termini l’attore non è veramente libero su un palcoscenico teatrale, l’attore è, praticamente tutte le azioni di questo attore sono predeterminate, non è protagonista in questo senso, perché non si autodetermina. In tutta la duplicità della condizione umana noi siamo al contempo “persona”, nel senso latino del termine, quando siamo degli attori nella società, quando pretendiamo di autodeterminarci, ma d’altro canto noi portiamo tutti una maschera, è necessario assumerne consapevolezza per staccarcene. La maschera significa etimologicamente essere sinceri, sine cerus senza maschera di cera, quindi cercherò di essere sincero con voi in questo pomeriggio e spiegarvi i tre punti, le tre questioni fondamentali che vengono poi affrontate nel libro che nelle prossime settimane verrà pubblicato in Italia. “La cifra della vita” risponde ad un interrogativo sul Dna, sul codice genetico, sulle basi ereditarie che si trovano in ognuna delle nostre cellule. Tutti hanno sentito parlare del Dna, senza però capire di che cosa si tratta, allora, cercando di essere semplice e parlando senza tabù, vorrei spiegarvi la questione. Oggi il codice che hanno scoperto nel Dna pone tre punti: il primo se si tratta di un codice e se questo codice si struttura come un linguaggio, chi parla? Nel primo punto c’è un messaggio, questo messaggio ha una firma? Siamo un programma genetico, questo programma ci consente di fare riferimento a un programmatore? Prima domanda, primo interrogativo.
Secondo interrogativo: se siamo programmati per questo Dna, se vi è un programma genetico, tutte le nostre azioni sono, per così dire, programmate? Cioè, che ne è allora del libero arbitrio? È il secondo grande interrogativo della genetica moderna.
Terza domanda: se la vita ci programma, possiamo riprogrammare la vita? Vale a dire clonare l’essere umano, selezionare gli embrioni nelle provette, selezionare i semi umani per inseminarli e dare la vita? Secondo determinate norme genetiche stabilite, possiamo mescolare ad esempio cellule umane con cellule animali per fare degli embrioni ibridi e così via? Questi tre interrogativi ci rimandano dalla nozione di programma alla nozione di criptogramma, alla nozione di scrittura cifrata, codificata, di scrittura che sarebbe rotta nella sua continuità, nella sua linea. Il terzo interrogativo è quello del tetragramma, vale a dire delle quattro lettere che compongono il nome di Dio, quattro lettere che rimandano alle quattro lettere che compongono il Dna, le unità chimiche del Dna. Le unità chimiche adenina, guanina, timina e citosina sono le quattro lettere, i quattro substrati che compongono l’intera complessità della vita, forse da lì dobbiamo iniziare.
Il Dna è una molecola chimica che attraverso le quattro unità le permuta, le combina con 3,5 miliardi di basi che formano il codice genetico dell’essere umano. Questo codice genetico è estremamente complesso, da circa quattro anni abbiamo potuto sequenziare tutto il codice genetico, è un po’ come leggere un testo senza capirne il senso, come un bambino analfabeta a cui diamo un testo da leggere: collega tutte le lettere ma senza essere in grado di capire ciò che legge, senza sapere dove inizia la parola, dove finisce la stessa, senza insistere sui punti, la punteggiatura, senza capire come funziona la grammatica e senza poter accedere alla semantica. Perché dietro a questo codice c’è una semantica, c’è un significato genetico iscritto nei nostro cromosomi. Se abbiamo un significato scritto nei nostri cromosomi, i cromosomi sono composti da atomi, cioè da materia, ma il significato non è materiale. Facciamo l’esempio del linguaggio che noi impieghiamo. Ogni linguaggio si basa su un substrato materiale che è il veicolo di un significato immateriale. Nel linguaggio, sempre, costantemente c’è un significante e un significato, il significante è il substrato materiale e il significato è appunto il senso. Prendiamo il linguaggio dei sordomuti, i gesti è il significante materiale, l’espressione materiale, e il significato potrebbe essere uno per parecchi significanti. Prendiamo un pezzo di carta, una biro, abbiamo un substrato materiale, un altro significante. Ho fatto un’ipotesi che ci spinge ad affermare che le molecole chimiche potrebbero costituire un significante che avrebbe un significato. Tutti gli scienziati in Europa lo ignorano a tutt’oggi, ma tutti pazientemente cercano di decodificarlo ed è quello che la genetica moderna cerca di fare. Questo linguaggio è scritto in ognuna delle nostre cellule, e questo codice è universale fra tutti i viventi, cioè per la più modesta, per la più infima cellula, l’ameba come il batterio più piccolo, fino all’elefante, fino all’essere umano. Costantemente ci sono sempre queste quattro lettere chimiche che permutano in tutto il Dna e che creano i polimorfismi delle forme viventi. Darwin stesso ha studiato l’evoluzione delle specie ed era sorpreso, meravigliato nel vedere che vi era una simmetria fra l’evoluzione degl’esseri viventi e l’evoluzione dei linguaggi. È vero che i linguaggi, dal mito di Babele, hanno creato una grande diversità delle lingue fra le popolazioni, lingue che sono mutate come le specie viventi che mutano, che variano. Le lingue nascono, le lingue muoiono, ci sono lingue morte così come ci sono specie in via di estinzione e altre specie, e allora perché non ci sarebbe un processo di evoluzione parallelo? D’altronde tutte le lingue, lo sappiamo, la linguistica ce lo dice, tutte le lingue derivano da un nucleo elementare, una grammatica universale che chiamiamo protolinguaggio. Questo protolinguaggio possiede gli elementi che troviamo praticamente in ogni linguaggio, quindi quei segni elementari che combiniamo gli uni rispetto agl’altri, sono segni di punteggiatura che consentono di sequenziale il corso del linguaggio. E avete lo stesso nel codice genetico. Avete una grammatica nel codice genetico, avete una sintassi nel codice genetico, avete dei segni di punteggiatura che indicano quando la cellula deve tradurre la sequenza di Dna e quando deve arrestarsi, quando deve fermarsi. Avete delle figure di stile nel codice genetico, così come nel linguaggio, degli elementi cellulari di cui conosciamo il palindromo, che è quello che possiamo leggere nei due sensi e che possiedono lo stesso significato. Se prendiamo una cifra, prendiamo 2002, è un palindromo perché lo possiamo leggere nei due sensi, se abbiamo una sequenza genetica esatta che costituisce un palindromo nel Dna, avremo degli enzimi che possono appunto conoscere tutto questo. Se analizziamo in profondità come funziona un codice genetico, ci rendiamo conto che si avvicina vieppiù al linguaggio che noi impieghiamo. Nell’ipotesi, e questo è coraggioso, ed è audace, si tratta di due protolinguaggi. Quello linguistico che noi usiamo e il protolinguaggio genetico che noi troviamo nella cellula sono due protolinguaggi diversi oppure l’uno deriva dall’altro? In altri termini, in questi due protolinguaggi uno sarebbe l’avo dell’altro. La risposta è storica: il codice genetico preesisteva agl’esseri umani. Se vi è un protolinguaggio, una vera e propria grammatica universale all’origine di tutte le lingue, è nel codice genetico che dobbiamo trovarlo, perché il codice genetico esisteva prima che l’uomo pensasse al codice genetico. Il codice genetico rappresenta un linguaggio precedente alla coscienza umana, storicamente è molto difficile contraddire tutto questo. Se un giorno riuscissimo a dimostrare scientificamente che il codice genetico racchiudeva, racchiude l’origine di tutte le lingue, la linguistica diventerebbe una branca della biologia.
Questo rivaluta un dibattito filosofico ragguardevole, perché, se concepiamo un linguaggio in seno alla materia, chi parla? Sino al Nuovo Testamento, ma anche nel Vecchio Testamento, si parla del Verbo di Dio, il Verbo di Vita, è il Vangelo secondo Giovanni e gli ebrei nel Vecchio Testamento parlavano della parola creatrice che troviamo nella Genesi, perché, perché la creazione degli esseri viventi nella Genesi è avvenuta attraverso il Verbo divino, vale a dire che Dio parla e ognuna di queste vocazioni sono creazioni. La vita animale, vegetale, animale e umana, escono da questo linguaggio, che ha un potere non solo strutturante ma anche di creazione, vale a dire crea una scintilla di inedito e consente di sorgere dal nulla a esseri che potevano esistere potenzialmente in un magma caotico e che la lingua può strutturare. In questi 3,5 miliardi di basi che compongono il Dna, forse ritroviamo tutto questo possibile. È interessante guardare alla filosofia antica, negli stoici troviamo l’idea di un “logos spermaticos”. Il “logos spermaticos” è il linguaggio che rientra appunto nel seme; è incredibile, nel IV secolo prima di Cristo, filosofi greci avevano immaginato che in realtà il seme è una cosa prodigiosa, che il seme riguardi le forme più intricate, determinate in un punto geografico, che si preparano a spiegarsi, a dispiegarsi. Quindi avete che tutto il tessuto, che in un momento si trova in uno spazio molto limitato, con il tempo si dispiega. In questo avete l’idea di una piccola creazione. E’ sorprendente che non ci si meravigli più davanti al seme, è un qualcosa di prodigioso. L’idea del seme è stata ripresa da Sant’Agostino. Sant’Agostino parlava di ragione seminale e in tutta una tradizione filosofica c’è stata una riflessione sul seme legata all’idea di linguaggio, che poi ritroviamo nei filosofi del XVII secolo come Cartesio che, nel suo “Trattato del mondo”, parlava della natura che scrive attraverso un certo segno. Abbiamo Galileo poi che nel Saggiatore spiega che la natura è un libro scritto in segni matematici. Galileo non aveva conoscenza di quello che poteva essere scritto in un linguaggio genetico, aveva inventato il telescopio, ma non il microscopio, che è stato inventato due secoli dopo, duecento anni dopo. Quello che c’è di affascinante in tutto questo è che quando osserviamo i pianeti al telescopio, vediamo che la loro strada è perfettamente stabilita, mentre duemila anni fa si pensava che il cielo dipendeva dal puro “azzardo”. “Planetès” in greco significa “astri erranti”, il che significa che la corsa dei pianeti era presumibilmente erratica, che dipendeva dall’azzardo, dal caso., Dopo Tolomeo, Copernico, Galileo, si è capito che c’erano delle leggi matematiche dietro a tutto quello che si implicava al caso, all’”azzardo”: questo il telescopio. Oggi, nel microscopio osserviamo la presenza di un programma. Un programma regolato, che rientra nella materia, che il Dna è strutturato come un linguaggio, un linguaggio che non è più matematico, ma biochimico e che consente di anticipare, di prevedere determinate predisposizioni fisiche, fisiologiche, forse addirittura intellettuali, anche se questo dibattito è estremamente controverso. Tutti amano immaginare che la scienza genetica possa fornire dei rimedi a malattie mentali, come il morbo di Alzheimer, l’autismo, la trisomia, che la genetica possa risolvere i nostri comportamenti che a volte sono malati. Ma d’altro canto si lotta e si insorge violentemente quando si dice che il DNA potrebbe programmare i nostri comportamenti, che la stessa intelligenza o taluni comportamenti: l’alcolismo, l’omossesualità, il Premio Nobel, potrebbero essere programmati, far parte dei nostri geni. Lì capiamo subito l’importanza del libero arbitrio, che è la base di tutte le religione monoteistiche, a parte forse l’Islam. In tutte le altre religioni, la preghiera significa che noi siamo liberi. Perché? Perché siamo giudicati sui nostri atti. La preghiera implica necessariamente un’autodeterminazione degli esseri umani, quindi non serve a niente pregare se tutto fosse programmato, Dio avrebbe tutto deciso e la preghiera sarebbe vana. Il semplice fatto di pregare dimostra che non si crede solo in Dio, se si crede soprattutto in un Dio che abita nella nostra libertà, in un certo qual modo siamo dei piccoli dei, delle piccole divinità nel nostro spazio: questa è la libertà. La genetica quindi rinuncia a questa libertà? Si, si, lo si vede chiaramente. Più analizziamo i genomi, più ci rendiamo conto dei determinanti genetici che strutturano i nostri comportamenti. Un caso molto semplice, quello di Phineas Cage, un caso che io analizzo in un test in un mio libro, un caso straordinario.
Nel 1850, negli Stati Uniti, un lavoratore delle ferrovie, durante un incidente riceve praticamente il colpo di un grosso corpo di metallo che gli attraversa il cervello, un colpo tremendo in questo impatto, questo pezzo di ferro praticamente gli sfonda il cervello, tutti i suoi colleghi di lavoro vengono per vedere quello che succede. Si pensa che questo individuo sia morto e invece, miracolo, questa persona si alza come se nulla fosse. Ha un buco nel cervello, si alza e comincia a camminare, lo si aiuta, lo si porta a casa, lo si porta da un medico che verifica la ferita: ha perduto solo un occhio e un molare nell’incidente. Ha potuto vivere per ben dieci anni dopo l’incidente, apparentemente in modo normale. Questo caso fa parte dei grandi casi della medicina. Il medico di Phineas Cage, John Harlow ha messo per iscritto, ha registrato tutte le modifiche registrate nel suo paziente. Si rendeva conto del carattere straordinario di questo evento e ha annotato che prima dell’incidente Phineas Cage era una persona tranquilla, era un buon padre di famiglia, era un buon marito, era sempre gentile, cortese, aveva degli amici, fedele, era una persona molto fedele, si poteva avere completa fiducia in Phineas Cage. Dopo l’incidente, Phineas Cage è diventato una persona irascibile, collerica, qualcuno veramente da evitare; picchiava la moglie, i figli, ha perso tutti gli amici, è diventato di una volgarità esecrabile con tutti, nei confronti di tutti. E tutti i suoi amici, tutte le persone care hanno confermato al medico che Phineas Cage non era più se stesso. Come è possibile? I genetisti moderni hanno recuperato il cervello di Phineas Cage, che è stato conservato dal medico in formalina e hanno visto la traiettoria precisa, attraverso l’imaging, di questo pezzo metallico che ha attraversato il cervello di Phineas Cage e hanno visto dove questo pezzo di metallo aveva danneggiato le regioni cerebrali e quali erano le zone cerebrali distrutte a seguito dell’incidente. E si sono chiesti se queste zone cerebrali non avessero un collegamento genetico con la irascibilità. In altri termini quando queste aree sono integre, noi esseri umani abbiamo questa capacità di vivere nel quadro della società, di controllare il nostro stato di vita, di essere educati, cortesi, di poter vivere bene in comunità. Ma quando queste aree vengono lese diventiamo irascibili, diventiamo asociali. Altri pazienti, negli anni ’60, hanno avuto degli angiomi, tumori del cervello, nelle stesse zone e dopo l’ablazione di questi tumori cerebrali, gli stessi fenomeni comportamentali sono insorti, sono apparsi. Come abbiamo l’area linguistica e le aree visive nel lobo occipitale del cervello, in altre parti del nostro cervello noi possiamo anche immaginare che esistano, dal punto di vista comportamentale, delle aree cerebrali codificate geneticamente. Quindi esistono predisposizioni genetiche per i nostri comportamenti. Ovviamente, quando si è ricevuto un Premio Nobel, non si riesce ad immaginare che abbiamo ricevuto buoni cromosomi dai nostri genitori, amiamo tutti pensare che siamo meritevoli. In un certo qual modo l’idea di questi substrati genetici rappresentano una certa forma di carattere umile rispetto alle nostre azioni. Ci sono anche degli aspetti rivoltanti di questa tesi, che ritroviamo in Cesare Lombroso, giurista italiano, che spiegava che c’erano delle predisposizioni genetiche nei criminali e che si nasceva assassini e criminali. In un certo qual modo gli assassini, i pedofili, coloro che fanno violenza, non erano responsabili delle loro azioni, avevano soprattutto avuto la sfortuna di ereditare cattivi cromosomi. Quindi erano colpevoli di aver scelto male o mal scelto i loro genitori. Forse siamo tutti programmati per inventarci una libertà. La concatenazione degli effetti e delle cause è talmente sottile in genetica che è difficile risalire fino alla causa originale che ha scritto, che ha dettato questo programma, non possiamo risalire a questa causa. Siamo tutti nati da una causa sconosciuta, perché conosciamo i nostri genitori, ma non conosciamo i primi avi dei nostri genitori. E nessuno potrebbe inventare l’ombelico d’Adamo. Quindi noi pensiamo di essere causa sui e questo significa essere liberi. Ma c’è una forma di arroganza da fermare nell’idea di libertà; una arroganza che è anche lo zoccolo dell’umiltà umana, che fa sì che la dignità è un titolo di reggenza, una nobiltà che l’uomo acquisisce attraverso il nome che si dà: l’uomo è libero. E anche se non lo è, vuole pensare che lo sia. Questa è la libertà. Per analizzare il codice genetico, i genetisti oggi funzionano come se volessero approfondire un criptogramma, come se volessero decifrare un codice prescritto. Champollion ha voluto decifrare i geroglifici in Egitto, lui faceva riferimento alla cosi detta Pietra di Rosetta, una pietra molto antica che è stata trovata in Egitto durante le conquiste napoleoniche e che oggi è nel British Museum. E’ una stele che traduce i decreti del re Tolomeo. Champollion per tradurre tutto questo, ha annotato che questa stele riportava tre livelli che traducevano lo stesso decreto in tre lingue: greco antico, geroglifici e la seconda è il linguaggio intermedio tra i geroglifici e greco antico. Da buoni filologi conoscevano il greco antico, quindi, per intuizione, anche questo linguaggio ibrido tra il greco antico e i geroglifici è stato inteso come un linguaggio popolare: quando non si sa parlare molto bene il greco antico si parla questa lingua. Una volta capita questa lingua era facile passare ai geroglifici. E ha trovato questa zona intermedia, questo testo che consentiva di passare da un linguaggio all’altro. I genetisti procedono allo stesso modo. Oggi si conoscono un numero di proteine, sappiamo come le proteine interagiscono, ma non si sa bene che cosa le codificano; sono gli amminoacidi, un linguaggio diverso, un linguaggio proteico, che è tradotto a partire da un linguaggio nucleico, un linguaggio dell’ADN, e per induzione adesso si sta risalendo da un linguaggio all’altro come ha fatto all’epoca Champollion. Si traduce, ma non si è in grado di riconoscere quale sia l’origine di questo codice, e questa è una questione metafisica ragguardevole che attraversa l’intera storia. Oggi i genetisti riscoprono la tesi dell’autorganizzazione. Quando chiediamo qual è la causa appunto di questo, i genetisti rispondono: il codice genetico si è costruito da solo. E’ un po’ come l’uovo e la gallina: è la gallina che ha fatto l’uovo o è l’uovo da cui è uscita la gallina? Se un giorno vostro figlio vi farà questa domanda, bisognerà rispondere che si tratta di un paradosso, che non si basa su nessun sillogismo, perché non possiamo formulare la domanda dell’origine della vita presumendo che la vita esista già. Quando si chiede qual è l’origine dell’uovo e la gallina, si presuppone che esista già un uovo e la gallina, il che significa che la vita già esiste. Quindi si è risposto prima alla domanda, è per questo che è un errore. E’ per questo che è il miglior mezzo per cancellare, per eludere l’idea di creazione. Quando Diderot arriva davanti all’Accademia francese con un uovo dicendo: “Vedete questo uovo? E’ con questo che si rovesciano tutte le scuole di teologia”. In questo c’è una vera impostura, perché nessuno oggi capisce quale sia il linguaggio conosciuto in questo uovo. Quando si parla in una autorganizzazione, si parla di Dio, perché Dio è appunto Colui che si autorganizza. Dio, da un punto di vista filosofico,si mettano da parte le chiese, i templi, i dogmi, da un punto di vista filosofico l’architetto del mondo è l’architetto di se stesso. Perché se venisse da un’altra architettura sarebbe prodotto, non produttore. Quindi l’idea di un autopoiesi, di un autorganizzazione, ci rimanda a quel dibattito che abbiamo avuto in Francia con Pasteur sulla generazione spontanea. Lo sapete, la discussione sulla generazione spontanea consisteva nel dire che la vita poteva sorgere dal nulla. Nell’idea di generazione spontanea, di caso creatore avete degli elementi che fanno riferimento al bisogno del misterioso, dello straordinario. Il caso, l’azzardo sarebbe in grado di costituire l’ordine più sottile dell’universo. Lasciate i vostri affari andare verso l’azzardo, il caso, e vedrete un ordine complesso, per meglio dire: il disordine complesso riempirà la vostra esistenza. Il caso, l’azzardo, non fa nulla ma disfa. Dietro a questo dibattito c’è il dibattito sul creazionismo e il neo darwinismo. Questo dibattito è molto presente degli Stati Uniti. Vedete molti movimenti evangelici che rivendicano l’idea di una creazione analoga a quella della genesi che farebbe concorrenza alle teorie di Darwin e dell’evoluzione della specie. Se guardiamo bene, non si capisce perché questo dibattito sia così virulento negli Stati Uniti. Ci sono delle scuole che oggi finanziano dei manuali, dei testi scolastici che non parlano praticamente della teoria di Darwin, parlano della tesi della vita in base alla quale nella Genesi avete una creazione che si fa in 7 giorni e che dipende da un Dio. Se lasciamo da parte le teofanie antropomorfiche, cioè le rappresentazioni del Signore attraverso delle piccole rappresentazioni, qual è la differenza tra la teoria darwiniana e il racconto della Genesi? Il racconto della Genesi parla della creazione, la teoria darwiniana parla dell’evoluzione. L’evoluzione è posteriore alla creazione. La genesi parla dell’inizio, la teoria di Darwin parla di prolungamento. Non si capisce perché oggi si considera che il magistero della religione debba opporsi necessariamente a quello della scienza. Giovanni Paolo II nel ’96 ha rivolto un messaggio all’Accademia Pontificia delle Scienze, che aveva corretto l’enciclica di Pio XII sulla teoria di Darwin; Giovanni Paolo II ebbe a dire che la teoria di Darwin è stata confermata da numerosi scienziati, per decenni, attraverso delle argomentazioni diverse, contraddittorie che sfociano tutte nelle stesse conclusioni : che le specie derivano le une dalle altre e che le scimmie sono coloro che ci hanno preceduto, e Giovanni Paolo II conclude: non c’è nulla di scandaloso, la Chiesa cattolica non offusca la teoria di Darwin, l’accetta volentieri, perché non è un ipotesi, è forse l’ipotesi più valida nella scienza moderna. Giovanni Paolo II spiega: il messaggio della chiesa non si situa a livello biologico ma si pone a livello metabiologico perché? Perché c’è uno iato ontologico tra l’animale e l’uomo, tra la scimmia e l’uomo e questo iato ontologico è l’anima. E di questo ne co-parla il dogma, mentre la biologia si interessa allo iato biologico tra l’animale e l’uomo, quindi le problematiche sono completamente diverse e non occorre creare un’opposizione, un conflitto tra la scienza e la chiesa. Questo discorso viene contestato da numerosi genetisti che vogliono creare una diatriba tra la scienza e la religione, non di meno oggi, se guardiamo i grandi risultati scientifici, sappiamo che in fisica l’universo ha avuto un inizio, sappiamo anche che la vita si struttura a partire da un linguaggio, e questo lo riconoscono anche i gran testi del Libro. Quindi dovremmo assistere ad una convergenza non ad una divergenza. Tra i sostenitori della divergenza c’è un ambasciatore particolare, Richard Dawkins, la sua tesi, la sua teoria del gene egoista è spaventosa. Quest’autore spiega che in realtà gli esseri umani non sono dei protagonisti ma sono dei nessuno. Perché? Perché sono dei veicoli temporali dei geni, cioè le uniche entità reali sono i geni e i geni impiegano gli esseri umani come vettori temporanei, per un periodo da 50 a 80 anni, quindi la durata di un esistenza, e quindi i geni possono sussistere in un corpo e trasmettersi attraverso la generazione successiva attraverso il seme. Non so se avete visto il film Matrix: le macchine creano un mondo virtuale, dove gli esseri umani hanno l’impressione di essere liberi di esistere, mentre in realtà sono le macchine che esistono, sono loro gli esseri umani. Dawkins ha applicato questa teoria alla genetica, spiegando che gli umani sono delle macchine transitorie, momentanee, che sono state inventate da delle entità che chiama meme. Ciò che è simile produce degli stessi, dei memi e qui c’è l’idea che se questi veicoli potessero essere ottimizzati, potrebbero essere clonati. Dopotutto perché interessarsi alla teoria di questo autore? L’unico problema è che questa teoria oggi giorno è molto diffusa, è molto popolare, spesso viene citata nei congressi scientifici e oggi si diffonde rapidamente nei livelli scientifici di alto livello; nelle riviste scientifiche di prima linea ci sono riferimenti costanti a questo autore. Quindi dobbiamo dare una risposta a questa teoria, perché? Perché questa teoria rivoluzionistica dice che l’essere umano si riduce ai suoi geni e che i geni sono il livello elementare dove la realtà esiste. Allora perché non andare più a fondo di questo riduzionismo e dire che sono gli atomi che esistono e che i geni sono solo i vettori, che gli esseri umani sono solo vettori, perché non andare al termine di questo riduzionismo? Vediamo qui una sorte di polverizzazione della realtà, una sorta di matrioske: l’essere umano non è più al centro e abbiamo la morte dell’umanesimo. Quando chiediamo qual è l’origine della vita, lo scienziato si aspetta sempre una prova materiale di questa origine. Questa prova materiale è affermare se vi è un grande programmatore nell’universo, qual è lo strumento che ha impiegato per agire, per agire sul reale che invece è materiale. Lo strumento impiegato da questo programmatore necessariamente deve essere un espediente materiale o darci la traccia di questo strumento, perché si possa accettare l’idea che esista un programmatore. Quando facciamo la domanda della prova materiale al filosofo, il filosofo risponde subito: ma questa prova materiale che crea la vita siete voi scienziati che ce la date, voi ci parlate di un linguaggio creatore, ecco lo strumento di cui si serve il programmatore. Questo strumento oggi lo si studia col microscopio nei laboratori. E’ una realtà. Se facciamo risalire questa argomentazione fino a certe correnti estreme, da cui oggi voglio però prendere le distanze, troviamo correnti concordistiche, correnti millenaristiche che vedono nel DNA l’acronimo di Adonai, cioè appunto il Dio nella Bibbia. Non bisogna confondere la mistica con la mistificazione. Dietro a questo dibattito, se prendiamo le distanze da questa scorciatoia semplicistica, c’è una valenza interessante nella Cabala ebrea, in cui troviamo le quattro lettere del nome di Dio, di cui pensavamo che la combinatoria potesse creare tutta la diversità dell’essere vivente e ogni lettera è attaccata ad un organo. I cabalisti del XIII secolo, soprattutto Abraham Abulafia, avevano creato una tesi secondo la quale una lettera era attaccata ad un determinato elemento fino all’unghia e se tutto veniva fatto nel modo giusto si creava la vita e se si fosse fatto un ordine diverso si sarebbe potuto dare nascita ad un mutante. Abulafia è noto per aver creato il primo Golem, questa creatura antropomorfa di argilla in cui doveva incidere le quattro lettere del tetragramma: con combinatorie esatte riusciva a rendere questa argilla vivente. E quando il mago si sbagliava nella formula combinatoria a volte il Golem aveva il braccio a rovescio, e poteva anche ribellarsi contro il padrone, così come la creatura che insorge contro Frankenstein. Noi oggi possediamo questo potere di combinare il DNA, creare dei Golem e ricostruire in un certo qual modo realtà fino ad ora inedite, degli ibridi. Vi faccio alcuni esempi. La medicina rigenerativa è quella medicina che consiste nel ricreare delle cellule staminali isto-compatibili, cellule staminali mature, che potremmo iniettare in un organismo in quanto sono compatibili in questo organismo che possiede lo stesso DNA; potrebbero rigenerare degli organi in modo efficiente. Ma come produrre queste cellule? Fino ad ora conoscevamo due grandi categorie di cellule staminali: quelle embrionali umane e quelle staminali adulte che noi abbiamo nei nostri organi. Si pensava che le cellule staminali adulte funzionassero male e che l’embrione fosse l’unico ambito della medicina per trovare trattamenti, rimedi e soluzioni a patologie genetiche rare e tumorali. Quindi in un certo qual modo bisognava utilizzare l’embrione, a volte distruggerlo, per curare. Il fine doveva giustificare i mezzi, fino al giorno in cui ci siamo resi conto che ci sono altre fonti di cellule staminali, innanzitutto le cellule staminali fetali, contenute nel sangue cordonale. Queste cellule staminali sono state scoperte molti anni fa, oggi si fanno più trapianti di sangue cordonale che di midollo in Giappone. Cinque anni fa si curavano quaranta patologie, oggi sessantaquattro. Con cellule staminali di sangue cordonale si riescono a ricostruire tanti tessuti al punto che ci chiediamo: abbiamo ancora bisogno di lavorare sugli embrioni? Il professor Yamanaka ha iniettato quattro geni in cellule adulte della cute ed è riuscito a trasformare queste cellule adulte in embrionali. In altre parole è riuscito a ringiovanire, a rovesciare il tempo cellulare e a farlo ritornare ad uno stadio primitivo. Allora stiamo capendo il processo di invecchiamento ma anche il processo di ringiovanimento genetico, è incredibile. Oggi il professor Yamanaka è sicuramente uno dei più probabili candidati per il prossimo Nobel di medicina. Nonostante questo, abbiamo ancora dei sostenitori della clonazione umana e questi sostenitori oggi vendono l’idea di produrre chimere a metà strada tra l’uomo e l’animale. Si prende un ovulo di vacca, si toglie il DNA di questo ovulo, si prende una cellula di cute umana, si toglie il nucleo e poi lo si integra, lo si inietta nell’ovulo della vacca e abbiamo un embrione metà vacca e metà essere umano, un embrione ibrido, un embrione di Minotauro. E’ stato fatto questo esperimento per fabbricare delle chimere con l’essere umano, con il topo e l’essere umano. L’idea è quella di eludere tutti gli ostacoli etici della chiesa cattolica che dice che la vita umana è sacra fin dall’inizio; la vita umana, ma in questo caso non abbiamo umano. Cioè siamo ad una intersezione tra specie viventi, non è completamente umano. D’altronde siccome non è completamente umano, ci sono delle applicazioni terapeutiche che possono portare a dei trattamenti, perché non depositare dei brevetti su queste cellule? Dopotutto sono inedite, sono oggetti di una applicazione industriale, e dipendono da una intenzione inventiva: ci sono i tre criteri per depositare un brevetto. Quindi c’è la possibilità di brevettare queste chimere. Il governo britannico ha accettato il finanziamento di questa ricerca con fondi pubblici, quattro mesi fa. Perché? Perché Gordon Brown ha un figlio con la micoviscidosi e spera che attraverso queste chimere si possa trovare un trattamento, almeno questo gli hanno detto i medici. Quindi ci sono delle soluzioni alternative, che non dipendono dalla fantascienza, perché con il sangue cordonale e con le cellule del sangue cordonale sono stati trattati moltissimi, migliaia di pazienti in questi anni. Quindi è una realtà, mentre con cellule embrionali, dal punto di vista scientifico, oggi giorno non abbiamo curato nessun paziente. Perché è preoccupante? Perché quell’embrione che si vuole clonare e che oggi è oggetto dell’ingegneria, lo si trasforma progressivamente in Golem terapeutico. Noi stiamo finendo per fare dell’uomo una farmacopea vivente, cioè trasformarlo in un materiale grezzo, considerando che il fine giustifica i mezzi. Certi hanno voluto creare dei cloni senza cervello, dei cloni umani di cui si interrompe lo sviluppo della colonna vertebrale, perché non possa poi sfociare nello sviluppo di un cervello, quindi si interrompe, si stoppa questo sviluppo al quattordicesimo giorno. Siccome non c’è il cervello che si può sviluppare in questo embrione, gli scienziati dicono che la loro ricerca non arreca un danno etico, perché non c’è più cervello, non c’è più anima e se non c’è anima non ci sono più scrupoli. Dietro a tutti questi tentativi c’è l’idea di una rinascita della schiavitù . Una schiavitù che non si basa più sul colore della pelle o su delle teorie di razza, è una schiavitù che si basa su nuovi concetti. Questa reinvenzione della schiavitù consacra progressivamente la morte dell’umanesimo. Il progetto della scienza senza rendersene conto è ovviamente quello di sfociare in trattamenti per i pazienti. Ma questi trattamenti oggi si avvicinano sempre di più al riduzionismo, che fa sì che l’uomo sia considerato ad uno stato molto vegetativo, al quoziente genetico. Per concludere vorrei semplicemente fare due o tre esempi di quello che mi sembra un futuro molto cupo ma che non è inevitabile. Il governo britannico ha messo sul suo sito internet, nel gennaio 2004, l’elenco di 84 patologie, a partire dalle quali si potrebbero selezionare gli embrioni in provetta con biocip. Eccovi l’esempio: questi biocip di dna costano circa 200-280 euro. Per patologie di tumore al seno, avete la possibilità di comprare questi test via online in internet, senza ricetta medica. Ricevere via internet i risultati per sapere se vostra sorella o voi stessi avete una predisposizione per il tumore al seno, sapendo che vostra madre o vostra nonna hanno avuto patologie e momenti terribili al seguito di questo tumore al seno. In Gran Bretagna, sei mesi fa c’è stato un caso di neurofibromatosi, veramente una malattia pazzesca che disfa cervello e altri organi. Il marito sapeva che era portatore sano di questa patologia e voleva avere un figlio con la propria consorte. Era fertile, fecondo, ha fatto ricorso alla fecondazione in vitro per non trasmettere al figlio il cattivo gene di cui era portatore e che lui vedeva asintomatico. Ha pagato direttamente per questa fecondazione e per questi test genetici. Il governo, figuratevi, ha deciso di prendersi carico questa selezione genetica a monte. Ma oggi questa soluzione non avviene in modo negativo, per evitare che insorgano malattie, il denaro pubblico non serve solo ad aprire la possibilità della fecondazione in vitro anche quando potrebbero fecondare tranquillamente, senza bisogno della provetta. Oggi si passa ad uno stadio superiore, ad una selezione normativa, non degli embrioni ma dei semi. La discussione bioetica oggi riguarda l’embrione, non riguarda il seme. Oggi si parla della decontaminazione germinale, come scegliere il seme appunto per non dover più scegliere gli embrioni. Avete dei siti internet con delle cliniche di fecondazione in vitro che raccolgono lo sperma di alta qualità genetica e che hanno poi categorie di prezzi diversi. E’ la Fairfax Cryobank, che propone uno sperma di alta qualità genetica, che possiede non solo tutti buoni cromosomi ma secreti da un donatore in possesso di un dottorato. Può far sorridere, ma quando il donatore non ha un dottorato, il prezzo di un campione di sperma è nettamente inferiore rispetto al campione di quello che ha un dottorato. La tesi è quella di sostenere che l’intelligenza, lo sanno tutti, dipende dai diplomi; tutti lo sanno, è sufficiente guardare quelli che dirigono questo paese, questi paesi, il mio paese, qualsiasi paese, tutti quelli che hanno dei diplomi sono nettamente superiori a livello di intelligenza rispetto a quelli che non ce li hanno. Ovviamente da interpretare…..e se ereditate degli spermatozoi di un dottore, vostro figlio sarà un piccolo Einstein. Quando avete questo tipo di argomentazioni, capirete che l’idea di riprogrammare il seme è un mezzo per agire non solo sulla prima generazione ma su tutta la linea umana. Oggi l’umanesimo è minacciato, è in pericolo, stiamo arrivando ad un’era in cui entriamo nel post umanesimo. Devo dire che la discussione non è tanto bioetica quanto politica ed economica, perché tutti voi in una democrazia avete la possibilità di ordinare via internet questo test senza andare dal medico. Siamo in una democrazia, quindi ogni cittadino ha il potere di scelta e di scegliere, è il miglior modo per poter progredire in modo rischioso, perché quando si proclama alle folle: volete un figlio con ottima salute o con pessima salute, tutti scelgono la prima opzione. Negli anni settanta, le donne, i movimenti femministi dicevano: un figlio se voglio, c’è la pillola, poi all’inizio degli anni ’80 c’è stato: il figlio quando lo desidero, e c’è stato l’aborto; oggi non si sente più dire un figlio quando voglio e se voglio ma come voglio. E oggi avete questa possibilità di scegliere non quando un figlio dovrebbe nascere ma scegliere il figlio che volete avere. Oggi secondo me, per concludere, c’è una marcata progressione sul versante scienza ma una grande stagnazione a livello di saggezza. E nemmeno penso che ci siano soluzioni concrete per uscire da questi vicoli cechi. Le cellule staminali cordonali sono fonti concrete che consentono di fornire rimedi ai pazienti senza produrre Golem terapeutici, senza la clonazione. La tecnica del professor Yamanaka, che consiste nel riprogrammare le cellule, è un’altra soluzione, cioè viene come risposta alla clonazione embrionale. Io credo che noi viviamo in un mondo dove c’è una grande perfezione dei mezzi e una grande confusione dei fini. L’idea di dignità umana, inventata da Pico della Mirandola nel Rinascimento, è l’idea di dire che l’uomo ha questi titoli di nobiltà che consiste nell’affermare questa libertà nonostante il riduzionismo scientifico che ovviamente lo minaccia. Negare questa dignità, considerare che l’uomo possa essere ridotto al suo genoma, non è come urinare contro il sole?

MODERATORE:
Ringraziamo moltissimo il professor Katz, perché in questa ora ci ha detto delle cose che ne meriterebbero dieci di ore e che mi auguro molti di voi e molti altri vogliano approfondire quando a breve il libro uscirà. Prima non lo detto, l’editore è Cantagalli ed è giusto dirlo, lo troverete in libreria. Grazie ancora.

(Trascrizione non rivista dai relatori)

Data

24 Agosto 2008

Ora

19:00

Edizione

2008

Luogo

Sala B7
Categoria
Incontri