Dall’islam all’islamismo: oggi il viaggio di ritorno è possibile

Sofia Bronzetti Home, News

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Tappa decisiva al Meeting per il cammino di conoscenza e comprensione di una realtà vicina ma ancora molto lontana come l’islam. Nel gremito Auditorium Intesa Sanpaolo B3, Wael Farouq, professore di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha condotto il dialogo con Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, e Olivier Roy, joint chair Rscas e chair in Mediterranean Studies at Eui, European University Institute.

«Come è possibile che l’Islam sia diventato islamismo?» è stata la domanda iniziale di Farouq a Roy, studioso che fin dagli anni Ottanta del secolo scorso ha messo a fuoco quanto stata accadendo nel mondo islamico. Roy ha risposto descrivendo il passaggio in questione come reazione, nel primo ventennio del XX secolo, del mondo intellettuale islamico all’evidente superiorità dell’Occidente sul piano della politica, oltre che su quello della tecnica. Da questo, l’impeto alla rivoluzione sul modello del comunismo e del fascismo.

Il professore ha quindi aggiunto che «la massima realizzazione di questo si è vista con la rivoluzione del 1978 in Iran che ha portato allo stato islamico. È accaduto questo anche altrove e sempre nel silenzio delle autorità religiose musulmane, perché stato islamico non ha voluto dire coinvolgimento della religiosità». Una situazione che si vede bene nelle aree dei paesi islamici oggi più instabili, dove forti sono le richieste di diritti di cittadinanza. «Si può dire – ha aggiunto - che questo processo ha favorito il processo di secolarizzazione. In questo senso, l’islamismo è morto e ha lasciato spazio ad altro».

«L’islamismo deriva dalla dimenticanza dell’autentico islam». Sua Eccellenza Al-Issa, delegato eletto tra i rappresentanti non dei governi ma delle associazioni di cinquanta paesi del mondo islamico, ha continuato: «Negli ultimi sessant’anni anni l’autenticità del Corano è stata sostituita dall’acclamazione di testi che esaltano idee politiche. Sono stati quei testi che hanno fatto scuola, con una forte presa sui giovani, modellando così un pensiero privo dei valori della nostra religione». La presa di coscienza sta arrivando, tanto che si può dire che «l’islam sta bene e conduce una lotta contro l’islamismo, mai organizzata fino ad ora».

Come si può contribuire a risolvere questa situazione descritta da Al-Issa? «Facendo chiarezza sul fatto che l’islamismo che ha trovato spazio non era portatore di un ideale» ha risposto Roy, che ha aggiunto: «La deriva è stata nella direzione del nichilismo. Quella che è cresciuta è la generazione del no future: non è stata l’adesione a una comunità di fede». E cosa fare adesso? Il teologo islamico ha individuato il metodo: «Occorre la compassione per te. La più grande arma non è contro la vita, ma per la vita». La Lega Musulmana si è impegnata con la Dichiarazione di La Mecca che afferma il dialogo come strumento di incontro. Inoltre è grande l’impegno nella scuola a sostegno dei giovani per affermare una cultura contro il radicalismo. «La secolarizzazione ha vinto ma la religione è più libera di essere se stessa» ha detto infine Roy. «Un esempio in questo senso è il Meeting – ha concluso Farouq - un luogo costruito dalla gratuità dei molti che ci lavorano e dal piccolo contributo di tutti quelli che gli permettono di essere un luogo libero. Rimanete così».