Lo spazio della Sapienza. Santa Sofia a Istanbul - Meeting di Rimini
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Lo spazio della Sapienza. Santa Sofia a Istanbul

 

Il tema della mostra ruota intorno all’antica Hagia Sophia, basilica imperiale per eccellenza di Costantinopoli, città capitale dell’ Impero Romano d’Oriente tra 331-1453, eretta da Giustiniano (regnante tra 527-565) tra 532-537 luogo della “Grande Chiesa” voluta da Costantino II nel 360 e poi rifatta da Teodosio II (416-450).

Opera degli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, altrimenti sconosciuti, la chiesa venne da subito considerata dai Bizantini stessi come frutto di un intervento divino: la sua novità dipende dalla combinazione di due tipologie architettoniche, una a pianta centrale, l’altra a pianta basilicale, magistralmente fuse tra di loro dando origine ad un edificio vastissimo, di 70 metri per 75 per lato. Sovrasta l’edificio una cupola grandiosa di 31 metri di diametro, supportata da quattro archi massicci.

All’esterno della costruzione, piuttosto articolato e pesante, corrisponde un interno grandioso, di straordinaria, unica, armonia. È quindi facile comprendere l’orgoglio di Giustiniano stesso che pare esclamasse, entrando nella chiesa : “Gloria a Dio che mi ha fatto degno di questo! O Salomone ti ho superato!”.
Grande è il fascino che da allora esercita la sublime maestà della sua chiesa. La decorazione interna è notevole fin nelle parti più minute e nascoste. Marmi policromi vennero utilizzati a profusione, a ricoprire l’intera struttura, fin sopra le gallerie, mentre nelle navate laterali e nel nartece sussistono ancora oggi, nonostante la storia e il tempo, mosaici a fondo d’oro risalenti all’epoca dello stesso Giustiniano.

Delle parti superiori della chiesa e dalla cupola dalle tante finestre scendeva la luce ad accendere d’oro molti altri mosaici, oggi scomparsi oppure ricostruiti in epoche successive. Oggi la Basilica Bizantina- madre di tutte le grandi chiese dell’ Oriente Cristiano, cui si ispirano architetti d’ogni dove, fino alla Grande Rus -è diventata museo dopo essere stata trasformata in moschea, a partire dalla caduta di Bisanzio in mano ottomana e sino al 1934.

Le vicissitudini di cui è stata muta testimone ne fanno un documento culturale unico nella storia del mondo antico e paradigma di grande significato ne crocevia culturale di oggi. Diventato moschea nel 1453, l’edificio venne ricoperto da pesanti strati di intonaco, per nascondere la decorazione musiva ovviamente ispirata all’Antico e al Nuovo Testamento, oltre che ricca di mosaici raffiguranti membri delle varie famiglie imperiali succedutesi sul trono di Costantinopoli, per lo più ritratti ai fianchi delle immagini di Cristo e della Vergine.

Nonostante ciò la sua bellezza architettonica –integralmente apprezzabile ancora oggi- conquistò letteralmente gli occhi e in un certo qual modo il cuore l’architetto del sultano Solimano il Magnifico, Mimar Sinan, che ne aveva curato la trasformazione in moschea. Questi per tutta la sua vita cercò di riprodurre nelle moschee di Istambul l’architettura di Santa Sofia, tanto da consegnare la nostra basilica alla storia anche con la definizione di “Madre di tutte le Moschee”.

Con la riduzione della moschea a museo nazionale, nel 1935 ebbero inizio indagini stratigrafiche per verificare quanto si celasse al di sotto degli strati di intonaco. Ci si accorse allora dell’ampiezza della distruzione avvenuta: degli antichi mosaici è rimasto molto poco. Ma quanto pervenutoci- come il volto del Cristo Benedicente riemerso dal buio dei secoli – mantiene intatta tutta la sua bellezza e il suo splendore. Così è avvenuto, ad esempio, anche per l’immagine della Vergine con il Bambino, che nella penombra della chiesa, appare improvvisamente nell’abside, quasi fluttuante nel cielo d’oro del mosaico. Tanto è maestoso e splendido quel poco dell’insieme che si è ritrovato, da lasciare intuire la grandezza e la maestosità della primitiva bellezza dell’edificio sacro; stupisce e commuove il fatto che nulla abbia potuto ultimamente distruggere siffatto miracolo.
La mostra vuole restituire tentativamente l’esperienza sacrale, fortemente emotiva, di una vista a Santa Sofia.

Lungo un percorso fatto di immagini, di luci e di suoni- da quelli della città e della storia di Istambul, al solenne canto bizantino della liturgia orientale- il visitatore viene accompagnato alla scoperta dello splendore della basilica e dei suoi mosaici, riprodotti in grandi fotografie appositamente realizzate per l’occasione.

La penombra che avvolge l’ambiente è metafora della storia vissuta dalla basilica per secoli e che ancora oggi ne offusca l’antico splendore. Ma le immagini del Cristo, della Vergine, dei santi e degli imperatori ritratti nell’oro dei mosaici appaiono all’improvviso a chi percorra gli immensi spazi della chiesa: le grandi riproduzioni sono come squarci di luce che sorprendono lo sguardo e commuovono il cuore, rianimando la maestosità architettonica della basilica, che in mostra viene evocata anche attraverso sequenze simboliche di archi e colonne.

Brevi testi, che riportano anche testimonianze e cronache d’epoca, racconteranno la storia di Santa Sofia, il suo essere nei secoli la presenza di una bellezza reale e irriducibile.

A completamento del percorso-storico didattico, saranno esposti alcuni preziosissimi oggetti di uso liturgico, provenienti da Costantinopoli, di sicura manifattura palatina. Si tratta di una decina di opere di altissimo pregio artistico- oggi conservate tra i Musei Vaticani, il tesoro della Basilica di S. Marco a Venezia e in altri musei italiani- straordinariamente concesse in prestito alla mostra, veri capolavori dell’arte bizantina nel suo periodo di massimo fulgore, tra il X e il XIII secolo.

Sono pietre dure incise, smalti, mosaici e cristalli, oggetti santuari in oro e argento commissionati per lo più direttamente dalla famiglia imperiale allora regnante o dai patriarchi di Costantinopoli, destinati sia al culto divino, sia alla devozione privata. La loro bellezza, la libertà dei materiali di cui sono costituiti e le raffigurazioni in essi presenti integrano armonicamente il percorso espositivo ricreando, nella suggestività delle sale del piano terra di Castel Sismondo, lo sazio sacro o la dimora della sapienza, appunto Hagia Sophia.

A cura di Alessandra Buzzetti, Marina Ricci, Riccardo Piol. Consulenza scientifica di Fabrizio Bisconti, Marina Falla Castelfranchi.

Data

19 Agosto 2007

Edizione

2007

Luogo

Castel Sismondo
Categoria
Esposizioni Mostre Meeting