CONFERENZA STAMPA - Meeting di Rimini

CONFERENZA STAMPA

Partecipano: Sua Em. Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Robi Ronza, giornalista e scrittore.

 

ROBI RONZA:
Buon pomeriggio Vi presento il Cardinale RatzÌnger e do subito voce a voi per porgli le domande che desiderate.

L. VANNUCCHI, “TG1”:
Eminenza, come mai è così difficile oggi redarre un catechismo universale che formuli idee per ciascuno e per tutto il mondo?

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
A causa della mancanza di un linguaggi o comune fìlosofìco e umano, di una comune visione del mondo e delle cose della vita. Da una parte, abbiamo un uniformismo intellettuale, dall’altra una frantumazione delle visioni fondamentali del mondo: così non c’è più la possibilità di riferirsi a una visione globale, comune, del mondo, ad un linguaggio, per interpretare le cose essenziali. Dobbiamo anche ricostruire, in questa situazione, un linguaggio della fede, dopo la rottura filosofìca che abbiamo vissuto in questo secolo in cui la neoscolastica non ci da più i mezzi di una visione comune e profonda nel pensare, dove anche i problemi dell’esegesi hanno reso più difficile l’accesso alla Scrittura. In questo contesto, parlare un linguaggio accessibile a tutti e a tutte le culture del nostro tempo, è necessariamente un cosa difficile, ma tanto più necessaria una comunicazione reale e per rendere possibile una vera e profonda comunione di fede nella Chiesa.

G. DA ROLD, "Corriere della Sera”:
Eminenza, in questi anni il Meeting ha dato origine a numerose polemiche politiche e credo abbia creato anche contrasti, discussioni all’interno della Chiesa. Mi viene spontaneo chiederle cosa pensa di una manifestazione come questa, cosa pensa del movimento di Comunione e Liberazione che fa questo tipo di Meeting.

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Naturalmente non posso, qui, addentrarmi in una esposizione completa della mia visione, sia del Movimento, sia della storia di questo Meeting, anche perché non conosco sufficientemente i precedenti. Vorrei solamente, con poche parole, dire l’essenziale: per quanto riguarda i contrasti penso che, dove nasce un dibattito reale e serio in cui si affrontano i problemi reali del nostro mondo e della Chiesa di oggi, è inevitabile che nascano contraddizioni, difficoltà e anche errori. Questa è una cosa umana, normale, dove nessuno si sente offeso, dove non c’è contraddizione, dove realmente si lavora e si sperimenta la vita della Chiesa e si rende visibile anche il problema della Chiesa di oggi. Sarebbe pericoloso spegnere, nascondere, queste cose come se i problemi non fossero reali. Il punto essenziale mi sembra la disponibilità a cercare insieme la verità, la fiducia nella sincerità dell’altro, la disponibilità a correggersi in caso di errore. Proprio questo mi sembra l’elemento positivo del Meeting per come lo conosco: che si parli e si discuta, con realismo, della nostra situazione, senza nascondere i problemi; che ci sia questa disponibilità a cercare, col necessario realismo, le risposte cristiane adeguate alla nostra situazione, con la disponibilità ad imparare realmente. Per quanto riguarda il Movimento, per me è un’espressione della vitalità della Chiesa: non è una cosa organizzata dall’alto, ma una Chiesa nata dalla fede e realizzata nella Chiesa. Mi sembra che abbiamo bisogno proprio di queste cose, che non sono una configurazione astratta dove, a posteriori, si cerca di immettere un po’ di vita, ma il contrario: è la vita che poi si cerca anche la forma, vitalità vissuta della fede, traduzione di una fede profonda in profonda sintonia con la fede della Chiesa di tutti i tempi, nella vita e nella cultura di oggi.
Questo è sempre un esperimento difficile ma tanto più necessario: per quanto posso vedere, nelle realtà di CL e sempre questa profonda fede, questa volontà profonda dì credere insieme alla Chiesa reale, di incarnare e realizzare questa fede nel contesto di oggi. Ci possono forse capitare anche degli errori, ma nessuno di noi è infallibile: l’essenziale è cercare, imparare a vivere nella comunione della fede e andare avanti con la Chiesa.

E. CASTELLI, “GRl”:
Uno degli slogan di questa edizione del Meeting, è stato che "la carità diventi opera": vorrei sapere cosa pensa di una affermazione di questo tipo.

SUA EM. CARD J. RATZINGER:
Mi sembra sostanzialmente la posizione di San Paolo quando parla della fede che opera tramite la carità. È proprio una intuizione della Scrittura, che la fede non sia una posizione ideologica, un avere qualche idea sul mondo e su Dio, ma un atteggiamento integrale dell’uomo nella sua totalità. E implichi, quindi, partecipazione all’atteggiamento fondamentale di Cristo, l’amore, che si traduce necessariamente in attività dell’amore della Chiesa e per il mondo.

L. BRUNELLI, “Il Sabato”:
Volevo chiedere a Sua Eminenza se poteva spiegare, magari con qualche esempio, la sua frase a proposito dell’errore di Pelagio: che la riduzione del Cristianesimo a un moralismo di tipo-illuminista, astratto; ha molti più seguaci oggi di quanto non sembri a prima vista.

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Ci sarebbe molto da dire e non vorrei entrare adesso in una discussione di filosofi, ed ideologia contemporanea. Voi avete scritto cose valide sul "Sabato" e io mi sono riferito anche a queste. Da una parte, come ho detto, abbiamo questo fatto positivo di una rivalorizzazione della morale come fattore della società umana. Ma se rimane puro moralismo, allora diventa anche una autocostruzione umana e ricade in errori che alla fine non creano una vera morale, perché sono esposti all’arbitrarietà. Anche nella Chiesa oggi assistiamo, mi sembra,a questa tentazione, naturalmente comprensibile umanamente, di farsi capire anche dove non c’è fede. Si vede che il ponte tra la fede della Chiesa e la mentalità odierna potrebbe essere la morale, perché tutti, più o meno, riconoscono che ce n’è bisogno, e così offrono la Chiesa come garanzia, istituzione di moralità, senza il coraggio di presentare il mistero. Perché, pensano, il mistero non è accessibile: omettiamo queste cose oscure e Parliamo di cose comprensibili, della morale. Così si riduce il cristianesimo e anche la morale, allora, non viene ricostruita. In questo senso volevo soprattutto accennare a una tentazione cristiana, cattolica, di ridurre – con una riflessione comprensibile ma sbagliata –l’annuncio cristiano alla morale. Così si estenua anche la morale stessa.

A. PAWLOWICZ, “Televisione polacca”:
La Polonia e gli altri paesi dell’Europa orientale si sono aperti di fronte all’Occidente, ma nel contempo si sono trovati di fronte ai nuovi pericoli che scaturiscono dal materialismo pratico che domina i Paesi occidentali. Come si può, secondo Vostra Eminenza, lottare contro la dilagante secolarizzazione e il consumismo che tentano dì distruggere i valori protetti, con sovrumano sforzo, ai tempi della prepotenza del comunismo, fondato sul materialismo teorico?

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
È una questione molto importante e mi sembra che il Santo Padre abbia deciso di convocare il Sinodo europeo anche per affrontare questo problema profondo. Da una parte l’Est europeo ha tanto da darci con le sue esperienze di questi ultimi quarant’anni, la lotta contro il materialismo ideologico del marxismo, la sua esperienza spirituale sviluppata attraverso questa contrapposizione. Dall’altra si trova, oggi, esposto alla tentazione nuova di un materialismo consumistico e di una arbitrarietà morale che, in un certo senso, possono diventare anche più pericolosi. Come rendere feconda l’esperienza di questi quarant’anni per affrontare il nuovo problema e per trovare insieme, Est e Ovest europei, le risposte alla sfida di oggi? C’è bisogno di una collaborazione più profonda tra cristiani dell’Est e dell’Ovest europeo, una collaborazione a tutti i livelli, nella formazione universitaria ma anche in tutti i settori della vita privata, per non perdere il frutto della lotta di questi quarant’ anni e per rinnovare lo slancio cristiano, sia all’Est che alI’Ovest. Non oso adesso, in poche parole, dare risposte sul come fare: mi sembra che il primo passo debba essere questa collaborazione, soprattutto nella Chiesa ma anche nella società civile: i movimenti possono essere uno strumento di questa collaborazione per trovare le risposte adatte e un modo di vivere.

G. BOSSA, “ll Giorno”:
Eminenza, lei ha detto oggi al Meeting che la Chiesa avrà sempre bisogno di nuove strutture umane di sostegno per poter parlare ed operare in ogni epoca storica, ma che queste strutture fatalmente possono invecchiare e possono ostacolare la trasmissione del messaggio evangelico. Siccome in altre edizioni del Meeting ci sono state polemiche – e anche al di fuori del Meeting, naturalmente – nei confronti di strutture di sostegno adottate storicamente dalla Chiesa italiana, come l’Azione Cattolica o altre ad essa collegate, le volevo chiedere se è a queste che lei si riferisce per quanto riguarda la situazione italiana; oppure quali possono essere le strutture (forse della Curia romana) che lei ritiene necessitare di una riforma.

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Io volevo essere abbastanza aperto nelle mie indicazioni perché non conosco a fondo tutte le realtà della Chiesa italiana. Sono da otto anni a Roma, ma Roma è un mondo molto particolare, soprattutto la Curia, cosicché non posso pretendere di conoscere la Chiesa italiana. Perciò non volevo e non potrei polemizzare con la Chiesa in Italia, semplicemente perché la mia conoscenza è insufficiente. Volevo dire che da una parte sono necessarie strutture (come lei ha accennato, negli anni ’20 si è creato questo strumento dell’Azione Cattolica e dopo il Concilio abbiamo creato tante nuove strutture, e se ne creano ancora, a diversi livelli) – e riconosco l’utilità di tali strutture; ma nello stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che queste strutture rimangono elementi secondari di aiuto per lo scopo primario e devono essere quindi capaci di non sostituirsi alla Chiesa, eventualmente, anche di scomparire. In questo senso ho sollecitato un esame di coscienza che potrebbe bene estendersi alla Curia romana, nel senso di rivedere sempre fino a che punto tutti i dicasteri sono necessari o corrispondono ancora allo scopo voluto. Dopo il Concilio abbiamo già avuto due riforme della Curia, quindi non è da escluderne anche una terza, se necessaria; ma il problema non è solo la Curia, sarebbe troppo comodo. Dobbiamo anche pensare se tutti i consigli creati dopo il Concilio sono ancora utili: so, per esempio, di alcune diocesi tedesche che hanno ridotto alcuni consigli per facilitare questo lavoro, per ridurre questo scheletro di amministrazione, di burocrazia. Vedo realmente, come ho detto, questo pericolo: che alla fine ci si dimentichi che la realizzazione della carità nel mondo è lo scopo della Chiesa, auto-occupati come siamo dalle nostre strutture (…).

R. DE BENEDETTI, "Radio Popolare”:
Ho letto nelle sue parole che occorre ripensare anche, in qualche misura, il ruolo dei movimenti ecclesiali. In che senso andrebbe un’eventuale riformabilità dei movimenti?

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Non ho accennato direttamente ai movimenti, come non ho accennato all’ Azione Cattolica: ho accennato invece a strutture che sono più giuridiche che vitali. Posso parlare meglio delle cose tedesche che di quelle italiane. Per la mia esperienza di Arcivescovo di Monaco, spesso esistono alcune cose solo perché ci sono i soldi per pagarle: strutture create come realtà giuridica, alle quali poi si cerca anche di dar vita. Si tratta di una perversione dei fattori umani che crea una auto-occupazione della Chiesa con se stessa, che le impedisce poi di essere disponibile alla testimonianza. Al contrario, penso che i movimenti siano nati dalla vita e si cerchino poi, anche con difficoltà, una configurazione giuridica. In questo senso io ho – e lo sanno anche i giornalisti – una grande simpatia per i movimenti, proprio a causa di questa priorità della vita sulla struttura. Ci sono anche, a volte, problemi per inserire questo impulso vitale nella vita della Chiesa, ma penso che queste siano le difficoltà della vita: quindi, difficoltà sane, buone. Con un po’ di buona volontà possiamo trovare le soluzioni, perché dove c’è vita, si trova anche la formula giuridica, ma dove c’è struttura, non si trova necessariamente la vita.

M. TRAVAGLIO, “Il Giornale":
Eminenza, la mia domanda riguarda l’Italia. Si nota un certo disorientamento del mondo cattolico nell’approccio alla politica: molti dicono, anche all’interno del mondo cattolico, che il partito che ha sempre rappresentato i cattolici in realtà si sta sbiadendo, sta perdendo la sua immagine, si sta scristianizzando. Dall’ altra parte si è aperto un dibattito che, a quel che vedo, riguarda anche la Conferenza Episcopale, proprio in questi ultimi giorni, a proposito dei cambiamenti che sono avvenuti nel maggiore partito che rappresentava il marxismo e che adesso si sta lentamente trasformando. In questo momento di polverizzazione, di disorientamento, che cosa ha da dire ai cattolici a questo proposito, come vede il dibattito che si sta svolgendo e che poi non è soltanto italiano? Piccola postilla: è vero che lei, come è stato scritto, intenderebbe lasciare il suo mandato nel giro dei prossimi due anni? La ringrazio.

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Alla prima domanda io posso rispondere solo in un quadro europeo, perché – come lei comprende – per uno straniero è sempre difficile e pericoloso entrare nel dibattito di un Paese: tale interferenza non sarebbe gradita e neppure giusta. Ma a livello europeo abbiamo questo problema di come devono esprimersi i cattolici nel mondo politico: due aspetti sono per me importanti. Da una parte, la Chiesa non deve mai identificarsi con il partito: deve essere sempre scopo e intenzione della Chiesa vedersi in un contesto politico nel quale si possono scegliere diversi partiti. La Chiesa rimane aperta a diverse opzioni politiche perché non è partito, non fa politica: anche se ha il compito di difendere la coscienza umana e quindi ha qualcosa da dire alla politica, che ha un aspetto morale e deve avere un fondamento morale. Questo è il primo punto: (…) lavorare per un consenso fondamentalmente umano, e cristiano nel senso più largo del termine, nella società. Secondo punto: il partito cristiano ha naturalmente una responsabilità particolare nel lavoro per questo consenso. Alla Chiesa più che la politica particolareggiata di un partito cristiano, interessa proprio il contributo di questo partito alla formazione di un consenso umano- cristiano nella società. Un partito cristiano, oltre all’intenzione di rendere presente la visione cristiana nel mondo politico tramite la sua opzione, ha questa missione di lavorare per un consenso oltre il proprio partito, di non appropriarsi come di una proprietà esclusiva dell’inflessione della fede , ma di far capire nel mondo politico le scelte fondamentali. La tutela della vita della persona non ancora nata, ad esempio, non dovrebbe essere una proprietà solo cristiana ma dovrebbero i politici cristiani, e penso che lo facciano, lavorare per far capire anche agli altri che si tratta di un problema umano e non partitico. I cattolici dovrebbero impegnarsi in questo senso, trovare gli strumenti più adatti per garantire che la società non sia paganizzata ma, nella diversità delle scelte politiche, non perda i fondamenti essenziali scoperti e insegnati dalla fede cattolica.

ROBI RONZA:
La seconda domanda… la sua permanenza nella carica…

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Questo lo lascio decidere al Santo Padre.

C.DI CICCIO, “Asca”:
In questi uItimi tempi i teologi sono un po’ sotto un fuoco di fila da parte di diversi vescovi, si dice anche da parte della sua Congregazione: siccome a metà di questo mese si terrà un grosso congresso internazionale di teologia per i 25 anni di "Concilium", lei vorrebbe mandare a questo congresso un messaggio amichevole o un nuovo rimprovero?

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Vorrei prima dire che noi non facciamo rimproveri collettivi contro i teologi perché, come dice la nostra Istruzione, si siamo convinti che la teologia è una funzione vitale della Chiesa e quindi i teologi i sono realmente portatori di una vocazione ecclesiale di grande importanza. Io penso che tutti i collettivismi- dire “i teologi pensano cosi”, ecc., siano errati: perché un teologo, cioè un pensatore di livello accademico, è sempre una personalità e non fa parte semplicemente di un collettivo. Dobbiamo anche, mi sembra, incoraggiare questo coraggio di essere un pensatore con un profilo personale. Significato della nostra Istituzione era quindi un incoraggiamento alla teologia: se uno legge senza pregiudizi questo testo, vede anche come viene presentata la teo1ogia, non solo come braccio intellettuale del magistero ma come una funzione originaria che scaturisce dalla stessa natura della fede. D’altra parte, alla natura della fede appartiene che non si realizza in un individuo isolato, ma nella comunione della Chiesa: e, quindi,
inserendosi nella comunione, ascolta anche la parola del magistero. Quanto a questo congresso, non hanno chiesto un mio messaggio: aspettiamo il loro lavoro e vedremo poi come valutarlo.

M. BLONDET, “Avvenire”:
Lei ha appena fatto un’affermazione, se ho ben capito, sul fatto che il cattolico non è obbligato a votare per un partito preciso. Ha citato per esempio il caso dell’aborto, la difesa della vita umana, indicando come sforzo per il cattolico quello di cercare di creare un consenso comune, anche aldilà delle convinzioni religiose, attorno a questa difesa che, lei ha detto, nasce da considerazioni umane prima ancora che religiose. Io le chiedo: ma è cosciente che adesso, in questa società italiana, il consenso comune c’è praticamente al contrario e solo i cattolici difendono la vita umana? Cosa ci consiglia di fare?

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Conosco questa situazione, non è solo italiana, ma anche europea ed americana: rivela una perdita di visione fondamentale delle realtà umane, mi sembra, quindi una crisi dell’umanità e della coscienza umana nella quale, penso, noi cattolici abbiamo la missione molto importante di testimoniare la nostra convinzione, ma facendo di tutto per rendere comprensibile anche agli altri che non si tratta di un dogma misterioso, ma di un’evidenza umana. Perché una persona è persona, anche se fìsicamente dipende da un’altra persona, e della persona ha tutti i diritti. Dobbiamo risvegliare le coscienze un po’ assopite (…).

M. ANSELMO, "La Stampa":
Mi hanno incuriosito molto le cose che lei ha detto su Pelagio e le chiedo questo: com’è possibile oggi che anche nella Chiesa si possa correre il rischio del pelagianesimo, cioè di un appiattimento sui valori comuni?

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
A me sembra molto comprensibile, perché anche nel V° secolo il pelagianesimo non sarebbe nato se non avesse avuto una certa facile evidenza, naturalmente sbagliata, se non avesse avuto una piccola parte di verità. Sarebbe adesso troppo lungo entrare nei dettagli benché molto interessante, e vedere come Pelagio nella sua vita monastica, e poi Giuliano di Eclano, nella vita vescovo diocesano dell’Italia meridionale, avessero difficoltà con la posizione di Sant’Agostino. Essi difendevano anche elementi difendibili, ma alla fìne avevano dimenticato che l’uomo non si costruisce da solo, con una moralità completa in se stessa; al contrario, perde il senso del mistero, perde così il perdono e perde altresì il realismo della propria vita. Era un dibattito molto accanito, molto difficile nel secolo di Sant’Agostino, ma in un certo senso paragonabile con la situazione contemporanea: noi viviamo oggi in un mondo paganizzante, razionalista, dove il mistero è difficilmente accessibile.
È un mondo, il nostro, che può accettare, perché evidente, la necessità di leggi morali, di norme morali, ma non può capire che c’è un’espiazione, che c’è uno che può perdonare e può così ricostruire la completezza della nostra vita. In una parola: rendere accessibile questo fattore nuovo che entra con il perdono nella nostra vita è difficile, mentre è abbastanza facile dire una parola morale all’umanità di oggi. Mentre aprire l’orizzonte del mistero significa anche ricostruire le evidenze umane perdute, come abbiamo visto nella discussione sull’aborto. Questa è la grande missione della Chiesa di oggi, ma non è realizzabile senza una testimonianza’vissuta, dove, tramite la vita realizzata, diventi anche un po’ visibile la realtà della dimensione del mistero, del perdono, della cristologia. Se rimaniamo su un livello puramente intellettuale, come è la nostra grande tentazione in un mondo intellettualizzato in cui mancano le esperienze di fede, allora diventa normale essere pelagiano. Quindi, solo se ritorna la dimensione vitale, potrà realizzarsi una comunione come questa di Comunione e Liberazione. La teologia altrimenti si perde in un intellettualismo e ha difficoltà ad articolarsi sul mondo del mistero.

P. GIGANTE, "GRl":
Cardinale Ratzinger, prima di venire a questa conferenza stampa ho avuto una piccola discussione con un collega sul significato del suo discorso, riporto i termini del dibattito. Sosteneva questo collega che alla fin fine tutto il suo discorso poteva ricondursi al principio di autorità e quindi all’obbedienza papale. A me era sembrato invece che il suo discorso si fondasse sul concetto di teologia negativa, un concetto però che non ha avuto molta cittadinanza nella Chiesa secolarizzata degli ultimi secoli. La pregherei di dire la sua su questo argomento.

SUA EM. CARD. J. RATZINGER:
Sì, grazie a Dio, lei ha avuto ragione: non si tratta solo di rinnovare di nuovo il principio papale. Mi sembra che, se uno legge bene la mia conferenza dove parlo di un esame di coscienza a tutti i livelli, capisce anche bene che non voglio semplicemente affermare la posizione dell’autorità, ma far ripensare a noi tutti le fondamenta della vita cristiana, far capire che un attivismo che crea soprattutto realtà amministrative, che si realizza soprattutto in costruzioni nostre, non rinnova la Chiesa. Solo aprendoci a questo toglimento, a questa ablatio divina, cominceremo anche a diventare attivi nel senso giusto. Potrei quindi solo confermare la sua interpretazione: ed è vero che la teologia negativa era abbastanza assente dalla teologia occidentale negli ultimi secoli, mentre dovremmo riguadagnare questa dimensione anche nel dialogo con le Chiese orientali.

ROBI RONZA:
Grazie. Si conclude così la conferenza stampa del Cardinale, che ringraziamo di essere stato fra di noi e si conclude anche il Meeting ‘90: arrivederci a1 Meeting ‘91L Vorrei chiedervi ancora un attimo, semplicemente, di ringraziare insieme a me Emma Neri e tutti i volontari dell’uffìcio stampa che vi hanno aiutato, mi hanno aiutato, nel lavoro di questi giorni. Grazie.

Data

01 Settembre 1990

Ora

13:00

Edizione

1990

Luogo

Area Piscine Ovest Edison
Categoria