STORIE DAL MONDO. Rassegna di reportages internazionali a cura di Roberto Fontolan e Gian Micalessin. - Meeting di Rimini

STORIE DAL MONDO. Rassegna di reportages internazionali a cura di Roberto Fontolan e Gian Micalessin.

Restrepo. Inferno in Afghanistan di Tim Hetherington e Sebastian Junger. Premio Grand Jury al Sundance Film Festival. Produzione: National Geographic Channel.

 

Restrepo offre un accesso esclusivo alla vita delle truppe americane di stanza nella Valle di Korengal, in Afghanistan. Immaginiinedite e le testimonianze dei soldati delineano un quadro crudo e realistico della vita al fronte. Il documentario di National Geographic Channel è scritto e diretto dal fotoreporter Tim Hetherington, ucciso la scorsa primavera in Libia, e dal giornalista e scrittore Sebastian Junger, autore de La tempesta perfetta.

ROBERTO FONTOLAN:
Eccoci alla proiezione di questa sera. Un paio di avvertenze: è un reportage, quello di questa sera, molto impegnativo, a tratti crudo, molto crudo; vedrete che ogni tanto c’è nell’edizione Italiana, che naturalmente è strutturata per la proiezione televisiva, c’è anche un avviso per evitare la proiezione davanti a bambini, perché ci sono delle scene un pochino crude e in qualche passaggio ci sono dei linguaggi un po’ forti. Detto questo, non voglio scoraggiare nessuno, perché invece il lavoro che presentiamo questa sera è un lavoro bellissimo, crudissimo, come ho detto, ed estremamente drammatico. Non anticipo niente, è ambientato in Afghanistan ed è frutto di un periodo molto lungo di tempo trascorso dai due autori insieme a un plotone di soldati americani di stanza in una vallata sperduta dell’Afghanistan che si chiama Korengal?. E c’è qui Gian che mi ricorda, è qui davanti Gian, che come sapete è il massimo esperto planetario di Afghanistan e mi ricorda anche che ci sono i suoi libri subito qui. Tra l’altro uno è proprio sul Afghanistan e l’altro sul Pakistan, che sono i suoi due Paesi d’elezione ormai. Gian Micalessin è tornato pochi giorni fa proprio dall’ Afghanistan, un esperienza molto fresca in questo Paese e nella sua tragica situazione. Benissimo, è anche piuttosto lungo questo documentario, quindi la nostra seconda parte, quella che usiamo sempre per approfondire, per fare approfondimenti, sarà molto breve naturalmente, perché non vogliamo trascinare troppo i tempi. Un’altra cosa che vorrei dire è che uno dei due autori, un inglese che si chiamava Tim Hetherington, valentissimo fotoreporter, valentissimo giornalista, è stato ucciso in Libia questa primavera, nel corso di un azione militare è stato colpito da una bomba di mortaio, nella città di Misurata. Quindi in qualche modo questa proiezione, che dobbiamo come spesso in queste nostre serate a National Geographic e a SKY, è anche un po’ un omaggio a questa figura di autore che ha realizzato lavori veramente belli. Questo film ha vinto un importante premio negli Stati Uniti, forse il più importante per il genere dei documentari nell’ambito dei festival indipendenti, che è il “Sundance film festival”. Detto questo vi auguro buona proiezione e poi come sempre, però molto brevemente, ci vedremo al termine della proiezione, perché appunto, come dicevo, è piuttosto lungo e quindi non avremo molto tempo dopo. Però Gian è ancora qui nei prossimi giorni e non so se darvi il suo numero di cellulare ma è pronto, c’è il libro da prendere e dopo il libro potrete parlare con lui, anche tutta la notte, su cosa succede in Afghanistan. A dopo.

PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO

ROBERTO FONTOLAN:
E molto tardi, quindi veramente pochissimi minuti. Soltanto se c’è qualcuno che vuole cosi velocemente fare un osservazione o porre una domanda o due, soprattutto a Gian che, come sapete, è un esperto di queste guerre. Se c’è qualcuno lo faccia subito, perché naturalmente è tardi e ci sono altri eventi del Meeting in corso tra pochi minuti e quindi se non ci sono cose da sottolineare o domande che volete fare, a meno che non vogliate parlare direttamente, personalmente con Gian… Io direi che non ho molti commenti da fare, tranne che appunto penso che sia un documentario che ha parlato moltissimo, intensissimamente e che è in grado di darci il clima, l’atmosfera di una guerra come, almeno per quanto riguarda me, solo certo cinema riesce a dare. Gian le ultime parole a te.

GIAN MICALESSIN:
Sì, sostanzialmente si racconta di un piccolo avamposto che è un po’ l’esemplificazione di quello che succede in Afghanistan. C’è un piccolo avamposto che viene messo in una zona dove non ci sono collegamenti. Succede anche per l’esercito italiano, e s’incomincia a creare da lì una serie di contatti con la popolazione locale, molto difficili come si è visto, dove c’è spesso una grossissima incomprensione tra chi deve stabilire questi contatti e chi vede arrivarsi questi soldati in casa, nella propria vallata. Ed è una logica incomprensibile nel breve periodo, perché a cosa serve quel morire per quell’avamposto sperduto? Beh molto spesso serve a costruire una strada, perché da quella strada passeranno altri soldati ma passeranno soprattutto rifornimenti, passeranno mezzi per consentire di aprire una strada, consentire di aprire commerci e consentire di eliminare quelle sacche di povertà che rendono molto vicina la connessione tra i talebani e i villaggi locali. I talebani vivono in quei villaggi che avete visto, molto probabilmente sono i figli di quegli anziani di quei villaggi. E sono stimolati a combattere contro lo straniero che arriva in quei villaggi perché lo vedono come un occupante, qualcuno che occupa le loro vallate. Lo sforzo strategico è quello di dire: noi portiamo sviluppo, portiamo le strade, vi diamo la possibilità di aprirvi al mondo e voi in cambio rompete la vostra connessione con i talebani. Ovviamente questo non è un lavoro che finisce in sei mesi, sette mesi, otto mesi. È un lavoro lunghissimo, che richiede dieci anni anche per essere portato a termine e molto spesso questo è difficile da far capire. Anche vedendo questo filmato, non è chiaro cosa avverrà nel lungo periodo o perché quel gruppo di soldati vuole conquistare quella vallata. Ovviamente è difficile restare in Afghanistan per dieci anni. In questo filmato non vediamo neanche un altro elemento fondamentale, secondo me manca la presenza del esercito afgano, perché è l’esercito afghano quello che in verità fa cornice attorno ai soldati americani. È l’esercito afghano che deve imparare a dialogare con la popolazione locale. Deve soprattutto garantire la sicurezza di questi villaggi. Ma cosa succede in questi villaggi? Lo scontro difficilissimo è che i talebani dicono: se voi anziani e voi abitanti del villaggio, chiunque voglia, tenta di collaborare con i soldati americani o con i rappresentanti di governo, gli tagliamo la testa, gli tagliamo la gola. E quindi è una partita difficilissima, una partita lunghissima, una partita di cui non vedremo sicuramente i risultati nel duemilaquattordici, se avverrà il ritiro che è stato pronosticato. Ma si potrà vedere qualche risultato soltanto nell’arco di dieci anni.

ROBERTO FONTOLAN:
Bene, allora io vi ringrazio per la vostra presenza, vi ricordo che domani chiuderemo il ciclo “Storie dal mondo” con un anteprima nazionale che ci ha proposto e offerto SKY. Si tratta di un documentario intitolato “Oltre la soglia. Il vaticano”. È un viaggio dentro il mondo del Vaticano: quello che c’è, come si vive al di là delle porte della basilica di San Pietro. Grazie e buona serata.

(Trascrizione non rivista dai relatori)

Data

24 Agosto 2011

Ora

19:00

Edizione

2011

Luogo

Sala Neri GE Healthcare