San Carlo Borromeo. La casa costruita sulla roccia - Meeting di Rimini

San Carlo Borromeo. La casa costruita sulla roccia

 

La vicenda di Carlo Borromeo è quella, esemplare, di una vita cambiata alla luce di un destino progressivamente scoperto come vero. Dentro le circostanze obbligate dell’esistenza, l’imprevedibile lo chiamò a spendere in modo radicalmente nuovo la sua libertà e la sua energia vigorosa.

Era nato ad Arona, sul Lago Maggiore, nel 1538. La sua era una famiglia della ricca nobiltà lombarda, che in base alle consuetudini in vigore per i figli cadetti lo destinò, ancora giovanissimo, alla vita ecclesiastica. Compiuti gli studi giuridici, lo zio Giovan Angelo Medici fu eletto papa con il nome di Pio IV e Carlo si trasferì a Roma al suo servizio. In un momento di aspre lotte fra le diverse confessioni cristiane, di fronte alla necessità di dare impulso al rinnovamento generale della Chiesa di Roma secondo le linee fissate dal concilio di Trento, divenne il più stretto collaboratore del pontefice, ascendendo al vertice del governo centrale della cattolicità. Negli anni romani maturò però in lui una insoddisfazione crescente per la comoda vita di principe della Chiesa rinascimentale. Attraversò una sofferta conversione personale e approdò, infine, alla scelta di dedicarsi alla missione di vescovo e pastore. Gli era stata affidata la grande diocesi di Milano e qui rientrò nel 1565. Da allora, si consacrò in modo instancabile all’attuazione della riforma cattolica, prolungando gli effetti della sua intensa opera in tutti i territori confinanti. La morte lo colse ancora in giovane età, alla fine del 1584. Divenne subito l’oggetto di una devozione largamente condivisa, presto dilatata fuori d’Italia e in tutti i paesi di missione, e si impose come il paradigma di una santità esigente, generosa fino al sacrificio e ostinatamente creativa, il cui fascino si è prolungato fino ai nostri giorni.

Carlo Borromeo è stato uno dei grandi maestri che hanno plasmato il volto del cristianesimo dei tempi moderni: insieme ad altri pionieri di un nuovo modo di mettere in rapporto l’intelligenza della fede e le sfide della realtà, sta all’inizio di una storia che ancora ci riguarda da vicino. I suoi contemporanei hanno subito riconosciuto in lui un modello autorevole, che indicava a tutti una strada da percorrere. Si sono appoggiati alla memoria della sua intensa esperienza di vita e già a breve distanza dalla morte la Chiesa lo ha riconosciuto santo, proponendolo alla riconoscente ammirazione del mondo intero.

A quattro secoli dalla solenne canonizzazione romana (1610), questa mostra ci rimette sulle tracce del cammino che portò il Borromeo a dare una forma inconfondibile alla sua identità di uomo immerso nei fermenti di una società bisognosa di ritrovare le sue certezze e il suo destino autentico.

Di lui colpisce la forza di uno spirito capace di vincere la pigrizia delle consuetudini e la stanchezza delle comodità acquisite, accompagnando la scelta di Cristo con un coraggio e una baldanza ardente che da quattrocento anni costituiscono una vera sfida per quanti lo incontrano, e che interpella anche noi, uomini di oggi. Ma questa dedizione all’ideale, spinta fino al limite di un amore senza risparmio, non è esplosa magicamente da sé: è stata il frutto di una catena di incontri, di scoperte graduali, di una decisione che lo ha introdotto in una prospettiva profondamente nuova.

Normalmente san Carlo viene raffigurato come un uomo di Chiesa austero ed esigente. In verità – come la mostra evidenzia – è un uomo vero: in lui veniva prima di tutto il “sì” pronunciato rispondendo a una chiamata spalancata davanti a lui, strada sicura per il suo bene più autentico, capace di imporsi anche davanti a quei fatti tragici – per il Borromeo fu la morte improvvisa del fratello – che per i più costituiscono il segno dell’assenza, e non della presenza di Cristo. Aderendo al fascino di Gesù che invadeva la sua esistenza e rivelava il vuoto delle prospettive di potere e ricchezza da lui ben conosciute, san Carlo si è immedesimato nella carne viva della sua realtà. Lo ha riconosciuto come centro dell’intelligenza e del cuore, lasciandosi conquistare dal desiderio di identificarsi con la stessa logica che aveva dominato la vita di Cristo. San Carlo si è immerso nel flusso della carità che da Dio si espande fino a raggiungere noi uomini, piegandosi sul bisogno sconfinato che ci costituisce, e con la sua libertà si è fatto instancabile moltiplicatore della sua efficacia contagiosa in mezzo al mondo. Da questo fuoco segreto della pietà del cuore di san Carlo è fiorita una certezza che è diventata dinamismo, capacità di costruzione, intelligenza di governo, energia di porsi come guida e punto di riferimento per tutti. Dall’amore senza condizioni per Cristo è scaturito il fiume di una carità umile e appassionata, che lo ha trascinato fino al dono totale di sé per la “riforma del mondo a vera vita cristiana”.

A cura dell’Arcidiocesi di Milano e della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Comitato scientifico: Grazia Massone, Davide Milani, Marco Navoni, Alberto Rocca, Domenico Sguaitamatti, Danilo Zardin.
Coordinamento generale di Giuseppe Bolis.

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