UNA SPERANZA DALLA SVEZIA. LAVORARE, VIVERE E CREDERE INSIEME - Meeting di Rimini

UNA SPERANZA DALLA SVEZIA. LAVORARE, VIVERE E CREDERE INSIEME

Una speranza dalla Svezia. Lavorare, vivere e credere insieme

Interviene S. Em. Card. Anders Arborelius, Vescovo di Stoccolma. Introduce Davide Perillo, Direttore di Tracce.

 

Ore: 15.00 Sala Neri UnipolSai
UNA SPERANZA DALLA SVEZIA. LAVORARE, VIVERE E CREDERE INSIEME

Interviene S. Em. Card. Anders Arborelius, Vescovo di Stoccolma. Introduce Davide Perillo, Diret-tore di Tracce.

DAVIDE PERILLO:
Do il benvenuto a tutti! Iniziamo quest’incontro vedendo un piccolo video, un rapido video, che pregherei la regia di far partire, così ci rinfreschiamo un po’ la memoria rispetto ad un avveni-mento che è stato enorme, grandissimo! Prego.

VIDEO

DAVIDE PERILLO:
Ecco, era soltanto un piccolo momento della visita che Papa Francesco ha fatto due anni fa in Sve-zia, ed è stato un momento storico, perché è stato un momento in cui insieme con i luterani c’è stata questa commemorazione del cinquecentenario della nascita di Lutero, ma soprattutto è stato un momento in cui si è arrivati al cuore dell’unità, uno dei tanti momenti in cui il Papa ci ha sor-preso. La visita in Svezia durò due giorni, fu una cosa molto breve, molto intensa, molto ricca di gesti e parole che hanno fatto un pezzo di storia. Sei mesi dopo quella visita, il Papa sorprese il mondo con un altro gesto, decidendo che uno degli uomini, dei prelati che avevano partecipato a quel momento, che avevano aiutato a costruirlo, diventasse cardinale, il primo cardinale della sto-ria della Svezia, Anders Arborelius, Sua Eminenza, che ci sta facendo il grandissimo regalo di esse-re qui con noi oggi al Meeting! Ve lo presento brevemente perché ha una storia molto particolare e molto bella: è carmelitano, come potete vedere dall’abito, è nato pensate, nel 1949 in Svizzera, da una famiglia svedese, è cresciuto a Lund, ed è stato battezzato luterano e poi intorno ai vent’anni ha fatto un incontro, ha incontrato una comunità di suore, suore brigidine, e ha chiesto di aderire alla chiesa cattolica. Gli ho chiesto: «Ma cosa ha visto in quelle suore Eminenza?». E lui mi ha risposto con una parola molto semplice: «Cristo!».
È stato battezzato cattolico, è entrato nell’ordine dei carmelitani, ha vissuto più di vent’anni in una comunità di preghiera, dopo di che nel ‘98, Papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Stoccolma e appunto come abbiam visto, nel 2017, papa Francesco lo ha creato cardinale. Una storia partico-lare molto bella e molto significativa e noi gli abbiamo chiesto appunto di venire a raccontarci questa storia, la sua esperienza e cosa vuol dire vivere la fede, abbracciare Cristo e vivere per Cri-sto in un posto che è a sua volta particolare, perché segnato da una storia attraversata dal cristia-nesimo, dalla divisione del cristianesimo e adesso dal disinteresse normale per il cristianesimo. La Svezia è uno dei paesi più secolarizzati, o meglio post-secolarizzati d’Europa e del mondo, dove ormai la fede sembra non contare nulla per la vita. Gli abbiamo chiesto, invece, che cosa vuol dire vivere un’esperienza così e comunicare un’esperienza così in Svezia, e come si può vivere la spe-ranza in Svezia, che è il titolo del nostro incontro e dell’intervento di Sua Eminenza a cui cedo la parola.

S. EM. CARD. ANDERS ARBORELIUS:
Grazie tante! Per me è una gioia ed un privilegio stare qui a Rimini, questo luogo così bello e ve-dere tanta fede.
La speranza, la terza virtù teologale, è un po’ dimenticata e trascurata. Parliamo molto della cari-tà e della fede, forse non facciamo tutto ciò che dobbiamo in questo senso, ma ne parliamo. La speranza invece è anche una forza enorme, sopratutto nelle grandi difficoltà, nelle prove, nei pe-ricoli. Charles Péguy parla della speranza come della piccola sorella della Carità e della Fede, ma è lei che decide la direzione nel cammino della nostra vita. Sempre la speranza ci aiuta a soprav-vivere nei momenti più duri dell’esistenza. C’è come una notte oscura collettiva che può entrare anche nel cuore di alcuni cristiani. Ma riguarda sopratutto coloro che hanno perso o non hanno mai scoperto la fede e che pensano che l’amore sia soltanto il sesso. La tragedia di oggi è che tan-te persone nel mondo secolarizzato dal consumismo hanno perduto la speranza e per alcuni di loro il suicidio pare l’unica soluzione. Perciò la chiesa dovrebbe diventare ancora di più la voce profeti-ca della speranza, ma sempre con molta umiltà, perché la piccola sorella Speranza è sempre umi-le e rimane la sorella di tutti e vuole mostrare il cammino della speranza in mezzo a un mondo che alle volte l’ha perduta.
La speranza ci aiuta a vedere tutta la realtà in una prospettiva di eternità. Il Signore ci ha aperto il cammino verso la gloria eterna per mezzo della sua risurrezione. Se viviamo del mistero pasquale, sempre c’è speranza. Ma in mezzo a un mondo secolarizzato e materialista anche noi cristiani siamo tentati di dimenticare che abbiamo una piccola sorella chiamata Speranza. Sopratutto quando vediamo che la chiesa diventa più debole, che le vocazioni mancano, che le chiese sono più vuote come in tante parti della nostra cara Europa. Tante volte ho parlato con vescovi, sacer-doti e fedeli dell’Europa che soffrono della mancanza di speranza dovuta alle difficoltà per la chie-sa nel mondo di oggi.
Forse è la vocazione provvidenziale del piccolo gregge dei cattolici in Svezia e negli altri paesi dell’Europa del Nord, quella di portare un messaggio di speranza alle altre Chiese europee. Certo, bisogna farlo con molta umiltà e con spirito realistico, ma in ogni modo la speranza è sempre ne-cessaria per tutti quanti. Senza la piccola sorella Speranza la vita della chiesa e di ognuno di noi diventa dura, triste e difficile. Sempre c’è bisogno del sorriso della Speranza.
Ma come mai la chiesa cattolica di Svezia, dove il gregge cattolico è piccolissimo, tra l’uno e il due per cento su una popolazione di dieci milioni, può essere una voce profetica di speranza? Penso che sia dovuto a un segno provvidenziale che anche papa Francesco tante volte ci ha indicato. La chiesa cattolica nel nostro Paese post-luterano vive ormai in un ambiente post-secolarizzato, aper-to alla migrazione. Dopo tanto tempo di secolarizzazione c’è una piccola ventata aperta al miste-ro, alla trascendenza, alla religione e alle volte anche a Dio stesso. Allo stesso tempo la società svedese tanto uniforme è cambiata a causa dei migranti venuti da tutte le parti del mondo e di va-rie religioni. Bisogna anche aggiungere che l’economia in generale va bene e c’è una sicurezza so-ciale abbastanza buona. Certo, ci sono anche diverse difficoltà: un nazionalismo che cresce, una situazione politica che diventa sempre più complicata, come in Italia e in tanti altri Paesi europei.
La chiesa cattolica di Svezia può crescere e svilupparsi grazie alla migrazione. Perciò è anche una chiesa piuttosto povera, umile e senza influsso sociale e politico, senza legami con il potere. Que-sto fatto mi pare essere una grazia provvidenziale nella situazione attuale dell’Europa. Per noi, l’immigrazione non è un pericolo, è una grazia, una possibilità che ci aiuta a capire meglio il mi-stero delle Pentecoste. Lo Spirito Santo è il legame tra tutte queste nazionalità, unite nella stessa chiesa. Certamente non è sempre facile vivere insieme con persone di un’altra cultura, ma è sem-pre un invito del Signore per crescere insieme nella carità, nella fede e sopratutto nella speranza.
Forse l’ottanta per cento dei cattolici della Svezia sono venuti da altri Paesi o sono della seconda generazione di immigrati. Ci sono quattro grandi gruppi: quelli che vengono dalla Polonia, dalla Croazia, dall’America Latina, dai Paesi del Medio Oriente. Dunque, abbiamo anche tutte le chiese orientali-cattoliche. La chiesa in Svezia è veramente universale, cattolica, globale. Anche i sacer-doti vengono da tutto il mondo. Ma ci sono anche cattolici svedesi? Ci sono, in generale sono sem-pre la minoranza nella parrocchie. C’è dunque un processo di integrazione al rovescio. Gli svedesi nativi devono integrarsi in una comunità dove la maggioranza viene d’altrove. È un fenomeno uti-le, ma non sempre facile. Ci vuole umiltà e apertura.
La Svezia, come tanti altri paesi d’ Europa, sta lottando par risolvere il problema dell’integrazione. Per noi, cattolici di Svezia, l’integrazione non è un problema da risolvere, è piuttosto una grazia provvidenziale da ricevere. Infatti, non parliamo tanto di intregrazione, perché è una realtà quati-diana e naturale della vita nelle nostre parrocchie. Penso che questo fatto potrebbe essere un messaggio di speranza per tutti coloro che hanno paura o si sentono minacciati dall’immigrazione in Europa.
Papa Francesco mi ha detto che era molto contento della politica di apertura e accoglienza per gli immigrati che vengono in Svezia. Ma, purtroppo, ormai la politica svedese è cambiata come in tanti altri Paesi di Europa. Come cristiani in Svezia possiamo continuare a vedere la immigrazione come parte della storia della salvezza. La Bibbia ci aiuta a vedere le cose con gli occhi della fede e della speranza. Dal tempo di Abramo, l’immigrazione è un fatto storico e parte integrante della storia della salvezza. Penso che sia una parte del messaggio di speranza della Svezia: è veramente possibile vivere, credere e crescere insieme con altre persone che sono venute dal mondo intero. Lo Spirito Santo ci aiuta a vivere questa grazia e dobbiamo anche avere il coraggio di proclamare questa parte della nostra fede, anche se non tutti vogliono ricevere questo messaggio. Perciò bi-sogna chiedere l’aiuto dello Spirito Santo per poter parlare al cuore di coloro che sono contra l’immigrazione e alle volte anche nemici degli immigrati. È un compito difficile, ma necessario nell’Europa di oggi. Altrimenti c’è un rischio grande per il futuro dell’Europa. Già adesso possiamo vedere, anche in Svezia, che la segregazione tra immigrati e svedesi è un fatto tragico. Infatti, Stoccolma potrebbe essere una delle capitali più segregate d’Europa. Perciò, la nostra presenza cattolica in Svezia, nonostante il piccolo numero, è veramente un messaggio profetico di speranza.
Ma la chiesa cresce anche per mezzo di conversioni, sopratutto negli ambienti universitari ed in-tellettuali. Il numero di conversioni è piccolo, più o meno un centinaio ogni anno. Alcuni vengono dalla chiesa svedese luterana, anche pastori maschi o femmine, alcuni dalle chiese libere (Ulf Ek-man), alcuni dall’ateismo o meglio dall’agnosticismi, qualcuno dalla religione musulmana. Sono pochi coloro chi si convertono ma molte volte sono persone di cultura e capacità. Bisogna anche dire che ci sono anche cattolici che vanno via della chiesa. La secolarizzazione è ancora una forza. I gruppi pentecostali hanno ricevuto tanti immigrati nelle loro comunità. Ma coloro che rimango-no cattolici praticanti hanno spesso una fede forte e sono pieni di speranza.
Anch’io ho sono passato della chiesa luterana alla chiesa cattolica. Sono nato in una famiglia pro-testante, ma poco praticante. Di fatti, era una situazione famigliare assai complessa: mio padre si è sposato tre volte e la madre due. Per ragioni famigliari sono nato in Svizzera, cioè a Sorengo, vi-cino a Lugano, nella clinica di Sant’Anna. Forse le suore hanno usato un po’ di acqua benedetta per questo bimbo venuto da lontano. Ma sono stato battezzato nella chiesa luterana. Sono cresciuto solo con la mamma. Quasi mai sono andato nella chiesa luterana da bambino, ma mia mamma ha sempre pregato con me e mi parlava del buon Dio. Perciò la preghiera, la relazione personale con Dio, fin dall’inizio è divenuta una forza e un sostegno per me.
Durante la mia gioventù ho avuto contatto con la chiesa cattolica per mezzo delle suore di santa Brigida. Dunque, l’influsso e la testimonianza delle suore mi hanno aiutato a trovare il cammino della chiesa cattolica. Ho incontrato Cristo e la sua chiesa attraverso queste donne. Più tardi è ve-nuto il contatto con i sacerdoti. Il mio desiderio e la mia speranza di essere cattolico è nato abba-stanza presto, ma è rimasto un segreto nel cuore. Non ho parlato con nessuno. Dopo il liceo ho cominciato a prepararmi per essere ammesso nella chiesa. Frattanto ho studiato all’Università di Lund. Spesso ci sono queste conversioni nell’ambiente universitario. Dopo due anni sono entrato nel noviziato dei Padri carmelitani scalzi nel sud della Svezia. La mia vocazione è dovuta all’influsso di Santa Teresa del Bambino Gesù. Per tante persone lei è stata una ispiratrice per ri-spondere alla chiamata del Signore. Dopo la mia conversione volevo farmi sacerdote diocesano per aiutare la gente a scoprire il Signore e la sua chiesa, ma il vescovo con molta ragione e sa-pienza mi diceva che era troppo presto. Intanto avevo scoperto Santa Teresina, che mi mostrava il cammino della preghiera nel cuore della chiesa come un modo di parlare al cuore di tante perso-ne della misericordia del Signore. La vita contemplativa e nascosta nella visione di Teresina e di Teresa di Avila ha una forza apostolica. La preghiera è tanto importante per l’evangelizzazione. Questo ho potuto vedere con i miei occhi, anche nel mondo secolarizzato della Svezia. iuc
Ho passato 27 anni come frate in quella piccola comunità e casa di preghiera dei Carmelitani, ma frattanto ho anche studiato filosofia e teologia in Belgio e spiritualità a Roma. Ordinato sacerdote nel 1979 come primo carmelitano svedese e dopo come primo vescovo cattolico svedese, dopo la riforma del 1998 e finalmente nel 2017 sono divenuto primo cardinale svedese. Alle volte penso che tutto sia stato un sogno, ma allo stesso tempo è un segno di speranza per il nostro Paese dove la chiesta cattolica ha sofferto tanto durante i secoli di persecuzione e ancora ci sono pochi catto-lici. Sempre e dovunque c’è speranza.
L’aspetto contemplativo della chiesa in Svezia è un fatto importante. La centralità della spirituali-tà, della preghiera e della vita monastica sono un aiuto tanto per l’evangelizzazione come per l’ecumenismo. Infatti, anche tra tanti cristiani di altre confessioni c’è una apertura alla vita spiri-tuale. Ci sono anche comunità di religiosi protestanti. Ma quattro di queste comunità hanno fatto il passo che le ha portate alla chiesa cattolica. Due di queste comunità sono adesso monasteri di monache benedettine, una comunità è diventata convento di frati francescani e un’altra è una comunità di laici.
A livello ecumenico, la spiritualità è centrale. È un aspetto interessante che anche tanti membri di gruppi pentecostali abbiano scoperto la spiritualità cattolica e ortodossa. Molti luterani seguono gli esercizi di Sant’Ignazio di Loyola, molti pastori sono seguaci di Sant’Ignazio e hanno introdotto questi esercizi anche nelle prigioni; è un po’ strano che in un Paese secolarizzato abbiano riservato in prigione edifici che chiamano conventi, dove i prigionieri possono fare trenta giorni di esercizi spirituali e ci sono conversioni. Anche le autorità secolarizzate sono piene di ammirazione per questa opera, è un po’ strano che in un paese secolarizzato si possa fare così. La testimonianza di persone convinte è molto importante in una società secolare, di persone che abbiamo il coraggio di testimoniare, di parlare e soprattutto con la vita, mostrare che siamo discepoli di Cristo. Anche portare l’abito da religioso a Stoccolma è importante. Ho parlato con suore che vengono dalla Germania e dicono: che differenza grande in Svezia, tutti sono curiosi e vengono a parlare con le suore. I cristiani orientali vengono a baciare la croce. Nelle strade se si vede qualcuno con la cro-ce, sacerdote o suora, subito scatta un interesse, una curiosità. I giovani svedesi non hanno il pre-giudizio degli anziani verso la chiesa cattolica. Hanno interesse e apertura; naturalmente non tutti diventano cattolici ma per loro è qualcosa di interessante, qualcosa che fa pensare.
L’ecumenismo, grazie alla presenza del Santo Padre, ha fatto un passo avanti perché adesso ab-biamo trovato un clima di amicizia, di dialogo; possiamo lavorare insieme soprattutto in due cam-pi che sono la spiritualità e la dottrina sociale. Ci sono difficoltà dogmatiche ed etiche, questo è vero; ma abbiamo questa amicizia. Se possiamo pregare insieme, se possiamo lavorare in favore dei poveri, dei rifugiati insieme, si crea un atmosfera di amicizia, di bontà, di amore, di affetto che aiuta a crescere come fratelli e sorelle in Cristo. Diventa anche più facile accettare e soffrire per le differenze dogmatiche e non arrabbiarsi; e penso che questo sia un passo molto importante: adesso soffriamo di più perché non possiamo accedere insieme all’eucarestia. Prima c’era la rab-bia dei protestanti: perché non possiamo ricevere la comunione da voi? Adesso è una sofferenza comune, perché siamo ancora divisi, benché abbiamo scoperto la strada dell’amicizia, del dialogo, del lavoro insieme. Dunque penso che la speranza della Svezia venga da questi fatti, che l’ecumenismo sia diventato qualcosa di personale, non soltanto qualcosa che fanno i vescovi, ma qualcosa che si fa anche nelle scuole dove ci sono ragazzi di diverse fedi e religioni. E dunque nella scuola, nel lavoro, coloro che credono in Dio devono stabilire un dialogo, un’amicizia, devono aiu-tarsi e sostenersi a vicenda, perché sono isolati come credenti, si sentono soli. È molto importante nella nostra società così individualistica, stabilire l’amicizia. E penso che ciò che si fa qui a Rimini, sia proprio una ‘amicizia per sostenerci veramente a vicenda. E vediamo un po’ la stessa cosa tra di noi in Svezia, un paese secolarizzato, dove i credenti sono pochi e dunque i cristiani di varie chiese devono lavorare insieme, devono pregare insieme, devono sostenersi. Ci sono poi gli altri credenti di altre religioni che hanno bisogno del nostro sostegno, del nostro aiuto, della nostra amicizia. Per esempio, nella Svezia moderna i cattolici e gli ebrei hanno la stessa storia comune. Abbiamo ricevuto un editto di tolleranza nello stesso tempo, perché per molti secoli era proibito per cattolici ed ebrei vivere in Svezia. Dunque abbiamo avuto la stessa storia moderna, la stessa difficoltà a trasmettere la fede alle giovani generazioni, perché ancora oggi essere cattolico in Svezia vuol dire essere straniero, emigrato. E molti emigrati vogliono essere più svedesi degli sve-desi, e perciò per molti è una difficoltà perché per loro la chiesa cattolica è qualcosa della Polonia o dell’Iraq se vengono da lì. Quindi la sfida più grande per noi è mostrare che è possibile essere svedesi e cattolici allo stesso tempo. Gli ebrei hanno la stessa difficoltà perché essere ebreo è es-sere straniero, essere cattolico è ancora essere straniero. Molti mi domandano: «Tu sei un vero svedese?». Pensano «almeno avrà una mamma polacca o irachena». Sì, vengo da due famiglie quando prima c’erano tanti sacerdoti protestanti ma queste famiglie si sono secolarizzate con il tempo. Dunque ci sono anche sfide per la chiesa cattolica, naturalmente. Ma c’è quella speranza che nasce dal fatto che vediamo che la chiesa cresce ogni anno, di emigrati e di conversioni; ab-biamo bisogno di più chiese e grazie a Dio i protestanti sono lieti se possiamo comprare una chie-sa, così non diventa discoteca o un ristorante ma rimane chiesa. Anche se non è più la loro. E que-sto penso che sia un vero segno di amicizia. Per esempio in un sobborgo abbiamo comprato una chiesa per i maroniti che prima era una chiesa luterana. Dunque ci sono questi segni di amicizia ecumenica e penso che questo dipenda molto dai Santi, dalla spiritualità e dalla preghiera. C’è una teologa protestante conosciuta, che adesso sta scrivendo un libro per comparare Lutero e San-ta Teresina del Bambin Gesù, due figure diverse ma simili nel loro desiderio di entrare in una co-munione profonda con Dio. Penso che questo sia il segno più profetico di speranza e di ecumeni-smo: scoprire che nel fondo anche i protestanti convinti hanno lo stesso desiderio di entrare in una comunione più profonda con Gesù Cristo ed essere veramente trasformati dalla Sua grazia. Dob-biamo quindi veramente trovare quel cammino verso un dialogo contemplativo con altri cristiani. Abbiamo iniziato una strada di speranza per la futura unità e penso che abbiamo già, con tutta umiltà, iniziato questa strada in Svezia, perché tante volte i protestanti mi invitano a parlare, per esempio, dei santi carmelitani, si interessano a San Giovanni della Croce, perché molti dicono «noi viviamo la notte oscura qui in Svezia»e gli italiani che vengono in Svezia, vedono che l’oscurità è più difficile, non il freddo, l’oscurità, forse tre, quattro ore di luce in inverno, non è piacevole. Ma anche il clima spirituale è difficile per un credente, è una notte oscura collettiva vivere in Svezia come credente, ma è anche una purificazione della fede. Dunque S. Giovanni della Croce aiuta tanti cristiani, anche protestanti, a capire la loro realtà in una società secolare come la Svezia. È l’unico best-seller dei libri carmelitani La notte oscura e penso che sia tipico della mentalità sve-dese aver capito che questa esperienza di notte oscura è anche una esperienza di salvezza. Cristo ha sofferto sulla croce per noi e noi siamo invitati veramente a partecipare a questa esperienza per essere cambiati, purificati. Forse per tutta la chiesa è così adesso, con questi abusi sessuali, dobbiamo passare per una notte oscura di purificazione, di conversione per trovare veramente il cammino verso la pienezza, verso la piena realtà cristiana. Dunque ciò che mi sembra molto im-portante in Svezia e che vogliamo condividere con voi, è che anche in una realtà secolarizzata, do-ve la chiesa è più piccola, più debole, più povera e più umile, c’è una possibilità di vivere questa comunione con Cristo in una maniera molto intensa, anche con altri cristiani, con altri fedeli. Allo stesso tempo ciò che per molti in Europa è una minaccia, questa immigrazione, può anche essere un aiuto per vedere l’universalità e la cattolicità della chiesa. Non è soltanto una nazione che cre-de in Cristo, siamo tutto il mondo, è una realtà universale, globale. Non è tanto facile nella par-rocchia avere tutto il mondo ma è una ricchezza. Anche molti non cattolici in Svezia hanno una certa ammirazione per la chiesa cattolica, che può unire tutte queste nazioni. Nella chiesa cattoli-ca è possibile avere tutte le nazioni del mondo. Penso che sia anche un aspetto della cattolicità che diventa attuale in Europa oggi, non soltanto in Svezia e nei Paesi nordici. Per esempio a Berli-no, ad Amburgo, vivono la stessa realtà e sono le uniche diocesi in Germania che crescono grazie alla immigrazione. Quindi è un aspetto inevitabile della realtà il fatto che c’è una immigrazione continua. Certo, dobbiamo cercare una soluzione, non possiamo accogliere tutti, ma solo quelli che hanno veramente bisogno di questa accoglienza, di questa apertura. Sappiamo che questi aspetti sono così importanti per il Santo Padre: immigrazione, ecumenismo, spiritualità. Cerchia-mo in Svezia di vivere queste realtà, per trasmettere un po’ di speranza, in tutta umiltà, agli altri. Ci sono anche difficoltà, ci sono sfide, ma c’è anche una speranza molto grande, sapere che Cristo non può mai abbandonare il suo gregge.. Posso terminare con una preghiera?
«Signore Gesù Cristo, tu sei sempre presente nella nostra realtà. Tu sei qui con noi, nel nostro cammino verso la gloria e sappiamo che in tutte le difficoltà della vita Tu sei con noi, nascosto nel-lo straniero. Possiamo riconoscere la Tua presenza nel povero, nella piccola sorella speranza. In ognuno c’è una presenza del Tuo mistero. Aiutaci a vivere questa realtà, aiutaci a testimoniare a coloro che non credono, che c’è speranza, fede e carità, che non siamo abbandonati, che Tu sei sempre tra di noi con la Tua grazia. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen».

DAVIDE PERILLO:
Grazie Eminenza. Grazie, la ringraziamo perché questa speranza ce l’ha comunicata benissimo, con molta chiarezza, con molta evidenza, lampante. È impressionante vedere come anche un luo-go in cui sembra che prevalga questa notte oscura collettiva in realtà sia un luogo per un nuovo inizio. È un inizio che passa per strade impensabili, strade dove noi metteremmo dei muri o delle sbarre delle carceri, invece per queste vie impensabili passa veramente la possibilità di incontrare Cristo. È per queste vie che sono così diverse, così fuori dalla nostra immaginazione, accade sem-pre la stessa dinamica, un incontro. Sua Eminenza diceva prima: «Incontri con persone che hanno saputo testimoniare la fede, un cuore che cerca la sua felicità e che la incontra in maniera impen-sabile». Il cristianesimo è questo, un nuovo inizio che accade di continuo. Quando Sua Eminenza è stato creato cardinale e noi abbiamo chiesto ad alcuni nostri amici che vivono in Svezia, che lo co-noscevano, di raccontarci qualche cosa di lui, un nostro amico che era lì, che è in sala qui con noi oggi, per raccontarci chi era il cardinal Arborelius ci ha raccontato questo episodio: quando lui ita-liano è arrivato in Svezia e non sapeva bene come comportarsi, si trovava appunto in un posto che è come quello che ci è stato descritto, ci ha raccontato che è andato a cercare l’allora vescovo che poi sarebbe diventato cardinale. L’incontro ce lo ha descritto così: «Non dimenticherò mai la tene-rezza e la semplicità della sua risposta, perché cambiò completamente il mio modo di vivere lì e continua oggi ad essere un punto di riferimento. Mi disse semplicemente “non preoccuparti, la cultura e la società hanno semplicemente circondato le persone di una lunga serie di cortecce come le matrioske russe, ma dietro l’ultima corteccia il cuore è sempre lì, quello non lo può to-gliere nessuno”». Ringraziamo ancora il cardinale Arborelius per come ci è testimone, padre, pic-colo fratello ma grande padre nel cammino per far battere questo cuore. Grazie ancora e buon proseguimento per questo Meeting, che domani vivrà un momento molto importante, perché do-mani sera alle 19:00 nell’Auditorium ci sarà un incontro in cui interverrà per la prima volta in Ita-lia, ma anche in Europa, Muhammad Bin Abdul Karim Al Issa, che è il segretario della Lega Mu-sulmana Mondiale. Per darvi un’idea: è il personaggio che è stato incontrato dal cardinal Touran nel suo viaggio in Arabia Saudita nella primavera scorsa, l’ultimo viaggio importante del cardinal Touran e che vi prego di salutare con un applauso, perché è stato un grande amico del Meeting. Questa amicizia e questo incontro ha fatto sì che domani possiamo avere tra di noi, ripeto nell’Auditorium alle 19:00, il Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale. Sottolineiamo l’eccezionalità di questo evento e quindi teniamone conto e partecipiamo domani. Grazie e buon proseguimento del Meeting.

(trascrizione non rivista dai relatori)

Data

23 Agosto 2018

Ora

15:00

Edizione

2018

Luogo

Sala Neri UnipolSai
Categoria