Le Regioni e l’autonomia differenziata

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Sette presidenti di Regioni si sono confrontati, non senza qualche scintilla polemica, sul tema dell’autonomia differenziata, possibilità prevista dall’art 116, terzo comma della Costituzione. L’incontro dal titolo “Le Regioni e l’autonomia differenziata” in Sala Neri UnipolSai, è stato un utile confronto dialettico fra i presidenti di alcuni importanti enti intermedi: Stefano Bonaccini, Regione Emilia Romagna; Massimiliano Fedriga, Regione Friuli Venezia Giulia; Attilio Fontana, Regione Lombardia; Maurizio Fugatti, Provincia Autonoma di Trento; Nello Musumeci, Regione Siciliana; Giovanni Toti, Regione Liguria. A coordinare gli interventi, Lorenza Violini, professore di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Milano e membro del Dipartimento Riforme costituzionali Fondazione per la Sussidiarietà.
«Il federalismo». ha introdotto la professoressa Violini, «non è una cosa rigida, strutturata, ma cambia alla pari della realtà. La Costituzione prevede la possibilità all’ente regionale di decidere su alcune materie di più stretto interesse nel rapporto con i cittadini. Le materie sono, in sintesi: i rapporti con la UE, il commercio estero, l’istruzione, la tutela della salute, l’alimentazione, la protezione civile, la gestione dei beni culturali e altro. Quindi cosa vuol dire autonomia, regionalismo, federalismo?» è la domanda posta a tutti i presidenti.
Bonacini: «La richiesta era stata fatta, nel febbraio 2018, al governo Gentiloni da Lombardia, Veneto, Emilia, motivando anche con elementi concreti la validità della proposta: meno burocrazia, migliore utilizzo delle risorse, competenze in risposte ai bisogni. Il fatto che ad oggi non vi sia autonomia differenziata non ci permette di decidere e risparmiare soldi che potremmo destinare ai cittadini, ad esempio, sulla cancellazione dei superticket oppure sulla modifica dell’importo per le prestazioni sanitarie. Inoltre, non possiamo restituire il 50 per cento dell’IRAP alle imprese situate in zone di montagna, come non possiamo decidere sulla formazione di figure professionali necessarie agli imprenditori sul territorio. Un caso virtuoso di corretta e buona gestione delle risorse dallo Stato alla Regione è stata la ricostruzione di edifici e infrastrutture distrutte o danneggiate nel sisma del 2012».
Fedriga: «Anche la regione che rappresento è per un ampliamento dell’autonomia che, peraltro, esiste dal 1963, ma che oggi, con la situazione complessiva, richiede una maggiore estensione delle deleghe. Faccio un esempio: sul funzionamento degli uffici scolastici regionali a volte ci siamo trovati in carenza di personale con difficoltà ad avviare un nuovo anno scolastico, sulla decisione di reperire le risorse umane necessarie lo Stato non sempre è in grado di intervenire, a differenza della Provincia, che invece potrebbe curare. Autonomia e responsabilità vanno insieme con il buon funzionamento dei servizi. Il rapporto Svimez presentato al Meeting evidenzia le difficoltà del Mezzogiorno: con l’autonomia ne avrebbero giovamento anche le provincia del sud.
Fugatti: «Il 70-75 per cento delle risorse restano in provincia di Trento, ma con l’autonomia potrebbero essere di più ed utilizzate in maniera virtuosa: mi riferisco alla riduzione delle imposte alle imprese in zone svantaggiate, oppure al reddito di garanzia per i disoccupati. La popolazione, inoltre, utilizza molto le strut-ture sanitarie della Lombardia e quindi con l’autonomia si avrebbe un vantaggio anche per i collegamenti fra territori vicini, sia per la manutenzione delle strade, sia per i trasporti».

Fontana: «Occorre maggiore responsabilità, autonomia, efficienza da parte di tutto il paese se vogliamo più competitività. La sanità lombarda con ottimi standard qualitativi potrebbe essere ulteriormente migliorata, se la Regione potesse decidere sull'assunzione di cinquecento medici di cui necessità il sistema sanitario regionale. Ma esiste un vincolo che impedisce le assunzioni, nonostante ci siano le risorse e i conti siano in ordine. Ritengo sia una situazione assurda, perché ne avrebbero giovamento anche le regioni del sud e coloro che vengono a curarsi negli ospedali lombardi».
Musumeci: «Sono favorevole in linea di principio all'autonomia differenziale, ma occorre chiarezza, le perplessità ci sono in quanto tutte le regioni devono essere d’accordo sul federalismo dopo un approfondito dibattito all'interno della conferenza Stato-Regioni».
Toti: «Due sono i tabù sul quale si arena sempre ogni decisione, decentramento e sussidiarietà fra pubblico e privato. Nel caso della mia regione si avrebbe una maggiore competitività se si riuscisse a decidere sul territorio in materia di sanità, in particolare per l’organizzazione dei pronto soccorso, ma anche sugli incassi di Iva e accise nella gestione dei porti liguri attraverso i quali transitano il 50 per cento delle merci nazionali».