TEOLOGIA DELLA LITURGIA

Presentazione in anteprima per l’Italia del Primo Volume dell’Opera Omnia di Benedetto XVI a cura di Pierluca Azzaro e Edmondo Caruana (Ed. Libreria Editrice Vaticana). Partecipano: S. Ecc. Mons. Gerhard Ludwig Müller, Vescovo di Ratisbona; Roberto Fontolan, Direttore Centro Internazionale di Comunione e Liberazione. Intervento di saluto di Giuseppe Costa, Direttore della Libreria Editrice Vaticana. Introduce Alberto Savorana, Portavoce di Comunione e Liberazione.

 

ALBERTO SAVORANA:
Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a questo incontro che si svolge nella giornata inaugurale del 31° Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini. Io vi confesso un certo disagio nel parlare in questo momento che è pari solo alla gratitudine per l’opportunità che ci è stata offerta e che dobbiamo alla generosità, alla carità di don Giuseppe Costa, che è il Direttore della Libreria Editrice Vaticana, che ha scelto il Meeting di Rimini per presentare, per la prima volta in Italia, il primo volume dell’Opera Omnia di Sua Santità Benedetto XVI. È una gratitudine perché noi sentiamo il Papa come l’argine stabilito da Dio, sicuro per la vita di ogni fedele cristiano e poter oggi essere introdotti alla monumentale opera del Santo Padre, ci riempie di entusiasmo e di gratitudine. Entusiasmo che è accresciuto anche dall’avere con noi la persona che ha reso possibile, che sta curando la pubblicazione dei 16 volumi di Benedetto XVI, Sua Eccellenza Mons. Müller, vescovo di Ratisbona. Ecco come ne parla il Santo Padre nelle prime pagine del libro, che mi serve anche per presentarne la figura: “La mia gratitudine va in primo luogo al vescovo di Ratisbona che ha preso in mano il progetto della Opera Omnia e ha creato le condizioni sia personali che istituzionali per la sua realizzazione”. E questo rende ancora più significativo questo momento, perché Sua Eccellenza è la persona più autorevolmente titolata a parlarci di questo primo volume e dell’intera opera. Saluto anche, tra l’altro perché è con noi in sala, Pierluca Azzaro, che è il curatore dell’edizione italiana dell’Opera Omnia di Benedetto XVI. Dopo l’intervento di Sua Eccellenza Mons. Müller, ci offrirà una sua comunicazione, da lettore di questa prima opera del Santo Padre, Roberto Fontolan, che è il Direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione a Roma, oltre che giornalista e noto scrittore.
Però, prima di dare la parola ai nostri ospiti, io mi permetto solo di leggere alcune parole dell’allora cardinale Josef Ratzinger, in un intervento scritto, essendo impossibilitato a partecipare, che mandò nel 2002, proprio al Meeting. Disse, tra l’altro, commentando la liturgia della settimana santa: “La bellezza ferisce ma proprio così essa richiama l’uomo al suo destino ultimo. Bellezza è conoscenza poiché colpisce l’uomo con tutta la grandezza della verità. L’incontro con la bellezza può diventare il colpo di dardo che ferisce l’anima e in questo modo le apre gli occhi tanto che ora l’anima, a partire dall’esperienza, ha dei criteri di giudizio ed è anche in grado di valutare correttamente gli argomenti”. Queste parole che mi avevano molto colpito quando le sentii leggere proprio qui al Meeting otto anni fa, mi sono immediatamente venute in mente leggendo questo volume, in particolare, quando in un certo capitolo, Benedetto XVI racconta un’antica leggenda che si riferisce alle origini del Cristianesimo in Russia. L’antica leggenda, scrive il Santo Padre, narra che al principe Vladimiro di Kiev, che era alla ricerca della giusta religione per il suo popolo, si presentarono l’uno dopo l’altro i rappresentanti dell’Islam provenienti dalla Bulgaria, i rappresentanti del Giudaismo e gli inviati del Papa provenienti dalla Germania. Ogni gruppo gli propose la propria fede come quella giusta e la migliore di tutte. Il principe però rimase insoddisfatto di tutte queste proposte. La decisione venne invece presa quando i suoi inviati ritornarono da una solenne liturgia, alla quale avevano preso parte nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Pieni di entusiasmo essi riferirono al principe: “E giungemmo presso i Greci e siamo stati condotti là dove essi servono il loro Dio. Non sappiamo se siamo stati in cielo o sulla terra, abbiamo sperimentato che là Dio abita tra gli uomini”. E commenta Ratzinger: “Ciò che convinse gli inviati del principe russo, della verità della fede celebrata nella liturgia ortodossa, non fu una specie di persuasione missionaria i cui argomenti sarebbero apparsi loro più evidenti di quelli delle altre religioni, ciò che poteva impressionare in essa era proprio l’assoluta mancanza di uno scopo, il fatto che essa veniva celebrata per Dio e non per degli spettatori, che il suo unico intento era di essere davanti a Dio e per Dio”. Ecco, questo è uno dei fili rossi di questo volume, che è per tutti, perché è il tema della bellezza come la ferita, il dardo attraverso cui l’atto liturgico, la liturgia introduce l’uomo all’esperienza del Mistero. Quante volte nel libro Ratzinger fa riferimento al desiderio dell’uomo, al desiderio del suo cuore di poter raggiungere in qualche modo il divino. Ma ogni sforzo, ogni sforzo prometeico è destinato al fallimento, per questo scrive:
“Ci è voluta l’iniziativa del Mistero, c’è voluta l’incarnazione che l’atto liturgico rende presente, contemporaneo alla vita di ogni uomo”. Allora è entusiasmante scorrere le pagine del libro per vedere come la liturgia cattolica non è un fenomeno di folklore, non è un pezzo da museo, ma è il riaccadere dell’eterno e perenne avvenimento dell’incarnazione. Ma credo che di questo ci parleranno i nostri relatori. Prima di dare la parola a Sua Eccellenza, io chiederei a don Costa, come artefice di questa pubblicazione e come promotore di questo incontro al Meeting, di dirci una sua parola.

GIUSEPPE COSTA:
Grazie, ringrazio il dottor Savorana per le sue benevole parole usate nei miei confronti. Io ho fatto soltanto il mio dovere, e l’ho fatto indegnamente, anche perché sono convinto di quanto il vostro Presidente della Compagnia delle Opere ha dichiarato in un’intervista oggi al Corriere della Sera, che Josef Ratzinger rappresenta per la Chiesa e per il Mondo un vero e proprio dono di Dio. Allora, di fronte a questo dono, il nostro compito, quello della LEV, è un compito istituzionale, statutario, quindi va fatto per dovere, ma quello di tutti noi credenti è un compito che deve essere come un segno di risposta al dono che ci fa il Signore, il compito di divulgare la parola, gli scritti di questo Sommo Pontefice nella sua esperienza di magistero e anche della sua storia e quindi tutto il suo sforzo culturale attraverso la teologia, la spiritualità, gli studi di ogni ordine e grado che Josef Ratzinger ha realizzato e pubblicato. Credo che noi abbiamo il compito di cogliere quello che il Signore ci dona nel momento in cui noi viviamo. Certamente il magistero del Santo Padre in questo momento è un magistero di una grandissima e immensa ricchezza. Dal punto di vista editoriale, ho dei dati, dei risultati che certamente fanno della LEV una grande editrice, cioè grazie agli interventi, agli insegnamenti e alle parole del Santo Padre, la LEV è in contatto con tutti gli editori del mondo. Ci accingiamo a pubblicare il secondo volume del Gesù di Nazareth, che poi è un volume completo in se stesso. Quindi ho già i contatti con moltissimi editori la cui risposta è stata immediata. Pubblichiamo regolarmente le catechesi del mercoledì e nei prossimi giorni uscirà il volume che conclude la serie delle catechesi sui padri della Chiesa, e anche questi volumi vengono pubblicati in moltissimi posti. Negli Stati Uniti sono cinque gli editori che contemporaneamente pubblicano le stesse catechesi, segno di una risposta, di una attenzione, che c’è, da parte dei cattolici americani. Potrei fare altri esempi, ma non è certamente questo il momento. È il momento della condivisione di un bene, che il Signore ha dato a noi di vivere, di questo Pontefice che ha parole di luce, parole di verità e queste parole di luce, parole di verità, le troviamo attraverso i suoi scritti e attraverso la sua stessa parola. A noi, veramente, compete di impegnarci, di cogliere, di non trascurare questa opportunità: è un grande dono che Dio attraverso il Pontefice ci dà. E noi attraverso la pubblicazione di questi scritti cerchiamo di essere umili trasmettitori. Umili, certamente, ma contenti e orgogliosi di poter fare questo servizio, di avere un Sommo Pontefice che è un riferimento internazionale dal punto di vista culturale, dal punto di vista teologico. Credo che con Benedetto XVI possiamo veramente essere orgogliosi di essere cattolici, anche per questo motivo, perché i suoi scritti ci danno sicurezza, ci danno parole di vita e di luce. Ecco, con questi sentimenti ringrazio voi per questa opportunità che ci avete dato, in particolare i vostri dirigenti, la dottoressa Guarnieri e gli altri dirigenti del Meeting. Speriamo di poter crescere assieme in questa lettura, in questo ascolto, in questa attenzione alla parola del Santo Padre. Grazie.

S. ECC. MONS. GERHARD LUDWIG MÜLLER:
Care sorelle e cari fratelli in Cristo, Papa Benedetto XVI è uno dei grandi teologi sul soglio di Pietro, nella lunga storia dei suoi predecessori si impone il paragone con quella figura di eminente erudito del diciottesimo secolo che fu papa Benedetto XIV e la mente corre anche a Papa Leone Magno, il formulatore della convinzione decisiva per la confessione cristologia del Concilio di Calcedonia. Papa Benedetto XVI, nel corso della sua lunga attività accademica come professore di teologia fondamentale e di dogmatica, ha elaborato in autonomia un’opera teologica che lo pone senz’altro tra i più significativi studiosi nel ventesimo e ventunesimo secolo. Da più di cinquant’anni al nome di Joseph Ratzinger si ricollega un’originale visione di insieme della teologia sistematica. I suoi scritti uniscono le cognizioni scientifiche della teologia alla figura di una fede viva e vissuta. Come scienza che ha la sua genuina collocazione all’interno della Chiesa, la teologia può segnalarci la vocazione particolare dell’uomo in quanto creatura immagine di Dio, figlio del Padre, fratello di Gesù Cristo, figlio di Dio, amico dello Spirito Santo.
Nella sua attività scientifica Benedetto XVI ha sempre potuto attingere alla sua mirabile conoscenza della storia della teologia e dei dogmi, che egli trasmette in maniera illuminante mettendo in risalto la divina visione dell’uomo su cui tutto si fonda. Essa diviene accessibile ai molti attraverso il repertorio musicale e linguistico adottato da Joseph Ratzinger. Tematiche complesse non vengono assoggettate a una complicata riflessione, quindi sottratte alla comprensione comune, bensì rese trasparenti nella loro intima linearità. Al centro di tutto è la volontà divina di parlare ad ogni uomo, la sua parola che diventa la luce che illumina ogni uomo.
Nella sua carriera accademica il professore di teologia Joseph Ratzinger ha ricoperto incarichi presso le scuole superiori e l’università di Frisinga, Münster e Tubinga, approdando infine a Ratisbona, dove operò dal 1969 fino alla nomina ad arcivescovo di Monaco e Frisinga nel 1977. Alla città e alla diocesi di Ratisbona il cardinale Ratzinger rimase legato anche nel lungo periodo in cui fu prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Regolarmente vi si recava a far visita al fratello Georg, Giorgio, per molti anni direttore del celebre coro dei Piccoli Cantori del Duomo di Ratisbona, trenta anni. Indimenticabili anche le sue omelie nel Duomo in occasione delle più svariate festività liturgiche. I suoi genitori, Joseph e Maria Ratzinger e la sorella Maria sono sepolti nel cimitero di Regensburg-Ziegetsdorf. A proposito di Pentling, il suo domicilio alle porte della città episcopale di Ratisbona, disse una volta: “Dopo tanti anni movimentati in diversi sedi e mansioni eravamo nuovamente a casa”.
Durante la visita pastorale del 2006 nella nativa Baviera con la sua Regensburger Vorlesung, la lectio magistralis che segnò un momento magico nella storia universitaria non solo tedesca, egli sottolineava ancora una volta l’intima connessione di fede e ragione. Tanto la ragione che la fede non sono considerabili né sono in grado di raggiungere il rispettivo traguardo indipendentemente l’una dall’altra. Correggendosi e modificandosi a vicenda, la ragione e la fede si salvaguardano da pericolose patologie. In tal senso, papa Benedetto XVI si riallaccia alla grande tradizione delle scienze teologiche, che nella struttura globale dell’università può fungere da elemento di connessione omnicomprensiva.
Così Ratisbona è divenuta in un certo qual senso il genius loci che si propone di raccogliere e tutelare l’opera omnia teologica di Joseph Rtzinger. La sede vescovile di Ratisbona, con le sue eminenti figure di vescovi eruditi quali S. Alberto Magno, Johann Michael Sailer, sta per l’unità di magistero vescovile e accademico a confermare la razionalità della fede e la fecondità pastorale della scienza. Una tradizione portata avanti dall’arcivescovo Michael Buchberger, sotto la cui direzione prese forma il Lexikon für Theologie und Kirche, un testo basilare impostosi a livello internazionale e giunto ormai alla terza edizione tradotto anche in italiano. Questa città vescovile si presta dunque in maniera particolare come sede dell’Istituto intitolato a papa Benedetto XVI.
Nella mia qualità di vescovo di Ratisbona, sono stato incaricato personalmente dal Santo Padre della pubblicazione della sua raccolta di scritti Opera Omnia in sedici volumi. Già da studente universitario mi ero dedicato ad una lettura approfondita dei trattati teologici di Joseph Ratzinger, restando particolarmente colpito e durevolmente impressionato dalla sua geniale Introduzione al Cristianesimo, che nella burrascosa epoca delle rivolte studentesche e del generale disorientamento teologico, offriva una chiave sicura per accostarsi al profondo mistero della Rivelazione cristiana. Il lettore informato può facilmente constatarlo dando un’occhiata al mio libro Dogmatica cattolica. Per lo studio e la prassi della teologia, che a partire dal 1995 è apparso in diverse edizioni presso l’editore Herder, anche in italiano.
L’elaborazione del progetto editoriale complessivo è stata strettamente concordata con papa Benedetto XVI, ogni singolo tomo è autorizzato personalmente dal Santo Padre, sia per quanto concerne il complesso tematico che la scelta dei testi. L’obiettivo è l’esaustività dell’opera. Di singoli testi minori viene indicato solo il luogo del ritrovamento. È lecito parlare dunque di una vitale testimonianza della teologia di Joseph Ratzinger/papa Benedetto XVI, dal momento che al centro dell’interesse non sta la semplice raccolta e catalogazione di testi, bensì lo svisceramento sistematico di un determinato complesso tematico della teologia mediante un ordinamento di nuova concezione, che faccia emergere i collegamenti e consenta una visione d’insieme.
Per espresso desiderio del Santo Padre, la raccolta di scritti viene pubblicata con il nome dell’autore Joseph Ratzinger, per distinguere il teologo Joseph Ratzinger dal papa, con il magistero supremo ed ecclesiale.
Per realizzare questo progetto, io ho fondato a Ratisbona l’Istituto Papa Bendetto XVI. È questa la sede che ospiterà un’esauriente documentazione della vita, del pensiero e dell’operato del teologo, vescovo e pontefice Joseph Ratzinger/Benedetto XVI. Con l’approntamento di tutto il materiale edito ed inedito, la rilevazione del contesto biografico e teologico e l’allestimento di una biblioteca specialistica, si sono create le condizioni ideali per un’analisi a vasto raggio dell’opera omnia.
Vorrei rivolgere un sincero ringraziamento al Santo Padre, papa Benedetto XVI. La grande dimostrazione di fiducia da lui espressa, affidandomi l’incarico di curare la pubblicazione delle sue opere, costituisce per me una gioia e al contempo un impegno.
La presente edizione della Raccolta di scritti – Opera Omnia vuol essere la redazione ultimativa dell’opera del teologo Joseph Ratzinger in lingua tedesca e in altre lingue. L’obiettivo è una presentazione il più possibile completa dell’opera già pubblicata, integrata da testi finora inediti o non ancora apparsi in tedesco, secondo un ordinamento sistematico che instaura un legame tra gli aspetti cronologici e quelli tematici.
Preesistenti monografie sono riprese senza variazioni nella Raccolta di scritti, dove tuttavia compaiono di volta in volta integrate da ulteriori testi tematicamente affini. Secondo una pratica già variamente adottata in precedenza dall’Autore, ai testi di carattere spiccatamente scientifico se ne accompagnano altri appartenenti a generi letterari differenti, ad esempio compilazione di voci enciclopediche, recensioni di libri, nonché omelie e meditazioni.
I precedenti volumi di saggi, che in determinate tappe dell’operato del teologo, vescovo e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, riuniscono contributi tematicamente connessi, vengono smembrati e i singoli scritti inglobati nella nuova sistematica.
La Raccolta di scritti si apre – qui ci riferiamo alla numerazione dei tomi, non necessariamente all’effettiva cadenza di pubblicazione – con i due lavori di qualificazione scientifica di Joseph Ratzinger: la sua tesi di laurea sulla dottrina agostiniana della Chiesa e quella di abilitazione all’insegnamento sulla dottrina della Rivelazione di san Bonaventura. Ad esse si aggiungono altri saggi e testi rispettivamente intorno ad Agostino e a Bonaventura.
Il tomo terzo prende spunto dalla conferenza inaugurale del professor Ratzinger “Il Dio della Fede e il Dio dei filosofi”, tenuta a Bonn nel 1959, corredandola di tutti gli ulteriori testi del complesso tematico fides et ratio. Ad esempio vengono inserite qui anche tutte le sue riflessioni sui fondamenti storici e ideali dell’Europa.
Il tomo quarto parte dalla Introduzione al Cristianesimo e riunisce altri testi del complesso tematico professione di fede, battesimo, conversione, sequela di Cristo e compimento dell’esistenza cristiana.
I tomi dal quinto al dodicesimo si orientano nel senso più ampio al canone tematico della Teologia sistematica.
Il tomo quinto riunisce i testi riconducibili ai trattati dottrina della Creazione, Antropologia e dottrina della Grazia, presentando la Mariologia come salvifica concretizzazione della dottrina della Grazia.
Il tomo sesto prende spunto dal Gesù di Nazareth e raccoglie tutti gli studi di argomento cristologico.
Il tomo settimo e ottavo sono dedicati ad un ulteriore punto focale di ricerca di Joseph Ratzinger: l’Ecclesiologia; specificamente il tomo settimo è innanzitutto una raccolta globale di testi, quelli concepiti nella fase di preparazione del Concilio Vaticano II, ma anche le relazioni degli eventi vissuti in diretta nonché i commentari redatti al termine dei lavori, e non da ultimo una serie di interventi relativi alla ricezione dei testi conciliari.
Il tomo otto contiene i lavori ecclesiologici in senso stretto e soprattutto integra anche gli scritti di Joseph Ratzinger sull’Ecumenismo.
Sul punto di intersezione di Teologia Fondamentale e Dogmatica si colloca il tomo nono che raccoglie i lavori svolti da Joseph Ratzinger nell’intero arco della sua attività scientifica in materia di Gnoseologia Teologica ed Ermeneutica, in particolare includendo anche i suoi studi sulla intelligenza delle Scritture e sull’inquadramento specifico di Rivelazione, Tradizione, Scrittura e Magistero.
Il tomo decimo si apre con l’Escatologia, l’unico manuale dogmatico teologico di Joseph Ratzinger pubblicato finora, corredandolo di tutti gli ulteriori studi e testi del complesso tematico speranza, morte, risurrezione, vita eterna.
Con i tomi undici e dodici l’autore focalizza espressamente ulteriori aspetti di interesse centrale per il suo pensiero. Con la Teologia della liturgia, nel tomo già presentato, con cui il Santo Padre intende inaugurare, personalmente ha detto, la pubblicazione della sua Raccolta di scritti teologici, egli pone l’opera omnia sotto il segno di un coerente geocentrismo, che si può dire quasi chiave d’accesso della sua teologia completa. La teologia non parla solo su Dio, la teologia espone, fa presente Dio nella nostra vita cristiana.
Il tomo duodecimo raduna i testi, peraltro pertinenti anche all’Ecclesiologia o alla dottrina dei Sacramenti, sul Servizio Spirituale, presentandoli sotto il titolo Annunciatori della parola e servitori della vostra gioia.
Il tomo tredicesimo raccoglie le numerose interviste di Joseph Ratzinger, sia quelle più brevi e di vecchia data, che le tre apparse in forma di libro, cominciando dalla conversazione con Vittorio Messori, cui fecero seguito i due libri del Santo Padre con le interviste di Peter Seewald.
Il tomo quattordici presenta una selezione il più esauriente possibile della vasta produzione omiletica di Joseph Ratzinger, ivi compresi sermoni e meditazioni poco noti e finora inediti.
Il tomo quindici riunisce, partendo dalla autobiografia di Joseph Ratzinger apparsa nel 1997- 98, con il titolo La mia vita, ulteriori testi di carattere biografico ed interventi di tipo personale, ad esempio le numerose dichiarazioni relative al suo predecessore Papa Giovanni Paolo II, o al fratello Georg Ratzinger, nonché molti altri discorsi tenuti in occasione di giubilei, apprezzamenti etc..
L’ultimo tomo, il sedicesimo, offrirà una bibliografia completa dell’opera di Joseph Ratzinger in lingua tedesca, nonché un esauriente indice sistematico di tutti i volumi, che permetta di cogliere l’intima coerenza e coesione dell’opera nel suo insieme. I singoli tomi sono corredati a loro volta di indici dettagliati nonché di registri dei nomi e dei passi scritturali. Intendiamo far vedere che il papa Bendetto XVI non solo è un grande papa, ma un grande dottore della Chiesa e un regalo per la Chiesa di oggi e anche per la Chiesa di domani.

ALBERTO SAVORANA:
Grazie eccellenza per questa carrellata sintetica sull’immensa produzione del Papa, che potremmo sintetizzare come la documentazione scritta, e col tempo accessibile a tutti, di una preoccupazione che ha espresso di recente, in un suo recente intervento, quando ha auspicato che l’intelligenza della fede diventi intelligenza della realtà. Questa grande impresa della ragione che, potenziata dalla fede, si interessa, piena di curiosità e di attrattiva, per tutto ciò che è l’esperienza umana, e per l’esperienza umana nel suo vertice che è il suo rapporto con Dio, con il Mistero, con il Mistero reso presente. Ora la parola a Roberto Fontolan.

ROBERTO FONTOLAN:
Io vorrei dirvi brevemente la mia esperienza di lettore di questa Teologia della Liturgia, lettore non specialista, quindi Sua Eccellenza e voi tutti perdonerete il mio approccio che può avere qualche improprietà. Devo dire che la mia prima e costante reazione nel leggere questo volume, il primo in uscita in Italiano, di questa Opera omnia, come si diceva, è stata la sorpresa. Si può leggere questo libro in molti modi, sfogliandolo dall’inizio, procedendo pagina per pagina o per parti, perché il libro è strutturato ed architettato in diversi parti, o per singoli testi, per singoli interventi o anche per temi, e sempre si resta soggiogati. E’ nota la chiarezza di linguaggio di J. Ratzinger, mi permetto di chiamarlo così, perché come autore di questo testo ha desiderato essere chiamato J. Ratzinger e non Papa Benedetto XVI, come diceva Sua Eccellenza. Dicevo è nota la chiarezza del suo linguaggio, semplicità e linearità che veramente hanno del prodigioso, capaci di penetrare e svolgere questioni complesse rendendole fruibili e accessibili a chiunque. Tante volte, sentendolo, non solo riesci a comprendere ma anche a fare tuo il suo percorso che diventa il tuo percorso. Questo è noto e lo possiamo verificare in moltissime occasioni: le omelie, le catechesi, i settimanali, i discorsi. E’ veramente una bellezza ascoltare e leggere la lingua di J. Ratzinger, Papa Benedetto ed anche questa volta, per me, si è rinnovato questo piacere, il piacere di una lettura che si fa compagnia, che si fa anche esperienza al punto che, dopo aver letto il testo, devo dire che entrare in una chiesa, partecipare alla celebrazione di un Sacramento ed il pensiero stesso di quel che accade durante un atto di culto, è diverso come consapevolezza e come serietà di approccio. La sorpresa è che la passione del Papa per la liturgia, che egli definisce qui, in queste pagine, “il centro della mia vita”, riesce a contagiarti, a diventare potrei dire anche la tua passione, il tuo interesse, anche se nel mio caso non ne so molto. Innanzitutto ecco un punto fondamentale, ben al di là degli atti liturgici considerati singolarmente e vissuti singolarmente sui quali per altro ci sono moltissime e illuminanti pagine: “il culto cristiano -cito – fa partecipare al modo di esistere del cielo, è il modo di glorificare, di rispondere a Dio, è esperienza della contemporaneità con il Mistero pasquale di Cristo”.
Questo della contemporaneità è davvero la chiave di senso della liturgia cristiana, ciò che la rende diversa da ogni altra espressione rituale della religiosità umana, che il cristianesimo fa sua, accogliendo con amore e rispetto il tentativo, il bisogno dell’uomo di rivolgersi al cielo. Ci sono pagine bellissime su questo, pagine fondative di un dialogo vero con ogni cuore umano spinto a desiderare cose grandi. Sono gli elementi validi delle religioni cui J. Ratzinger si connette e riconnette più volte, che accompagnano da sempre la storia dell’umanità. In essa, dice, “esiste qualcosa come sacramenti primordiali, sacramenti della creazione, che nascono nei punti nodali dell’esistenza umana e lasciano intravedere, (io ho trovato bellissima questa cosa), un immagine dell’essenza dell’Uomo quanto del tipo del suo rapporto con Dio”. Punti nodali di questo genere sono: la nascita, la morte, il pasto, l’unione sessuale. In queste, dice l’Autore, che sono le sue condizioni biologiche, l’uomo sperimenta di essere sopraffatto da una potenza che prima ancora delle sue decisioni già lo circonda e sorregge. Il Papa, citando un altro pensatore, chiama anche fessure queste condizioni biologiche, attraverso le quali l’eternità getta uno sguardo nel procedere uniforme della vita quotidiana dell’uomo. Inizia così il senso della spiritualità, il connettersi al Cosmo, il proiettarsi di quella che lui chiama la dimensione del con, con le cose, con gli altri uomini. Questo uomo fatto così, dirà in altre pagine, un uomo corporeo, interumano, storico, può incontrare Dio solo in modo umano. Questo modo umano ha avuto un nome ed ha un nome, un corpo, si è fatto conoscere, ha avuto ed ha una storia: Gesù Cristo, l’iniziativa di Dio per farsi incontrare dall’uomo. Così, questo passaggio per me è meraviglioso, i sacramenti della creazione sono così trasformati nel sacramento cristiano.
Tutta la parte B del volume, che raccoglie conferenze e lezioni del 1965 fino al 1978, è dedicata proprio a questo. Per i cristiani, cioè per me, la liturgia diventa una questione terribilmente seria, essa ha a che fare con la concezione stessa della fede, ed investe la vita stessa della Chiesa, la sua presenza efficace nel mondo. Infatti, nel retro di copertina del libro si dice: nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della chiesa. Un’affermazione così centrale che fa veramente pensare. In varie parti del volume lo studioso, il Cardinale, il Teologo Ratzinger manifesta la sua preoccupazione in ordine a questo. Le sue critiche sono micidiali, anche perché danno un nome, identificano in modo chiaro anche quel certo confuso disagio che a volte può prendere il fedele entrando in una chiesa in certe domeniche. Sentite cosa dice a proposito della celebrazione, diciamo “moderna”, della Messa. Ora il Sacerdote o il Presidente come si preferisce chiamare ora, diventa il vero e proprio punto di riferimento di tutta la celebrazione. Tutto converge su di lui e lui che si deve vedere, è alla sua azione che si prende parte. E’ a lui che si risponde, la sua creatività sorregge il tutto, e si affida anche alla preparazione creativa della celebrazione di gruppi che vogliono e devono soprattutto collaborare esibendo se stessi. Qual è il punto critico? E’ che l’attenzione è sempre meno rivolta a Dio e diventa sempre più importante ciò che fanno le persone. La perdita della centralità di Dio anche nell’evento liturgico, possiamo dire così, lo smarrimento della coscienza della contemporaneità di Cristo si rivela da molti indizi, dalla costruzione delle chiese, fin dal fatto che non sono edificate con l’orientamento ad est. Questa è una cosa che mi ha colpito moltissimo nella lettura, perché c’è tutta una storia bellissima di questa filosofia della costruzione dell’edificio chiesa, che va dalla ben nota questione della posizione del Sacerdote rispetto all’Assemblea dei fedeli, a quello che potremmo chiamare comunitarismo o assemblearismo delle celebrazioni. Creatività in questo senso negativo, ed arbitrarietà sono i nemici dichiarati, perché rivelano un male profondo, una sorta di resa anche nella liturgia alla modernità, a questa modernità che vuole cancellare il mistero dall’orizzonte umano. Nella musica e nell’arte visiva, tanto per fare un esempio, in questi campi, lui dice, occorrerebbe recuperare una chiara consapevolezza della distinzione di arte sacra, destinata o finalizzata al culto, ed arte religiosa in genere. Per lui la seconda non deve sovrapporsi od addirittura cancellare la prima, come invece tante volte accade, e anche per quanto riguarda la prima, l’arte sacra come tale, c’è molto da dire e lui dice molto: soggettivismo, personalismo, virtuosismo, banalizzazioni. Ecco le cose che si frappongono ad una vera esperienza di culto cristiano, alla partecipazione al modo di esistere di Dio, per recitare le parole dell’inizio, perché sempre nella visione di Ratzinger tutto si tiene, ogni dimensione, ogni elemento rivela, implica connessioni e concezioni più grandi. L’arte visiva ad esempio manifesta, cito, “l’intero problema della conoscenza dell’epoca moderna. Se non si verifica nell’uomo un’apertura interiore che lo renda capace di vedere qualcosa di più di ciò che è misurabile e ponderabile e di percepire nel creato lo splendore del divino, allora Dio rimane escluso dal nostro campo visivo, e non vederlo è come non viverlo più”. Ed anche parlando della musica liturgica, Ratzinger riesce ad attraversare intere epoche culturali ed antropologiche con quella abilità stupefacente che ha: la vera e propria crisi dovuta alla gnosi nei primi secoli, la trasformazione culturale del passaggio tra Medioevo e Rinascimento, gli abissi di autoreferenzialità e astrattismo del XX secolo. In termini di epoche artistiche, il Papa ha un amore per l’arte veramente grandioso, te la fa amare moltissimo. Le ultime luci che Ratzinger vede, le vede nel barocco. Definitiva e senza appello poi è la condanna della danza, dell’assunzione di forme espressive orientaleggianti o addirittura asiatiche, che pure compaiono qua e là nel variopinto mondo delle celebrazioni liturgiche. Ho citato questi esempi per far capire come dal dettaglio, dal particolare c’è la lettura del tutto, e questo è il fascino grande delle pagine di Ratzinger. Dunque, mentre la grandezza della liturgia, dice lui, sta nella sua non arbitrarietà, purtroppo lui registra, e dobbiamo registrare con lui, che l’educazione liturgica di sacerdoti e laici è deficitaria in misura desolante. Perché quest’attenzione, perché questo rigore, perché questa necessità di intima e profonda coerenza delle forme, di tutte le forme? Perché tutto deve richiamare al senso ultimo e presente della bellezza del rito cristiano, che con Teilhard de Chardin il Papa indica come anticipazione della vita in Dio. Chi è superficiale o ideologico può vedere nell’appassionato, a volte anche struggente discorso sulla liturgia, un conservatorismo, una nostalgia per il passato. Ratzinger le chiama grette controversie sulle forme esteriori. Si tratta in realtà di ben altro, e dice: “la vita stessa dell’uomo è la vera adorazione di Dio, ma la vita diventa vera solo se riceve la sua forma dallo sguardo rivolto a Dio. Il culto serve a questo”. E’ la conclusione lapidaria ed inequivocabile. Ecco perché occorre tanta attenzione e cura in tutte le applicazioni, e c’è una pagina che in conclusione mi piace citare, perché mi ha offerto un rimando al nostro Meeting, rimando che io ho trovato naturalmente, a proposito delle Chiese intese come edifici. Egli scrive: “l’edificio Chiesa, per conservare la sua legittimità cristiana, deve essere cattolico nel senso originario della parola, una dimora dei credenti in tutti i luoghi”. Poi cita Albert Camus che ha dato, dice Ratzinger, espressione sconvolgente all’esperienza dell’estraneità, della solitudine. Raccontando di un suo viaggio a Praga, in una città la cui lingua non capisce, egli è come un esule ed anche lo splendore delle chiese rimane muto e non consola. Per un credente, dice Ratzinger, questo dovrebbe essere impossibile, perché dove c’è la Chiesa, dove c’è la presenza eucaristica del Signore, egli fa esperienza di patria. Ed a parte Camus di cui questa sera vedremo il Caligola, mi è venuta alla mente l’esperienza di cattolicità narrata semplicemente lo scorso anno, proprio qui, da Tony Blair, perché mi ha colpito questa evocazione. Diceva: “entravo in una Chiesa Cattolica a Tokyo o in un piccolo villaggio Africano e mi sentivo a casa, dovunque ero a casa”. Ecco le parole semplici che mi hanno evocato queste pagine del Papa nel ricordo del Meeting dello scorso anno. Non è possibile, naturalmente riassumere né citare la miriade di spunti di riflessione e di cambiamenti che J. Ratzinger ci offre in queste pagine. Il legame con la fede ebraica, l’illustrazione della forza del logos greco, la sensibilità verso le altre religioni, la padronanza dell’argomentazione razionale, la conoscenza del linguaggio scientifico e della matematica, gli apporti della mistica, della filosofia dell’Oriente e dell’Occidente. Tutto per l’Autore concorre a costruire la meravigliosa cattedrale della liturgia cristiana, che vale la pena amare, conoscere e soprattutto vivere pienamente. Perché la liturgia, e mi permetto qui di citare don Giussani, “è un discorso che non ha termine e vi si è trascinati dentro dal flusso della forza della Grazia di Dio, del Mistero di Dio nel mondo”. Trascinati dentro, ecco è proprio l’esperienza che ho fatto e che ho cercato di riproporvi sentendomi un lettore che ha tutto da imparare. Grazie.

ALBERTO SAVORANA:
Riprendo una parola del testo del Papa nel quale si dice che “la Chiesa deve essere il luogo in cui la bellezza è di casa, deve condurre la lotta senza la quale il mondo diventa un primo cerchio dell’inferno”. Tutto il parlare, tutto lo scrivere di Ratzinger è una grande testimonianza alla bellezza come comunicarsi dell’essere. Io chiederei a Sua Eccellenza se ci potesse dire, in questo privilegio e onere che il Santo Padre gli ha concesso e gli ha posto sulle spalle, che impressione ha tratto, che cosa ha significato per lui questa collaborazione diretta, affinché la parola del Papa possa essere consegnata, per sempre, a chiunque abbia il desiderio della bellezza e il gusto della ragione che nella fede trova il suo compimento.

S. ECC. MONS. GERHARD LUDWIG MÜLLER:
Nella espressione della mia idea, volevo aggiungere quello che è stato un grande gesto di umiltà del Papa che differenzia la sua opera come Joseph Ratzinger e la sua opera come Pontefice. lui ha sempre inteso la teologia come un servizio per la chiesa e proprio perché lui ha prestato questo servizio davanti ai Cardinali, ha avuto il regalo anche davanti allo Spirito Santo della Chiesa di essere insegnante universale della Chiesa di oggi. Quindi non voglio distinguere troppo tra il signor Joseph Ratzinger e il Papa Benedetto XVI, perché non vogliamo che il Pontefice Benedetto XVI sia uno che ha scritto sedici tomi quindi un grande specialista e che sia accessibile solo in questo modo. Tutta questa opera invece deve essere al servizio della Chiesa di oggi. Proprio per questo, adesso come Vescovo, o comunque come cristiano cattolico, vorrei esprimere tutta la solidarietà di noi tutti al Santo Padre, trasmettergli questo, per la sofferenza e i sacrifici che lui compie per la Chiesa. I Vescovi sono i successori degli Apostoli, e soprattutto il Vescovo di Roma è il successore dell’Apostolo Pietro, quindi è un annunciatore della Parola, però non solo questo, è anche testimone del dolore di Cristo. Quindi il Santo Padre soffre, continua a soffrire, questo lo vediamo tutti e lo so io a livello personale, soffre soprattutto per il modo in cui la Chiesa viene attualmente attaccata. Stiamo pubblicando il volume sul Sacerdozio, sappiamo che per i comportamenti errati di alcuni, pochi rispetto alla grande maggioranza dei sacerdoti, sappiamo che a causa di questi reati di natura pedofila, la Chiesa è stata resa così poco credibile, quindi è stata offuscata la stessa immagine del Sacerdote, del Magistero, che dovrebbe invece essere il buon Pastore che guida. Questo ha molto adombrato e oscurato l’immagine della Chiesa tutta. Il Santo Padre soffre moltissimo di queste circostanze, però, sa bene che siamo davanti ad un grosso banco di prova, banco di esame, per tutta la Chiesa, un esame che vale anche per tutti i Sacerdoti in generale e per lo stesso senso del Sacerdozio. Ha detto alla fine dell’Omelia nella giornata del Sacerdozio in Piazza San Pietro, ha detto che proprio adesso, nell’anno del Sacerdozio, in quest’anno così particolare, il diavolo, il demonio, sia riuscito a spuntare un successo di questo tipo. Quindi è importante contrastare il male, sconfiggere il male all’interno della nostra Chiesa, affinché la Chiesa possa tornare a risplendere. Possiamo tutti stare tranquilli e sicuri che non c’è un’altra alternativa per l’uomo di oggi e di domani, non esiste nessuna altra alternativa alla nostra Dottrina cristiano-cattolica. Perché questa fede non è un’ideologia, non è una costruzione di idee, una costruzione teorica, bensì la nostra Fede fa riferimento alla Parola di Dio, alle Scritture, a Cristo che si è fatto uomo. L’amore di Dio rimane invincibile. L’amore di Dio, venuto a noi tramite Cristo, questo è il fondamento più solido sul quale possiamo stare sicuri e Cristo è sempre presente nella nave della Chiesa, nella nave di Pietro. In questa nave Cristo è presente e va a rafforzare Pietro e farà sì che non affondiamo in queste acque tempestose. Cristo risorgerà e riuscirà a sconfiggere le onde e i venti e dopo le tempeste sicuramente la Chiesa ne uscirà ancora più forte di prima. Io penso che se prendiamo le opere di Joseph Ratzinger e se le leggiamo, se ascoltiamo il messaggio che ci viene dato e se prendiamo esempio dalla sua testimonianza di sofferenza, allora il Papa, Benedetto XVI, riuscirà a portare la Chiesa in un futuro sicuro e buono. Quindi è importante pubblicare quest’Opera omnia, affinché questa diventi una fonte per il rinnovamento di tutta la Chiesa in Cristo. Il fatto anche che siamo qui insieme oggi, parliamo e ascoltiamo cose su questa Opera omnia, è un’esperienza di comunione, di condivisione della comunione della Chiesa con il Crocifisso e risorto Signore. Ringrazio ancora di cuore il Santo Padre per il fatto che grazie alla Sua dottrina teologica e al Suo lavoro e grazie al Suo servizio all’interno del Magistero e grazie alla Sua umiltà e al Suo sforzo, ha fatto un grandissimo servizio alla Chiesa e rappresenta per noi tutti un grandissimo segnale di speranza. Grazie a tutti.

ALBERTO SAVORANA:
Ringrazio Sua Eccellenza per il contributo storico che l’umanità e la fede di Papa Ratzinger sono per questa epoca e per la quale questo primo volume è un’indicazione entusiasmante di una strada, di una strada che appunto non è una filosofia, non è una fuga, non è un’astrazione, ma è il massimo della concretezza, perché è il massimo della possibilità di rispondere all’esigenza del cuore. Dice il Papa che i tentativi prometeici dell’uomo di sfondare da solo le barriere, di costruire in virtù delle proprie capacità la torre nella quale poter salire al rango dell’essere divino, finiscono sempre necessariamente nella caduta e nella delusione, anzi, nella disperazione. La fusione è diventata possibile perché in Cristo Dio è disceso, ha assunto egli stesso i limiti dell’essere umano, li ha sofferti fino in fondo, come sta soffrendo, ce lo ha ricordato Sua Eccellenza, Papa Benedetto XVI per l’incomprensione, per l’odio del mondo e nell’infinito amore del Crocifisso, ha spalancato la porta dell’infinito. Capiamo allora che la Liturgia non è un evento dalle nuvole in su ma è la partecipazione a questo essere che è vita. Tanti anni fa, proprio parlando della Liturgia a cui era particolarmente affezionato e che raccomandava che fosse bella, sostenendo che non c’è niente di più brutto di un gesto cristiano fatto male, don Giussani scrisse: “la liturgia è il luogo dove si attende la venuta del Signore, infatti quando una persona prega o legge, o mangia, o lavora che cosa fa se in realtà è un cristiano, se ha il cuore convertito? Attende la venuta del Signore e basta. Nella misura in cui vive questa attesa cambia tutto ciò che ha tra le mani. La conversione del cuore ha un solo albero, la Liturgia. Un solo albero dentro il quale, nella misura in cui è vissuto, viene buttata tutta l’acqua della nostra vita, mangiare e bere, parlare e pregare, lavorare e così, dovunque siamo sorge l’alba del nuovo mondo cioè inizia la Sua venuta”. Nel messaggio, che ha mandato a nome del Santo Padre il Segretario di Stato, c’è scritto alla fine che imparare a pregare è imparare a desiderare e così imparare a vivere, imparare a pregare, a domandare cioè quello che don Giussani definiva l’avamposto dell’uomo in battaglia. Ecco noi vogliamo attraverso Sua Eccellenza Monsignor Müller e don Costa far sapere di nuovo al Santo Padre che noi vogliamo continuare a collaborare con lui in questa battaglia, in questo avamposto della battaglia per difendere il cuore dell’uomo nel suo desiderio di cose grandi, così che incontrando l’unica alternativa possa riconoscerla e la sua vita cambiare. Grazie ancora, buonasera.

(Trascrizione non rivista dai relatori)

Teologia della liturgia

Data

22 Agosto 2010

Ora

19:00

Edizione

2010

Luogo

Sala A1
Categoria