Le sequenze del cielo posteriore - Meeting di Rimini

Le sequenze del cielo posteriore

 

‘La parola ikebana è composta da due ideogrammi. IKE viene dal verbo ikeru e significa vivere, ma anche comporre, disporre, ornare; si può leggere, però, anche come “reale”. HANA, invece, significa fiori. Dunque fiori che vivono, fiori veri, fiori viventi, fiori disposti, fiori che ornano, fiori composti. L’ikebana oggi è considerato una forma d’arte. Forma d’arte particolare perché utilizza un materiale naturalmente deperibile – rami, fiori, foglie, frutti e bacche -, che obbliga chi la pratica a vivere la propria esperienza attraverso una profonda conoscenza della natura e dei suoi ritmi: stagioni e colori, luci ed ombre, sole e luna, sabbia ed acqua. Arte antica, le cui radici affondano da una parte nella religione animista dell’antico Giappone, lo Shintoismo, dall’altra nell’offerta di fiori a Buddha; è l’unica forma di composizione con fiori che abbia una serie di regole molto chiare e definite, quello che potremmo chiamare un codice compositivo. Codice che può diventare e diventa una regola di vita, una via da percorrere. In effetti, l’ikebana ha anche un altro nome, Kado, cioè la via dei fiori. Attraverso i secoli della sua storia, l’ikebana rispecchia duttilmente il gusto e lo spirito della cultura e della società del momento. Cosi, nel Quattrocento, le ieratiche composizioni dette RIKKA (fiori eretti) raffigurano l’universo, il Monte Neru, asse della terra, e seguono le direttive fondamentali del buddismo esoterico. A questo, contemporaneamente, si contrappongono i NAGEIRE, ikebana spontanei e naturali, un ramo fiorito gettato dentro ad un vaso, e l’essenziale CHABANA. Nel Seicento nasce, dalla interazione tra le rigorose forme dei Rikka, la spontaneità dei Nageire e la essenzialità dei Chabana, una forma nuova: il Seika o Shoka. Non più offerta agli dei ma, seguendo il concetto confuciano, l’uomo mediatore tra cielo e terra. La forma di ikebana più recente nasce novanta anni fa, ad opera del fondatore della scuola Ohara. E’ il MORIBANA, fiori ammassati. Per la prima volta si usano vasi bassi, per la prima volta qualsiasi fiore è ammesso, non solo i fiori giapponesi. Oggi esistono molte scuole di ikebana: tra le più importanti, la IKENOBO classica che ha codificato i Rikka, la OHARA che ha innovato l’ikebana con il Moribana e la SOGETSU, che ha dato l’avvio all’ikebana moderno, in cui qualsiasi tipo di materiale può essere usato. Non solo elementi vegetali, ma ferro, plastica, metallo.’

Data

23 Agosto 1986

Edizione

1986