Fra israeliani e palestinesi un ospedale, un bene che supera i confini

Agosto 2022
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In collaborazione con Askanews

Rimini, 22 agosto 2022 – FRA ISRAELIANI E PALESTINESI UN OSPEDALE, UN BENE CHE SUPERA I CONFINI

Un ospedale come luogo di incontro fra popoli e culture che altrimenti non si parlerebbero, pur vivendo l’uno accanto all’altro. La determinazione di una suora nell’accompagnare chi cerca una vita migliore nella traversata di un deserto anche in senso esistenziale. Sono le due esperienze emerse dal racconto, moderato da Alessandra Buzzetti, inviata di TV2000 a Gerusalemme, nell’incontro tenutosi al Meeting di Rimini su ‘Un bene che supera i confini’.

Salem Billan, primario di Radioterapia al Rambam Hospital di Haifa, primario di Oncologia all’Holy Family Hospital di Nazareth, e Azezet Habtezghi Kidane, missionaria comboniana, infermiera di professione e codirettrice di Kuchinate, l’Ong che si occupa di rifugiate africane a Tel Aviv, hanno raccontato un pezzo di mondo a noi più vicino di quanto possiamo pensare, ma che conosciamo solo per gli eventi di guerra che purtroppo sempre più spesso si ripetono.

Nei recenti scontri fra israeliani e palestinesi, c’è un luogo dove le persone non hanno mai smesso di parlarsi, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa: l’ospedale. In ospedale, in quanto malati, siamo messi a nudo e questa è la condizione per cui il desiderio del cuore dell’uomo vince qualsiasi divisione. La sanità rappresenta anche uno dei pochissimi spazi di collaborazione libera fra israeliani e palestinesi, che dà voce alla maggioranza silenziosa di persone che, nel loro quotidiano, costruiscono la pace passo passo.

Fra queste persone, oltre al dottor Salem Billan, c’è anche Azezet Habtezeghi Kidane, missionaria comboniana eritrea che si occupa di assistere i migranti che dalla Somalia, dall’Etiopia, dall’Eritrea e dal Sudan cercano di arrivare in Israele attraverso il Sinai e il deserto del Negev, affrontando ogni tipo di sevizia da parte dei trafficanti di uomini. Un segno che, oltre alla guerra, c’è una possibilità mai sopita di costruire il bene.
(AP)