L'avvenimento secondo Giotto. La cappella degli Scrovegni di Padova - Meeting di Rimini
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L’avvenimento secondo Giotto. La cappella degli Scrovegni di Padova

 

2001: l’anno di Giotto. Dopo le grandi mostre di Firenze e di Padova, Rimini – un’altra città che ospitò il pittore e ne rimase indelebilmente segnata – gli fa omaggio, ricostruendo il luogo artistico forse più caro al popolo del Meeting: la Cappella degli Scrovegni di Padova. Il ciclo di affreschi di Giotto – anche la tavola lignea della Crocifissione – viene riproposto in grandi pannelli (in scala di circa 1:2) nei quattro registri, consentendo quello sguardo panoramico, dapprima sintetico, poi analitico, che è oramai inattingibile perfino a Padova, a motivo del brevissimo tempo di visita. L’occhio può così pacatamente sostare sui dodici dipinti del registro alto, con le storie dell’Immacolata Concezione di Maria, della sua Nascita e Presentazione al tempio, delle Nozze con Giuseppe (e nel sesto affresco – Gioacchino e Anna alla Porta Aurea – pare proprio di poter riconoscere una “citazione” riminese: la Porta Aurea di Gerusalemme è modellata sull’Arco d’Augusto).
Lo sguardo può quindi contemplare il grande Angelus dell’arco trionfale. Il giorno della prima dedicazione della Cappella è il 25 marzo 1303; il giorno della seconda dedicazione a “Santa Maria della Carità all’Arena”, ad affreschi ultimati, è il 25 marzo 1305, festa dell’Annunciazione, nonché (fatto molto eloquente) giorno di Capodanno in tanti comuni medievali. Maria Annunciata o “della Carità”: perché la carità non è lo sforzo generoso dell’uomo di fare il bene, ma l’iniziativa di Dio il quale – il 25 marzo dell’anno zero -, attraverso l’angelo Gabriele che portò l’annuncio a Maria, si è fatto carne. Gratis (in latino), Charis (in greco): gratuità, carità, dono assolutamente gratuito di Dio all’uomo, attraverso il grembo e la libertà di aderire di una ragazzina di sedici o diciassette anni. Secondo e terzo registro: in altri ventiquattro affreschi, è narrata tutta la vicenda di Gesù, dal Natale fino alla Passione, Morte, Resurrezione, Ascensione e, infine, la Pentecoste. Registro inferiore: le personificazioni delle sette virtù e dei sette opposti vizi, che conducono rispettivamente al Paradiso e all’Inferno, dipinti alla destra e alla sinistra di Cristo nel grande Giudizio universale della controfacciata. Letta tutta la storia da un capo all’altro, lo sguardo può iniziare un’avvincente “ri-lettura”: le corrispondenze verticali e frontali; le tante triplette; la partecipazione all’Avvenimento del mondo minerale, vegetale, animale e delle stesse architetture; l’intensità parlante degli sguardi…
Il viaggio è reso affascinante dall’altissima qualità delle riproduzioni fotografiche e dall’intelligenza delle didascalie curate dal professor Roberto Filippetti, un uomo che per più di vent’anni ha fatto amare questi dipinti a migliaia di amici. Il catalogo, che raccoglie immagini e testi, è un vero libro d’arte, dove i colori riproducono in modo straordinariamente fedele gli originali. Nata dall’entusiasmo di un gruppo di giovani e adulti dell’isola di Pellestrina (VE), la mostra sintetizza bene il tema del Meeting 2001: “Tutta la vita chiede l’eternità”. Il primo gesto che, istintivamente, compie chi varca il portale d’ingresso, è infatti alzare gli occhi, calamitati dall’azzurro del cielo: Giotto ci strappa dalla distrazione, ci ricorda che Dio ci ha dato un cuore affamato e assetato. Si chiama “de-siderio”: sete di stelle, mendicanza di Cristo, tensione verso il cielo della felicità. Anche nei due “coretti”, dipinti in perfetta prospettiva giusto ai piedi dell’arco trionfale, viene affermato il punto di vista umano teso a vedere ciò che sta oltre. Nei quattro balconi che incorniciano Gabriele e l’Annunciata su in alto, appaiono invece rovesciate le leggi della prospettiva: le linee non vanno a stringersi in un “punto di fuga” di là della parete come nei “coretti”, ma all’opposto tutto promana da un punto – il trono di Dio, l’Aldilà -, nell’al di qua attraverso Maria. L’Eterno entra nel tempo, a mendicare la mia libertà.

L’AVVENIMENTO SECONDO GIOTTO

Pannello introduttivo misura 70×70
Pannelli ingresso n° 2 misura 70×70
Il resto della mostra si sviluppa ricalcando la sequenza su tre registri ed uno zoccolo, come nella Cappella originale:
Suddividiamo per comodità le pareti della stanza che ospita la mostra in parete sinistra e destra, guardando l’altare
Parete sinistra ospita 18 pannelli di cui tutti formato 70×70
Distribuiti sui tre registri più 7 pannelli 40×70 che formano lo zoccolo.
Parete destra ci sono 16 pannelli 70×70 di cui 6 nel registro più alto
5 negli altri due; lo zoccolo è formato da n° 7 pannelli.
Sulla parete che ospita il Crocifisso si sviluppano ai lati due colonne ognuna delle quali è formata da tre pannelli secondo la stessa modalità “ a registro”. Nella parte centrale in alto viene posizionato il pannello raffigurante il Crocifisso e più in alto il Padreterno, tutti e due aventi misure 70×70.
La statua della Madonna viene posizionata su di un piedistallo a sinistra del Crocifisso, nella parete opposta al Crocifisso viene posizionato il pannello 1,50 x 1,00 rappresentante il giudizio universale. L’ambiente ideale deve avere un ingresso introduttivo
Per poi entrare in una stanza più grande con le seguenti misure:
Altezza 3m, larghezza 7m x 4m,

La mostra è imballata in 3 casse di legno
1/3 89x88x18
2/3 89x88x18
3/3 91x30x23 (Madonnina)
Tubolare contenente il Giudizio Universale.

Data

19 Agosto 2001

Edizione

2001
Categoria
Esposizioni Mostre Meeting