Jean-Louis Tauran, l’uomo del dialogo

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«Ieri non abbiamo assistito ad una commemorazione ma abbiamo visto accadere un frutto ulteriore di quel percorso di dialogo che il Cardinale Tauran aveva avviato e nel cui solco anche il Meeting ha in questi anni camminato». Così Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, di rientro dall’evento che si è svolto giovedì 16 gennaio 2020 in Università Cattolica a Milano dal titolo ‘L’uomo del dialogo. Il cardinale Jean-Louis Tauran’. L’iniziativa è stata promossa in ricordo del cardinale scomparso un anno e mezzo fa, più volte ospite del Meeting e ispiratore, in qualità di presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso della Santa Sede, del lavoro per il dialogo interreligioso a cui anche il Meeting si è dedicato corpo e anima negli ultimi anni.

All’incontro hanno preso parte, moderati dal giornalista Roberto Fontolan,  Wael Farouq docente di lingua e letteratura araba, il cardinal Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Muslim World League, che per due volte è intervenuto al Meeting negli ultimi anni per approfondire appunto la tematica del dialogo tra popoli e religioni.

«Era evidente, nel reiterato abbraccio tra il cardinal Ayuso e sua eccellenza Al Issa e nelle loro parole, che qualcosa di nuovo stava accadendo e che ne eravamo parte. “È una cosa storica, inimmaginabile che il capo della Lega musulmana mondiale parli all’Università Cattolica con un cardinale”, mi diceva una giovane amica musulmana, stupita e commossa».

Il coro in lingua araba della Cattolica diretto dal maestro siriano Hani Gergi, «ha concluso», annota la presidente del Meeting, «un pomeriggio che, credo, dal Cielo il nostro grande amico cardinale Tauran avrà apprezzato. Credo di poter dire che senza la “scuola” e l’amicizia del cardinale Tauran, che oggi vediamo con gratitudine continuare nel rapporto con il cardinale Ayuso, tanti rapporti con il mondo musulmano non avrebbero lo spessore e la consapevolezza con la quale invece li stiamo vivendo».