Per me vivere è Cristo. Metropolita Antonij

A cura di Aleksandr Filonenko, Dimitrij Strotsev, Konstantin Sigov, Giovanna Parravicini, Francesco Braschi e Adriano Dell’Asta.

“In ascolto della bellezza con UnipolSai” – ASCOLTA L’AUDIOGUIDA

 

Nato nel 1914, Andrej Bloom, il futuro metropolita Antonij, condivise le sorti di molti suoi compatrioti russi che dopo la rivoluzione del 1917 si trovarono nell’emigrazione in Europa. In un contesto talvolta disperante di indigenza ed emarginazione, improvvisamente a 14 anni avvenne il suo incontro con Cristo e la scoperta: «Il Signore ci ha presi come una semente, per spargerci in tutto il mondo». Il seguito è la storia della sua vocazione, dapprima di medico e di monaco in Francia, e poi di parroco e vescovo in Inghilterra. Per decenni è stato la libera voce di una Chiesa oppressa e costretta al silenzio dal regime ateo in Unione Sovietica.

L’incontro con Cristo nelle periferie dell’esistenza non segna soltanto una svolta nella sua vita, ma restituisce un significato alle tragiche vicissitudini di moltissimi suoi conterranei: «Ci ritrovammo senza Patria, separati da tutto quello che amavamo, ci ritrovammo stranieri in terra straniera, inutili e indesiderati; non ci rimaneva nulla fuorché la miseria. E all’improvviso ci accorgemmo di avere Dio, di cui non avevamo da vergognarci e che pure non si vergognava di noi… Al fondo del nostro abisso di dolore trovammo Cristo, che ci salvava, ci confortava, ci esortava a vivere».

La mostra è costruita su queste due parole – svolta e incontro, rese nell’allestimento attraverso schermature semitrasparenti («è un uomo che si è reso trasparente a Cristo», diceva di lui Michael Ramsey), che guidano in un percorso fatto di svolte e di improvvisi slarghi, in cui ci si imbatte in volti, personaggi e storie. Le sei sezioni del percorso rappresentano altrettante svolte segnate nella vita di Antonij da incontri, che sembrano talvolta strani o incomprensibili ma spalancano via via la profondità evangelica della realtà e di ogni incontro di cui è intessuta l’esistenza.

Anche la scelta dei colori dell’allestimento – il nero e l’azzurro – sottolinea questo duplice registro dell’incontro, che è sempre un incontro umano e insieme l’incontro con il Risorto: «… è l’istante in cui le persone si trovano faccia a faccia, a volte per un brevissimo istante, ma insieme anche per sempre, poiché, quando ci si incontra con il cuore, con fede, carità, con una speranza comune, nel segno della comune croce, nella luce della comune vittoriosa resurrezione che verrà, ormai non ci si può più separare, le distanze terrene non separano più le persone».

Questo percorso è esattamente ciò che il metropolita Antonij definiva «scuola»: innanzitutto una scuola dello sguardo. Un percorso che si riassume nel gigantesco telo ricamato da un’artista russa, Marina Bel’kevič, che segna l’inizio e la fine del percorso: visto a rovescio, appare solo un insensato intrico di fili (gli avvenimenti così ci vengono incontro ogni giorno); visto a diritto (nello sguardo di Dio), vi si legge la scena di Cristo che scende agli inferi per salvare l’umanità e portarla per sempre con sé.

Per me vivere è Cristo. Metropolita Antonij