Vocare. María Zambrano, una vocazione alla conoscenza - Meeting di Rimini

Vocare. María Zambrano, una vocazione alla conoscenza

 

Nel 2007, in Italia, con il titolo Per l’amore e per la libertà Marietti pubblica il libro di María Zambrano Filosofia y educación, che raccoglie una serie di articoli della filosofa scritti durante l’esilio che la portò in America Latina dal 1939 al 1948 e successivamente, per altri dieci anni, a Roma. Di questo libro ci aveva colpito il modo di affrontare il problema educativo e la scrittura chiara di una persona che riflette sempre sull’esperienza e non rinuncia mai ad un affondo molto personale.

In particolare, ci colpí l’acume con cui la Zambrano in un altro suo testo, Verso un sapere dell’anima (Cortina Editore), identificava, già negli anni 60, il nucleo della attuale crisi educativa: «Quello che è in crisi, sembra, è quel misterioso nesso che unisce il nostro essere alla realtà, qualcosa di tanto profondo e fondamentale da essere il nostro intimo sostento».

Con un filmato introduttivo la mostra presenta la vita di Maria Zambrano attraverso riferimenti autobiografici, letti da una voce femminile, alternati alla voce di un narratore. Per offrire degli spunti in risposta alla crisi dell’educazione si passa poi alla prima sezione di pannelli dedicata all’origine della conoscenza: il rapporto con la realtà. Secondo Zambrano questo rapporto é indistruttibile, é «Un filo di seta che non si rompe», che puó entrare in crisi ma che non si sospende, e il fatto stesso di «Vivere è cercare la realtà» e aprirsi a essa con «Ampiezza di fiducia», perché la realtà si dà solo a chi la cerca con amore. Questi accenni bastano per capire il tono della riflessione e lo stile del pensiero della filosofa di Malaga esposto nella prima sezione.

Il secondo nucleo, evidenziato in risposta alla crisi educativa e identificato come fattore necessario per la conoscenza, riguarda il rapporto con “il maestro”. Il rapporto personale é necessario per la conoscenza. Anche il passato (la tradizione) puó essere riscoperto solo attraverso un rapporto vivo. In Seneca, (Mondadori) la Zambrano scrive: «Stiamo vivendo un momento di solitudine radicale, priva di un padre e di una fede ultima. Tutto ciò che appartiene al passato deve essere rivissuto e chiarito, affinché la nostra vita non si paralizzi» in uno sterile ricordo.

La mostra presenta quello che l’autrice chiama «il mio maestro perenne», Blas Zambrano, suo padre. Alla figura del padre, come origine delle certezze esistenziali che ci accompagnano durante la vita, la filosofa dedica alcune pagine vibranti e commoventi: «Vivere come figlio è qualcosa di specificamente umano; solo l’uomo si sente vivere a partire dalle sue origini e a queste si rivolge con rispetto» (Verso un sapere dell’anima). Un ulteriore passaggio, con il titolo «Un popolo senza maestri, senza genitori, senza filiazione, non potrebbe pensare», è dedicato a coloro che, più di altri, segnarono il pensiero e la sensibilitá della giovane María: José Ortega y Gasset, Javier Zubiri e Miguel de Unamuno.

La mostra culmina in un breve filmato sull’esperienza educativa come rapporto che si stabilisce sempre tra due libertá. Una voce femminile interpreta la Zambrano mentre descrive l’inizio di una lezione in classe: l’istante in cui il silenzio dà forma sensibile al porsi della libertá del maestro e alla risposta della libertá dell’allievo. La sorte di tutta la lezione dipende da questo momento iniziale. I fotogrammi, tratti da alcuni film facilmente riconoscibili dal pubblico, seguono e danno spessore all’avvenimento educativo descritto efficacemente dalla filosofa.

Video a cura di María de los Ángeles Martínez, Benjamín Lorenzo.

Con la collaborazione della Fondazione Marìa Zambrano, Vélez-Málaga

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