STORIE DAL MONDO. L’ULTIMA CIMA - Meeting di Rimini

STORIE DAL MONDO. L’ULTIMA CIMA

Rassegna di reportages internazionali a cura di Roberto Fontolan e Gian Micalessin. Presentazione del documentario di Juan Manuel Cotelo, Regista. Produzione: Infinito mas uno. Partecipano: l’Autore; Gian Micalessin, Giornalista. Introduce Roberto Fontolan, Direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione.

 

Un documentario spagnolo che ha conosciuto un successo incredibile grazie alla forza misteriosa del passaparola. La straordinaria avventura umana di un semplice sacerdote raccontata con tocchi magistrali.
STORIE DAL MONDO. L’ULTIMA CIMA
Ore: 15.00 Sala D3
Rassegna di reportages internazionali a cura di Roberto Fontolan e Gian Micalessin. Presentazione del documentario di Juan Manuel Cotelo, Regista. Produzione: Infinito mas uno. Partecipa l’Autore.

ROBERTO FONTOLAN:
in questo orario un po’ inusuale per il nostro tradizionale ciclo di storie dal mondo, concludiamo questa edizione del Meeting con un lavoro che si chiama L’ultima cima. Voglio ringraziare l’autore, Juan Manuel Cotelo, che è qui con noi, nella nostra formula consueta, per scambiare qualche osservazione, rispondere a qualche domanda. Come sempre, diamo tutta la nostra attenzione alla visione di un lavoro che ha avuto in questi mesi un successo assolutamente straordinario, attraverso il meccanismo incredibile del passaparola. Io personalmente so di decine, centinaia di proiezioni in Italia. Moltissime persone cercano questo film, La ultima cima, una storia di normalità e di eccezionalità nello stesso tempo. Qualcuno di voi forse l’avrà già visto, ne avrà sentito parlare, io non voglio dire niente anche perché il regista, l’autore, Juan Manuel, si racconta nelle prime battute di questo lavoro e chiarisce il motivo per cui ha scelto di fare questa cosa. Gian, siamo agli arrivederci.

GIAN MICALESSIN:
Meglio non dire niente perché questa è una storia che va vista più che raccontata.

ROBERTO FONTOLAN:
Buona visione.

“Video”

ROBERTO FONTOLAN:
Voglio che Juan Manuel sappia che fuori da qui, nelle aree della piscina, un’altra parte del popolo del Meeting guardava questo stesso documentario grazie agli schermi, la sua presenza è stata accolta con grande emozione e grande felicità. Abbiamo come sempre qualche minuto per dialogare con l’autore di questo bellissimo lavoro. Io faccio subito una prima domanda, Juan Manuel può sentire in cuffia le traduzioni. All’inizio ti sei dichiarato come un uomo che stava andando incontro a dei pasticci. Allora, che pasticci hai vissuto dopo l’uscita del tuo lavoro? Sei andato veramente nei pasticci?

JUAN MANUEL COTELO:
Innanzitutto desidero ringraziare sinceramente di tutto cuore per l’invito che mi è stato rivolto. Il principale pasticcio che è sopraggiunto dall’aver fatto questo film, questo documentario, è che cominci a vedere quanti regali ti sta dando il Signore nella tua vita: non ne sei consapevole fino al momento in cui qualcuno ti sveglia. E allora, la parola pasticcio, che a volte si correla a qualcosa di negativo, quando è un pasticcio provocato dal Signore, da Dio, diventa un’avventura che vale la pena vivere. Una delle numerose conseguenze di questo pasticcio è conoscere la bellezza della Chiesa. La conoscenza che io avevo della Chiesa era molto limitata, molto piccola. In questi ultimi quattro anni, invece, sono sorpreso, sono stupito dalla ricchezza, dalla varietà, dai colori meravigliosi che ha la Chiesa, e questo fa parte del pasticcio, fa parte dell’avventura. Scopri che il Signore acquisisce il controllo della tua vita, non sei più tu a fare tutte le cose. Dio è più furbo, è più divertente, più fantasioso, e il piano che ha per ciascuno è migliore di quello che ognuno di noi ha per se stesso. Sicuramente questo è vero nel mio caso. I miei piani erano completamente diversi, erano altri. E oggi non so quello che farò domani, ma lo accetto e ringrazio sin da questo momento, prima che il tutto avvenga.

ROBERTO FONTOLAN:
Avanti, se ci sono domande. Intanto gli chiedo: forse non sai quello che succederà domani, però abbiamo già un mezzo impegno per il prossimo Meeting, con il tuo prossimo lavoro.

JUAN MANUEL COTELO:
Sì, minaccio di tornare. Ma spero di venire con mia moglie e le mie figlie perché veramente mi mancano tantissimo, soprattutto quando vedo così tante famiglie che passeggiano, che camminano qui al Meeting, nei corridoi, nelle sale e penso che non tanti sanno, non tanti conoscono la bellezza di una fede vissuta in famiglia. Cambiano completamente le cose. Una famiglia con Dio o una famiglia senza Dio, sono situazioni completamente differenti. Vieni a Rimini, vedi molte famiglie e quindi ti nasce il desiderio di avere questa famiglia con Dio.

ROBERTO FONTOLAN:
C’è una domanda che volevo farti: questo filmato per me e penso per tanti di noi qui, evoca tantissime cose, a parte che sentire parlare spagnolo per noi è così bello e ci piace tanto. Ma perché a certi grandi preti, qualcuno lo abbiamo conosciuto anche noi, piace così tanto la montagna?

JUAN MANUEL COTELO:
Non lo so. Noi sentiamo un’attrazione fortissima nei confronti della natura, tutta la natura, la montagna, i boschi, i fiumi, i corsi d’acqua, il mare. Perché è l’opera del Signore, l’opera di Dio, e poi Dio non firma mai le sue opere. Avete in casa un Picasso, un Michelangelo? No? Neanche io, a dir la verità. Però quando qualcuno ha un quadro di un famoso pittore in casa, c’è la firma dell’artista. Si dice “Ho un Goya, ho un Michelangelo, ho un Picasso”: se ci pensate bene, tutti noi dovremmo avere qui, scritta sulla fronte, la firma”Dio”, il sole dovrebbe avere la firma “Dio”, l’acqua, la neve, la montagna, tutto. E invece Dio non firma nessuna delle sue opere, ma è facile, guardando tutto questo, rendersi conto che non l’ho fatto io. Non mi sono fatto io. Io non ho fatto i miei figli o le mie figlie. Dio ci consente di collaborare con la sua opera, senza mai firmare. Quando all’inizio è stata usata l’espressione “il creatore di questo film”, hai detto qualcosa di simile, no? Oppure quando sento molte persone che dicono “il tuo film”, “il tuo documentario”, beh, io credo che non sia il mio film, il mio lavoro. Il Signore ti consente di firmare le sue opere, e puoi arrivare a pensare di averlo fatto tu, ma invero non è così perché non c’è persona in grado di conquistare una sola conversione, né la tua stessa medesima. Il Signore è il Dio che usa anche un film, un documentario, per spingerci, per provocarci, per invitarci. E quello che io desidero non è che il film vi sia piaciuto, che l’acquistiate, no! Quello che vorrei è che servisse come sprono, come invito a vivere una vita migliore, più gaia, più piena, più generosa. E che questo invito lo possiate condividere con molte altre persone, con ogni persona vicina, i componenti della vostra famiglia, i vostri cari, gli amici. Vedo che la mia risposta non ha nulla a che vedere con la domanda che è stata fatta, ma è lo stesso.

ROBERTO FONTOLAN:
Ma è bene che ci siano risposte a domande non poste. Una cosa certamente vera è che questo film sta conoscendo un successo veramente sbalorditivo, sento dire di continuo richieste, proiezioni, da tutte le parti. Adesso mi devo scusare moltissimo perché devo scappare, devo andare ad organizzare la tavola rotonda dell’incontro delle 17 sulla libertà religiosa, avevo già avvisato Juan Manuel di questa bruttissima figura che sto per fare, mi scuso anche tanto con voi.

GIAN MICALESSIN:
Ci diamo il cambio, tanto, l’importante è l’ospite.

ROBERTO FONTOLAN:
Eh, l’importante è l’ospite. Quindi io mi scuso e me ne vado. Ripeto, se ci sono persone che vogliono fare domande, vengano. Grazie.

DOMANDA:
Quando sono entrato, prima che iniziasse, mi hanno chiesto perché ero qui. E io ho detto: “Non lo so”, perché non vi conoscevo. Adesso invece lo so. Sono qui perché mio figlio Giacomo ci ha voluto. Mio figlio Giacomo il 21 febbraio di quest’anno è salito in cielo. Per me, è stato un momento come quello vissuto dalla signora Bianca, che ha ricevuto quel mazzo di fiori nel momento di maggiore bisogno. E’ stato il segno di una vicinanza. E io ti volevo ringraziare perché ti ho visto un po’ come quel fattorino che ha portato quel mazzo di fiori, perché ci vuole sempre e comunque il rischio, e il sì di una persona, perché la grandezza di Dio a volte possa arrivare a te, piccolo uomo. Per cui, grazie, perché dicendo di sì all’incontro che tu hai fatto con questo sacerdote, e restando fedele anche dopo che questo sacerdote era salito in cielo, hai permesso al Mistero, come tu hai detto adesso, di arrivare con la sua grandezza e la sua bellezza a tutti noi, a me e alla mia famiglia.

JUAN MANUEL COTELO:
Grazie veramente, per la fiducia con cui hai condiviso tutto questo. Siccome siamo in una famiglia, e questo succede solo in una famiglia, vorrei correggere qualche cosa che hai detto. Non è certo che la mia risposta sia stata un sì al Signore, e non è nemmeno sicuro che abbia avuto il coraggio, come tu hai detto. La mia risposta è stata no! Non solo l’ho pensato, non solo l’ho detto, ma l’ho messo anche per iscritto, quando un’altra persona ha proposto di fare questo film. La mia risposta è stata no, punto! Non farò nessun film su nessun sacerdote! Ho altri piani, non questo. Nel processo del film, il mio stato d’animo era quello di arrabbiato. Ho pregato molte volte: “Signore, fai che finisca questo incubo”. Solo alla fine del processo, quando vedi il risultato, cominci a renderti conto dell’ingiustizia che commettevi nei confronti del Signore. Mi sento come a volte con le mie figlie. Io propongo un programma: “Facciamo una gita meravigliosa! Andiamo qui, andiamo là! Ci divertiremo moltissimo!”. E le mie figlie dicono: “No! Vogliamo andare…”. E io: “Figlie, fidatevi, il mio programma è perfetto!”. E loro “No, no, no!”. Alla fine, prendi le figlie, le metti in macchina, metti la cintura di sicurezza, chiudi gli sportelli e le porti via. E in macchina piangono, brontolano, dicono: “Vogliamo tornare a casa”. E solo alla fine della giornata, dicono: “Papà, ci siamo divertite moltissimo!”. E lì vorresti ucciderle, no? Allora, per me è bello pensare che Dio agisce così, in questo modo, ti invita, ti propone, ti rende le cose facili. Se uno dice “no”, Dio non lo obbliga mai. Io non ho detto sì ma l’ho fatto veramente con poca voglia. E sul presunto coraggio, oggi penso che fare le cose senza Dio, beh, bisogna essere molto coraggiosi. Per fare le cose con il Signore, con Dio, non hai bisogno di nessun coraggio, neanche un po’. Lui fa tutto, anche davanti ad una presunta difficoltà, a un presunto rischio, a un presunto pericolo, quando altri temono per te. E tu senti invece una serenità che non puoi spiegare e che è un dono divino, un dono di Dio. Questo succede con qualsiasi sofferenza. Hai perso un figlio, anche io ho un juanito in cielo, e quando hai un grande dolore non sai spiegare perché tu abbia tanta pace. Tutti attorno a te soffrono molto e sei tu che riesci a consolare gli altri: questa è la grazia divina, è lo stesso angelo che consola Cristo davanti alla sofferenza che sopraggiunge e che gli dà la capacità di accettare la croce. Anche noi abbiamo ricevuto questo calice di forza, di consolazione, altrimenti senza Dio non potremmo.

DOMANDA:
Mi interessava sapere cosa ha cambiato nella tua vita e nel tuo lavoro l’incontro con Pablo.

JUAN MANUEL COTELO:
E’ un cambiamento aperto, c’è tanto da cambiare che io mi rendo conto che sono solo all’inizio. A volte puoi avere la tentazione di scoraggiarti, quando scopri quanto c’è ancora da cambiare, ed è una tentazione perché è bello scoprire che Dio ti ama come sei, non come potresti essere. Dio ti ama perché lui è buono, non perché tu sei buono. E quindi questa evoluzione di quello che bisogna cambiare si porta avanti con buona pace. Vorrei essere santo oggi, non lo so, non mi preoccupa. Dio sa quando questo succederà. L’incontro con Pablo, più che l’incontro di quel brevissimo minuto, che non ha avuto molto impatto su di me, è accaduto veramente dopo la morte di Pablo, con tutto quello che mi hanno raccontato su di lui. Per me è stato e continua ad essere come un acceleratore di particelle, come una sorta di sveglia: sei abituato a camminare, nella vita, lentamente. E improvvisamente appare qualcuno che ti dice: “Perché non cerchi di camminare un pochino in modo diverso? Così? Con questo ritmo?”. All’inizio ti fanno male tutti i muscoli, le gambe, perché hai atrofizzato l’organo dell’amore. Vorresti amare ma non ci riesci, vorresti ricordarti dei compleanni, come faceva Pablo, e ne hai dimenticato un altro. Vorresti consolare qualcuno malato, che soffre, e non sai farlo, vorresti pregare e invece ti addormenti. E’ normale, i muscoli sono atrofizzati, sei abituato a vivere per te! Per questo è un processo dove a poco a poco scopri che non ti costa più tanto, non ti richiede più tanto sforzo, tutto questo, ma la strada è ancora lunga. Per concludere, vorrei dire che la scoperta profonda, drammatica, è quando cerchi nella tua vita che cosa hai fatto per gli altri e non trovi nulla. E pensi: “Beh, avrò pur fatto qualcosa per gli altri!”. E continui a cercare e hai le mani vuote e allora ti spaventi. E con Pablo, scopri che non è necessario fare delle prodezze: basta qualunque cosa, sorridere ad una persona che hai davanti, ascoltare una persona un po’ pesante che ti annoia, che ti tedia. Ascoltarla come quando Dio ti ascolta, quando lo annoi, e molte altre cose. Quindi, l’organo comincia a funzionare, a palpitare, ma sono molte le cose e c’è molto da cambiare.

DOMANDA:
Ciao, io non ho una domanda, voglio solo comunicarti la gratitudine per quello che è successo qui a me, per il dono che è stato la mia vita. Recentemente sono stato al funerale di un’amica, Matilde, che è morta, una donna che aveva dato tutta la sua vita a Cristo, a Gesù. E lì ho pianto, come da tanto tempo non facevo, la stessa cosa mi è successa qua. E mi ha colpito che l’origine sia la stessa, un uomo così giovane ma così lieto per il suo rapporto con Gesù: credo che il dono per me sia stato accorgermi con più chiarezza che non c’è una cosa nella vita più grande, più importante, come accorgersi che quello che desideri è che accada qualcosa ogni istante, per cui qualcuno ti testimonia che ciò che è più vero in te è proprio questa presenza, che serve all’uomo per vivere ed essere se stesso. Questo io ho visto attraverso quest’uomo e capisco quello che tu dicevi. C’è una frase di una persona che è intervenuta al Meeting, credo sia Filonenko, che ha fatto un incontro qua: “L’amore nasce dalla gratitudine a quello che hai visto”. Io ti ringrazio perché hai reso possibile il comunicarsi alla mia vita, e credo a quella di tanti, di questo amore grande. Grazie.

JUAN MANUEL COTELO:
Sono io che ti ringrazio. Ricevo tutti questi ringraziamenti che mi riempiono veramente. E mi è costato anche imparare a ricevere il ringraziamento: è come se durante gli anni della mia esistenza avessi voluto ottenere tutto io, comprarlo io. Se qualcuno mi dava qualcosa gratuitamente non ero a mio agio, dicevo no, lo voglio comprare, non mi regalare nulla! Parte del processo di scoperta è che l’amore è gratuità: per questo ricevo il ringraziamento, e mi riempie sentirmi così amato. Ma la giustizia è verità, dovete credermi, non ho fatto nulla se non resistere. Le uniche vere difficoltà non sono stati i nemici della chiesa o le difficoltà economiche o la criticità del mercato. No, nulla di tutto questo! L’unico problema reale è stata la mia resistenza a farlo. Quindi, ricevo ringraziamenti, ma la cosa giusta è ringraziare il Signore per la sua pazienza e per la sua tenacia nei miei confronti, e Pablo per la sua dedizione. Veramente loro sono i protagonisti, io mi sento come il primo spettatore, come il primo invitato.

GIAN MICALESSIN:
Bene, io e tutti voi, penso, ringraziamo Juan per questo ultimo appuntamento, che forse è stato uno dei più appassionanti di quest’anno, appassionante per quello che abbiamo visto e per come lui ha saputo raccontarcelo. Lo ringraziamo con un ultimo applauso, io vi saluto per quest’anno, anche a nome di Roberto che è dovuto andare via prima, vi do appuntamento per il prossimo anno e vi ringrazio ancora per averci aiutato a portare avanti questa rassegna. Grazie ancora a tutti voi.

JUAN MANUEL COTELO:
Un’ultimissima cosa, scusate se ho il coraggio di chiedere sfacciatamente: pensate, ognuno di voi, alle persone che avete vicine che non hanno fede: la maggior parte di loro sono senza colpa perché nessuno gli ha raccontato le cose. Se pensate che questo film possa aiutare queste persone, beh, proponete loro di vederlo. A partire da ottobre – finora, le proiezioni sono state fatte su iniziative locali – una distribuzione, l’Acec, proporrà il film su tutto il territorio italiano. Quindi, adesso è nelle vostre mani. Grazie.
Trascrizione non rivista dai relatori

Data

23 Agosto 2013

Ora

15:00

Edizione

2013

Luogo

Sala D3