La vita in alto - Meeting di Rimini

La vita in alto

 

‘Una mostra sull’uomo e la montagna. Ne sono già state fatte tante, spesso firmate da personalità illustri. Perché allora riproporre un tema come questo nell’ambito del Meeting? Per scoprire dentro la vita quotidiana, in territorio montuoso, in un ambiente quindi spesso avverso ed ostile, quali sono i valori, le risorse e le certezze dell’uomo. La mostra intende illustrare la vita delle montagne venete ricercando la relazione fra il territorio montuoso e l’uomo che decide di permanervi. Quali sono le ragioni e i sentimenti contenuti in questo legame con l’ambiente? Il primo valore che emerge é il riconoscimento di sé, della propria storia e tradizione, all’interno di una condizione creaturale ricevuta in dono. Di qui il rispetto dell’equilibrio tra uomo e territorio, proprio perché questo non é in potere assoluto dell’uomo. Chi vive in montagna é geloso del rispetto del territorio, il più delle volte si concepisce come vero custode di un rapporto equilibrato in favore di una vita più dignitosa. Esemplificando, il taglio dei boschi é controllato per un mantenimento delle risorse di legname, perché le acque selvagge non alterino l’equilibrio geo-morfologico, perché sia impedita la formazione di valanghe. L’uomo fa quindi esperienza ed é consapevole della necessità di rigenerare le sue risorse umane e materiali. Tale consapevolezza, come documentano i segni e le tradizioni, trova origine ed alimento nell’esperienza della fede cristiana e del valore comunitario, intensamente vissuti nell’ambito familiare e del paese, che in montagna costituiscono una vera e propria “dimora”. In termini operativi, questa consapevolezza si traduce per esempio in forme d’arte o motivi architettonici che impreziosiscono strutture di per sé povere mantenendone la funzionalità. Ma, ancor di più, ciò é visibile nelle “Regole”: istituzioni secolari per cui ogni valligiano, “Regoliere”, ha la possibilità di possedere nella misura del bisogno della famiglia, boschi e pascoli, ma solo in comune con gli altri “Regolieri”. Si tratta insomma di un vero e proprio patrimonio culturale sulla base del quale anche l’aiuto dei nuovi contenuti tecnologici costituisce un incremento del tenore di vita, sempre rispettoso e cosciente della propria condizione di creature. Attraverso la mostra, l’uomo di ieri ci racconta che per raggiungere una pienezza di vita si deve essere solidali, pazienti, rispettosi della natura, avere il senso del dono e della gratuità. Ne emerge un messaggio indirizzato all’uomo di oggi, che possiede altre cose ma fondamentalmente é caratterizzato dalla coscienza di una cultura passata che sta per perdersi, minacciando la disperazione di non credere più nella montagna. Questa coscienza può diventare risorsa, ricerca di una rinnovata identità. E’ necessario però che le proposte tecnologiche, come pure le prospettive turistiche, siano affrontate nella consapevolezza dei valori autentici che orientano il cammino, così che nulla sia perso della cultura che ha permesso all’uomo di rimanere nelle valli con tenacia e laboriosità, superando condizioni ambientali oggettivamente difficili.’