LA SOCIETA' DELL’ALLEGRIA. L’oratorio di don Bosco: «Questa è la mia casa!»

 

«Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri». Questo motto di don Bosco è il cuore pulsante della vita che animerà lo spazio del Villaggio Ragazzi dedicato al “suo” oratorio. Attraverso l’incontro con il santo torinese, gli episodi della vita, l’amore incondizionato verso i giovani, la mostra sarà il modo per scoprire e conoscere, in occasione dell’inizio dei festeggiamenti per i duecento anni dalla sua nascita, un uomo che ha portato lo sguardo di Cristo ai più fragili ed emarginati delle periferie del mondo.

«Questa è la mia casa» è l’iscrizione che campeggia sulla porta della povera casa di san Giovanni Bosco ai Becchi in Piemonte, a una ventina di chilometri da Torino. Può sembrare una frase banale, per indicare le quattro mura dove è nato e vissuto per i primi anni. In realtà queste parole dicono tutta la semplicità con cui si sono svolti i fatti miracolosi di una vita toccata dal Mistero in modo straordinario. Ed è proprio qui il miracolo: nella quotidianità di rapporti familiari è nata la storia del “saltimbanco” che diventò sacerdote e abbracciò migliaia di giovani in tutto il mondo. Tutto ebbe inizio da una collina sperduta, poche case, una cascina dove si lavorava duro tra i campi e il bestiame. Giovanni è nato alla periferia dell’esistenza, dove ogni giorno non era mai dato per scontato e si doveva sudare per vivere. Suo padre Francesco Bosco lo sapeva bene: al ritorno da una dura giornata di lavoro, fradicio di sudore, va nella cantina del padrone. Qui viene colpito da una violenta febbre che non gli lascerà scampo. «Eccoti senza padre!» dice la madre al piccolo Giovanni, che ha solo due anni. «È il primo ricordo della mia vita di cui tengo memoria» dirà da grande.

Tra questi campi, cresce sotto lo sguardo fermo ma pieno di amore di mamma Margherita che gli insegnerà a credere in quel Dio che ha creato la notte e il cielo stellato, i prati fioriti e il grano con cui fare il pane. Giovanni e i suoi fratelli impareranno a ringraziare il Signore che si prende cura di loro e che la madre prega con semplicità e confidenza: «il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Lui sa il perché. Se siamo stati cattivi, ricordiamoci che con Dio non si burla».

Di periferia in periferia. Nella povertà da cui veniva, don Bosco, diventato sacerdote, si è mosso verso i margini estremi della Torino pre-industriale per soccorrere i più giovani perché erano i più fragili nel subire la situazione di profondo cambiamento della società e la forte secolarizzazione che la caratterizzava. «Non ho mai conosciuto un giovane che non avesse in sé un punto accessibile al bene, facendo leva sul quale ho ottenuto molto di più di quanto desideravo». Andando a conoscere i ragazzi in carcere rimarrà inorridito dalle schiere di bambini rosicchiati dagli insetti e si accorgerà subito del loro bisogno di trovare un amico disposto a prendersi cura di loro, non solo andandoli a trovare ma anche una volta usciti. Ex-galeotti, gruppi di piccoli muratori, stuccatori, selciatori, spazzacamini lontani da casa, e tantissimi orfani formeranno negli anni quel «piccolo esercito» di cui don Bosco si circonda e che amerà come un padre.

L’oratorio. Tutto nella vita dell’oratorio, il luogo dove radunava i suoi giovani amici, girava intorno alla Santa Eucaristia e alla Confessione. Questo punto centrale sarà la nota dominante che emergerà nel raccontare quello che don Bosco ha vissuto insieme ai suoi ragazzi e come sia stato determinante anche nel modo di porsi davanti a tutto e a tutti, dai politici agli ecclesiastici, dagli imprenditori ai poveri.
Per don Bosco la cosa più importante era il desiderio di felicità che muoveva ogni singolo gesto e bisogno, e la consapevolezza che la Santa Eucaristia fosse l’unica risposta capace di rendere più umana la vita anche dei giovani. Come nella storia di Michele, tredici anni e già a capo di una banda di ragazzi. Don Bosco lo prenderà con sé in oratorio. Dopo un mese pieno di giochi e avventure, il ragazzo comincia a intristirsi: «Michele aveva perso l’allegria quando aveva cominciato a capire che la vera contentezza non nasce dal far salti, ma dall’amicizia del Signore e dalla pace della coscienza. Vedeva i suoi compagni accostarsi alla Comunione e diventare sempre più buoni, e lui, che non si sentiva la coscienza tranquilla, era preso da grande inquietudine… Alla fine della confessione disse commosso: “Come sono felice!”».

Il fascino della vita cristiana. I ragazzi che si coinvolgevano con quanto veniva proposto loro all’interno dell’oratorio erano poverissimi e “delinquenti”: cambiavano partecipando alla vita di don Bosco. Così scriveva ai suoi piccoli amici in una lettera: «Difficilmente potrete trovare chi più di me vi ami in Gesù Cristo, e chi più desideri la vostra vera felicità». Non usava il bastone, ma l’attrattiva di una vita cristiana che abbracciava tutto. Li amava e li coinvolgeva con il fascino della bellezza che nasce dall’amore e dalla carità.
Per tutta la vita ha ammonito gli educatori che lo aiutavano con queste parole: «Si otterrà più con uno sguardo di carità, con una parola di incoraggiamento che dia fiducia al cuore, che con molti rimproveri…», e ancora: «Perché si vuole sostituire all’amore la freddezza di un regolamento?».
Solo Dio conosce il cuore della sua creatura. Solo la Sua presenza può fornire le chiavi per conoscerlo e conquistarlo: «L’educazione è cosa di cuore, e solo Dio ne è padrone, e noi non potremmo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l’arte e ce ne dà in mano le chiavi».

La vita dell’oratorio al Meeting. Nello spazio circostante la mostra “si respirerà” la vita dell’oratorio che si viveva ai tempi di don Bosco. Grandi e piccini saranno coinvolti in laboratori, giochi d’epoca, spettacoli, musica, balli e canti, film per ragazzi, e tanto altro. La mostra dedicata a don Bosco sarà una vita piena di allegria: un cammino alla santità!

A cura di: Davide Cestari, Miriam Grandi, Giovanni Barrani, Luca Fiorin, Daniele Ciacci

Partner: Piccola Casa Editrice

QUESTA MOSTRA È DISPONIBILE IN FORMATO ITINERANTE. CLICCA QUI PER TUTTE LE INFORMAZIONI

Data

24 Agosto 2014

Edizione

2014

Luogo

PAD. C3 - Villaggio Ragazzi