INDAGINE SULLA SINDONE - Meeting di Rimini

INDAGINE SULLA SINDONE

Presentazione e proiezione del documentario scientifico prodotto da Polifemo Srl. Regia di Francesca Saracino. Partecipano: la Regista; Rosalinda Celentano, Attrice; Paolo Di Lazzaro, Responsabile Laboratorio Eccimeri del Centro Ricerche ENEA di Frascati; Emanuela Marinelli, Sindonologa; Paolo Monaci, Fondatore e Amministratore Unico di Polifemo Srl e Produttore Premio Golden Graal. Introduce Pina Traini, Giornalista e Direttore Artistico del Premio Cinematografico Golden Graal.

 

PINA TRAINI:
È evidente, ogni qualvolta si parli di Sindone, l’effetto folle è assicurato. Lo abbiamo visto nella recente Ostensione a Torino, oltre tre milioni di pellegrini, di fedeli ma anche di semplici curiosi in fila in un flusso ininterrotto e commosso di fronte a quella che è la reliquia delle reliquie che è capace di stupire, di parlare e di commuovere i credenti ma anche di suscitare interrogativi e porre così le domande anche ai non credenti. Ma perché un lenzuolo e il suo mistero continua a esercitare questa irresistibile attrazione, esercitare questo richiamo così forte?
Innanzi tutto la Sindone è una sfida, è una provocazione all’intelligenza che richiede l’impegno del ricercatore ma, anche, l’umiltà, la sua umiltà al dato, al positum, a ciò che si vede.
Non trattandosi di materia di fede, la Chiesa non ha competenza specialistica per pronunciarsi, ma affida agli uomini di scienza il compito di indagare senza posizioni pre-costituite, nel pieno rispetto delle metodologie scientifiche e del sentire dei credenti.
Quindi sfide e provocazioni all’intelligenza, ma Sindone come specchio del Vangelo per lo strettissimo nesso fra l’immagine impressa nel lenzuolo e il minuzioso resoconto che i Vangeli fanno della passione e della morte di Gesù.
La Sindone è poi, ancora, l’icona della sofferenza umana. Interroga e interpella l’uomo moderno sul mistero del dolore, è l’icona per eccellenza del dolore innocente. Come non vedere nel volto, come dicono le Scritture, nel volto di quest’uomo dei dolori, familiare con il patire, ogni olocausto, ogni sopraffazione degli piccoli e degli ultimi, delle vittime della storia?
Ancora la Sindone è immagine dell’amore di Dio. Giovanni Paolo II, a questo proposito, parlava di una pastorale della Sindone e diceva: la Sindone pare sussurrarci: “lo vedi quest’amore?”. E davanti a queste immagini ogni uomo, ciascuno di noi, può dire: “Signore non potevi amarmi di più”.
Ancora però la Sindone è, pure, un’immagine di impotenza. Ci presenta Gesù nel momento della sua massima impotenza, ma ci ricorda che nell’annullamento di quella morte risiede la nostra salvezza e la salvezza del mondo intero.
Il Santo Padre nella sua meditazione davanti alla Sindone di Torino il 2 maggio scorso ha detto: “La Sindone si comporta come un documento fotografico, dotato di un positivo e negativo”. Ed in effetti è proprio così. Dice Benedetto XVI: “Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più luminoso di una speranza che non ha confini. Il sabato santo è la terra di nessuno, tra la morte e la risurrezione. Ma in questa terra di nessuno è entrato Uno, l’Unico che l’ha attraversata con i segni della sua passione per l’uomo. Passio Christi, Passio Hominis”.
E allora oggi, presentando questo documentario, parleremo di gente, abbiamo qui a questo tavolo persone che dedicano le proprie opere, i propri giorni, a questa che è la reliquia delle reliquie. Abbiamo con noi, prima della visione del documentario, poi avremo la possibilità, visto che il filmato sicuramente susciterà domande, abbiamo con noi Francesca Saracino, autrice del documentario. Come vedete Francesca è giovanissima, è una documentarista e ha studiato a New York, e poi le chiederò fra breve come è nata questa passione investigativa e se c’è alla base anche un percorso spirituale. Poi abbiamo con noi il dottore, il fisico Paolo Di Lazzaro, che è responsabile del laboratorio Eccimeri – ho detto bene? – del centro Enea di Frascati, che si sta occupando, forse quello che in maggior misura lo sta facendo attualmente a livello planetario, dello studio sulla formazione dell’immagine nella Sindone, come si è formata. Dunque avremmo dovuto avere la sindonologa, la professoressa Marinelli, che per un grave motivo familiare purtroppo ha dovuto declinare questo invito. Fra l’altro mi diceva che era una vita che sognava di venire al Meeting. E mi diceva anche che molto spesso, riguardo alla Sindone è sempre molto avversata. Ci sono cose che all’ultimo momento rendono come sempre le cose di Dio, ci mette lo zampino l’inquilino del sottosuolo. E quindi, allora, poi abbiamo fra il pubblico Paolo Monaci, che ora non vedo, che è il produttore, altrettanto giovane, di questo documentario, che è co-prodotto dalla Rai. E poi attendiamo un’ultima sorpresa, però io direi di cominciare brevissimamente a parlare con Francesca. E’ autrice di una trilogia, e questa è il numero due. Allora, ci spieghi brevemente come è nato questo amore e con attrazione fatale, pure per te, e se ci puoi anticipare il terzo, quale sarà?

FRANCESCA SARACINO:
Si sente, si? Allora, buongiorno e grazie di essere intervenuti così numerosi. Niente, questo è il secondo documentario di una trilogia che io sto portando avanti ormai da quasi sei anni. Diciamo che la Sindone è una cosa che mi è entrata profondamente nel cuore prima che nella mia attività lavorativa. Perché, come anticipava Pina, questo mio percorso, questi miei documentari sulla Sindone nascono da un profondo percorso spirituale che ho fatto. Perché venivo da un lungo periodo di lontananza dalla fede, molto profonda, e grazie alla Sindone mi sono riavvicinata alla fede e la Sindone è entrata a far parte completamente della mia vita e del mio lavoro. Quindi ho voluto anche fare una sorta di tributo con questi documentari e ho cercato di ripercorrere, per quanto è possibile, perché sulla Sindone ci sarebbero tante cose da dire che non andrebbero fatti solo tre documentari ma venti documentari, credo, comunque ho cercato di ripercorrere quelle che sono le cose più importanti che riguardano questo tema così affascinante. Il primo infatti è stato un percorso storico, dove ho analizzato le presunte tappe che la Sindone ha percorso nel suo lungo cammino da Gerusalemme fino all’arrivo a Torino nel 1500, e poi nel secondo, che vedrete tra poco e nel terzo, analizzo da un punto di vista più scientifico vari aspetti che toccano la Sindone. Questi due documentari scientifici sono importanti prima di tutto perché abbiamo avuto l’onore, e io dico l’onore perché comunque essendo così giovane, è un onore per me avere delle persone che concedono a me delle esclusive…

PINA TRAINI:
Ti interrompo brevemente. So che hai avuto a che fare con gli scienziati della NASA…

FRANCESCA SARACINO:
Sì, sì, quindi per questo per me è un onore che queste persone, nonostante io sia giovane, perché ho trent’anni, si siano così appassionate a questo mio lavoro. E come vi dicevo, nel documentario che vedrete oggi ci sono, io ho cercato di approfondire quello che forse è la cosa più importante che riguarda la Sindone, che è come si è formata questa immagine. Perché a tutt’oggi è un mistero ancora irrisolto. E ci sono delle cose nuove che noi siamo andati ad analizzare, a ricercare, ma non vi anticipo niente perché lo vedrete nel documentario. Comunque questa trilogia verrà chiusa dal terzo documentario, per cui stiamo contrattando per una distribuzione di tipo televisivo, e questo terzo documentario sarà una chiusura anche molto molto forte, perché indagherà su quello che è uno dei temi più spinosi che riguardano la Sindone, che è la dibattuta questione del carbonio 14. E presenterà della cose in anteprima mondiale che susciteranno, insomma…

PINA TRAINI:
Alimenteranno il clamore che da sempre c’è. Ti ringraziamo, Francesca e direi brevemente… dottor Di Lazzaro, allora, brevemente, tanto lo vedremo poi nel filmato, nel documentario, a che punto sono gli studi sulla ricostruzione dell’immagine e l’apporto che l’ENEA sta dando?

PAOLO DI LAZZARO:
Sì, buongiorno a tutti. Beh in realtà, la Sindone è un enigma dal punto di vista scientifico, un enigma a molte facce. È un enigma dal punto di vista storiografico, un enigma dal punto di vista della datazione, ma soprattutto un enigma dal punto di vista della formazione, cioè non si riesce a tutt’oggi a replicare un’immagine che abbia le stesse caratteristiche chimiche e fisiche di quella che è presente in questo momento sul telo sindonico. Dico in questo momento, perché l’immagine sulla Sindone sta cambiando. Sta cambiando lentamente nei secoli, ma dobbiamo anche rendercene conto che non è garantito che poi tra trecento, quattrocento anni sia ancora visibile. Questi enigmi però, sostanzialmente vertono poi alla fine su un problema. Come si fa a riprodurla? Ora, in base alle uniche analisi scientifiche fatte, ormai nel 1978, che non sono più state replicate, sulle caratteristiche dell’immagine, noi sappiamo che non può essere ottenuta a contatto. Cioè non può essere ottenuta per un dipinto, non può essere ottenuta per una strinatura, per un riscaldamento, mettendolo su un bassorilievo o usando polveri o usando pigmenti di alcun tipo. Invece quello che teoricamente è possibile è che sia stata formata tramite un impulso di luce. Ed è su questo che in qualche maniera abbiamo lavorato noi all’ENEA di Frascati, cioè tentare di utilizzare impulsi di luce molto particolari, per ottenere una colorazione simile. E devo dire che i risultati, poi ne vedremo, vedremo qualcosa nel documentario, i risultati sono stati molto incoraggianti, perché al momento, utilizzando degli impulsi di luce ultravioletta – quindi non visibile, di durata estremamente breve, stiamo parlando di miliardesimi di secondo, cioè una cosa talmente breve che è difficile da immaginare – utilizzando questo tipo di impulsi di luce, si ottiene una colorazione che ha, non dico tutte, ma il 90% delle caratteristiche chimiche e fisiche dell’immagine della Sindone, e per il resto ci sarà il documentario.

PINA TRAINI:
Una nota tecnica: per problemi di natura tecnica, i primi dieci minuti, forse meno…

FRANCESCA SARACINO:
No, sono i primi minuti. Sì perché mi era sfuggito di dirvi una cosa importantissima del documentario che stiamo andando a vedere. Allora, il documentario si apre con una sorpresa, che noi abbiamo preparato apposta per il Meeting, però purtroppo come ha detto Pina, siccome l’inquilino del piano di sotto ci mette sempre lo zampino, purtroppo nella masterizzazione non è venuto il sottotitolo, perché questa persona parla in inglese e capirete perché, perché vedrete chi è. Vi anticipiamo, vi anticipo che lui, questa persona è un lui, dà un messaggio di speranza per il mondo, per la pace nel mondo e…

PINA TRAINI:
Hanno arruolato, e vedrete chi, e probabilmente, potremmo anche averlo al Meeting nelle prossime edizioni.

FRANCESCA SARACINO:
Sì!

Video

PINA TRAINI:
Il mistero continua dunque. Francesca, complimenti per la qualità del documentario, nonostante la giovane età…

FRANCESCA SARACINO:
Scusate, purtroppo è da ieri che stiamo combattendo con dei problemi tecnici, infatti avete visto che anche a un certo punto, Barry Schwarz e il sottotitolo non sono comparsi. Comunque vi dico che lui diceva una cosa importante che vorrei dire. Ribattendo appunto le affermazioni del chimico Garlaschelli. Barry Schwartz ha spiegato che quando si fanno delle ricerche scientifiche, le ricerche scientifiche devono essere sottoposte a varie testate, diciamo scientifiche, di livello internazionale, per poi essere ammesse all’albo della ricerca scientifica. Lui non ha mai sottoposto i suoi studi alle riviste scientifiche e tutt’oggi si rifiuta di farlo. Quindi diciamo che Barry Schwartz ribatteva su questa cosa, e questo volevo dirvi. Mi dispiace, purtroppo non si è capita.

PINA TRAINI:
Vi ringraziamo di tutto. Abbiamo detto che diamo la possibilità di fare delle domande. Credo comunque che siano suscitate… il professore è a disposizione. Credo che si possa girare il microfono…

DOMANDA:
Buongiorno. Intanto vorrei fare i complimenti per il video. Volevo chiedere, io ho sentito dire, anche da degli studi, che il corpo di Gesù Cristo è come se fosse passato oltre il lenzuolo, non so se questo è vero. Cioè, come è possibile? La scienza ha dato una spiegazione a questo? E come si è giunti a questa conclusione?

PAOLO DI LAZZARO:
Sì, dunque, questa è una domanda interessante. Innanzitutto, perché si è giunti a una conclusione del genere? Perché, come ha spiegato la professoressa Marinelli nel documentario, c’è una problema da risolvere: perché le macchie di sangue che sono presenti sulla Sindone sono, come dire, molte ben definite? Cioè, se io tolgo il cadavere da un lenzuolo, che avvolgeva questo corpo, lo slego, lo levo, il sangue che si è ridisciolto, ovviamente viene, come dire, passato via, quindi avrebbe le striature, delle “strusciate” diciamolo in modo così un po’, un po’ grezzo, che non si osservano. Quindi, in linea del tutto teorica, uno potrebbe dire, benissimo, è come se, è come se il corpo si fosse dissolto e il lenzuolo fosse caduto su se stesso. Però questa non è una spiegazione scientifica, perché la scienza, qui lo vorrei ricordare a tutti perché è molto importante, la scienza si occupa di fenomeni riproducibili, per una definizione data da Galileo nel 1600. La scienza moderna tratta tutti quegli argomenti che sono riproducili. Ovviamente un corpo che si dissolve non è un fenomeno riproducibile, qualsiasi tipo di miracolo non è un corpo riproducibile. Quindi, come dire, l’ipotesi ci sta, perché serve a spiegare per quale motivo il sangue è ben contenuto, è nitido in certe zone specifiche. Ma ovviamente non è un’ipotesi scientifica nel senso che ho spiegato prima, perché io devo presumere che ci sia stata una trasformazione del corpo in energia, ma questa è una cosa che non si osserva comunemente. Non è che io mi metto in laboratorio e ordino a una persona di dissolversi lasciando un’immagine. Ecco, questo ovviamente è impossibile.
DOMANDA:
Intanto complimenti per la presentazione, per aver dato voce a chi dice di no, perché mi sembra un metodo intelligente per stare di fronte alla realtà, per altro si notava anche la differenza d’impostazione scientifica, di serietà di diverse persone. La domanda che vorrei fare è proprio per cercare di abbracciare la realtà in tutti i suoi fattori: a che punto è il tentativo di risposta su quell’unica prova negativa del carbonio 14? E che spazio ha l’ipotesi di una radioattivazione, di una radiazione forse anche più forte del laser, come possibilità che abbia arricchito il carbonio proprio nell’istante in cui si è formata l’immagine? Grazie

PAOLO DI LAZZARO:
Sì, sul carbonio 14 credo che il problema venga affrontato nell’altro documentario di…

PINA TRAINI:
Vi accennavi prima brevemente, no?

FRANCESCA SARACINO:
Sì, il carbonio 14 è una questione molto, molto complicata. Io credo che il problema del carbonio 14 sia complicato perché la questione non è stata affrontata come doveva essere affrontata e se avrete la pazienza di aspettare ancora un po’, vedrete che nell’altro documentario tanti dubbi sul carbonio 14 verranno dissolti.

PAOLO DI LAZZARO:
Aggiungo una cosa brevissima ed è che in un convegno internazionale sull’immagine acherotipa, inclusa quella della Sindone, che si è tenuta a Frascati nel maggio scorso, è stato presentato un lavoro da parte di uno statistico, il quale dimostra che una parte dei calcoli effettuati a suo tempo nel 1989, per la datazione della Sindone al carbonio 14, sono dati sbagliati. Questo però non vuole dire che sono sbagliati. Insomma la reazione al carbonio 14 dice che l’età del lino è compresa tra il 1260 e il 1390. L’errore non è tale da portare questo oggetto al primo secolo, però l’errore c’è. Ed è una cosa molto strana, perché normalmente quando per un qualsiasi materiale, che viene analizzato tramite la tecnica del carbonio 14 per stabilirne l’età, si trova un errore di questo tipo (si dice che si va fuori statistica), normalmente la procedura viene ripetuta, le misure fatte vengono buttate e si rifà di nuovo la misura su un altro campione, ma in questo caso non è stato possibile, quindi probabilmente a suo tempo si decise comunque di pubblicare questa datazione pur essendoci degli errori che uno statistico è stato in grado di individuare, errori di tipo matematico. Per quanto riguarda l’ultima parte della sua domanda, ovviamente tutte le ipotesi hanno dignità in quanto tali, di ipotesi. Ovviamente, questa è una mia opinione personale, io trovo relativamente più semplice pensare a un lampo di luce piuttosto che pensare a una emissione di particelle di neutroni tali che poi questi vanno ad influenzare la quantità di azoto presente nel lino e quindi a falsare la datazione del carbonio 14. E’ un’ipotesi come un’altra, ovviamente non penso di poter dare un riscontro sperimentale a questo tipo di ipotesi.

DOMANDA:
Salve, due domande, in realtà penso molto semplici. Nell’ipotesi che la Sindone sia l’impressione per luce, mi domandavo: se qualcuno avesse visto l’evento della Resurrezione, proprio per come è stata descritta la luce e quindi l’intensità della luce e la durata, sarebbe stata un fatto visibile? Cioè la luce si sarebbe vista?

PAOLO DI LAZZARO:
No, dunque, in realtà noi non sappiano cos’è successo, questo deve essere chiaro.

DOMANDA:
Sì, però, nell’ipotesi…

PAOLO DI LAZZARO:
Quindi ecco, qua bisogna dirlo chiaramente, facciamo finta che la Resurrezione sia avvenuta e sia avvenuta tramite un’emissione di un impulso di luce potentissimo, se è così allora la luce, come si è spiegato nel documentario, era nello spettro ultravioletto, quindi invisibile ai nostri occhi. L’ultravioletto è quella parte di luce del sole che ci abbronza, non è la parte che noi vediamo, quindi di conseguenza, una persona ipoteticamente presente in quel momento non avrebbe visto assolutamente nulla.

DOMANDA:
L’altra domanda era se in base anche alle ultime ricerche, le analogie con il Volto Santo di Manoppello, perché appunto attualmente è la copia che coincide quasi perfettamente con la Sindone, quindi se c’erano…

PAOLO DI LAZZARO:
Di quale volto sta parlando?

DOMANDA:
Volto Santo di Manoppello.

PAOLO DI LAZZARO:
Sì, del Volto Santo di Manoppello si è parlato anche in questo convegno sull’immagine acherotipa di Frascati. In realtà quello che è stato presentato in questo convegno è che ci sono molte coincidenze di tipo topografico, cioè ci sono molti punti di contatto se uno sovrappone le due immagini, questo di per sé è una cosa interessante, ma non è una prova, non basta dire che due volti hanno la stessa distanza tra punta del naso e zigomo per dire che si tratti della stessa cosa. Quindi in realtà anche il volto di Manoppello è un mistero come la Sindone, in realtà il principale problema è che non si tratta di oggetti accessibili per effettuare misure più precise. Come ho accennato nella mia introduzione, l’ultima misura, vera, in cui veramente fu misurato tutto il possibile, fu fatta nel 1978 con gli strumenti del 1978. Se si ripetesse oggi, arriveremmo a conclusioni molto più interessanti.

PINA TRAINI:
Vi devo chiedere di sintetizzare in cinque minuti le domande, perché poi abbiamo un’appendice. Abbiamo una tabella di marcia un po’ serrata.

DOMANDA:
Volevo chiedere: siccome c’è in gioco luce ed energia, è possibile utilizzare l’equazione di Einstein per trovare la massa?

PAOLO DI LAZZARO:
Lei probabilmente si riferisce alla relazione e=mc2. Le rispondo in un modo indiretto, mi perdoni. Al momento l’ultima reazione visibile in cui si è dimostrato sperimentalmente che e= mc2 è nella bomba atomica. Dopo di che, le ho detto tutto, cioè normalmente questa bottiglia d’acqua, se io facessi una relazione e=mc2, avrebbe un’energia tale da, voglio dire, da far sparire tutto il centro Fiera di Rimini, ma non accade. Quindi stiamo parlando di nuovo di cose che sono al di fuori del campo della scienza.

PINA TRAINI:
C’è un’ultima domanda?

DOMANDA:
Recentemente il Papa ha parlato di una reliquia con cui la Sindone viene identificata, cioè lui ha detto che non è solo un fatto importante e storico, un documento scientifico, ma è anche una reliquia, almeno io personalmente ritengo che una reliquia è un qualcosa di corporeo, da cui si traggono poi tutte le analisi. Ma l’immagine la si può considerare una reliquia? C’è questa differenza, questa distinzione che accomuna anche…

PAOLO DI LAZZARO:
Le rispondo dal punto di vista di uno scienziato. Per me non è interessante stabilire se si tratti di reliquia o meno. Per me è interessante capire com’è stato possibile formare un’immagine che ha 54 caratteristiche chimiche e fisiche che al momento è impossibile riprodurre tutte insieme nella stessa immagine. Quindi questo è il problema che più mi interessa e però questa sua domanda mi dà agio di fare un commento su una cosa che è stata detta da parte di Carla Stelli nel documentario. “Ma in fondo nella Sindone vera qualche traccia di ocra l’ho trovata” e davvero sono microscopiche tracce di ocra ma perché? Perché la Sindone, nei lunghi secoli in cui è stata conservata, è stata oggetto di varie copie, e ce ne sono molte di copie, la maggior parte delle quali, quelle che ci sono arrivate sino ad ora, sono state fatte tra il 1500 e il 1600. Ora, come si faceva? Si prendeva un pezzo di lino, lo si metteva sopra quello della Sindone e lo si ricalcava. Ovviamente una parte dei coloranti utilizzati andava a finire, a passare il telo di lino su cui si dipingeva e andava a passare sul telo sottostante della Sindone. Ebbene, in quei casi, queste copie di Sindone diventavano sante anch’esse per contatto. Quindi, in quel senso diventavano reliquie, perché erano reliquie per contatto. Mentre invece ovviamente la Sindone, questo è il mio parere, è semplicemente un’immagine di un uomo flagellato, crocifisso, che al momento non è dato da sapere in che modo si è formata da un punto di vista scientifico.

PINA TRAINI:
Un’ultima domanda.

DOMANDA:
Volevo chiedere: lei prima ha detto che con la tecnica laser si è riusciti a riprodurre un’immagine molto simile a quella sindonica, diciamo al 90%. Volevo chiedere che cosa ancora c’è di diverso, se l’immagine sindonica è spiegabile attraverso l’impulso laser o meno?

PAOLO DI LAZZARO:
Questa è una bellissima domanda, grazie. In realtà il 90% forse è poco, diciamo il 95%, ma noi abbiamo ottenuto una colorazione che ha la stessa identica colorazione, cioè tonalità di colori e la stessa profondità di colorazione, cioè il colore penetra dentro il filo di lino per un quinto di millesimo di millimetro, esattamente come quello sulla Sindone. E’ proprio impossibile da fare con altre tecniche. Dov’è ancora la differenza? In una cosa molto interessante, cioè che noi otteniamo la colorazione nel punto dove arriva il laser in modo omogeneo, cioè tutte le fibrille del filo sono colorate alla stessa maniera, invece nella Sindone non è così. Nella Sindone è colorata una fibrilla sì e una fibrilla no, dove è scura, dove è meno scura una sì e tre no, una sì e tre no, quindi io devo immaginare di avere a disposizione ad oggi una cosa tecnicamente impossibile, ossia una macchina o qualcosa che emetta una luce come la nostra, come quella che noi abbiamo in laboratorio, ma fatta a dente di sega, in cui si abbia nel punto di picco l’intensità giusta per colorare e poi quando scende di intensità non colori più, poi ricolori, poi non colori, poi ricolori, poi non colori e così via. Quello che noi chiamiamo un impulso con un profilo di intensità a dente di sega, quindi che va con tanti picchietti e ovviamente in questo momento io non conosco laser o qualsiasi tipo di sorgente di luce che possano emettere una cosa del genere.

DOMANDA:
Io, scusate, non sono uno scienziato e come tale volevo sottoporvi una mia riflessione. E’ ardito pensare che di fronte agli insuccessi della scienza di dare una spiegazione alla formazione della Sindone, è ardito pensare che l’uomo della Sindone abbia proprio voluto porre un punto di domanda per l’uomo del XXI secolo così scettico, che abbisogna di spiegazioni scientifiche e che invece si trova davanti un fenomeno assolutamente misterioso?

PAOLO DI LAZZARO:
Non credo di essere la persona più adatta per rispondere a questa domanda, però! Abbiate pazienza.

PINA TRAINI:
Concludiamo con una sorpresa. Avete riconosciuto nell’ultimo fotogramma del documentario Rosalinda Celentano, che è la voce narrante. E quindi bravi, siete riusciti ad arruolare il protagonista Jim Caviezel e l’ antagonista Satana, Rosalinda Celentano. Rosalinda, non solo attrice, è un’ artista a tutto tondo, è scultrice, pittrice, e una persona di grandissima sensibilità. Rosalinda da The Passion al documentario. Francesca perché Rosalinda fa parte, del documentario e non è stata arruolata solo per l’ultimo fotogramma? Spiega.

FRANCESCA SARACINO:
In realtà la sorpresa di cui parlavo all’inizio è proprio questa. Cioè questo documentario è stato un po’ un preambolo di quello che sarà il documentario appunto del Carbonio 14 che ti dicevo e Rosalinda nel prossimo documentario avrà un ruolo molto importante, che io ovviamente non vi posso anticipare, perché devo farvi una sorpresa, però diciamo che sarà un po’ una guida.

PINA TRAINI:
Una sorta di Virgilio.

FRANCESCA SARACINO:
Vedrete in che senso e quindi questo è stato un preambolo di quello che succederà dopo.

PINA TRAINI:
C’è stato un percorso spirituale da The Passion alla Sindone, alla decisione di lavorare per questo tipo di documentario? Comunque c’è un filo rosso, no?

ROSALINDA CELENTANO:
Sì, c’è un filo rossissimo e uscire da questa aula meravigliosa e andare in una cripta e stare per un annetto e riflettere. Sì, dopo La Passione di Cristo non ho voluto più lavorare per due anni e mezzo per scelta e per riflettere su tante cose. A un certo punto è piombata dal cielo Francesca, dopo due anni e mezzo di riflessione ho rincontrato un mio carissimo amico che è Paolo, che è il produttore di questa opera meravigliosa e Francesca, che è la regista, e abbiamo parlato di questa cosa e io ho fatto passare due secondi rispetto ai due anni e mezzo di pausa che avevo voluto prendere dopo la Passione di Cristo e ho accettato istintivamente di crescere insieme a Paolo e Francesca.

PINA TRAINI:
Paolo, Francesca, Virgilio… qui c’è tutta la Divina Commedia. A questo punto io ti chiederei, perché ieri sapendo che c’eri non sai quanti ragazzi mi hanno fermato. Io direi che sei entrata di diritto nella storia del cinema perché è un film capolavoro al di là delle controversie, dei dibattiti, Mel Gibson sappiamo tra l’altro che è in un momento molto difficile, tu sei legata a lui da profonda amicizia, un momento difficile esistenzialmente, ci auguriamo che venga restituito, perfettamente risanato comunque e io chiederei a Rosalinda, visto che siamo amiche e me l’ha raccontato ed è stato godibilissimo, in realtà Rosalinda non faceva parte del cast di The Passion, ed è stata casuale la sua scelta e poi invece il film è stato ridisegnato su di te. Ci racconti un po’ come sei stata arruolata in questo singolare ruolo e poi se è vero, so che è vero, comunque ce lo racconti, che Mel Gibson ha fatto molti provini avendo in mano le riproduzioni dei dipinti di Caravaggio? La genialità registica! Non ha chiesto provini, guardava: voglio questo Pietro, voglio questo Giuda, guardando proprio i volti e prendendo come modello Caravaggio.

ROSALINDA CELENTANO:
Sì, a parte che Mel Gibson ha studiato per quel film per sette otto anni circa. Aveva in mente di fare La Passione di Cristo da dieci anni e quando l’ho conosciuto per caso, anche se al caso non ci credo, lui mi fece vedere dei bozzetti ed erano tutti accuratamente studiati. Praticamente il film è un quadro di Caravaggio in movimento e mi disse anche che sarebbe stato un film muto, nel senso che gli attori avrebbero parlato in aramaico, in latino antico, in ebraico, il film sarebbe durato dai 5 ai 9 mesi – poi è durato quasi 9 mesi e mezzo – poi il mio ruolo è arrivato a casting chiuso. Nel film non c’era la presenza del male, del Diavolo, e firmando una specie di contratto di chiusura è scivolata per sbaglio la mia foto, lui ha preso questa foto, e ha detto: io voglio incontrare questa ragazza e vorrei fare quattro chiacchiere con lei. Dopo noi ci siamo incontrati e mi ha chiesto se parlavo in aramaico e io gli ho detto che non parlavo forse neanche in italiano e quindi mi ha fatto leggere, mi ha fatto una specie di piccolo provino dove ho parlato e lui poi mi ha detto: ci vediamo tra un mese sul set de La Passione di Cristo. E poi io sono svenuta e basta.

PINA TRAINI:
Che tipo di rapporto ha Mel Gibson con l’attore?

ROSALINDA CELENTANO:
Meraviglioso, nel senso che lui li coccolava molto fuori ciack, però era una persona estremamente esigente. Per me lui è un genio, nel senso che è riuscito a fare una cosa al di là che possa piacere o no, poi uno può anche avere dei dubbi se Gesù Cristo è Figlio di Dio, comunque secondo me lui ha comunque fatto un’opera meravigliosa, è una persona molto speciale e, come tutte le persone speciali, ha anche problemi speciali. Io gli auguro di ritrovare il Cristo che lui ha dipinto.

PINA TRAINI:
Tra l’altro, chiudendo, io voglio dirvi una cosa: Rosalinda è stata arruolata appunto alla fine e quando Mel Gibson, l’organizzazione, il management l’hanno chiamata per corrisponderle il dovuto onorario, Rosalinda non ha accettato di essere pagata, perché ha detto: “per me è stato un onore, una grandezza, una ricchezza, lavorare con te, lavorare in questo film”. Credo che possiamo concludere questo bello e velocissimo incontro. Vi ringraziamo per la vostra presenza.

(Trascrizione non rivista dai relatori)