«Non sembiava imagine che tace». L’arte della realtà al tempo di Dante - Meeting di Rimini

«Non sembiava imagine che tace». L’arte della realtà al tempo di Dante

 

Nella prima cornice del Purgatorio Dante s’imbatte in una serie d’immagini scolpite nel marmo dalla mano di Dio. La loro caratteristica più impressionante è quella di essere così realistiche da sembrare vive. All’inizio del Trecento, il poeta mostra di essere consapevole del fondamentale rinnovamento dell’arte europea che andava realizzandosi tra la fine del Duecento e l’inizio del secolo successivo. Cuore di tale rivoluzione era la riscoperta del naturalismo, che realizzava la volontà di rappresentare l’uomo, gli esseri animati e le cose così come appaiono nella loro realtà.
Gli inizi e i primi eccezionali episodi di questa vicenda si devono agli scultori delle cattedrali gotiche francesi e tedesche. Anche l’Italia diede un contributo importante con Nicola Pisano e il figlio Giovanni, Arnolfo di Cambio. Poi, sulla soglia del Trecento, Giotto fece della pittura l’arte per eccellenza, perché in grado di raffigurare l’esistenza dell’uomo calata nel mondo, in una realtà che ognuno può vedere con i propri occhi

Ma qual è il senso di questo sconvolgente rinnovamento dell’arte occidentale? Il nuovo naturalismo dell’arte gotica corrisponde a un più vasto e radicale mutamento che coinvolge in maniera decisiva la civiltà europea. È l’età dei comuni, il tempo della nascita delle università e degli ordini mendicanti, di San Francesco e San Domenico, di San Tommaso e San Bonaventura, un’epoca segnata dal superamento di quella diffidenza verso la realtà materiale che aveva caratterizzato i secoli precedenti, alla fine del mondo antico. Fiorisce il principio per il quale è possibile amare tutta la realtà, intesa come luogo in cui la verità può essere conosciuta. San Tommaso, seguendo il pensiero aristotelico, aveva affermato: “Niente è nell’intelletto che non sia stato prima nei sensi”.
La riscoperta del singolo e irripetibile valore della realtà fisica divenne pertanto una sfida entusiasmante per gli artisti, chiamati a scuotere e rinnovare l’intera tradizione dell’arte medievale.

Il percorso della mostra sarà un viaggio attraverso l’arte della realtà al tempo di Dante, scelto come testimone eccezionale di questa svolta. Dal realismo crudo dell’Inferno agli angeli-nuvola di Giotto, dalla forte espressività delle statue di Giovanni Pisano ai dolci colori delle Maestà dipinte, tutto è teso all’esaltazione visibile della bellezza dell’avvenimento cristiano, come un insieme di fatti riconoscibili nella realtà, presenti a noi oggi come allora.

A cura di Giovanni Assorati, Nicola Borghesi, Gianluca del Monaco, Stefano Doati, Elena Marchetti, Filippo Piazza , Laura Staccoli.
Coordinamento generale di Marco Bona Castellotti.

QUESTA MOSTRA È DISPONIBILE IN FORMATO ITINERANTE. CLICCA QUI PER TUTTE LE INFORMAZIONI