Samizdat: i fiumi sotterranei della comunicazione - Meeting di Rimini

Samizdat: i fiumi sotterranei della comunicazione

 

‘La sigla russa SAMIZDAT significa letteralmente auto-editoria. Chi mette per iscritto le proprie idee (in un romanzo, una lettera, una protesta, una canzone, una vignetta) affida poi il testo a qualche amico fidato. Gli amici leggono e riproducono (a macchina, fotocopiando, ecc.), per poi diffondere nuovamente. Oggi molte persone sono in carcere con l’accusa di diffondere testi “diffamatori”, attraverso il Samizdat. L’editoria clandestina, nata in URSS alla fine degli anni ’50, è diffusa ormai in tutti i Paesi dell’Est europeo. Essa introduce un rapporto nuovo fra l’opera e il lettore, che diviene soggetto attivo e responsabile nel momento in cui decide di riprodurla e diffonderla. Il Samizdat accoglie e diffonde tutte le espressioni dell’attività intellettuale umana: storia, filosofia, semplici lettere, appelli, proteste. Diversi i materiali usati: carta dattiloscritta o manoscritta, pezzi di tela o di legno (come la mostra ben documenta), brandelli d’abito, cassette registrate, microfilm, videotape. E difficile quantificare la diffusione del Samizdat. La mostra realizzata al Meeting ripercorre le tappe fondamentali del Samizdat nei vari Paesi dell’Est europeo in cui è presente. Descrive movimenti in difesa dei diritti umani, la lotta per la libertà religiosa e per la difesa della propria identità culturale e nazionale, il grande movimento di Solidarnosc, l’opera di Charta ’77, la resistenza impercettibile e quotidiana di individui e popoli che rivendicano il proprio diritto a “vivere senza menzogna”. Si struttura in quattro sezioni dedicate a Unione Sovietica, Polonia, Cecoslovacchia e alle altre nazioni dell’Europa orientale.’