Special Edition: quale eredità lascia alle prossime edizioni?

3 Febbraio 2021
Image

Ci si pone un obiettivo straordinario, arduo, si coinvolgono le persone, si organizzano risorse materiali ed economiche per realizzarlo, si rivedono ogni giorno i propri piani per non trascurare nessun dettaglio. E il risultato - quasi miracolosamente in un anno in cui tutti gli eventi si sono azzerati - arriva. E poi?

Il Meeting 2020 Special Edition, che si è svolto dal 18 al 23 agosto, ha avuto tutte queste caratteristiche. Dopo mesi vissuti sul filo delle prescrizioni, delle limitazioni ogni giorno più stringenti, del monitoraggio dei dpcm, si è concretizzato un Meeting del tutto inedito, il Meeting più digitale di sempre che però non ha rinunciato a un solido ancoraggio sul territorio riminese. Ricominciare il giorno dopo però non è meno difficile. Cosa fare perché l’edizione speciale non rimanga una parentesi? Come capitalizzare l’esperienza fatta, la riconversione nel giro di dieci settimane di una delle più grandi kermesse culturali del continente?

«Anzitutto abbiamo cercato di capire cos’è successo, di leggere i tratti caratteristici della Special Edition», è la risposta del direttore del Meeting, Emmanuele Forlani. «Gli ingredienti di questa edizione sono stati tre: internazionalità, essenzialità e digitalizzazione». Molto legati l’uno all’altro, invero. Perché senza una digitalizzazione spinta non sarebbe stato possibile raggiungere cento piazze d’Italia e 25 paesi esteri. E d’altra parte il format più leggero, snello, con tempi televisivi, un numero minore di incontri e relatori, si sposava alla perfezione con la fruibilità a distanza, sia individuale, sia in gruppi di amici, sia veicolata attraverso eventi pubblici».

Un mix meraviglioso, per riprendere il titolo dell’edizione 2020 (“Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime”) «e da questa meraviglia siamo ripartiti», spiega Forlani, «per mantenere ciò che di singolare era avvenuto. I tre ingredienti che ho citato rappresentano un punto di non ritorno. Ora la sfida è cominciare a pensare un Meeting più simile a quelli degli anni precedenti, che avrà luogo sicuramente nella Fiera di Rimini e non al Palacongressi, e quindi con un impatto “fisico” importante, facendo tesoro delle acquisizioni di questi mesi».

Per prima cosa ciò significa potenziare ulteriormente il livello di digitalizzazione. Tutti gli eventi dell’edizione 2021 saranno trasmessi online

in almeno tre lingue (italiano, inglese e spagnolo) per la diretta e in varie altre lingue per le fruizioni successive. L’app “Meeting Rimini”, attiva da un anno, verrà potenziata con nuovi servizi, sia per chi sarà in Fiera, sia per chi seguirà il Meeting dalla propria città. E anche per il sito internet, che in meno di due anni è stato rivoluzionato già due volte, sono in arrivo ulteriori cambiamenti: «Il sito è il cuore pulsante della comunicazione del Meeting», afferma Forlani, «e quindi non può che evolversi con il mutare del format. Non per nulla quest’anno abbiamo voluto creare un nuovo dipartimento, guidato da Matteo Turchi, che si sta occupando della trasformazione digitale non solo di sito e app, ma di tutto il nostro assetto organizzativo e comunicativo».

Il 2021 quindi non sarà solamente l’anno del ritorno in Fiera, ma l’anno in cui la nuova filosofia “blended” andrà a pieno regime: un Meeting certamente con più bit, ma anche più presenza fisica, con una Fiera predisposta ad accogliere numeri ancora maggiori che in passato, nel rispetto delle norme anti-Covid, e la conferma della costellazione di città e “piazze” in tutto il mondo che fa- ranno da eco all’evento. «Aspettiamo tantissimi visitatori», aggiunge il direttore, «l’esperienza del 2020 ci sta già facendo ripensare il masterplan 2021 in chiave nuova: avremo spazi molto più ampi per evitare assembramenti, la ristorazione – che tornerà al Meeting – sarà gestita in modo innovativo per garantire qualità, gusto e sicurezza, ripenseremo tutti i percorsi ma anche ad esempio le modalità con cui si potranno visitare le mostre».

E come nel 2020 meraviglia e sublime sono state le parole guida per orientarsi nella nebbia della pandemia, così nel 2021 “Il coraggio di dire io” sarà la stella polare del Meeting.

«Già in questo scorcio di fine 2020 abbiamo voluto declinare il titolo della prossima edizione cercando relatori che possano essere esempi e testimoni, che possano documentare cosa vuol dire il coraggio di dire io. Un io non narcisista o egoriferito, ma che è talmente consapevole dei legami che lo costituiscono, che ne può creare di nuovi ed inediti», spiega Forlani. «Questo lavoro ha già iniziato a coinvolgere tutte le nostre aziende partner, che ormai sono diventate un elemento essenziale non solo per il sostegno economico della manifestazione, ma anche per la costruzione dei suoi contenuti. Lavoro, sostenibilità, innovazione sono temi a cui le aziende sono sempre più interessate; al Meeting trovano un contesto in cui questi temi sono mostrati, non discussi, sono esemplificati attraverso esperienze e non declinati teoricamente».

Anche per questo motivo il rapporto con i partner non si è mai interrotto, neppure durante un’edizione come quella del 2020 che offriva spazi molto minori rispetto al passato per le sponsorizzazioni. «Siamo davvero grati alle aziende che hanno creduto in questa sfida edizione speciale, a chi ha partecipato e soprattutto a chi l’ha sostenuta. Devo dire che praticamente con tutte, anche quelle che non riuscivano a confermare il loro impegno per quest’anno, il rapporto è proseguito e si sta in larghissima parte confermando anche per la prossima edizione».

La strada verso il Meeting 2021 è tracciata.