Stefania Garuffi: vi racconto il manifesto del #meeting19

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«Il centro del visual è uno sguardo carico di intensità e di domanda»

Ecco come Stefania Garuffi, autrice del manifesto del #meeting19, racconta la sua creazione.

Mi ha molto colpito che il Meeting per il suo quarantennale abbia scelto come titolo questo verso tratto da una poesia di Karol Wojtyla. La poesia parla dell’episodio evangelico della Veronica, che mentre Cristo sale il Calvario, gli asciuga il volto con un velo sul quale rimane impressa l’immagine del volto. Una scelta sugge-stiva quella del Meeting per far passare un messaggio importante: è ciò a cui guardi che determina ciò che sei. Ecco. Ho voluto rappresentare questa dinamica essenziale, generativa di identità per ciascun uomo. 

Il centro del visual è uno sguardo carico di intensità e di domanda. 

Quando l’attrattiva è forte accade così. L’occhio si mette – per usare una sinestesia – “in ascolto dell’altro”. In quel guardare c’è tutto il desiderio di immedesimazione di ogni uomo.

Volevo fissare proprio l’istante in cui l’occhio è tutto preso da ciò che accade. È l’occhio dell’uomo con-temporaneo – bombardato di immagini, di stimoli e di input – ma ancora desideroso di qualcosa e qualcuno di autentico. 

Il titolo l’ho volutamente inserito al centro dell’iride quasi a raffigurare il punto sorgivo del proprio io. 

Tengo anche a sottolineare che l’effetto pixel non corrisponde solo a una scelta stilistica ma vuol rendere l’idea del ravvicinamento, dello zoom sul volto e ancora di più sull’occhio, a cogliere “il segreto” dell’identità di una persona. 

E tutto questo vale non solo per ciascuno di noi ma per il Meeting stesso che da quarant’anni affronta con passione i temi più stringenti per l’uomo di oggi non avendo paura di mostrare ciò a cui guarda.

Stefania Garuffi 

www.stefaniagaruffi.it